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Emozioni…collera, disgusto e stupore

In questo post esploriamo altre 3 emozioni primarie: la collera, il disgusto e lo stupore.
Anche loro hanno fatto parte del percorso gratuito Il corpo alleato: ritrovimo la rotta?
Se ti sei persa tristezza, paura e gioia le trovi qui.

Collera

E’ un’emozione, anche questa come la tristezza, molto giudicata socialmente. la Collera più comunemente denominata Rabbia.

Qual è la funzione della rabbia?

Si prova questa emozione quando percepiamo di aver subito un torto, un danno ingiusto, una violazione dei propri diritti.
La percezione di questa causa è però anche molto condizionata da fattori che riguardano il linguaggio, l’educazione e le strategie imparate per influenzare gli altri e noi stessi, perciò è importante comprendere che questo modo di esprimere un bisogno inascoltato nasconde anche un dolore molto forte.

In quel momento c’è una incapacità a esprimere i propri bisogni e non riuscendo a soddisfarli ciò crea la sensazione di essere “costretti” a reagire così.
Come per tutte le emozioni anche qui c’è una interpretazione cognitiva, un pensiero che condiziona il vissuto e perciò la risposta allo stesso che in questo caso è di antagonismo.

Come si manifesta nel corpo?

Con una mimica facciale specifica, con mandibola serrata e denti stretti, occhi stretti e fronte crucciata, urla, atteggiamento muscolare teso, rigido e un aumento del calore e della circolazione, nonché pressoria arteriosa.

Anche per la rabbia/collera ci sono altre emozioni a lei collegate come: furia, sdegno, risentimento, indignazione, esasperazione, animosità, fastidio, ostilità, odio, irritabilità, acrimonia e nei casi estremi odio e violenza patologici.

E’ molto importante distinguere la collera dall’ aggressività perché anche se l’attivazione del sistema nervoso è simile o uguale, nel secondo caso l’ aggressività, la rabbia viene agita con azioni verbali o fisiche, nel primo stato invece ancora no.

ESERCIZIO

Prova a ricordare l’ultima volta che ti sei arrabbiata, che segnali hai avuto che te lo hanno fatto dire?

Quello che posso dirti per prenderti cura della collera è di imparare a riconoscerla e non negarla, ma di prenderti anche il tempo, quando la tempesta è passata, di sentire quel “qualcosa” che è stato violato, o si è sentito tale.

Sentire cosa c’è sotto, ti può aiutare a comunicare il bisogno negato in modo non aggressivo e facendo valere i tuoi diritti, reali o ritenuti tali, ma trasformando la rabbia in ASSERTIVITA’.

Disgusto

Forse non è così tanto percepita, ma invece è responsabile della nostra sopravvivenza legata al cibo e mi riferisco al Disgusto. Ma continua a leggere perché ci sono aspetti interessanti al riguardo. 😉

Quindi qual è la funzione del disgusto?

Quella di informarci che qualcosa può essere nocivo per il nostro organismo e quindi potenzialmente mortale.
Quindi è molto importante per la salute in cucina con gli alimenti andati a male, certamente, ma questa emozione, può essere influenzata anche culturalmente e perciò anche se certi cibi non sono tossici (vedi insetti) potrebbero stimolare la sua reazione.

Inoltre oggigiorno può riguardare anche il modo di percepire il mondo. La paura sorge in presenza di una minaccia fisica, mentre il disgusto appare in presenza di un pericolo spirituale, dice uno studioso del disgusto, Poul Rozin.

Nel corpo come si manifesta?

Con l’espressione tipica del viso, schifata, con abbassamento della pressione, nausea, rallentamento del ritmo cardiaco, sentimento di avversione, respiro alterato, allontanamento e tipiche espressioni verbali tipo “bleah!”

Non c’è bisogno di andare a sentire come ti senti quando la provi, praticamente lo avrai provato mentre leggevi la sua descrizione, eheh, è abbastanza facile da richiamare.

Anche per il disgusto ci sono altre emozioni collegate come: disprezzo, sdegno, avversione, ripugnanza, schifo, aborrimento.

Quello che posso dirti per prenderti cura di questo aspetto in cucina è assicurarti di non fare più spesa del necessario lo so che è impegnativo, ma se ti programmi un menù di massima per la settimana eviterai un sacco di sprechi e ti stresserai anche meno visto che pensando a cosa fare da mangiare ti eviterai di doverci pensare tutti i giorni 😊

Come antidoto al disgusto di origine culturale si può coltivare la curiosità e l’avventura per le cose che non conosciamo ancora, questo ci darà nuova energia, renderà la mente più aperta ai cambiamenti e aumenterà la tolleranza per la diversità.

Sul disgusto devo aggiungere che nei processi di focusing può essere collegato al senso di nausea che a volte emerge quando il controllore  o giudice stanno mollando la presa su “qualcosa “che viene represso da un bel po’ di tempo.

Sorpresa-stupore

Concludiamo con qualcosa che nel metodo che insegno, il Focusing, si sperimenta spesso in senso positivo, l’ emozione della SORPRESA.

E qual è la funzione della sorpresa?

E’ quella di svuotare la memoria a breve termine, da tutte le attività residue, per affrontare lo stimolo imprevisto. Nel focusing si prova spesso dopo un cambiamento percepito nel corpo in seguito ad un felt-shift, durante il processo di una situazione.

Nel corpo come si manifesta?

Durante la reazione le sopracciglia sono sollevate, gli occhi sono spalancati e la mascella inferiore abbassata, la bocca dischiusa. Le altre emozioni collegate alla sorpresa sono: shock, stupore, meraviglia, trasecolamento.

Il nostro cervello è programmato per attivarsi di fronte alle novità grazie alla quale ci siamo garantiti la sopravvivenza della specie:

pensa al tragitto che fai di solito verso casa, probabilmente non ricordi il colore di uno specifico palazzo che c’è lungo la strada, ma se tagliassero un albero te ne accorgeresti subito, perché qualcosa verrebbe messo in allarme.

Esistono comunque quattro tipi di sorpresa per le diverse sfumature:

interrogativa, sbalordita, inebetita e standard la cui descrizione del volto è su riportata.

ESERCIZIO

Prova a ricordare le volte in cui ti sorprendi, che segnali percepisci nel corpo, cosa ti fa dire che stai provando sorpresa?

Prenditi cura di te e della tua capacità di sorprenderti, cercando nuovi stimoli, leggendo, guardando film, gli studi dimostrano che chi ha una buona autostima ricerca la sorpresa più di chi non ce l’ha, possiamo utilizzare a nostro vantaggio questa asserzione e aumentare lo stupore per migliorare l’autostima?

Vieni a farlo con il prossimo Corso base di Focusing 🙂

tessere di legno con lettere stampate

Emozioni…paura, tristezza e gioia.

Prima parte di un lungo articolo creato con le mail del percorso Il corpo alleato: ritroviamo la rotta?  qui le prime 3 emozioni definite primarie, perché comuni a tutte le culture e popolazioni: paura, tristezza e gioia.

La premessa alla loro formazione e funzione puoi leggerla qui.

 

PAURA

Qual è la funzione della paura?
Garantire la sopravvivenza e la nostra sicurezza.

Come si manifesta nel corpo fisico?
Bocca secca, tensione muscolare, aumento della frequenza del respiro e del battito cardiaco, della motilità intestinale, aumento della sudorazione, calo della temperatura, aumento adrenalinico che ci prepara alla fuga, alla reazione e perciò all’ azione di protezione del corpo con un abbassamento della capacità intellettiva. E ciliegina sulla torta, aumento dell’ansia.

Questo avviene nella forma PURA, perciò pensa a tutte le volte che dici di avere paura ma non hai tutti questi segnali, forse è timore, preoccupazione, apprensione? O cos’ altro?… quante sfumature ci sono tra la l’ avere questi segnali di paura e lo stare bene!

Altre emozioni collegate alla paura sono: ansia, timore, nervosismo, preoccupazione, apprensione, cautela, esitazione, tensione, spavento, terrore; negli stati patologici fobia e panico.

Le tre paure più grandi sono:

  • La paura da separazione- abbandono, legato al bisogno di amore;
  • la paura di non valere, legato al bisogno di essere visti, riconosciuti, di appartenenza;
  • la paura di lasciarsi andare, legato al bisogno di sicurezza e invulnerabilità; e poi un mix di tutte queste (non conto la paura più grande che è quella di morire che forse sotto sotto si trova in tutte le altre perché il “morire” non si riferisce solo alla perdita della vita ma anche ad una parte di noi, ad un nostro modo di essere).

ESERCIZIO

E adesso senti nel corpo cosa succede al ricordo di una situazione che fa paura; ti senti come nella descrizione fisica della paura letta su o cambia l’intensità?

E se non ti senti così, cosa ti fa dire che stai provando paura?

Prenderti cura di te.

Quando hai paura la vedo dura, poterti prendere cura di te, sarebbe come chiedere ad un fiume di fermarsi, ma in tempo di pace, puoi coltivare l’emozione che può riequilibrarla e che secondo me è la Gratitudine.
Essere grati di ciò che c’è, di chi siamo, sicuramente allontana il senso di incertezza, crea più fiducia e per questo allontana la paura di ciò che non c’è o non siamo 😉

Comincia a scrivere un diario di tutte le piccole cose che ti danno gioia, di cui sei contenta ogni giorno almeno 3 cose e poi nota cosa succede.

 

TRISTEZZA

Qual è la funzione della tristezza?
Ci dice che stiamo vivendo una perdita, una separazione, una situazione di speranza infranta, di fallimento.

Nel corpo come si manifesta?
Il malessere può avere l’aspetto della paura, cattivo umore, apatia, stanchezza e coinvolge tutto, la mente, il corpo, la motivazione. E’ molto comune, ma tra le meno capite e condivise eppure è fondamentale non averne paura e non etichettarla come sinonimo di debolezza.

