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Pulizie di Primavera, perché farle?

Le pulizie di Primavera non mi sono mai piaciute, se anche per te è così, continua a leggere e scoprirai perché ho cambiato idea.

Da quando lavoro come freelance e passo più tempo in casa perché è anche il luogo del mio ufficio/studio ho scoperto che sono meno pallose di quando lavoravo 8 ore come dipendente ed  ero sempre troppo stanca per occuparmene come si deve.

Riducendomi sempre all’ultimo e lasciando indietro sempre qualcosa che inevitabilmente si accumulava per la volta successiva.

Ora, invece, sono una buona occasione per prendermi una pausa proprio dalla routine quotidiana di lavoro e nella situazione particolare di quest’anno ancora di più per i motivi che leggerai di seguito.

Gli effetti della cleaning therapy o terapia del pulire.

Una premessa da fare è che le pulizie di Primavera richiedono uno sforzo in quanto arriviamo dall’ Inverno dove tendiamo a rallentare e per questo siamo anche un po appesantiti.
Ricominciare rassettando qualcosa, pulendo qui e là, riordinando le stanze di casa può aiutarti a riprendere il ritmo e a riattivare l’energia del Legno di questa stagione!

Pulire è come alzarsi presto per fare la pratica del mattino, a volte è dura, ma ti sveglia e ti rimette in asse per affrontare la giornata, in questo caso  con la Primavera.

Questi gli effetti

  • Mentre riordini, aiuti anche il processo cerebrale di rimozione di dati inutili, quei file che solitamente ci riempiono la testa ma sono ormai obsoleti come vecchi pin o informazioni in disuso.
  • Per molti è uno dei momenti stagionali peggiori, ma il cambio degli armadi aiuta a ripensare al proprio stile, a cosa ci piace ancora e cosa no, se poi hai ricevuto indicazioni da lei, lei o anche lei avrai modo di approfittarne per rigenerarti e reinventarti magari cambiando degli accostamenti e qualche accessorio ad hoc per la tua stagione cromatica
  • L’occasione buona per  fare spazio con del sano decluttering, la pratica assai virtuosa di origine scandinava (ma com’è che tutte le robe fighe arrivano da li?) che ti fa uscire dal circolo vizioso dell’accumulo seriale di oggetti, vestiti, bomboniere e campioncini da profumeria che oggi con la pratica del “no waste” ancora meno desiderabili.
    Si tratta semplicemente di eliminare il superfluo, alleggerendoti da tutto quello che è rotto, inutilizzato, accessorio per mantenere solo l’essenziale e ciò che realmente utilizzi, in pratica se scovi cose di cui non ricordavi nemmeno l’esistenza, allora è proprio ora che te ne liberi, peccato che mio marito si ricordi di tutti i fumetti che ha XD.
  1. A livello energetico accumulare oggetti non utilizzati rappresenta un blocco, una stasi e dove non scorre energia, si sa che non è un bene vero?
  2. Inoltre possedere tanti oggetti pulirli e prendersene cura, vuol dire sottrarre tempo ad “altro”.
  3. Impara a lasciare andare gli oggetti superflui, vedrai, sarà come un allenamento per farlo poi anche con pensieri, preoccupazioni e impegni non più in linea con le tue scelte di vita.
  • Una casa riordinata ti aiuterà a tenere in ordine pensieri, priorità senza contare che mantenerla così comporta una pianificazione, una capacità organizzativa che può essere vista anche questo come un allenamento a spezzettare un grande obiettivo, in tanti piccoli passi ed aiutarti ad acquisire un metodo da utilizzare per il raggiungimento anche di altri obiettivi in altri ambiti della vita.

 

Di stanchezza fisica e mentale

Altro vantaggio che ho molto apprezzato nel fare pulizia in questo periodo di isolamento è stata l’attività fisica derivata dal pulire porte vetri lampadari e termosifoni, dal sali e scendi dalla scala, dal piegarsi e dal sollevarsi, dai lavori con le braccia.

Attività fisica che mi ha fatto sentire stanca, ma quel tipo di stanchezza fisica che libera le endorfine creando benessere e rilassamento, ben diverso dalla stanchezza mentale meno facile da alleggerire.

Ma se ti sforzi di rimanere nel presente e affronti le pulizie come una sorta di training di mindfulness, avrai anche un effetto di pacificazione della mente liberandola non solo dal rumors comunicativo di questi giorni, ma anche dall’ ansia anticipatoria legata agli eventi futuri.

E’ stato salutare avere un impegno quotidiano fisico e ben definito, un obiettivo impegnativo, che non solo scandisce e da ritmo alle giornate ma ti permette di ritrovare anche una certa creatività, non solo in cucina, ma riscoprendo passioni come colorare, disegnare o altro che finalmente puoi ritrovare in questo tempo sospeso.

La pace interiore

Per quanto riguarda la leggerezza e la conseguente pace verso qualcosa di interiore ho riflettuto sulle cose che potrò continuare a fare, spero nel modo migliore, anche quando questa situazione d’urgenza terminerà, ne condivido alcuni aspetti:

  1. mantenere le pratiche di centratura giornaliere grazie alla mia versione personalizzata dell’Ora Sacra, ne ho scritto QUI
  2. Mantenere dei rituali simbolici, visto che in queste settimane mi hanno permesso di sentirmi connessa alle persone care come familiari amici, ma anche a tutte quelle con cui lavoro o condivido percorsi di crescita personale e professionale.
  3. Portare ancora di più l’attenzione ad una alimentazione sana e naturale che rinforzi il sistema immunitario.
  4. Programmare maggiormente la frequentazione degli amici utilizzando , se necessario, anche strumenti diversi quando non è possibile incontrarsi.
  5. Praticare costantemente  Focusing sia individualmente che in gruppo e organizzare una tantum dei Changes live.
  6. Preparare il Primo Corso Base di Focusing di gruppo interamente on line entro il 2020, se pensi di essere interessato iscriviti alla lista VIP e ti terrò aggiornata.

Allora? Ora sei pronta a fare anche tu le Pulizie di Primavera? Vuoi aggiungere altro nei commenti che può tornare utile conoscere?

Arcobaleno

Se la paura fa novanta, tu fai qualcosa…ma non ignorarla!

La paura di questi giorni è la base da cui partire per questo viaggio verso la pace, la mia parola guida di questo mese, guarda caso.
La pace non è difficile da comprendere, lo è di più da raggiungere e secondo me soprattutto da mantenere perché tutti noi abbiamo ricordi, sensazioni e vissuti di pace ma diciamolo, non è la nostra condizione abituale.

Comprendere la Pace

Come dice Vimala Thakar:
“La vera pace, sia individuale sia mondiale, non è frutto di marce o di riunioni ai vertici, ma potrà derivare solo da una trasformazione della persona, da una ‘mutazione’ globale, olistica.”

Raggiungere la pace

Implica una costante osservazione di come “risuoniamo” agli eventi esterni , sì perché non sono i fatti a produrre conseguenze, ma come noi interpretiamo ed elaboriamo gli stessi che poi è il motivo per cui tuo marito fa le pulizie di casa e tu non te ne accorgi, eheh.

Come spiegavo nella serie di post sulla meditazione, il nostro IO inforca sempre occhiali differenti e non esserne consapevoli crea delle sviste notevoli.

Mantenere la pace

Mai come in questo periodo di isolamento forzato messi apparentemente in scacco da un microorganismo infinitamente piccolo stiamo sperimentando in ogni luogo, nella nostra casa, nelle istituzioni governative e sociali nonché religiose, quella che tra tutte è la principale causa di guerre e conflitti interni e/o esterni: la Paura.

Ammesso che si sia sperimentata la pace e che si sia raggiunto uno stato di equilibrio e quindi un certo ben-essere, come non farsi condizionare dalla paura?

Prima di tutto accettando di averla, è assolutamente legittimo e anzi utile provare questa emozione, è ciò che ci permette di non farci male, di tutelarci, ma una cosa è riconoscere di avere paura ed un’altra essere schiavi della paura.