Si confonde spesso con la rabbia.

Può essere che invece stiamo provando altre emozioni collegate alla tristezza come: pena, cupezza, mancanza di allegria, solitudine, autocommiserazione, dolore, abbattimento, disperazione.

Negli stati più gravi depressione.

Che bisogno insoddisfatto ci può essere dietro la tristezza?
Non sempre è possibile risalire a cause precise come la delusione, la perdita o altro; a volte può essere un modo di farsi “carico” di esperienze ed elaborazione di avvenimenti che vanno “digeriti”; il bisogno di stare con se stessi e i propri vuoti, ricordi ecc.

 

ESERCIZIO

E adesso senti nel corpo cosa succede se sei triste, cosa ti fa dire che stai provando tristezza?

Prenderti cura di te

Puoi provare ad ascoltare se c’è un motivo: a volte la tristezza è collegata alla vergogna, al senso di colpa o al senso di solitudine, ma se così non è, non costringendoti a non esserlo perché non c’è niente di male a sentirsi tristi ogni tanto;
puoi riequilibrare lo spettro emotivo con la vitalità del giocare, sì hai letto bene, tu hai mai visto un bambino triste mentre gioca?

 

GIOIA

Qual è la funzione della gioia?
Me lo chiedo anche io visto che di solito non è come la felicità, collegato ad un evento esterno, ma scaturisce spontaneamente da “dentro”, da come stai, da come ti percepisci in quel momento.
Spesso la gioia si collega alla paura di perderla e questa sensazione tende a ridurre il tempo e le soddisfazioni che ne derivano.

Come diceva Pirandello? Un’ ora breve di dolore ci impressiona lungamente, un giorno sereno passa e non lascia traccia.

Quindi nel caso di questa emozione più che di bisogno sotto, forse possiamo parlare di funzione, e allora a cosa serve la gioia?

  • Ci informa che la situazione che stiamo vivendo è positiva per noi e ci stimola a preservarla o mantenerla;
  • inoltre avvicina le persone e favorisce la cooperazione.
  • Quindi a costruire una buona autostima, se provi gioia nelle relazioni, nel raggiungimento dei tuoi obbiettivi, questa si rafforza;
  • a creare un senso di appartenenza e comunità visto che crea connessioni con altre persone con cui condividerla;
  • semplicemente ad andare sempre avanti visto che crea fiducia nel futuro.

Nel corpo come si manifesta?
Innanzitutto con il sorriso, con un tono di voce chiaro e squillante, l’accelerazione cardiaca e l’aumento del tono muscolare, il respiro è meno regolare, la pelle è più sensibile.

Anche per la gioia ci sono altre emozioni a lei collegate come: felicità, godimento, sollievo, contentezza, beatitudine, diletto, divertimento, fierezza, piacere sensuale, esaltazione, estasi, gratificazione, soddisfazione, euforia, e al limite estremo entusiasmo maniacale.

La Gioia è l’antidoto alla Depressione.

 

ESERCIZIO

Prova a pensare a tutte le volte che ti sei sentita gioiosa e adesso senti nel corpo cosa succede se provi GIOIA, cosa ti fa dire che stai provando questa emozione?

Quello che posso dirti per prenderti cura della Gioia è di imparare a godertela senza fretta, sensi di colpa o altro che potrebbe spezzare la magia, è normale che ad un certo punto passi, come accade però anche alle emozioni negative, impara a coltivare il piacere nella tua vita e vedrai che i momenti di gioia aumenteranno!

“Gestire” le emozioni e gli effetti che esse hanno, i significati collegati alla nostra unicità è possibile con il metodo Focusing, se vuoi uno strumento per farlo il Corso Base di Focusing è quello che fa per te 😉

Lavagna con disegno del cervello e sotto una mano reale

Emozioni: limiti o risorse?

In questo post ti racconto delle emozioni e del perché sono importanti per il tuo equilibrio e se sono limiti o risorse.

Rivedere le nostre convinzioni su aspetti che diamo per scontati non è mai semplice, ma tutto è in continuo cambiamento in realtà, ce ne renderemmo conto se non fosse che la mente ce le “mostra” come ferme ed immobili.
Questo diventa un problema se ti impedisce di “vedere” come stai davvero (e non come pensi di stare 😉).

Emozioni negate

Le emozioni sono tante, in questa serie di post dedicati ti presento quelle primarie fondamentali.
Sono state ignorate completamente per lungo tempo e poi riabilitate in particolar modo nella seconda metà del ‘900, grazie al passaggio dalla psicologia comportamentista a quella cognitivista e allo sviluppo del concetto di intelligenza emotiva, che è così importante per uno sviluppo sano ed equilibrato della personalità.

È importante ricordare che le emozioni sono il motore energetico delle nostre azioni e dei nostri comportamenti; l’energia delle emozioni è la stessa energia vitale dell’Eros che ci spinge verso la realizzazione della vita e che ci fa muovere, crescere e se siamo fortunati anche moltiplicare 😉

C’era una volta…il cervello

Il cervello che abbiamo ereditato dai nostri antenati appena usciti dall’acqua, e che ci ha permesso di sopravvivere sulla terraferma grazie ai meccanismi di difesa (attacco, fuga), dopo si è arricchito di un ulteriore funzione, chiamiamola emotiva, che gli ha permesso di catalogare le esperienze secondo le reazioni fondamentali derivanti dall’ interazione con l’ambiente (e che abbiamo in comune con tutti gli altri mammiferi), che principalmente sono (secondo alcuni autori):
paura, rabbia, tristezza, disgusto, sorpresa e gioia.

A questo proposito ti allego la mappa che evidenzia l’attività corporea in relazione alle emozioni primarie, che è stato dimostrato essere comune anche nelle differenti culture.

Ti faccio notare come alcune espressioni verbali le rispecchino fedelmente:
mi si blocca il respiro… il cuore per la paura; ho una rabbia che mi offusca la mente…che spaccherei il mondo (pugni); provo un calore e un senso di espansione e luce nel cuore e dappertutto (felicità amore) e così via.

La parte del cervello che ci permette di imparare a imparare, che ci permette di gestire (non controllare) sia i meccanismi di difesa sia le emozioni e che sintetizzando presiede alle funzioni degli emisferi dx e sx del cervello, è la Neocorteccia (l’ultima arrivata, evolutivamente parlando). È grazie a lei se possiamo essere consapevoli di ciò che avviene nel corpo e collegarlo ad un significato specifico di quel vissuto;
il buio al pericolo e alla paura;
le grida e i litigi alla rabbia;
il pianto alla tristezza;
questo avviene sia per la vita personale (episodi) che sociale (in famiglia, a scuola, con gli amici, in chiesa) che culturale (istruzione, modelli culturali).

Limite o risorsa?

Le emozioni dovrebbero aiutare a sentire cosa sta accadendo e come muoversi di conseguenza, cosa a cui pensa la ragione, ma se non lo fai, succede che viaggi in automatico sulle vie tracciate in precedenza, e sai cosa accade? Che magari traduci come tristezza un pianto di felicità, oppure per rabbia uno stato di tensione per stanchezza.

Oppure le riconosci ma le reprimi e siccome questo equivale a mettere un masso in mezzo un fiume in piena, questo esonda dove non potrebbe e il risultato sarà che tu te la prenderai con tuo figlio, quando invece sei incavolato col tuo superiore o col tuo collega, ad esempio.

Ora prova a fare il punto su come vivi tu le emozioni:

  • Come venivano considerate le manifestazioni emotive in famiglia?
  • Si reprimevano o se ne parlava serenamente?
  • Se un maschietto piangeva come veniva considerata questa manifestazione?
  • E se una bambina rideva tanto?
  • Come venivano considerate le emozioni rispetto la ragione: alla pari, meno importanti o più importanti?
  • Oggi che relazione hai con le tue emozioni?
  • Le vivi consapevolmente o le subisci?
  • Cerchi di evitarle il più possibile o invece ti piace provare grandi emozioni e le ricerchi nei film, nelle letture o altro?
  • Se di solito eviti di sentirle, cosa fai per riuscirci?
  • Che strada prendono se le eviti: apri il frigo come me XD, ti riempi di cose da fare, cerchi di avere il controllo su tutto per evitarle, sei una perfezionista?
  • Cosa ti permette viverle consapevolmente e con equilibrio non giudicandoti?
  • Ritieni di essere più razionale, più emotiva o un giusto mix?
  • E se è vero che sei un mix, dove ti senti più emotiva e dove più razionale a casa, al lavoro o altro?
  • Come ti influenzano le persone che frequenti, se lo fanno, in questo?

La prossima puntata esploriamo con altri esercizi la paura, la tristezza e la gioia, e ci aggiungerò dei suggerimenti per prendercene cura, iscriviti alla newsletter per non perderti nulla.

Conoscere il 6° senso

Conosci il 6° Senso?

Tutti a scuola abbiamo imparato quali sono i 5 sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto.

Grazie a loro possiamo sviluppare la funzione sensoriale già dalla vita intrauterina, ma se vuoi conoscere anche il 6° senso continua a leggere e scoprirai che non è quello che ti fa vincere al gioco del lotto o parlare con i fantasmi, eheh.

Porte verso… e dal mondo

I sensi possono essere paragonati a delle porte che ci connettono sia al mondo
esterno che a quello interno.
Questo accade anche negli animali.
Il corpo umano però, come ci ricordano le neuroscienze, a differenza della fauna e della flora e grazie al fatto che “sappiamo” di esistere, è sia oggetto che soggetto di
percezione e osservazione.

Sviluppo e crescita

Il senso del tatto e quello dell’olfatto sono fondamentali nella relazione mamma-neonato: quest’ultimo praticamente comunica e interagisce con l’ambiente
esterno (madre o chi per essa) principalmente attraverso il contatto e
le sensazioni.
Questa funzione, anche se meno utilizzata col passare del tempo per l’utilizzo della parola e di altre forme di comunicazione, rimane comunque sempre importante anche per noi adulti.
Il senso del tatto, e quindi la pelle, è molto importante perché definisce una barriera di protezione e anche il nostro primo confine, come scrive Ken Wilber nel suo libro Oltre i confini.

Di questo ce ne siamo potuti rendere conto proprio durante il lockdown e
con il distanziamento sociale in cui dobbiamo fare a
meno di abbracci, baci e altre forme di contatto.

“Chi mi dà una carezza che scorre come un brivido in questo vento
lieve impregnato di essenze?”.
(Kiu-Ko)

Rappresentare la realtà

Altri sensi come quello della vista e quello dell’udito sono anche canali percettivi o
rappresentazionali, ossia canali con cui rappresentiamo e
descriviamo la realtà che ci circonda e le
situazioni che viviamo, preferendo l’utilizzo di uno fra essi in modo del tutto differente e soggettivo.

Il terzo canale percettivo, quello cenestesico o
cinestesico, include i sensi del gusto,
dell’olfatto, del tatto, ai quali vanno aggiunte le percezioni di
pressione, calore e movimento.

Dei canali VAK (che è l’acronimo di Visivo-Auditivo-Kinestesico) ho scritto anche nel post Sottofondo musicale nella visualizzazione, sì o no?

 

ESERCIZIO

Qui propongo un esercizio che serve ad osservare quali di questi canali
percettivi è preponderante in te osservando gli aggettivi
e i predicati verbali che utilizzi nel descrivere qualcosa (ovviamente
una rondine non fa primavera, occorrono altri aspetti non verbali per
confermarlo, ma da qualche parte bisogna pur cominciare).

  1. Scrivi o registra con il cellulare, se preferisci, una storia reale o
    immaginata e poi riascoltala portando l’attenzione alle parole che utilizzi .
  2. Suddividi un foglio in tre colonne e scrivi le parole in base a quale canale appartiene l’uno o l’altro termine, tra visivo (V), auditivo (A) e cenestesico o cinestesico (K).

Qui una tabella e qui un’altra.

Esempi: mi ha molto toccato quello che hai detto; sarebbe davvero
emozionante vivere una tale opportunità; ti sai muovere bene in
questo ambito (tutti aggettivi cenestesici); vedo meglio la situazione
se immagino cosa accadrà, è una visione bellissima la tua casa,
posso vedere cosa significa per te (visiva); non mi suona bene questa
storia, dovrei essere più armonioso, sono tutt’orecchi (auditivo).

Movimento e memorizzazione

Un altro aspetto legato a questo canale è che la persona che lo
predilige associa un’azione all’apprendimento e quindi sarà:

  • quello che deve scrivere gli appunti mentre assiste ad una lezione
    oppure che studia scrivendo i riassunti degli argomenti; o ancora,
  • quella che cammina mentre memorizza le tabelline o la lezione.
  • coloro che raggiungono risultati importanti nello sport, nei giochi di ruolo, nelle attività manuali e in tutte quelle che richiedono una particolare
    memoria di movimento, …peccato non averlo scoperto quando
    andavamo a scuola eh? XD

Percezione nello spazio del corpo

E’ un altro aspetto della funzione propriocettiva e cinestesica.
Questa funzione è collegata allo stato di contrazione dei muscoli del corpo stesso e anche quando ha il supporto della vista si definisce propriocezione.

Questa percezione non riguarda solo gli spazi esterni (esterocettivi) ma anche interni (enterocettivi).

Fu descritta per la prima volta da Charles Scott Sherrington ed è considerata il 6° senso in quanto regolata da una parte specifica del cervello (come gli altri 5).

Di solito è molto importante nella riabilitazione di articolazioni, muscoli e tendini ma oggi esploriamo un aspetto meno diffuso, quello della percezione della distanza tra te e ciò che ti circonda, come oggetti e persone.

ESERCIZIO di propriocezione

Siediti in una stanza della casa e chiudi gli occhi, fai qualche respiro più sottile e profondo fino a quando sentirai uno stato di quiete; poi porta la consapevolezza al tuo corpo nella sua interezza, alla postura e a come percepisci il posto in cui ti sei seduta.

Prenditi ancora qualche attimo per compiere dei respiri consapevoli e poi prova a percepire la distanza tra te e il soffitto, tra te e il pavimento; prova a sentire come percepisci la distanza a sinistra del tuo corpo, quindi tra te e la parete sinistra, e tra te e la parete destra; prova a sentire anche come percepisci lo spazio che ti separa dagli oggetti che conosci della stanza, una libreria, un tavolo, un mobile.

Mi raccomando di osservare cosa senti senza criticarti o fare valutazioni e soprattutto tenendo sempre presente che non c’è niente che deve accadere per forza, certe sensibilità vanno esercitate per poterle “riattivare”, dove portiamo l’attenzione lì possiamo percepire.

Prenditi cura di te

Adesso immagina di attivare questo 6° senso tra le persone e
prova ad osservare come reagisce il tuo corpo quando ti avvicini
ad una persona famigliare rispetto ad una che non conosci, dove
senti nel corpo eventuali tensioni?
A che distanza riesci a mantenere una postura rilassata e dopo
quando invece qualcosa si contrae? Con chi?
Questo ambito si chiama prossemica ed è un aspetto molto
importante da sviluppare, non solo per poter riconoscere quando
qualcuno si avvicina troppo, ma anche quanto possiamo avvicinarci
noi a qualcuno (come nel caso dei bambini).

Azioni efficaci in 5 mosse

Come rendere le tue azioni più efficaci ed efficienti in 5 passi

In questo post ti suggerisco 5 passi necessari a rendere le tue azioni efficaci ed efficienti per i tuoi obiettivi e come farli aderire completamente a chi sei tu.

Sono passi necessari da tenere presente quando vuoi raggiungere un obiettivo sia nel lavoro che nelle altre aree della tua vita.

Per ogni obiettivo occorre pianificare azioni (task) e sotto-azioni (sotto-task) collegate al fare, ma anche necessariamente all’essere, nel senso di chi deve mettere in atto le azioni, ossia tu!

Quali azioni

Le azioni per realizzare i tuoi obiettivi, non solo devono risultare efficaci per, ma possibilmente anche efficienti.

Così ti permetteranno di raggiungere il massimo risultato con la minima spesa non solo in termini economici, ma anche energetici.

Inoltre che tengano conto e delle altre risorse necessarie, come abilità, talenti, competenze, contatti, che spesso dimentichi di possedere.

Senza accontentarti di soluzioni generali scritte per tutti indistintamente, incluso ciò che ti suggerisco io in questo post, ma cercando soluzioni che garantiscano il successo delle tue azioni nella realtà unica e speciale perché soggettiva, sperimentando e provando ciò che funziona davvero per te!

 

Azione efficace ed efficiente

Efficace è chi fa le cose giuste, efficiente è chi fa le cose nel modo giusto.
Peter Ducker

Il termine efficacia deriva dal verbo latino efficere e indica l’azione del fare, produrre; indica la capacità di raggiungere il fine determinato in precedenza.

L’efficienza c’è se l’azione produce l’effetto voluto (da qui l’importanza delle verifiche e dei feedback durante l’esecuzione delle task e sotto-task) ed è collegata all’abilità di farlo impiegando le risorse minime indispensabili.

Il rischio reale è quello di investire tempo ed energie in qualcosa di sbagliato o “non-giusto” , ma come si fa a sapere tutto ciò prima?

Prima di tutto è importante chiarire quali sono le cose “giuste” per quegli obiettivi ma anche se questi stessi, a loro volta, siano giusti per te.

Primo Passo: la motivazione

Poniti le domande giuste:

  • quali motivi ho per perseguire questo obiettivo?
  • L’ obiettivo ha un senso per i progetti in corso o futuri? E se non lo ha, a quali bisogni risponde? E’ possibile integrare questo bisogno con quello che vorrei o dovrei raggiungere?
  • Nell’ immediato, che spazio posso offrirgli?

Secondo Passo: vai più a fondo

Sono fondamentali l’intenzione e l’energia con cui decidi l’obiettivo e queste sono strettamente connesse ad altre domande:

  • per chi, per cosa, perché voglio raggiungere questo obiettivo? Quali valori, principi, convinzioni ho legato a questo obiettivo?
    Cosa c’è sotto, cosa conta davvero per me in questo obiettivo (sii onesta con te stessa, non c’è niente che deve accadere per forza e non devi rendere conto a nessuno che non sia te stessa).
  • Qual’è la Missione, cosa porterebbe nella mia vita se lo raggiungessi?
  • Qual’è la Visione, cosa porterebbe nell’ambiente che mi circonda, nel mondo se lo raggiungessi?

Terzo Passo: come deve essere il cosa

L’obiettivo deve essere smart, quante volte l’hai sentito (specifico, misurabile, raggiungibile, realistico e in un tempo determinabile).

Nessuno ti dice che questo richiede un ascolto profondo e un buon lavoro su Motivazione e Modalità di perseguimento adatto a te e delle qualità necessarie per perseguirlo.

Quarto Passo: verifiche e feedback

Per dare una direzione alle azioni necessarie al raggiungimento dell’obiettivo occorre pianificare, a monte di task e sotto-task ,anche le verifiche e i feedback che poi ti consentiranno di aggiustare il tiro dove necessario.

E questa è una cosa che sicuramente sarà necessaria, perché pensare non è fare.