Segue qualche riflessione per stare con la paura senza subirla o alimentarla.

Nutrimento

  • Non solo di cibo sano che rafforza il sistema immunitario come raccontavo qui, ma anche per non farlo diventare il canale di sfogo di ansia e noia;
  • di nutrimento attraverso sensazioni piacevoli, letture interessanti, stimoli attraverso i quali entrare in risonanza con ricordi, memorie e sensazioni positive, potenzianti anziché subire quelle negative e limitanti.
  • Non guardare troppo tv e social, lo so bisogna spostare il locus of control dall’esterno all’interno ma si può, fidati;
  • Affidati solo ai bollettini ufficiali, io mi trovo bene con il Post,  basta iscriversi alla loro newsletter per ricevere le giuste info.
    O semplicemente cerca su internet i siti del Ministero della Salute, della tua Regione e del tuo Comune, lì troverai tutto ciò che di importante devi conoscere come numeri di telefono e indicazioni da seguire.
  • Che si tratti dell’ennesima bufala sulla durata del virus nell’aria o il bambinetto che fa ridere dicendo di non uscire di casa, entrambe stanno nutrendo la parte di te che rimane concentrata solo su questo aspetto del tuo presente.
  • #nutritidicosebelle come certe opportunità ora disponibili per tutti come quelle riportate QUI

Dare un senso

E’ una situazione che non sappiamo con certezza quanto durerà ed è quindi importante ritrovare un ritmo “normale” che scandisca le nostre giornate in questa situazione anormale:

  • Crea nuove routine, alla luce del tempo che adesso hai a disposizione, e attiva la creatività; che tu abbia i bambini a casa o sia single il tempo non è fatto solo di ore che devono trascorrere ma anche di situazioni con differenti priorità a cui far fronte a livello concreto, emotivo ed energetico e quindi prova a chiederti:
  1. Cosa posso imparare da questa situazione sul piano personale, cosa posso fare di diverso nelle relazioni in famiglia,  con gli amici e/o a livello sociale in questa situazione?
  2. E sul piano professionale, alla luce di questo blocco improvviso e certamente imprevedibile, c’è qualcosa che posso differenziare nei miei servizi/prodotti? Nel mio lavoro? Ci sono persone che vivono sempre in questo isolamento, posso aiutarle? Hai scoperto l’ homeworking, puoi ampliare questa modalità dove lavori o per chi lavori? E quanto sta incidendo tutto questo sulle spese in casa e fuori casa, sia in senso positivo che negativo?
    Scrivi le tue idee per migliorare te e la tua attività.
  • Cosa puoi fare in questo tempo sospeso che altrimenti non faresti e cosa farai dopo che questo periodo finirà?
    Scrivere è un ottimo strumento per rimanere in contatto con il sentire e contemporaneamente elaborarlo e se vuoi puoi scaricare il mio percorso gratuito dedicato a questo iscrivendoti qui.
  • #iorestoacasa e mi prendo cura di me e dei miei cari come posso e riesco.

La fiducia

  • Qual è il lato positivo in tutto ciò, come essere ape anziché mosca?
  • Come sostenere chi è con noi in questa situazione ? Figli, compagni, genitori, amici, posso essere luce per chi è in difficoltà più di me?

La paura viene nutrita dai pensieri che vivi nel passato (ieri potevo uscire e andare dove volevo) o da quelli che cercano nel futuro risposte che non cambiano lo stato oggi (cosa accadrà all’economia, quando torneremo alla normalità).

Pensieri assolutamente legittimi, ma che alimentano lo stato di incertezza e la preoccupazione senza che si possa agire in qualche modo poiché siamo ancora dentro la tempesta.

Per adesso è importante tenersi saldi, rimanere ben presenti a se stessi per utilizzare al meglio le nostre risorse ed energie.

Nel presente costruiamo il futuro e cambiamo il passato, quello di cui ho fatto esperienza grazie al Focusing  é che il corpo è un ottimo alleato per raggiungere questo equilibrio:

  • portare i movimenti della mente a rallentare, stando nel qui ed ora, è possibile sentendo con il corpo quei pensieri e quelle sensazioni che ci sono.
    Grazie alle qualità a.r.p.a. (accoglienza, rispetto, pazienza e amicizia/accettazione) posso descrivere e anche fare loro compagnia; se riesco a starci anche solo un po più di quello che farei normalmente, posso sentire “cosa c’è di nuovo oggi che mi può sostenere in tutto ciò?” e rimanere in ascolto empatico di ciò che c’è.

Per nutrire la consapevolezza e la fiducia che ne può derivare, condivido due tipi di esercizi:

  1.  utile per l’identificazione eccessiva che possiamo vivere con il corpo stesso (nelle sue funzioni fisiche), con la mente (giudicante) e con le emozioni (invadenti perché inascoltate) è quello di Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, un PDF che contiene alla fine anche un audio dell’esercizio stesso registrato da me (abbastanza casalingo, eheh).
  2. l’esercizio del Fare Spazio di Gendlin che lui utilizzava per preparare il campo al successivo processo di focusing, è molto utile anche da solo.
    #andràtuttobene con questi esercizi ripetuti nel tempo diventa #vatuttobene
Gabbiano che vola

La Pratica del mattino, perché averne una?

Praticare al mattino è utile perché agisce sul nostro sistema nervoso vegetativo quello che non è sotto il controllo volontario, ma involontario e che innerva tutti gli organi; regola l’aumento e la diminuzione di parametri come la frequenza cardiaca, gli atti respiratori; permette la peristalsi intestinale ecc. ecc.

Prevenire è meglio che curare

Agire volontariamente sul sistema neurovegetativo, riequilibrandolo e rendendolo meno influenzabile da fattori ambientali “esterni” è qualcosa che l’essere umano pratica da millenni con discipline varie.

I fattori “esterni” incidono su pensieri, emozioni e/o sensazioni creando disequilibrio, allenare questo sistema in tempo di pace, vuol dire essere pronti in tempo di guerra, o almeno un pò meno influenzabili.

Può fare la differenza tra una giornata in balia del vento di maestrale e una invece con il timone della propria vita tra le mani, vuol dire essere in grado di farsi strada grazie al vento e non contro di esso.

Quando il “sapere” non vuol dire saper fare

Quando ho iniziato a praticare yoga nel 2001 con la mia prima insegnante Lucia Volta, ad un certo punto capii che l’ideale sarebbe stato praticare la sequenza preparata insieme al mattino, prima di iniziare la giornata:

• Per garantirmi una pratica quotidiana e non dare la precedenza ad “altro” come di solito accadeva;
• per usufruire dei suoi effetti a distanza durante la giornata e la Dea sapeva se ne avevo bisogno col lavoro che facevo, eheh!

Ma per quanto credessi fosse giusto, non ce la facevo proprio a svegliarmi un’ora prima e anche se avrei potuto abituarmi a farlo in realtà quello che mi frenava era proprio il “rallentare” appena sveglia, portare l’attenzione all’interno anziché al mondo esterno che mi aspettava.

L’idea di lasciare l’ energia che sentivo appena sveglia e che mi predisponeva all’esterno, al lavoro in corsia, per eseguire invece le sequenze di àsana, rallentare il respiro, coordinarlo ai movimenti e ascoltare le sensazioni rimanendo in ascolto, non era una cosa che sentivo adatta a me.

Purtroppo quella energia era in realtà un fuoco di paglia dovuto al cortisolo prodotto per lo stress, ma questa è un’altra storia.

Si cambia per gradi

Ma occorre anche una strategia per farlo.

Nel libro di S.J.Scott Un’abitudine sopra l’altra e negli altri testi dedicati alle abitudini, ho compreso che a volte non riusciamo a cambiare un’abitudine o ad inserirla nella routine, perché le abitudini sono come costellazioni di azioni collegate da fili invisibili che occorre riconoscere per poter apportare delle modifiche alla costellazione stessa:

  •  ad esempio per andare a camminare tutti i giorni, preparare l’abbigliamento la sera prima e metterlo sulla sedia in camera da letto, per vestirsi ed uscire senza fare altro prima, può essere una strategia per riuscire a fare qualcosa che diventa una nuova abitudine.
  • cambiare le abitudini alimentari può essere possibile imparando a fare la colazione (anche se sei gruppo “0” e non hai fame al mattino, eheh) perché, se fatta con alimenti sani come consiglia lei, ti permette di non arrivare all’ ora di pranzo con una fame esagerata che ti fa mangiare la solita bistecchina con l’ insalata (magari in busta), ma avere il tempo di cucinare qualcosa di sano e buono.
    Tutto questo permetterà di diminuire l’assunzione di proteine animali e magari imparare a predisporre anche una parte della cena per stare meno davanti ai fornelli. Tutto partendo dalla colazione perfetta!

Miracle Morning

Se hai letto il libro di Hal Elrod conosci già questa pratica del mattino che è diventato un vero e proprio fenomeno globale che ha aiutato tantissime persone a realizzare il benessere sia finanziario che relazionale.

Io l’ho letto l’estate scorsa, ma l’ho lasciato sulla mensola dei “Manuali” i libri da tenere a portata di mano ed essere riletti periodicamente, eheh.

L’ho trovato molto stimolante sia a livello motivazionale per alzarmi prima, sia per il fatto che avendo sperimentato diverse pratiche efficaci su di me, oltre lo yoga, stavo cercando il modo di raggrupparle e praticarle regolarmente tutte ed è quello che lui ha fatto!

Nella versione di Hal la sveglia al mattino è di almeno un’ora prima e riassume le pratiche con l’acronimo : Life S.A.V.E.R.S. dove, in breve:

  •  S sta per Silenzio/ meditazione (5 minuti)
  • A sta per Affermazioni / ispirazione (5 minuti)
  • V sta per Visualizzazione (5 minuti)
  • E sta per Esercizio / attività fisica (20 minuti)
  • R sta per Ricerca / lettura (20 minuti)
  • S sta per Scrittura /diario (5 minuti)

Ho messo un esempio di come si possono distribuire nel tempo, ma è solo una delle tante possibilità.

La mia Ora Sacra

Chi mi segue da un pò ha già sentito parlare di questo tempo/spazio nei miei Appunti di Viaggio, le newsletter in cui descrivevo le cose più personali come abitudini e conoscenze di tipo naturopatico che utilizzo per me.

Da febbraio è diventata la mia Mezz’ora Sacra, eheh, mi sono resa conto che dividere in due l’ora mi garantiva sia la pratica quotidiana che la necessaria varietà di esercizi per non annoiarmi nel fare sempre le stesse cose (ebbene sì sono una multipotenziale).

Dopo la bomba esplosa con il Coronavirus ho assolutamente verificato l’ efficacia di questa modalità.

Ecco le pratiche e il tempo :

OS#1 Ora Sacra 1 Lunedì-Mercoledì-Venerdì:

  1.  Affermazioni (di frasi ispirazionali o esercizi di auto-affermazione) o Ave Maria in latino, 5 minuti;
  2. Pranayama (tecniche di respiro di vario tipo), 5 minuti;
  3. Cammino, 20 minuti o Decluttering 20 minuti.

OS#2 Ora Sacra 2 Martedì-Giovedì-Sabato:

  1. Esercizio e audio IO SONO e/o il Radicamento con i 5 Spazi, 10 minuti;
  2. Yoga 15 minuti;
  3. Meditazione, 5 minuti.

Creare la nuova abitudine

Queste sono le tempistiche minime, può accadere che prolunghi il tempo di una delle 3 pratiche arrivando così a 45 minuti, ma il minimo della pratica quotidiana è di 30 minuti escludendo il tempo di compilazione del Diario di Bordo che compio tutti i giorni mattino e sera.

Compilare il Diario mi aiuta a rimanere focalizzata sugli obiettivi e sulla pratica della gratitudine quotidianamente se non compilo il diario di bordo scrivo il mio Bujo (Bullet Journal).

Quello che non sai è che non ho cominciato subito con 30 minuti, ma con 9 minuti, sì hai letto bene, anzichè 5 minuti di Ave Maria erano 3 minuti, così come 3 di meditazione o Pranayama, Camminavo 10 minuti e facevo solo un’asana di yoga, 3minuti e così per qualche settimana.

Tutto perché più che fare era importante abituarmi a fare, era meno importante cosa e quanto, ma semplicemente riuscire a fare qualcosa tutti i giorni!

Inutile dirti quanto questa pratica mi abbia sostenuta in questi giorni difficili in cui rimanere connessi al proprio Centro è fondamentale per non farsi travolgere dalla tempesta di turno.

Buona Vita

 

 

Preparati alla Primavera con le 5 D

Per molti l’arrivo della primavera è causa di problemi e fastidi di varia natura allergie, stanchezza, nervosismo e umore variabile; per non parlare di chi ha delle patologie croniche come gastriti, coliti o altro che si “risveglia” causando non pochi disagi, ma con le 5 D potrai prepararti al suo arrivo e chissà, magari riuscire a vivere questa transizione meno spiacevolmente.

Passare da un energia di tipo “centripeta” come quella invernale ad una energia “centrifuga” rivolta all’esterno e attivante come quella primaverile, crea a tutti qualche fastidio.

Negli anni ho provato di tutto e di più, i consigli che scriverò di seguito sono una breve sintesi delle cose che mi hanno aiutano di più e che spero potranno sostenere anche te in questo periodo di transizione.

D come Detossinazione

Notoriamente in inverno si tende a mangiare cibi più calorici anche se ormai i nostri appartamenti sono ben riscaldati e noi non camminiamo più per chilometri tutti i giorni come si faceva un tempo, di sicuro il numero inferiore di ore di luce si ripercuote sulle ghiandole che producono ormoni e perciò anche sul metabolismo rallentandolo.

Per preparare l’ organismo al risveglio energetico della Primavera e al passaggio a cibi più leggeri, sarà sufficiente evitare alcuni alimenti:

  • gli zuccheri  aggiunti non solo nel caffè, ma controlla anche gli alimenti che acquisti, spesso ne sono ricchi ma se non leggi l’etichetta non lo sai;
  • la pasta e i prodotti da forno raffinati (farina bianca);
  • l’alcool;
  • i prodotti animali, che contengono grassi meno buoni di quelli contenuti nei legumi, prova a segnare quando mangi proteine animali (formaggi, uova, carne rossa e carne bianca, affettati ecc.) e vedi se riesci a mantenere le due volte a settimana per il periodo di detox, ovviamente meno sarebbe anche meglio;
  • I conservanti nei prodotti confezionati;
  • Bevi sufficiente acqua.

Mi raccomando è ancora presto per centrifugati con millemila verdure o frutta (che se anche sono semiliquidi impegnano parecchio il fegato), così anche per le insalatone piene di ingredienti diversi;

per detossinare occorre far lavorare al minimo fegato e cistifellea e aumentare le fibre che ripuliscono l’intestino, quindi sì a pane, pasta o riso integrali, se proprio non puoi evitare i prodotti da forno per 10 giorni.

Ricorda che se vuoi evitare i diserbanti l’integrale deve essere sempre biologico.

Dormire bene e sufficientemente lo inserisco qui tra le pratiche di depurazione!

D come Decluttering

Con l’arrivo della primavera si riattivano le energie sopite e sono cariche di un potenziale di rinnovamento che sarà possibile sentire appieno ed utilizzarle al meglio, solo riuscendo a far loro spazio nella tua vita e per questo scopo il decluttering è quello che ti occorre!

Ufficio

comincia a ripulire e riordinare l’ambiente di lavoro, se non hai un ufficio o uno studio sistema la tua scrivania, i documenti (c’è sempre qualche fattura, bolletta o garanzia che puoi eliminare) e gli appunti dell’ultimo corso o dell’ultimo Ted Talks che hai visto, sicuro che devi tenerli?