Quinto Passo: come realizzare l’obiettivo

Trova soluzioni semplici e originali (nel senso adatte a chi le origina, cioè tu):

  • a volte occorre uscire fuori dagli schemi soliti e agire come quando devi imparare qualcosa da zero partendo dall’ A B C, come se non avessi delle vie neurali già tracciate, delle altre esperienze note e perciò scontate.
  • Scrivi tre strategie che ti sembrano davvero improbabili ma che ti permetterebbero di raggiungere l’obiettivo come se avessi tutte le risorse necessarie e come ti sentiresti a realizzarle.
    Poi metti il cappello del qui ed ora e scrivi, invece, cosa puoi fare oggi con quello che hai ma con quella visione da raggiungere all’orizzonte.
  • essere efficaci non vuol dire solo produrre un effetto voluto ma scegliere i giusti obiettivi, e le strategie semplici, originali ed ecologiche (no allo spreco di energie e perciò utilizzando durante tutto il percorso le risorse nella quantità e qualità idonee).

Non potevo esimermi dall’aggiungere il + 1

È la mia Missione.

Insegnare l’autonomia nella gestione delle proprie scelte grazie al sostegno della consapevolezza di sé e dell’auto-accettazione empatica di tutti i nostri limiti, perché come diceva Albert Einstein:

Una volta accettati i nostri limiti è possibile superarli

Applicare il Metodo Focusing nella fase della pianificazione e della deliberazione di un obiettivo, offre la possibilità di sentire le vere intenzioni dietro quell’ obiettivo e non quelle dei sé parziali che abbiamo.

I sé parziali sono parti di noi cresciute con idee differenti su di noi che guidano inconsciamente le nostre azioni e spesso entrano in conflitto tra loro bloccando, boicottando e agendo come profezie auto-avveranti.

Roberto Assagioli , il padre della Psicosintesi, una corrente psicologica-filosofica, parlava di sé parziali, riferendosi a:

  • chi crediamo di essere,
  • vorremmo essere,
  • pensiamo di dover essere,
  • come pensiamo di apparire agli occhi degli altri,
  • come vorremmo apparire agli occhi degli altri

e alle personalità o sub-personalità che ci costruiamo sopra.

Relazioni importanti

  • come conosco cosa è realistico per me nell’obiettivo smart se tendo a sottovalutare o sopravvalutare le mie risorse?
  • Come posso essere sicura di attivare tali risorse nei tempi e nei modi più idonei e possibili per me?
  • Quanto sono autentica e congruente con l’obiettivo che vorrei realizzare?
  • Sono consapevole di quali istanze ci sono sotto?
    Quale dei sé parziali mi sta muovendo a farlo? Non perché ci sarebbe qualcosa di male in questo, ma esserne consapevole mi aiuterebbe nella previsione “delle obiezioni” sia nel momento della pianificazione che della realizzazione.
  • Quanto aderisco consapevolmente all’ obiettivo, ma anche ai suoi effetti una volta realizzato?

Sono solo alcune delle premesse importanti e necessarie affinché le azioni da compiere per il raggiungimento degli obiettivi siano aderenti a te come un abito su misura, comodo e funzionale allo scopo che ha.

Un abito in grado di evidenziare i tuoi punti di forza e nel contempo minimizzare i punti deboli così che siano consapevolizzati anziché nascosti alla coscienza, da dove altrimenti agirebbero indisturbati minando sia l’efficacia che l’efficienza delle tue azioni future e presenti.

Fammi sapere che strumenti utilizzi per scegliere ed agire nelle cose fondamentali e a cui tieni, perché c’è sempre da migliorare le proprie opzioni di scelta e aggiungere frecce al proprio arco è sempre una buona strategia 😉

Dormire bene ai tempi del covid

Come dormire bene ai tempi del Covid

Dormire bene ai tempi del Covid non è impresa facile. Ma se continui a leggere troverai spunti e suggerimenti per superare questa difficoltà nel dormire.

Sia che ci si trovi davanti alla difficoltà all’ addormentamento, che a risvegli precoci o a sonno disturbato, si è sempre in presenza di insonnia.

Le cause

Quando le cause sono collegate a qualche evento specifico, come in questo caso, si parla di insonnia situazionale.

Questo tipo di insonnia che non permette di dormire bene, può durare da pochi giorni a settimane e di solito, la scomparsa del fattore scatenante determina una remissione del disturbo.

La situazione di tempo sospeso e incertezza per tre mesi e ora la ripresa lenta e non completa dalla pandemia di Covid, ha sicuramente causato uno stato di ansia ed apprensione che possono essere causa di stress tra i cui sintomi può esserci,appunto, l’insonnia.

Con l’arrivo della bella stagione e delle giornate più lunghe in termini di ore di luce, è possibile che l’organismo faccia anche fatica a ritrovare il ritmo tra le ore di veglia e quelle di sonno.

In aggiunta ai sintomi notturni, possono essere presenti anche sintomi diurni legati al fatto di non dormire bene come:

fatica, irritabilità, sonnolenza, disturbi dell’umore, difficoltà di apprendimento/memoria,
si potrà parlare anche di Sindrome da Stress Post Traumatico.

Ore ideali di sonno

Che tu sia un breve dormitore perché ti bastano poche ore di sonno, oppure un lungo dormitore e come me dormiresti 10 ore a notte, la National Sleep Foundation ha pubblicato uno schema indicativo del massimo e del minimo delle ore di sonno suggerite per ogni fascia d’età:

  • Neonati 0-3 mesi 14-17
  • Bambini 4-11 mesi 12-15
  • Bambini 1-2 anni 11-14
  • Bambini età prescolare 3-5 anni 10-13
  • Bambini/pre-adolescenti 6-13 anni 9-11
  • Adolescenti 14-17 anni 8-10
  • Giovani adulti 18-25 anni 7-9
  • Adulti 26-64 anni 7-9
  • Anziani 65+ anni 7-8

Mettere la sveglia per andare a dormire, come dice Giulio Gulizia di Vivere Intenzionalmente  è un buon modo per dire che se andassimo a letto all’orario giusto a garantirci un buon sonno ristoratore, probabilmente ci sveglieremmo senza bisogno di alcunché.

Sarebbe quindi propedeutico per una successiva e soddisfacente routine del mattino. (Approfitto per dire che non sono pagata per fargli pubblicità, così come in nessun altro caso in cui cito personaggi o libri nei miei articoli e se un domani accadesse ti avviserei di essere sponsorizzata!)

Raccomandazioni generali

Per agevolare un buon sonno ci sono anche queste considerazioni generali da tener presente:

  • non bere alcool e caffeina
  • non cenare tardi,
  • non praticare attività fisica alla sera,
  • non dormire al pomeriggio,
  • non stare troppo davanti alla TV e alla luce blue dei device,
  • predisporre un buon microclima nella stanza da letto prendendosi cura di materasso e biancheria,

Ma ci sono tre cose che personalmente ritengo molto efficaci per garantirmi di dormire bene e sono:

  1. attuare il rituale di preparazione al passaggio dalla veglia al sonno, ossia una routine serale;
  2. utilizzare in maniera mirata l’aromaterapia e quindi gli oli essenziali;
  3. praticare la sintonizzazione col corpo tipica del Metodo Focusing con la finalità relax più accentuata.

1. La routine serale

Rallentare i ritmi prima di andare a dormire rende la predisposizione al sonno più efficace, l’ho imparato da bambina, quando mettevo a dormire tutti i giocattoli prima della lettura delle fiabe, degli eroi greci o altri poemi di varia origine alla sera (ricordi felici della mia infanzia). Ho ritrovato questa buona abitudine qualche anno fa grazie alla nascita di mio figlio.

La mia routine della sera inizia subito dopo aver sistemato la cucina, non so tu, ma io non sopporto di trovare il caos al risveglio, poi faccio almeno 3 di queste azioni:

  • una tisana o anche solo dell’acqua calda,
  • un bagno caldo o un pediluvio utilizzo l’aromaterapia,
  • un auto-massaggio viso o corpo,
  • leggere qualcosa di leggero,
  • accarezzare il gatto, il coniglio o chi per loro,
  • farmi un massaggio al viso con una pietra,
  • farmi massaggiare i piedi dal mio amore con una crema idratante,
  • ascoltare musica rilassante.

Avremo occasione di parlare anche in altre occasioni del buon dormire, oggi mi soffermo sull’ utilizzo dell’aromaterapia, il resto lo potrai leggere con i prossimi Appunti di Viaggio.

2. Aromaterapia ed oli essenziali

Cosa sono gli oli essenziali? Gli oli essenziali (o.e.), sono estratti da piante o da frutti o parti di esse attraverso distillazione a vapore. E’ molto importante che le piante siano biologiche, pure e naturali al 100% perché entrano in contatto con la pelle, sono inalate o in rari casi utilizzati internamente per ingestione.

Rappresentano il sistema difensivo delle piante e la loro parte più essenziale, appunto, potremmo definirli come l’anima delle stesse.

Si possono utilizzare singolarmente o anche in sinergia con altre che ne potenziano in questo modo gli effetti.
Se volete saperne di più in ordine di approfondimento vi consiglio Stefano e questo libro, questo  che ho utilizzato in Naturopatia e questo più incentrato sull’estetica di Federica.

Ricorda che naturale non vuol dire non nocivo, anche il petrolio o la Digitale sono naturali eppure fanno danni!

Anche se studi e leggi di AROMATERAPIA c’è molto da conoscere, in relazione all’età, alle condizioni di salute e ad eventuali interazioni con i trattamenti farmaceutici che la persona potrebbe assumere (anticoagulanti, antipertensivi o altro).

Inoltre, ci sono oli che contengono sostanze chiamate fenoli che possono provocare ustioni in determinate circostanze; oli come quelli agrumati che sono fotosensibilizzanti e creano macchie sulla pelle se ci espone al sole entro le 24 ore; oli che possono essere utilizzati da tutti e altri invece che non possono essere utilizzati in gravidanza o allattamento; sotto i due anni, etc. etc.