Non dimenticare la pulizia nel PC, accumuliamo file e documenti che non sempre vale la pena conservare.

Casa

la casa non è solo un tetto che ci ripara dal freddo e dalla pioggia, è il luogo dove ricarichiamo le energie, dove teniamo le cose a noi care e dove viviamo con le persone che amiamo.

Ma nel tempo accumuliamo un sacco di oggetti, vestiti, robe elettroniche, libri ed  elettrodomestici  che non solo tolgono spazio agli ambienti alla circolazione delle energie in essi, ma ci tolgono anche energia per essere accudite, spolverate, riparate ecc.

Più cose possediamo, meno possiamo prendercene cura veramente e meno tempo abbiamo  da dedicare ad altre attività più in linea con i nostri desideri e con i cambiamenti della vita.

Alleggerendo e pulendo gli spazi in cui viviamo (auto inclusa)  faremo circolare nuove energie nella casa e negli altri spazi, ma soprattutto in noi.

D come Disidentificazione.

Secondo la Psicosintesi il nostro Io si identifica continuamente con modelli, ruoli, sub-personalità, copioni, come se ad ognuno di essi corrispondesse un paio di occhiali specifico che il nostro Io continua a cambiare;

disidentificarsi allora vuol dire spostarsi da quegli occhiali, e continuare a farlo da tutti i contenuti della coscienza fino a quando non rimarrà che un Io che è un Centro di pura autocoscienza, un centro di pura consapevolezza. L’ esercizio di Roberto Assagioli che porta alla fase di autoidentificazione e centratura del sé lo trovi QUI.

Iniziare la giornata con un esercizio di centratura può davvero trasformare la giornata stessa prova a praticarlo per almeno 28 giorni (secondo gli ultimi studi almeno 33, in verità) e mantieni il focus sugli effetti di questo esercizio e trascrivilo nel tuo diario oppure nel mio 😉 .

D come Dedicarsi del tempo di qualità

Possono anche essere solo 15 minuti al giorno ma che siano 15 minuti in cui fai qualcosa che ti fa davvero star bene.

In questo periodo mi sono accorta che mi piace prendermi cura delle piante di casa, non ne ho tante perché ho un giardino grande, ma quelle che ho: le spolvero, le annaffio, ci parlo e questo mi fa stare molto bene.

Se ti piace colorare allora ti consiglio il mio percorso gratuito sui Magnifici 7chakra con tanto di info su ogni chakra e Màndala da colorare 😉

D come Desiderare

Quinta e ultima D desidera qualcosa e immagina di poterla realizzare, che sia la giornata ideale oppure un viaggio che vorresti fare mettiti a tavolino e decidilo come se potessi veramente realizzarlo entro l’anno.

Se fosse un viaggio: immagina con chi farlo, la meta, il volo o i mezzi con cui farlo, scegli le tappe e cosa andare a visitare in quei luoghi, in che stagione andrai, che vestiti porterai con te…. mai come in questo periodo così segnato sarà propedeutico sentire di nuovo la libertà che di solito dai per scontata, ma che invece non lo è affatto e desiderare è da sempre un buon motore per agire e muoversi verso qualcosa.

Se l’argomento decluttering ti piace, puoi leggere anche questo post.

Consapevolezza, Centratura, Presenza, cosa sono, perché sono importanti?

Consapevolezza, Centratura e Presenza sono 3 modalità per esprimere differenti livelli di capacità di essere coscienti di sé.
La struttura psicologica deputata a questa funzione è quella dell’ Io.

P.G. Nocella scrive, “L’io è spesso confuso con la personalità cosciente, ma in realtà è diverso da questa”. Nella Psicosintesi, infatti, “i mutevoli contenuti della coscienza, come i pensieri, le sensazioni, le emozioni, le immagini, i desideri e le intuizioni sono distinti dall’ io autocosciente che li contiene, li percepisce, li osserva”.

Esperienza 1

Prima di proseguire nella lettura prenditi un minuto e segui queste semplici istruzioni:

  • metti un dito su qualcosa vicino a te, un foglio, un oggetto e senti cosa percepisci sfregando, toccando quella superficie; cosa stai percependo con il tatto? La sensazione di qualcosa di liscio o di ruvido? Qualcosa di freddo o caldo? Che sensazione stai provando? Rimani ancora un attimo con la tua percezione…
    adesso fai un respiro più profondo e sposta la tua attenzione dal dito (che manterrai ancora in contatto con la superficie scelta) al resto del tuo essere qui in questo momento mentre osservi tutto ciò …Ora sei il dito, le sensazioni che percepisci, ma sei anche chi osserva….senti la differenza?

Osservare per comprendere

In questo esercizio molto semplice (ricevuto da Marina Blandino durante un seminario sull’Io) possiamo dire che la consapevolezza è rendersi conto che stai strofinando l’indice sul foglio, è sentire com’è il foglio con il senso del tatto (se utilizzassi l’odorato sarebbe un’altra cosa e cambierebbe anche se utilizzassi il senso del gusto, bleah!).

Quindi essere consapevoli è conoscere, anche mentre guido e penso ad altro io sono consapevole che sto guidando, anche se il guidare in senso concreto lo faccio automaticamente.

Quando però divento consapevole di essere consapevole c’è una meta-consapevolezza, come quando nell’ esercizio di prima ti ho fatto notare che c’era l’essere consapevole dell’effetto dito sul foglio, e poi qualcos’altro in te che osservava quel che stava accadendo.

Avremmo potuto allargare la consapevolezza (consapevolezza panoramica) anche a ciò che accadeva attorno e quindi nell’ambiente circostante, pur mantenendo nel campo della consapevolezza anche il dito che sentiva.

Se vuoi riprovarlo con questa variante ti aspetto e ci ritroviamo fra qualche minuto, altrimenti continua a leggere.

Cos’è la Presenza

Se fossimo in grado di vivere sempre nel flusso di coscienza del presente allora si direbbe che siamo Presenti, ossia che percepiamo la nostra esistenza qui e ora, profondamente e consapevolmente, unendo i livelli di consapevolezza descritti prima.

Questo prestare attenzione momento per momento in Occidente ha preso il nome di Mindfulness.

In Oriente ha nomi differenti come le diverse discipline che nella loro pratica includono la presenza mentale come:
Meditazione, Yoga, Arti varie come ti raccontavo nei post dedicati all’ argomento “meditazione”.

Grazie alla risonanza magnetica funzionale (fMRI) sappiamo ormai che sono tutte pratiche valide nel miglioramento dello sviluppo non solo della stessa consapevolezza, ma anche della concentrazione, della chiarezza mentale e della salute in generale.

Chi sono io?

Con la citazione della Novelli abbiamo scoperto che l’ io cosciente non è quello che si identifica con i mutamenti della coscienza, ma un riflesso di una coscienza più ampia che include l’io stesso, e questo è il cosiddetto Sé.

Come dice Piero Ferrucciè quella parte di noi che è sempre sana e che corrisponde alla nostra vera identità e che rimane sempre uguale a se stessa…nel centro siamo padroni di noi stessi, siamo a casa anziché essere schiavi esiliati in una terra lontana; siamo vigili, invece di essere preda di sogni angoscianti; siamo noi stessi invece di essere altro da noi. Il centro è il nostro Io”.

Quel senso di identità che ci permette di dire Io a 2 anni, a 30 o a 70 e che ha quindi una qualità di continuità.

Inconscio e centratura

In molti siamo a conoscenza che siamo consapevoli della realtà solo per il 10% del suo totale, perché il restante 90-92% è completamente immerso nell’ inconscio e quindi nel mondo del non-visibile.

 

Uovo di Assagioli

Diagramma di Assagioli

 

Quando si parla di Centratura si vuole indicare la capacità di essere un Sé più ampio, poiché consapevole delle identificazioni del piccolo sé (io) con i contenuti parziali (emozioni, pensieri, credenze ecc).
Quando siamo s-centrati :dimentichiamo noi stessi, viviamo ai margini del nostro essere e in balia dei nostri fantasmi”.