Finché si tratta di un bagno o un utilizzo occasionale, previo test di sensibilizzazione si possono anche provare, ma per utilizzi prolungati e specifici rivolgiti sempre a dei professionisti qualificati.

Test di sensibilizzazione

prima di utilizzare un qualsiasi olio si fa così:

  1. procedere con la diluizione di 1 gtt(goccia) di olio essenziale (o.e.) in un cucchiaino di olio vegetale qualsiasi
  2. dopo aver mescolato bene la miscela con il dito, spalma nel cavo interno del gomito la miscela fino ad un parziale assorbimento, ma senza strofinare eccessivamente.
  3. Trascorse 24- 48 ore se sono evidenziate reazioni cutanee come arrossamenti, spellature o altro della zona o anche in altre regioni del corpo, si può presumere di non avere reazioni allergiche al suo utilizzo (dell’ o.e.).

Utilizzo il termine presumere perché in realtà per scatenare una reazione allergica si entra in contatto con la sostanza detta allergene  una prima volta e solo al contatto successivo gli anticorpi che l’organismo ha prodotto nel frattempo reagiscono alla sostanza scatenando la reazione allergica.

Diciamo che però molto spesso entriamo in contatto con molti allergeni senza saperlo e perciò possiamo avere da subito una reazione (basta pensare a saponi, detersivi e altro con profumi).

Lo so che probabilmente ti ho terrorizzato, bene, eheh!

Scusa, ma credo che i danni dovuti all’ ignoranza (nel vero senso del termine e cioè ignorare) siano maggiori di numero e gravità di quelli per malafede.

Gli oli per dormire

Pronta per conoscere gli oli che utilizzo io per dormire?

Aggiungendo che c’è un universo di possibilità soggettive anche rispetto a ciò che concilia il sonno, al di là dei testi, annusa, sperimenta e cerca quali sono più nelle tue corde tra quelli indicati.

I magnifici 5

Ce ne sarebbero diversi da citare, anche per una appassionata dei 7 chakra che unisce varie conoscenze per trattare lo stesso tema, ma mi limiterò ai prossimi cinque.

Primo o.e. quello di lavanda vera o spica

ha un effetto rilassante sul sistema nervoso, e riequilibra il 6° chakra (il punto tra le sopracciglia o terzo occhio), calma i pensieri ripetitivi e l’ansia (su mio figlio ad esempio aveva un effetto paradosso che lo irritava, avrei dovuto riprovare più avanti, ma non ne ebbe più bisogno). Se ne possono mettere 4 gocce su un dischetto di cotone e appoggiare sul comodino; oppure utilizzare la forma spray ottenuta con 100ml di acqua e 20 gtt di o.e. (puoi utilizzare i contenitori vuoti del deodorante) agitandolo prima dell’uso in quanto gli oli non sono solubili in acqua.

Secondo olio preferito è quello di Rosa

si può utilizzare anche il Legno di rosa, se troppo costosa eheh, ha un cuore intenso e avvolgente che arriva dritto al 4° chakra, riarmonizza egregiamente, una goccia massaggiata sul luogo del cuore è una coccola straordianria.

Poi c’è la Camomilla Romana

indicata per i frequenti risvegli notturni e agisce sul sistema nervoso e sulla muscolatura tesa perciò un massaggio serale sul corpo magari dopo un bagno caldo con un olio vegetale adatto (jojoba, riso, girasole o mandorle) 30 ml e 5-6 gtt. Oppure 1-2 gtt pure dietro il collo e sulle tempie. Essendo gialla va anche bene sul 3° chakra quello del plesso solare.
Il quarto olio è quello di Arancio amaro o dolce che con il suo aroma fruttato dona serenità, soprattutto ai bambini. Porta gioia di vivere ed è antidepressivo senza eccitare il sistema nervoso, anche questo se massaggiato sul 2°- 3°oppure 4° chakra riporta serenità e leggerezza.

Quinto ed ultimo è quello di Mirra

che è un estratto di resina naturale e non una pianta.

E’ molto persistente e se ne usano 2 gtt in 30 ml di olio neutro la sera per massaggiare il corpo magari dopo un bagno caldo. Utilizzando sin dall’ antichità per la sua azione calmante e confortante a livello spirituale, ma anche rigenerante sul corpo.

Un ottimo modo per utilizzare gli oli essenziali sia a casa che nell’ambiente di lavoro è con i diffusori ad ultrasuoni, se potete evitate quei brucia essenze che usano il fuoco perché li bruciano e li rendono tossici.

Piuttosto utilizzate il dischetto di cotone imbevuto di qualche goccia o il roll on con olio vegetale e 1-2 gocce di o.e. da passare come un profumo su polsi e collo o cuore.

3. Sintonizzazione col corpo rilassante

Nel primo passo del Metodo Focusing si utilizza una sorta di body scan che permette alla persona di scendere sempre più profondamente nel sentire corporeo e così facendo rallentare pensieri e divagazioni mentali.

Il suo scopo non è quello di rilassare, ma è un effetto collaterale che in questo caso si può utilizzare potenziandolo con un’ attenzione specifica al “lasciar andare” le tensioni del corpo man mano che si procede nella sintonizzazione.

Ne esistono diverse versioni, breve, media e lunga, le trovi scritte qui e se ti registri quella che vuoi provare per addormentarti potrai utilizzarle nelle sere in questione.

Per questo aspetto è tutto, buone esplorazioni nel mondo degli aromi e buon dormire.

meditazione e focusing

Meditazione e Focusing

Meditazione e Focusing hanno dei punti di contatto tra loro, ma anche delle differenze di prassi e finalità, prosegui nella lettura e le scoprirai anche tu.

Inoltre potrai conoscere anche le più diffuse modalità e discipline meditative.

Sulla meditazione che è uno stato dell’ essere e non del fare, puoi leggere altri articoli qui, qui e qui in ordine di tempo.

Le principali affinità tra Meditazione e Focusing

sono in relazione ai cambiamenti che causano, come:

  • gli effetti rigeneranti a livello del corpo fisico mentale-emotivo ed energetico-spirituale, se praticate regolarmente;
  • un diverso atteggiamento negli imprevisti e nelle avversità, come più calma e più pazienza;
  • la diminuzione degli automatismi come re-azioni eccessive e/o negazione alle emozioni, ai pensieri ricorrenti e alle sensazioni fisiche collegate;
  • una maggiore capacità di mantenere lo Stato di Presenza e la consapevolezza nei momenti di disagio e difficoltà sostanzialmente dovuti all’incapacità di rimanere tranquilli e calmi in situazioni “sconosciute” o nuove e per questo fonte di ansia, paura e stress.
  • una capacità di resilienza ed equanimità gradualmente sempre più presenti.
    Questo non significherà non provare più sofferenza, dolore, infelicità da un giorno all’altro sai che noia! Ti rassicuro subito dicendo che ti incavolerai lo stesso, farai ancora errori e potrai sentirai ancora affaticata, di tanto in tanto. La differenza sarà che non ci sarà più uno spreco sproporzionato di energia legata a tali emozioni, che diventeranno sempre meno persistenti sia nella durata che nella frequenza.
  • Tutte le tue esperienze verranno integrate e digerite e la visione d’insieme recuperata prima di quanto non accadesse in precedenza.
  • Aumentano la capacità di concentrazione e consapevolezza.

In relazione alle modalità di esecuzione:

  • Si possono praticare entrambe sia da seduti che in movimento;  per pochi minuti o molti minuti (30-60) e in presenza fisicaa distanza grazie alla tecnologia odierna.
  • Sia individualmente che in coppia o in gruppo.
  • Si praticano nel tempo del “qui ed ora”.

 

Finalità differenti

Dopo tutte queste similitudini e prima di raccontare i diversi tipi di Meditazione voglio farti conoscere subito anche l’unica grande differenza tra la pratica della Meditazione e il Focusing ossia la differente finalità per cui sono nate.

Meditazione

La meditazione è un mezzo fantastico per rifugiarsi in uno spazio di pace e calma accogliente, ma dato che lo scopo è proprio quello dell’ osservazione pura, non è il mezzo più adatto per far emergere le ragioni più profonde di emozioni, ricordi e credenze che sono alla base di blocchi creativi ed emotivi.

Ricorda che il Buddha aveva abbandonato la vita mondana per scoprire la causa profonda della sofferenza umana e comprendere la vera natura della realtà, e non di scoprire come non accumulare lo stress del vivere quotidiano!

L’allenamento allo stato meditativo utilizza diversi oggetti di attenzione i quali possono essere differenti ma il loro scopo è sempre lo stesso: orientare la mente e liberare il campo della coscienza da tutte le interferenze per ritrovare la connessione con la Realtà Universale.

Le interferenze allo stato meditativo, tra l’altro, possono essere aspetti della personalità, del corpo fisico ed emotivo e/o della mente che in qualche modo impediscono l’abbandono del controllo necessario per ritrovare la connessione con la Sorgente e l’ Unità col TUTTO, l’ Universale, il Grande Sé o comunque lo si voglia chiamare.

Focusing

I processi di Focusing sono rivolti alla risoluzione di problemi, difficoltà, stress o qualsiasi evento che impedisca la piena realizzazione personale e professionale.

Un mezzo semplice ma potente che crea un ponte tra la pratica della meditazione o contemplazione interiore e le sfide reali, oltre che le emozioni, nella vita privata e lavorativa.

E’ uno strumento che si utilizza con i clienti/utenti nelle Professioni di Aiuto, utile ad Infermieri, Medici e Psicoterapeuti (Focusing Orientato alla Terapia).