Essere Consapevoli, essere Centrati, essere in Presenza sono tutti termini che indicano il raggiungimento (a vari livelli) della capacità di connessione tra i nostri stati di coscienza e l’IO e di quest’ultimo all’ ambiente circostante.

Potremo così “tornare a casa”, una casa imperturbabile, sicura, sostenente, ampia, luminosa e ricca.

Più riconosceremo che siamo sia questo sia quello (il dito, le sensazioni e l’Osservatore) più integreremo il mondo interno ed “esterno”, incluse le nostre relazioni con persone, oggetti, animali, piante.

 

Perché ritrovare L’Io sovrano, il Centro?

Allenandoci a mantenere un’osservazione curiosa, aperta e soprattutto non giudicante rispetto se stessi, non solo aumentiamo la conoscenza e la consapevolezza, ma riduciamo l’apparente distanza tra noi e il resto del mondo.

Le relazioni, la conoscenza di se stessi, la sicurezza e l’autostima, sono tutti aspetti che dipendono direttamente dalla capacità dell’ Io di essere consapevole dei suoi meccanismi di difesa, dei suoi automatismi e di ciò che lo intrappola e limita la realizzazione.

Lo strumento per coltivare questa consapevolezza lo sceglierai tu, potrai trovare qualche spunto qui, ma a tal proposito ti racconto una storia:

IL TEMPO NON E’ POI COSI’ IMPORTANTE
Un maestro zen radunò i suoi discepoli e disse loro:
“Chi si sforza, può raggiungere l’illuminazione in sette giorni.
Se non vi riesce, di sicuro la raggiungerà in sette mesi, o in sette anni.”
Entusiasmato, un giovane domandò come poteva riuscire a raggiungere la saggezza in soli sette giorni.
“Concentrazione”, fu la risposta che ottenne.
Il giovane cominciò a praticarla, ma dopo dieci minuti si era già distratto.
Ricominciò, ma di nuovo perse la concentrazione.
Dopo una settimana non aveva ottenuto niente di concreto ma stava più attento alla propria ansia e alle proprie fantasie.
A poco a poco cominciò ad abituarsi all’ idea che il tempo non è poi così importante sul cammino spirituale.
Un bel giorno il ragazzo decise che non era necessario arrivare rapidamente alla meta, dato che il cammino gli stava insegnando molte cose.
E fu proprio in quel momento che divenne illuminato.

Se in questo periodo non stai praticando qualcosa in particolare, ti consiglio caldamente l’esercizio di disidentificazione e auto-identificazione di Roberto Assagioli, una meditazione che mi accompagna ancora nei momenti di s-centramento con ottimi effetti!

Maschera di carnevale

E’ Carnevale, ma la maschera la portiamo tutto l’anno!

Questo mese si festeggerà il Carnevale e le persone a cui piace si travestiranno e metteranno delle maschere.

Io festeggerò diverse ricorrenze, dalla Giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza, alla Giornata della gentilezza passando anche dalla Giornata mondiale contro il cancro; ma il Carnevale no, non è una ricorrenza che mi piace particolarmente.

Sin da bambina mi creava problemi, principalmente per questi motivi:

  1. non amavo travestirmi perché il costume da indossare era sempre già stato usato almeno da una delle mie 3 sorelle;
  2. mi sentivo sempre a disagio come se stessi dicendo una bugia;
  3. odiavo gli scherzi stupidi dei compagni di classe.

Ma questa festa mi ha permesso di riflettere sul significato della maschera a livello psicologico e quindi, se vuoi conoscere la relazione tra persona e maschera, continua a leggere.

Persona o maschera

Il termine Persona deriva dal latino, e ancor prima dall’etrusco, e significava “maschera dell’attore” ma anche “per-sonare”, infatti veniva usata per amplificare la voce a teatro.

Persona come ruolo, come ciò che noi presentiamo al mondo e che è spesso solo una maschera legata ai condizionamenti sociali-familiari-culturali.

In ambito relazionale-esperienziale

In Psicosintesi più che di Persona, si parla di Sub-personalità. Come diceva il suo fondatore Roberto Assagioli:

“L’Io viene spesso confuso con l’insieme della personalità cosciente, ma in realtà è diverso da essa, come dimostra un’attenta introspezione. Altro sono i mutevoli contenuti della coscienza, i pensieri, i sentimenti, etc. altro è l’io, l’autocoscienza che li contiene e li percepisce”.

Sempre secondo Assagioli, il fatto che abbiamo un solo corpo e che la mano destra non picchi la sinistra, non significa che siamo unificati.

Anche secondo Ouspensky, i fattori che incoraggiano questa idea di unificazione sono due:

  • il fatto di possedere un solo corpo
  • attraversare tutta la vita con un unico e permanente nome.

Questo mi ricorda il libro E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan, nel quale gli aborigeni australiani cambiavano il nome quando cambiavano lo scopo, il senso della loro vita, la loro identità nella tribù e questo poteva accadere diverse volte nella loro vita.

C.G.Jung

La Persona, ovvero la maschera, è anche uno degli archetipi junghiani ed indica il ruolo che il soggetto interpreta nel contesto sociale in cui agisce.
Tale ruolo presuppone una certa adattabilità (si è genitore, figlio, insegnante, avvocato, medico, operaio, etc) e che sia sempre contestualizzato (inerente al contesto).

Quando questa adattabilità al ruolo viene a mancare (il professore universitario che ‘esercita’ quel ruolo anche in famiglia oppure tra gli amici, etc.), avviene che l’Io si identifica totalmente o quasi con la Persona e si ha uno squilibrio (in termini junghiani: inflazione) che è in contrasto con lo sviluppo psicologico sano e integrato.

Diciamoci la verità, siamo tutti inflazionati, eheh.

La Persona quindi rappresenta il lato esteriore del soggetto, mentre l’Anima (nell’uomo)/Animus (nella donna) rappresentano il nostro lato interiore; entrambi, uniti agli altri archetipi (Ombra, Vecchio, Fanciullo, Eroe, Sè, etc) rappresentano parti o modelli del nostro apparato psichico.

Nel Focusing

Nel Processo di Focusing queste parti, modelli, archetipi, ecc. prendono voce attraverso quello che il suo fondatore Eugene T. Gendlin, ha denominato Felte-Sense.

Il felte-sense, per dirla in parole semplici, è come un riassunto che il “corpo” nella sua totalità visibile e invisibile fa.

Ogni situazione, ogni esperienza, oggi, si collega con un sottile filo a “qualcos’altro” che nel tempo è stato messo da parte, inascoltato, negato e grazie ad esso (il filo=felte-sense) ripercorrendolo a ritroso, nel qui ed ora, può essere riconosciuto e accolto.

Questo essere visto, riconosciuto, permetterà a quel “qualcosa” che si esprime grazie al felte-sense di procedere nella sua emancipazione e auto-realizzazione.

In pratica con il Metodo Focusing non facciamo altro che imparare l’atteggiamento adeguato e rispettoso, come ad esempio dei tempi differenti che ogni “parte” di noi necessita per realizzarsi e così andare ad agire sulla vera causa di conflitti e blocchi in vari ambiti.

Come riconoscere le maschere

Spesso significa semplicemente prendere consapevolezza della “loro” esistenza, dando pari dignità a tutte, equanimamente.

Di solito ciò non accade perché inconsciamente o meno crediamo che sia “più importante” qualcos’altro, oppure “più giusto”, o ancora “meglio per noi” una piuttosto che l’altra e in questo modo si blocca la loro naturale integrazione.

Esercizio

Prendi un Foglio A4, disegna una grande margherita e al centro scrivi il tuo nome, in ogni petalo scrivi tutti i ruoli che ricopri nella vita, piacevoli e non, le passioni che hai o in cosa sei brava, se senti una vocina che interviene scrivi anche “La criticona”, “la perfettina”, “la so tutto io”;

se fai fatica a riconoscerti ruoli e passioni aggiungi “l’inadeguata”, la “che ne so io” etcc. 😉

Quando senti che non hai più petali da aggiungere, riscrivi il tuo nome su un altro foglio, questa volta nel senso verticale e affianco ad ogni lettera del tuo nome aggiungi una qualità che ti riconosci e se ne arrivano anche di più delle lettere che hai, aggiungile sotto.