Ma anche alle figure che si dedicano al benessere, quelle definite come Discipline Olistiche che hanno a che fare con la cura della persona nell’ambito preventivo e complementare, come Naturopati, Insegnanti Yoga, Counselor ecc. ecc.

Conflitti e risoluzioni

Se litigo con mio marito, vado a sentire che cosa c’è “sotto” la re-azione a quella parola, a quel comportamento; se mi sento insoddisfatta del mio lavoro vado a sentire cosa c’è in quella insoddisfazione e così se soffro di ansia, di stress e quant’altro.

Lo scopo non è mettere a tacere il conflitto o la causa della sofferenza, quello è ciò che di solito facciamo, dando ragione ora ad una, ora all’altra parte coinvolta, ma questa tattica , non funziona definitivamente, anzi a lungo andare crea strati di conflitti su conflitti inclusi i famigerati sensi di colpa.

Non è un intervenire per risolvere ma per esplorare quel “qualcosa” senza giudicare e senza aspettative, anche nel focusing si attiva l’ Osservatore Superpartes.

La mente, mente

Non intervenire è difficile da attuare quando la mente crede di sapere tutto ciò che c’è da sapere al riguardo e ha tante belle teorie.

Ma con il Focusing e attraverso la sensazione percepita o felt-sense, una sorta di riassunto che il corpo in senso olistico fa di ogni situazione contingente, andiamo a sentire, grazie ai Passi del Metodo, cosa c’è oltre quello che pensiamo di sapere.

Il Focusing esplora l’ interiorità grazie al felt-sense, che è l’oggetto di attenzione del Metodo.

Un altra particolarità unica del Focusing  è la presenza di un compagno alla pari (indipendentemente se formato Base, Trainer o Coordinatore) con cui focalizzare.

Con il compagno focuser e il campo morfico a cui si accede grazie all’ascolto reciproco, si crea un incontro, un campo di accoglienza in cui non solo ognuno a turno sta con le proprie “parti” negate, ma anche con qualcosa di Presente e Stabile che tutto può contenere.

 

Connessione

E quindi sì, anche qui si realizza uno stato di connessione profonda, ma non è questo lo scopo ultimo.

Lo scopo ultimo è vivere dicendo SI’ a tutte le nostre parti, aspetti e sé negati per auto-realizzare la nostra individualità, unicità e volontà.

Per “tornare a casa” nell’amore incondizionato che ognuno di noi può darsi e in definitiva a una vita piena.

Un cenno speciale al Focusing Children orientato sia agli adulti che lavorano con i bambini e adolescenti sia agli stessi direttamente.

Qui l’aspetto sottile del corpo in movimento viene molto sviluppato perché il come mi avvicino, la percezione della giusta distanza e vicinanza fisica, i diversi campi di forza nel corpo che vengono utilizzati naturalmente dai bambini-adolescenti, sono il canale per sviluppare la fiducia e l’intuizione nel proprio sentire interno.

Differenti metodi e discipline meditative

Meditazione ZEN

Si porta l’attenzione all’interno di sè e nel contempo all’ ambiente circostante rimanendo in osservazione.

Meditazione trascendentale

Si pratica attraverso la recitazione di un mantra che infonde un senso di rinnovata armonia con il nostro essere e con il resto del mondo donando tranquillità e pace.

Meditazione Vipassana

Deriva da “visione” ed è collegata alla consapevolezza del respiro che diventa oggetto di attenzione materiale o immateriale e con i suoi movimenti dona una visione allargata della propria vita.

Meditazione Occidentale, Mindfulness

Si è sviluppata dai concetti della meditazione vipassana e si basa su 3 concetti : osservare senza giudicare, stare nel qui ed ora, la trasparenza emotiva ossia analizzare le azioni senza preconcetti.

Hoponopono

Una tecnica di guarigione hawayana antichissima per le ferite interiori, che poi si è tramutata in meditazione.
Anche qui si recita un mantra di guarigione per le ferite interiori, esercitare il perdono e ritrovare l’armonia con la propria essenza.

Meditazione camminata

Ideata dallo stesso Buddha e diffuso ampiamente anche in occidente dal monaco vietnamita Tich Nah Tahn si basa sulla capacità di camminare con attenzione millimetrica al passo e alleggerimento dei pensieri superflui per ripulire la mente nel tragitto del percorso quotidianamente.

Meditazione Kundalini

È una tecnica molto complessa che ha l’obiettivo di risvegliare l’energia kundalini, avvolta a spirale alla base del primo chakra e della colonna vertebrale. Ad ogni sessione si ci concentra su un chakra per risvegliare o accentuare i benefici e per poter ottenere così la piena realizzazione di sé e la gioia profonda che sgorga dal nostro essere.

A questo punto aggiungo che pratico Viniyoga dal 2001 e sono appassionata del mondo simbolico ed energetico dei chakra la cui conoscenza può essere un primo step di allenamento all’ascolto di sè.

Se l’argomento ti incuriosisce o lo vuoi approfondire puoi iscriverti al percorso gratuito Conosci te stesso con i 7 Màndala Chakra.

In questo percorso riceverai una mail al giorno per 10 giorni con le caratteristiche di ogni Chakra e del suo Màndala Chakra così potrai conoscere più da vicino il Ponte dell’Arcobaleno costituito dalle 7 principali Ruote energetiche e come allenamento all’osservazione potrai utilizzare la meditazione riflessiva colorando i màndala chakra corrispondenti.

Mentre qui trovi la pagina al mio Corso on line  I Magnifici 7+1 .

Candele accese

Visualizzazioni, Meditazioni, sottofondo musicale sì o no?

In questo post ti parlerò ancora di Visualizzazione, in particolare nell’aspetto del sottofondo musicale che spesso si utilizza in questa tecnica dalle svariate applicazioni.

Parlo di visualizzazioni ma anche delle meditazioni guidate, perché in entrambi i casi ho visto utilizzare la musica di sottofondo dove potrebbe esserci la pausa di silenzio.

Come parli? Come ascolti?

Quando comunichiamo utilizziamo Canali o livelli di comunicazione che si differenziano in linguaggio verbale (7%), linguaggio para-verbale  (38%) e linguaggio non verbale (55%).

Questi canali sono importanti quando comunichiamo poiché la loro congruità determina l’efficacia o meno della trasmissione del messaggio che arriva al ricevente.

Occorre avere consapevolezza che nella visualizzazione è importante il cosa ma anche il come viene detto e fatto.

A prescindere dai canali che trasmettono il messaggio, la sua ricezione viene condizionata anche dai VAK del ricevente.

Il concetto originale di VAK, è stato sviluppato da psicologi e pedagoghi, come Fernald, Keller, Orton, Gillingham, Stillman e Montessori, a partire dal 1920.

Ma cosa sono questi VAK?

Sono i sistemi rappresentazionali che tutti abbiamo ma che utilizziamo in maniera differente. Essi sono riassunti così:

  1. il sistema V= Visivo;
  2. il sistema A= Auditivo;
  3. il sistema K= Cinestesico (che include oltre alla ricettività corporea di equilibrio, pressione, movimento e temperatura, anche olfatto e gusto).

Questi VAK sono fondamentali poiché determinano il nostro stile di apprendimento.

Se si tenesse conto di tutto ciò in ogni ambito, non solo commerciale ma anche istituzionale, ci risparmieremmo tutti parecchio stress legato alle comunicazioni.

Stili di apprendimento

Un esempio pratico è quello nell’ambito dello studio, dove queste differenze VAK determinano parimenti differenze nel modo in cui si memorizza, si apprende e quindi si studia:

  • camminando e muovendosi mentre si legge e si ripete (prevalenza di K);
  • registrando la lezione e riascoltandola più e più volte o ripetendo ad alta voce e non mentalmente (prevalenza di A);
  • trascrivendo appunti e utilizzando mappe concettuali con immagini, metafore ecc. (prevalenza di K e V);
  • facendo connessioni e collegamenti con nomi, date e situazioni grazie alle immagini come foto, film ecc. (prevalenza di V).

La musica

Innanzitutto occorre specificare che la musica utilizzata con metodo e a scopo relazionale/terapeutico si è strutturata con la musicoterapia.

Essa, infatti, utilizza tecniche di sensibilizzazione, desensibilizzazione, condizionamento e rilassamento in moltissime situazioni, utilizzando gli elementi musicali come suono, ritmo, melodia e armonia.

Quindi la musica come sottofondo di una visualizzazione sicuramente può avere un effetto agevolante, se strutturata ad esempio per rilassare, stimolare o altro che sia intenzionalmente collegato allo scopo della visualizzazione stessa, ma di fatto molto spesso la musica utilizzata

  • non è proprio mirata, ma è più un “riempitivo” del silenzio e torneremo su questo aspetto;
  • non tutta la musica è adatta alla musicoterapia, così come non tutte le musiche sono adatte alle Visualizzazioni/Meditazioni .

Se a questo aggiungiamo l’azione che possono avere proprio i VAK precedentemente citati, è facile immaginare che in un soggetto a prevalenza VAK= A , la musica di sottofondo della visualizzazione non risulterà più un sottofondo ma una vera e propria distrazione da ciò che la voce esterna o interna lo condurrebbe a immaginare, ripetere o quant’altro.

Un altro aspetto da considerare è quello già citato della funzione “riempitiva” della musica che se non ci fosse allora lascerebbe più spazio al silenzio. Uuuu, il silenzio!

Silenzio

Innanzitutto, il silenzio fa parte della comunicazione.

Uno degli assiomi della Comunicazione è che non si può non comunicare, anche quando non si intende comunicare.

Molto spesso il silenzio è vissuto con ansia e disagio, può essere percepito come un vuoto che trasmette angoscia e che va assolutamente riempito, come un atteggiamento di disinteresse o indifferenza.

In realtà può essere anche:

  • una pausa dove raccogliere idee, sensazioni, emozioni;
  • un luogo in cui “appoggiare” la tensione, la fatica;
  • un luogo dove ascoltare cosa c’è senza agire la reazione, il giudizio o l’aspettativa.

Il silenzio è una fonte di grande forza – Lao Tzu

 

Tra utilizzare una musica non studiata appositamente per la visualizzazione e il silenzio, una via di mezzo può essere  l’utilizzo dei suoni della natura, che hanno un’azione meno interferente rispetto alla musica strumentale.

In questo modo i soggetti con più alto rischio di distrazione o per un basso livello di concentrazione e/o per un canale VAK preferenziale di tipo A ne risentirebbero di meno.

Allenarsi al silenzio

Il mio consiglio è di allenarsi gradatamente allo stare nel silenzio, abituandosi così all’ascolto della voce senza nient’altro sotto, anche per potenziare le funzioni “altre” del silenzio come nell’ascolto attivo che nella comunicazione può davvero fare la differenza soprattutto nella qualità della relazione.

A questo proposito ti rimando alle regole di un buon ascolto.

Personalmente ho superato il disagio del silenzio nella formazione in counseling studiando l’ ascolto attivo, poi con la Meditazione e il Focusing questo atteggiamento si è rinforzato anche verso me stessa ed ora non potrei più farne a meno.

Che tu sia un/una fan delle visualizzazioni con il sonoro o che tu preferisca la visualizzazione “pure” molto presto potrai ascoltare le mie visualizzazioni e meditazioni su un’APP dedicata, perciò seguimi e scoprirai di più!

Oggetti per lavorare

Vuoi davvero tornare alla normalità? Parte #2

Vuoi davvero tornare alla normalità se questo significa non essere in armonia con le parti più vitali di te e altre importanti come il tempo, lo spazio, le relazioni e le buone abitudini?

Questo è il post di proseguimento di “Vuoi davvero tornare alla normalità? Parte #1” che entra nello specifico dei cambiamenti legati a questa crisi dal punto di vista della gestione quotidiana del tempo, dello spazio, delle relazioni e delle abitudini.

Ci tengo a specificare che non mi riferisco sicuramente alle persone che purtroppo hanno vissuto o stanno vivendo ancora gli aspetti più drammatici della pandemia come lutti, gravi problemi economici, o alle persone che svolgono attività in prima linea nel fronteggiare la Pandemia, come operatori sanitari, volontari della protezione civile e/o che garantiscono l’accesso ai beni di prima necessità come cibo e altri servizi importanti.

A tutti loro va la mia gratitudine ed ammirazione, mi sento loro vicina non solo con tutto il cuore, ma anche con azioni più pragmatiche, anche se sono come una goccia nell’oceano, ho fiducia nel fatto che comunque l’oceano è fatto di tante gocce.

Per tutti gli altri, invece, quali aspetti sono cambiati o stanno cambiando a causa o grazie a questa crisi?

Premessa

Questa pausa è stata importante e inizialmente destabilizzante soprattutto per chi normalmente esce di casa tutti i giorni per recarsi a scuola o al lavoro.

Per altri come me che lavorano già da casa, almeno inizialmente, non è stata così problematica ma poi in tutte le dimensioni ho potuto notare delle fasi.

Fasi che ho osservato subito anche nelle “reazioni” a livello dei Capi di Governo dei vari Paesi che via via venivano coinvolti, e poi anche a livello individuale tra amici, parenti e anche conoscenze via social.

Le fasi di cui parlo che si sono susseguite e sono in corso sono le stesse che io conosco come le fasi del lutto (Kubler-Ross) o più in generale del processo di accettazione:

  • la negazione
  • la rabbia
  • la contrattazione/elaborazione
  • la depressione/resa
  • l’accettazione

queste fasi sono tuttora in corso dato che l’evento che stiamo vivendo è ancora lontano dalla sua conclusione e ?ognuno di noi le sviluppa con tempi e modalità differenti.

Tempo

Molti hanno scoperto per la prima volta o hanno potuto riscoprire il piacere della lentezza nei gesti quotidiani solitamente influenzati dalla perenne fretta:

  •  fare o scoprire di poter fare la prima colazione con calma e cura;
  • non trascorrere più tante ore in viaggio sui mezzi o in macchina per recarsi al lavoro (in quanti hanno scoperto i vantaggi in termini di stress e produttività del lavoro da casa?);
  • il piacere di preparare dei pasti sani avendone il tempo, mettendo più spesso le mani in pasta per preparare appunto pasta fresca, pizze o addirittura il pane (per la vostra linea spero integrali eheheh);
  • cucinare più ortaggi e legumi perché finalmente si può pensare con calma  al menù (anche per razionalizzare la spesa e le uscite per essa) anziché mangiare quello che c’è di facile e sbrigativo, spesso purtroppo già confezionato e perciò pieno di conservanti;
  • provare nuove ricette;
  • preparare merende fatte in casa e soprattutto variare di più l’alimentazione.

Spazio

Questo tempo sospeso è coinciso con il periodo della primavera, in molti hanno sentito il bisogno di fare pulizia e mettere ordine anche perché senza inquinamento l’energia del risveglio si è potuta percepire più del solito. Molti hanno scoperto forse per la prima volta:

  • che alleggerire lo spazio in cui si vive con il riordino e la pulizia ha un effetto diretto nello “spazio” e nella chiarezza o percezione interiore dei propri reali bisogni;
  • un nuovo paradigma che permette di invertire il circolo vizioso di bisogni e priorità indotti. Smascherare l’illusione che si possono riempire i presunti “vuoti” con più oggetti e le attività correlate ad essi che invece tolgono tempo ed energia alla relazione sia con se stessi che con gli altri;
  • la creazione di uno spazio interiore maggiore ci permette di sentire come coltivare il piacere e quindi la felicità con il circolo virtuoso che porta cura e attenzione al giusto numero di cose, persone e attività che davvero ci procurano il suddetto piacere. Ad esempio leggere, curare l’orto o le piante, fare attività fisiche e contemplative, ricreative e rigeneranti da soli o in compagnia;
  • scoprire che la casa può non essere l’ennesima fonte di stress ed essere gestita al meglio e in poco tempo e che la maggior quantità di “cose” fa spesso rima con disordine, inutilizzo e spreco.

Relazioni

Dopo un primo sbandamento, ritrovandosi tutti insieme chiusi in casa adulti e bambini o adulti e adolescenti, piano piano abbiamo scoperto:

  • il tempo per parlare non solo di cose da fare ma anche di emozioni, bisogni e sentimenti :
  • il bisogno di contatto fisico accentuato da questo isolamento e distanziamento sociale;
  • a conoscerci di nuovo senza darsi per scontati perché non c’è più la fretta di fare questo o quello e si ha il tempo di osservarsi, ascoltarsi e soprattutto sentire come stiamo sinceramente;
  • molti hanno ricominciato a giocare tutti insieme, anche gli adulti tra loro e con i figli;
  • perfino la noia è potuta tornare a farsi sentire e abbiamo potuto ricevere uno dei suoi doni, la creatività che si è potuta manifestare nei più svariati ambiti. Tanti hanno ripreso a dipingere, a disegnare, a lavorare ai ferri o all’uncinetto e quant’altro!

Abitudini

In tanti abbiamo potuto finalmente instaurare nuove abitudini grazie al tempo disponibile:

Soldi

Vorrei concludere con una personalissima osservazione sui soldi,perché pur condividendo la preoccupazione economica per il nostro paese in questi due mesi ho davvero speso davvero poco, tanto da avere il conto in “verde” ahah, e la cosa non era affatto scontata dato che lo stress può portare facilmente all’acquisto compulsivo.

Ho annullato degli eventi live che avrei dovuto tenere in questo periodo e probabilmente verrà annullato anche il progetto annuale di settembre ma grazie alla creatività di questo periodo ho già elaborato una nuova strategia con nuovi percorsi on-line ancora più di supporto al mio target di professionisti.

Quello che però vorrei condividere in conclusione è che questa pausa forzata mi ha insegnato che forse si può uscire dalla logica del consumismo sfrenato e del circolo vizioso consumismo-stress-aumento di bisogni-consumismo in cui purtroppo, chi più chi meno, siamo tutti inevitabilmente coinvolti, e spero di non essere l’unica a pensarla così.

Forse è possibile alla luce di questa esperienza per certi aspetti “purificante” cercare nuove strade etiche e rispettose per il nostro pianeta (senza per questo tornare all’età della pietra) che siano sostenibili sia economicamente che socialmente?

Mi piacerebbe sapere tu cosa ne pensi
Ti sta a cuore l’argomento?
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la terra dallo spaziV

Vuoi davvero tornare alla normalità? Parte #1

Per normalità intendo la condizione in cui non eravamo preparati ad affrontare questo momento bio-psico-storico-sociale e tutto quello che è derivato dall’inizio della diffusione della Covid-19 alla pandemia. Tu vuoi davvero tornare a quella normalità?

Quella normalità che durante la Spagnola ai primi del ‘900 ha fatto milioni di vittime o quella che ha sterminato intere tribù di Indiani d’America con il Morbillo, solo per citare due esempi volutamente differenti anche come aree geografiche.

La domanda che sorge spontanea è:
in questa “normalità”, c’è un margine di prevedibilità di certi fenomeni?

L’essere umano ha qualche potere per evitare certe condizioni patologiche?

Nel Rapporto #136

dell’ Organizzazione non governativa Greenpeace, vengono riportate alcune dichiarazioni che sembrerebbero suggerire non essere così.