Se invece fai fatica chiedi aiuto ad un’amica che sicuramente fa meno fatica di te, ma tieni presente che questa fatica è una cosa importante da riconoscere!

Tutto questo con l’ausilio di penne, colori, ma soprattutto creando un momento tutto per te, uno spazio che agevoli la giusta attitudine, puoi accendere una candela, prepararti una tisana calda…

Mentre fai l’esercizio porta l’attenzione al sentire corporeo, ci sono tensioni? succede qualcosa? com’è il respiro?

E alla fine, dopo le qualità che ti riconosci, come stai?

Fammi sapere se hai provato e se ti fa piacere, cosa hai notato.

Conosci gli effetti della meditazione?

Quando si parla degli effetti della meditazione si fa presto a sovrapporre il piano fenomenologico, quello spirituale e quello scientifico perciò non è stato semplice scrivere dell’argomento in poche righe.
Secondo la Psicologia Generale la Meditazione è una forma di alterazione della coscienza utile a migliorare la conoscenza di sé e il benessere attraverso il raggiungimento di uno stato di profonda tranquillità.

Effetti sull’ umore

  • riduce ansia e depressione,
  • migliora la consapevolezza di sé,
  • riduce gli attacchi di panico,
  • migliora il sonno,
  • ha effetti sulla concentrazione e le competenze, migliora la funzione decisionale, la memoria,
  • migliora la distribuzione delle risorse, la resistenza allo stress,
  • aumenta l’intelligenza emotiva, la resilienza, evita il dannoso multitasking.

 

Effetti sulle relazioni

  • migliora l’empatia, la gentilezza,
  • migliora la compassione,
  • diminuisce l’isolamento sociale, la solitudine,
  • diminuisce le preoccupazioni.

 

Effetti sulla salute

  • Aiuta nel trattamento delle dipendenze,
  • Rinforza il sistema immunitario,
  • diminuisce l’ansia nelle malattie cardiache,
  • nell’ ipertensione,
  • nelle infiammazioni intestinali,
  • sintomi premestruali e menopausa,
  • diminuisce la fame emotiva,
  • aiuta ad accettare le situazioni di sofferenza
  • agisce sul dolore cronico e la depressione

Di questi effetti, in effetti, non abbiamo tutte le informazioni che ne comprovano la scientificità e i possibili motivi sono imputabili a 3 aspetti: la metodologia scientifica; gli strumenti diagnostici; la ricerca scientifica.

Metodologia scientifica

Degli studi che esistono, molti NON sono stati fatti a “doppio cieco” e quindi è possibile che chi ha eseguito l’osservazione dell’esperimento, non solo può aver influenzato l’esperimento, ma può  essere stato lui stesso influenzato nella sua osservazione.
In alcuni studi le prove rilevate sono emerse da campioni di persone relativamente piccole e in altri ci sono stati problemi con la loro qualità per la mancanza di fondi sufficienti.

Inoltre, la meditazione può offrire ampi benefici nello stile di vita che vanno oltre il trattamento delle malattie e sono quindi difficili da misurare.

Allan Goroll, professore di medicina presso l’Università di Harvard, che ha partecipato all’analisi di molti degli studi fatti con il prof. Goyal, ha pubblicato un commento sulla rivista JAMA Internal Medicine , in cui scrive che i ricercatori hanno trovato prove moderate che la meditazione consapevole allevia il dolore, l’ansia e la depressione, le ultime due in misura simile alla terapia farmacologica antidepressiva, ma che spera che i risultati – o la loro mancanza – “saranno uno stimolo per gli scienziati a rispondere a queste domande in modo scientifico”.

Meditazione e indagine strumentale

Gli effetti della meditazione sulle onde cerebrali si studiano dagli anni 60.
Nel decennio 1970 – 1980 diversi scienziati tra cui David Goleman, hanno condotto studi sulla meditazione descritta dal Buddhismo e dallo Zen sul consumo di ossigeno, la resistenza della pelle, lo spettro dell’EEG (elettroencefalogramma) e con dei questionari standard gli effetti a livello emotivo.
Poi con Jon Kabat-Zinn, in particolare, si studiano gli effetti della Mindfulness sullo stress e sulla riduzione del dolore cronico.
Ma è con l’arrivo di strumentazioni di indagine nuove come, la risonanza magnetica funzionale (fRMI), la Magnetoencefalografia (MEG) oltre ai nuovi metodi di neurostimolazione, che dal 2000 si sono moltiplicati sensibilmente gli studi al riguardo.

La ricerca scientifica

I fondi per la ricerca sono sempre pochi, quelli per la medicina preventiva praticamente nulli se aggiungiamo a questa visione miope su malattia e benessere la mentalità che è sempre meglio un uovo oggi che una gallina domani possiamo spiegare come l’elevata spesa sanitaria di cui tutti paghiamo le spese metaforicamente diventa un cane che si morde la coda!

Studi riconosciuti

Gli studi che sono stati riconosciuti dalla comunità scientifica mondiale hanno dimostrato che la meditazione permette, attraverso il controllo del respiro, di modulare l’attività del sistema nervoso autonomo che come sappiamo è il sistema involontario e perciò non direttamente sotto il nostro controllo (a differenza del sistema nervoso volontario che permette l’attivazione dei muscoli e del movimento con il controllo diretto).
E’ stato dimostrato che c’è un abbassamento della frequenza cardiaca con tutto ciò che questo significa (di solito è conseguenza di una costante e buona attività fisica – escludendo situazioni patologiche) e un rallentamento del decadimento neuronale a livello cerebrale.

Sul sito PUBMed la biblioteca nazionale medica degli stati uniti ho reperito due esempi di articoli sugli effetti della meditazione:

  1. Effetti della meditazione seduta o in movimento l’obiettivo era quello di confrontare gli effetti di entrambe le tecniche sulla struttura della personalità, l’intelligenza emotiva, l’umore e la gestione dello stress.
  2. Ansia e depressione nel dolore cronico e meditazione

La mia esperienza

Ho iniziato la pratica alla meditazione nel 2009, erano già 8 anni che praticavo yoga e anche grazie a questo ero riuscita ad evitare la terapia immunosoppressiva per la malattia autoimmune da cui sono affetta.
Le mie conclusioni quindi poggiano solo sull’osservazione fenomenologica di me.

Tutti gli effetti che ho riscontrato sono riconducibili ad una sola grande realtà, quella del praticare la consapevolezza del qui ed ora e questi effetti sono:

  • un aumento della tolleranza e della compassione,
  • un aumento della capacità di stare equanimamente con la sofferenza e con la gioia nonché una maggiore stabilità emotiva,
  • una maggiore resistenza fisica,
  • una maggiore capacità d’ascolto e di empatia,
  • una minore sensibilità meteoropatica (che conferma la modulazione sul sistema Parasimpatico),
  • una maggiore tranquillità e fiducia.

La cosa tipica della meditazione è che tutto ciò è avvenuto senza l’intervento diretto della mia volontà, se non quello orientato al praticare la meditazione.

E tu che rapporto hai con la pratica della meditazione?

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Sai come meditare? Parte Seconda

Sai come meditare? Parte Seconda.

Questo articolo è la prosecuzione dell’argomento Sai come meditare?
Nella Parte Prima abbiamo compreso qualcosa sulla teoria della meditazione e l’abbiamo anche collegata all’esperienza più vicina alla cultura religiosa occidentale.

Spesso non si inventa niente di nuovo nella sostanza, ma sicuramente può essere nuovo nella forma.

Conoscenze differenti, a volte dal sapore esotico, ci permettono di integrare l’universale con modi nuovi e liberi da pre-condizionamenti; io stessa li utilizzo quando ad esempio faccio i corsi sui Cakra, le ruote energetiche descritte nel sistema medico-filosofico indiano.