Giovanni Maga, Direttore dell’Istituto di Genetica molecolare del CNR-IGM di Pavia dice: “Cambiamenti climatici che modificano l’habitat dei vettori animali di questi virus, l’intrusione umana in un numero di ecosistemi vergini sempre maggiore, la sovrappopolazione, la frequenza e la rapidità di spostamenti delle persone” sono tra i fattori coinvolti nella crescente frequenza di epidemie negli ultimi decenni.

Vorrei ricordare che altri Coronavirus come SARS e MERS, e altri virus mortali come HIV e Ebola lo testimoniano.

David Quammen, autore di “Spillover. L’evoluzione delle pandemie” ricorda che “più distruggiamo gli ecosistemi, più smuoviamo i virus dai loro ospiti naturali e ci offriamo come un ospite alternativo”.

#andràtuttobene

Escludendo le persone che in questi mesi hanno perso qualcuno, quelle che non hanno un tetto sopra la testa e coloro che purtroppo in questa situazione hanno perso l’unico lavoro di sostegno nella famiglia e per i quali non c’è mai stata “giustizia” nemmeno prima, a ben pensarci non c’è paragone tra il vivere questa pandemia nel nord del mondo e quelli che la vivono nel sud del mondo.

Mi sbilancio dicendo che la maggior parte della popolazione, anche se privata della sua libertà individuale (e anche questa mi sembra una definizione esagerata perché non siamo ad Auschwitz ma stiamo cercando di impedire il collasso sanitario) ha un tetto, ha del cibo e in alcuni casi ha anche un giardino o un terrazzino su cui uscire a prendere il sole e fare scorta di Vit. D.

  • Quanti hanno rispolverato la cylette, il tapis roulant e gli attrezzi dimenticati in un angolo della casa o scoperto che fare le scale è un ottimo allenamento aerobico efficace e soprattutto gratuito?
  • Quanti hanno finalmente una pratica, una routine al mattino degna di questo nome che dà attenzione anche alla vita interiore? Non mi vedi ma sto alzando la mano.
  • Quanti possiedono un animale domestico che non solo riempie di gioia la loro vita, ma anche le casse di qualcun’altro (visto che c’è un bel giro d’affari grazie alla loro “produzione e vendita”) e ha potuto grazie a lui respirare il quarto d’ora d’aria senza inquinamento e traffico, anche se sotto casa.
  • Quanti hanno potuto re-inventarsi come genitori e come insegnanti. Stare in maniera differente con i figli /studenti e rendersi conto di come le nostre madri e nonne con ben più figli hanno vissuto? (Ora si capisce anche il perché se ne facessero tanti però,  così giocavano tra loro, eheh).

Certamente vivere non si può limitare al soddisfacimento dei bisogni primari perché quello è sopravvivere, ma tu sei sicuro che stessi vivendo nel senso pieno del termine?

Il potere della scelta

Negli aspetti generali della prevenzione rientrano anche quelli economico-finanziari, ma non li tratto in questa sede principalmente per più motivi:

  • Non ho sufficienti conoscenze di economia per impelagarmi in argomenti che necessariamente richiedono un minimo di cognizione di causa per scriverne e forse anche di maggiori dati.
  • La “cognizione di causa” non è affatto un requisito che rispetto per scrivere i post del Blog, ma onestamente trovo ci sia già abbastanza rumors mediatico riguardo questi temi.
  • Nei mercati l’ “offerta dipende sempre dalla domanda”.
    Anche quando la nostra consapevolezza è offuscata ad hoc dall’ennesimo brand, influencer o politico di turno facendo leva su bisogni irreali, il potere di acquisto lo deteniamo comunque noi consumatori.
  • Il potere della scelta, grazie all’osservazione, coltivato con il senso critico e il più possibile indipendente, ci permette di non dover scegliere tra pillola rossa o pillola blu, occorre solo imparare a leggere gli INCI,continuare ad essere curiosi e farsi domande.

Opportunità o limite?

Come esseri umani in questo isolamento forzato e in questa società “falsamente civilizzata”, abbiamo l’ occasione più unica che rara, di riprenderci il potere  della scelta a pieno titolo.

“Niente se ne va prima di averci insegnato ciò che dobbiamo imparare”
Buddha

I tre cardini della salute

Per citare le parole del Dott. Berrino che proprio grazie a ViviConsapevole.it streaming ho potuto ascoltare in diretta (una delle tante cose utili sul web di questi giorni):

“ci siamo preparati da tanto a questa evenienza e ci siamo preparati con la sedentarietà; ci siamo preparati con l’alimentazione; ci siamo preparati con lo stress” .

Come lo stesso ricordava e come posso confermare da ex infermiera, in tutta questa situazione nessuno si è preoccupato di fare una comunicazione orientata alla prevenzione ma solo una comunicazione terrorizzante.

E’ come assistere ad un deja vù perché fare prevenzione non fa fare soldi a nessuno e quindi nessuno la fa.

E torno a bomba sulla grande opportunità che stiamo vivendo di liberarci di qualche cattiva abitudine e acquisirne di nuove positive.

Inoltre anche di superare l’ atteggiamento nevrotico che delega ad altri la responsabilità di se stessi e della propria salute ,perciò anche dello stato del sistema immunitario.

Di acquisire la capacità di collaborare con l’inevitabile come si dice in PNL (psiconeurolinguistica) con un atteggiamento di coping positivo e quindi di resilienza in un momento di crisi il cui termine, vorrei ricordare, significa cambiamento.

I cardini della prevenzione

Partendo quindi dai cardini fondamentali della prevenzione alla salute potremmo forse capire se l’essere umano ha qualche possibilità concreta di tutelare la stessa non solo a livello individuale, ma anche collettivo.

Questi cardini sono:

  • la sedentarietà
  • l’ alimentazione
  • lo stress (e la sua incidenza sul sistema immunitario)

“Ci siamo preparati con la sedentarietà”

Dico così perché:

  • Anche le persone più atletiche non possono certo andare a lavorare a piedi  o in bicicletta e in quanti riusciamo a prenderci un’ora tutti i giorni (che è il minimo sindacale) per compensare l’aumento di assunzione di cibo rispetto al consumo energetico?
  • Anche per brevi tratti usiamo la macchina, non abbiamo certo il tempo o la voglia dopo 8 ore di lavoro per farne a meno e i pochi mezzi pubblici costano tanto per il servizio che offrono.
  • Il riscaldamento in casa e nei luoghi di scuola e lavoro in alcuni casi arriva addirittura a 24 gradi perché dobbiamo vestire sempre uguali tutto l’anno, scatenando tra l’altro un aumento significativo di allergia alla polvere.
  • Non usciamo col freddo e la pioggia temendo raffreddori o altro, quando è più dannoso stare chiusi in casa senza areare abbastanza e vivendo in un microclima eccessivamente secco e caldo dove virus e batteri (oltre i solventi utilizzati nell’arredamento) proliferano.

 

“Ci siamo preparati con l’alimentazione”

  • Il cibo, lo sappiamo tutti, è un aspetto più che cruciale per il sistema immunitario che si sviluppa grazie ai nutrienti presenti e al mantenimento della salute del macrobioma intestinale.
    Peccato che con i cibi raffinati e le calorie vuote non solo non lo nutrono, ma lo distruggono.
  • Quando ironicamente chiedevo se fossimo davvero sicuri che l’effetto Covid fosse legato ad una causa esterna e casuale, intendevo proprio stimolare una riflessione sul collegamento fra la diffusione di questi virus provenienti da altre specie animali e la consapevolezza di come stiamo trattando ormai da decenni gli stessi.
  • Poteva rimanere senza conseguenze una distonia simile per come vanno le cose in natura?
    Io non credo, e non è questione di vegetarianismo o altre etichette, è questione della noncuranza e ignoranza di equilibri che non rispettati, come negli  scompensi di potere nei mercati, hanno conseguenze.
    Tipo “una farfalla batte le ali ad Hong Kong e a New York arriva una tempesta”? …Forse.
    E se penso che non abbiamo nemmeno sconfitto la fame nel mondo perché la soia che produciamo (che per coltivare si abbattono foreste e si impoverisce la terra), è destinata quasi totalmente al nutrimento degli allevamenti animali questo è davvero, davvero deprimente.
  • Tutto perché non abbiamo tempo di cucinare cereali integrali, legumi ed ortaggi e facciamo prima a mangiare una bistecca o un pezzo di formaggio.
  • Un dato che riportava lo stesso Berrino dice che in questo periodo ci sono stati meno ricoveri per infarto, interessante, vero?
    Passo al terzo cardine.

“Ci siamo preparati con lo stress”

  • Quanti pensano che stiamo vivendo una vita rinchiusi nella mente, lontani dal nostro sentire corporeo, da emozioni e sentimenti.
    Sentire corporeo che poi è quello che ci mette in connessione con la natura, con i suoi cicli, le sue leggi e ci mette anche in connessione profonda non solo con ciò che ci fa bene, ma anche tra noi esseri umani insieme come “parte attiva e consapevole” di un sistema bio-psico-sociale?
  • Guarda caso ora il virus ci impedisce di toccarci, darci una mano, abbracciarci, baciarci…addirittura seppellire i morti che è una delle poche cose a differenziarci dagli animali. Il contatto fisico non è solo importante alla procreazione, ma a tutto il sistema di sviluppo psico-emotivo-cognitivo.
  • Lo stress è un meccanismo che ci salva la vita in caso di pericolo, ma quando subiamo continui stimoli di pericolo, e la vita frettolosa e lontana dai ritmi naturali lo fa, questo si trasforma in un sistema che cronicizza e siccome nell’urgenza il sistema difensivo è secondario rispetto la sopravvivenza perché un’infezione non è un pericolo immediato, lo stress abbassa le difese immunitarie. Tutto qui.

Allora che fai vuoi davvero tornare alla vita “normale” di prima?
Nel prossimo post ti scriverò delle risorse che ho scoperto in questo isolamento forzato.