Questo perché i Cakra sono simboli che rappresentano energie ed archetipi non solo dell’induismo o dell’oriente ma, come scriveva Carl Gustav Jung, psichiatra, psicanalista, filosofo e antropologo svizzero (1875-1961), anche del nostro inconscio collettivo.

Ho sentito la necessità di condividere questo aspetto più spirituale, nella Parte Prima, perché a volte estrapolare una pratica dal contesto etico in cui è nata può renderla più sfruttabile commercialmente, ma meno completa umanamente e spiritualmente.

La pratica

Escludendo la parte in cui abbandoni la tua famiglia e abbracci la vita francescana 😀 cosa puoi fare per iniziare subito per percorrere questa strada?
Se per coltivare e raggiungere lo stato di coscienza meditativa sono necessari l’osservazione e la concentrazione (primo stadio) puoi cominciare allenandoti al silenzio, ma inizialmente puoi farlo anche senza necessariamente sederti a gambe incrociate sul pavimento!

Apro una parentesi per una cosa spesso sottovalutata e cioè l’osservazione della tua relazione con il silenzio OGGI.

Esistono degli aspetti del quotidiano che potresti cominciare ad osservare:

  • sei una persona che ascolta tutto il giorno musica con gli auricolari?
  • mentre cucini hai bisogno di accendere la TV per “avere compagnia”?
  • quando rientri a casa dal lavoro, cos’è la prima cosa che fai?
  • sai andare in giro in macchina senza accendere la radio?
  • riesci a stare in silenzio mentre qualcuno ti parla, o devi per forza dire la tua?
  • se qualcuno fa una pausa nel discorso, tu senti il bisogno immediato di riempire quel silenzio? Ti senti imbarazzata/o altrimenti?

Ti vorrei suggerire che forse è arrivato il momento di prendere coscienza non solo  dell’inquinamento acustico a cui ci sottoponiamo volontariamente, ma anche di una sorta di timore e imbarazzo che proviamo spesso a stare nel silenzio.

I 4 PILASTRI DELLA MEDITAZIONE

Quelli che per me sono i pilastri necessari per coltivare il silenzio/meditazione sono:

Qualità A.R.P.A.

ARPA è l’ acronimo che mi è stato insegnato durante il Corso Base di Focusing dalla mia Trainer. Sono necessarie quando portiamo l’ascolto verso la nostra interiorità: Accoglienza, Rispetto, Pazienza, Accettazione.

Se te ne rammenterai quando starai nel silenzio, eviterai di  bloccare l’osservazione con giudizi, paragoni, deduzioni, conoscenze, vissuti o altro e la mente principiante che occorre potrà attivarsi.

Oggetti di meditazione

Passiamo agli “oggetti” da osservare, quelli che ti occorrono per poter concentrare l’attenzione e quindi dare una direzione alla mente che altrimenti saltellerebbe da un pensiero all’altro come una scimmietta dispettosa.

A questo proposito si aprono differenti opzioni che hanno tutte come premessa il fatto che l’oggetto da osservare è importante che sia “gradevole”, sì hai letto bene, gradevole.

Sembra scontato dirlo ma non lo è affatto e ti faccio un esempio: potresti voler scegliere come oggetto un oggetto esterno, come una candela, chi non ha mai sentito di Trikosan? il classico esercizio di concentrazione con la candela che perfino la console di giochi Wii aveva riproposto tra i suoi esercizi!

Scherzi a parte, quello che può sembrare adatto a tanti non sempre lo è per te, infatti, quando l’ho provata io (in piena crisi infiammatoria intestinale) guardando insistentemente la fiamma non mi ha affatto trasmesso sensazioni piacevoli.

Esempio di oggetto non idoneo

Osservando la fiammella della candela c’era come una sensazione di rinforzo del calore nel mio corpo, cosa che in quel momento percepivo inopportuna e spiacevole.

Optai per l’osservazione di qualcosa che mi evocasse freschezza e armonia e presi un frutto, ma anche questa scelta si rivelò inadatta a me, infatti dopo un paio di tentativi mi resi conto che mi si attivava il desiderio di mangiare il frutto stesso con un aumento della salivazione alla Homer Simpson che rendeva praticamente impossibile proseguire la meditazione.

Sorridendo a me stessa, decisi di scegliere un altro oggetto di osservazione, uno meno materiale, ma che risultava abbastanza familiare dato che gli rivolgevo spesso l’attenzione durante la pratica yoga, questo oggetto era il respiro.

Osservare le sensazioni dell’aria entrare dalle narici, percorrere la via per i polmoni attraversando la faringe, la laringe, i bronchi principali e tutte le diramazioni più piccole… sentire il diaframma abbassarsi all’inspiro e poi sollevarsi all’espiro e l’aria ripercorrere in senso inverso la strada;
percepire la stessa aria che era entrata con una certa temperatura, fuoriuscire più calda e più umida dalle narici…. a volte percepire l’effetto a distanza di questo flusso, come qualcosa di leggero nelle gambe, nelle braccia….era sicuramente più nelle mie corde.

Tutto ciò per dirti di testare e provare gli oggetti: possono essere i pensieri stessi, ma quello che occorre valutare è quanto sia adatto l’ “oggetto” in quel momento a te.

Quanto riesci ad osservarlo da una certa “distanza” senza caderci dentro?  e quando comunque questo accade, perché è normale che accada, appena te ne rendi conto riprendere l’osservazione dell’ oggetto è fattibile?

Se stai cominciando una nuova abitudine, una nuova pratica, se non vuoi abbandonarla subito dicendo “non fa per me!” cerca di partire dalla condizione più agevole e alzare l’asticella della difficoltà gradatamente.

Io ora posso meditare sia con il cibo che con la candela, anzi qui trovi la meditazione con la candela creata da me per bruciare le tossine 🙂

Tempo

Un altro fattore è il tempo: non è possibile oggigiorno pensare di fermarsi senza “fare nulla” per un’ ora e soprattutto farlo da un giorno all’altro con il nostro sistema di vita.

Il sistema mentale va in tilt, continua a inviarci pensieri disturbanti e boicottanti e ancora non siamo in grado di stare anche con essi. Anche per mantenere le qualità ARPA occorre allenarsi, per cui è davvero impensabile anche solo provarci.

Come in tutte le questioni di apprendimento anche in questo caso occorre partire con piccoli passi.
Apro un’altra parentesi e cioè che iniziare a praticare da soli è molto più difficile che farlo con qualcun’ altro;  cosa puoi fare?

  • sono nate delle bellissime app (Insight Timer solo per citarne una) che guidano visualizzazioni e/o meditazioni agevolando la messa in pratica per chi vuole iniziare individualmente e non ha mai provato prima;
  • iniziare a praticare in gruppo, di solito nei corsi yoga è possibile venire a conoscenza di gruppi che praticano il silenzio insieme. Oppure puoi cercare le associazioni o gruppi spontanei che lo fanno su internet. Io ho cominciato individualmente solo parecchi anni dopo aver cominciato in gruppo, ma tu scommetto che farai prima 🙂

Ti consiglio, se vuoi partire subito, di farlo per 3-5 minuti e creare una timeline che per esempio preveda 5 minuti alla settimana; 5 minuti due volte a settimana; 5 minuti tre volte a settimana e così via, ma il numero di settimane in cui procedere non deciderlo prima.

Nonostante sia una praticante yoga non ti nascondo che non è assolutamente facile praticare tutti i giorni, perciò ti consiglio di aumentare le volte in cui pratichi nella settimana solo quando hai consolidato l’abitudine e ti rendi conto che non ti costa troppo sforzo ricordarti di farlo.

Come

L’ultimo pilastro è il come, sì, perché devi sapere che meditare non è necessariamente stare seduti a terra a gambe incrociate.

Io mi alleno alla meditazione comodamente seduta su una sedia o su un sostegno che mi permetta di tenere la colonna vertebrale ben sostenuta con le spalle rilassate anche se non appoggio la schiena; le gambe, se sono sulla sedia, sono ben appoggiate a terra, e se ho la schiena appoggiata ad un muro, sono distese.

Il più delle volte lo faccio prima di scendere a fare colazione, seduta su una “mensola” ai piedi del letto, o dopo la pratica sul tappetino da yoga.

Ma come insegna Thich Nhat Hanh, possiamo allenarci al silenzio camminando, lavando i piatti, perfino cucinando, perché in definitiva qualsiasi cosa tu stia facendo o non facendo, il punto è concentrare l’attenzione su “qualcosa” e farlo rimanendo presente a te stessa; anche questo è meditare.

Mi auguro che con questo post e con il precedente tu abbia ricevuto una buona dose di energia per poter iniziare a coltivare il silenzio interiore.

Nel prossimo post ti parlerò dei benefici della meditazione o della pratica al silenzio, iscriviti alla newsletter e rimaniamo in contatto.

Orientarsi nella meditazione come una mappa da seguire

Sai come meditare? Parte Prima.

Proseguo i post dedicati ad Iniziare il Nuovo Anno col piede giusto, dopo quello su come la scrittura può aiutarti a stare meglio, eccomi qui a proporti un altro strumento che ha diversi benefici non sempre immediatamente ricollegabili alla sua pratica, ma indubbiamente dipendenti da essa, mi riferisco alla meditazione…tu sai come meditare?

Meditazione, ci fai o ci sei?

  • Forse ne sai già abbastanza di meditazione e sei arrivata qui per caso e sogghignando vuoi proprio leggere cosa scrivo al riguardo XD;
  • ne hai sentito parlare, hai una vaga idea di cos’è ma non hai mai provato a meditare;
  • hai provato a sederti a gambe incrociate, occhi chiusi a fare…non si sa bene cosa e perché…. ma l’argomento ancora ti incuriosisce;
  • hai iniziato a praticare il silenzio e sei nella fase “paragoni e confronti” e qualcosa in te vuole sapere se stai facendo tutto bene!

La premessa è legittima, visto che la meditazione è un po come lo yoga, tutti conoscono il termine, tutti hanno un immaginario collegato ad esso, ma pochi sanno veramente di cosa si tratta.

I praticanti esperti e/o insegnanti di discipline varie e propedeutiche a questo tipo di ascolto interiore e disciplina, sanno che esistono millemila sfaccettature e differenze sull’argomento.

Differenze che non riguardano solo la teoria ma anche la pratica perché in effetti certi termini rimangono gli stessi ma possono riferirsi a cose differenti.

E’ uno stato dell’essere

La prima cosa che quindi devi sapere è che la Meditazione è uno stato dell’essere, uno stato che la coscienza raggiunge quando l’osservatore o meditatore sperimenta tre fasi:

  1. La fase della concentrazione
  2. La fase della fusione
  3. La fase della meditazione

Quindi quando qualcuno dice faccio meditazione, in realtà il sottotitolo è:
“mi sto allenando per raggiungere lo stato di coscienza meditativo”.

Come te lo spiego?

Quello che mi ha aiutata a pensare come scrivere questo primo post, che potesse aiutarti a comprendere in via teorica questo stato di coscienza, è stato il ricordo di un personaggio della nostra cultura religiosa ma anche letteraria, San Francesco.

Una cosa davvero strana, visto che io non ho mai letto il Cantico delle Creature (ma dopo questo post andrò sicuramente a leggermelo) e ho in comune con la sua storia solo i ripetuti viaggi in Umbria, sarà per questo che il mio inconscio ha fatto emergere questo esempio?

Rammento delle raffigurazioni in cui il Santo parlava con gli uccelli e altre creature viventi e perciò ho immaginato la scena in cui osservava la natura del cielo e della terra, “E tutte le creature che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la sua natura servono, conoscono e obbediscono al loro creatore meglio di te, o uomo”.

Dall’osservazione, concentrazione, alla fusione

Osservazione più semplice da fare nella condizione di povertà che lui scelse.

Oggi possiamo avvicinarci a quell’essenzialità scegliendo la via del minimalismo e di pratiche di vita come quelle suggerite dalla regina del Decluttering, Marie Kondo,  ma (come dicono i livornesi) intanto ci possiamo provare anche con quello che abbiamo!

Come avrai immaginato questo stare con la Natura ha richiesto a San Francesco un certo grado di concentrazione. Mantenere l’attenzione su qualcosa, nel suo caso creature viventi e cose di Natura, ha fatto sì che dall’osservazione passasse alla contemplazione.

A questo punto “chi osserva” comincia a percepire che quelle cose che percepisce separate da sé, in realtà hanno una risonanza con “qualcosa” in lui.

Risonanza e connessione

Il passaggio successivo a quella risonanza è la connessione/fusione tra quello che prima era percepito come separato, “oggetto osservato”, e quello percepito internamente dall’ “osservante”.

Il lupo, gli uccellini e le altre creature animate e non, “parlavano” a San Francesco perché non c’era più separazione e distinzione tra lui e le stesse, tra lui e la materia di cui è composto l’Universo e nel contempo c’era un Sé consapevole di tutto ciò.

Muoversi nel mondo vivendo l’esperienza di connessione e fusione, modifica a livello profondo la percezione di Sé in relazione al Tutto, questo è essere in Meditazione. 

Per dirla alla Patanjali (responsabile della trascrizione scritta dei Testi Sacri dello Yoga) è il raggiungimento del Samadhi.

Spero di non aver fatto nessun torto né all’opera di San Francesco né a quella di Patanjali  semplificando al massimo la descrizione di questo Stato di Coscienza che in occidente abbiamo definito Beatitudine e in oriente Meditazione ma che alla fine secondo il mio modesto parere hanno molto in comune.

Quali Oggetti?

Questa specificazione è dovuta al fatto che le tecniche per pervenire allo stato di meditazione sono differenti e anche la natura degli “oggetti” almeno inizialmente lo è.

Ad esempio nella meditazione Vipassana (forse la più diffusa) gli “oggetti” di attenzione sono differenti primari e secondari, alcune fonti li suddividono in 7 categorie, alcune riguardano oggetti esterni, altri interni.

Mentre nello yoga, ad esempio c’è la meditazione Trataka, una pratica utilizzata specie nella fase di “pulizia della mente”. Consiste nel fissare un oggetto ripetutamente, per poi chiudere gli occhi e riprodurlo nella nostra mente, proprio all’altezza del nostro terzo occhio o sesto chakra (il punto tra le sopracciglia).

Se vuoi provare a eseguirla metto quella che ho elaborato io con una candela.

Bene per la parte più pratica ti aspetto la prossima settimana, scrivimi nei commenti cosa ne pensi fin qua e se vuoi ricevere gli aggiornamenti in tempo reale, iscriviti al blog attraverso la pagina dedicata alla Newsletter.

Scrivania con oggetti vari da viaggio

Sai come la scrittura può aiutarti a stare meglio?

In questo post approfondisco una delle pratiche di cui ti ho parlato in Come iniziare il nuovo anno col piede giusto e precisamente la pratica dello scrivere, perché ci sono tanti motivi per scrivere, ma sai come la scrittura può aiutarti a stare meglio?

La storia dell’uomo

Scrivere è stato sin dagli albori dell’ homo sapiens un modo per:

  • Comunicare qualcosa lasciando un segno, come nelle incisioni rupestri;
  • Oppure negli scambi commerciali, calcolare ed archiviare, come con le tavolette di argilla e la scrittura cuneiforme;
  • Riportare un manifesto pubblico di regole e leggi come nella Stele di Rosetta egiziana.
  • Nei tempi successivi, tramandare filosofie prima trasmesse solo oralmente come nei Testi Sacri dei Veda o della Bibbia;
  • Diffondere la conoscenza attraverso le metafore dei miti e delle leggende da Oriente ad Occidente, da Nord a Sud.
  • In tempi a noi più vicini, trascrivere immaginari futuri fantascientifici o avventure al centro della terra;
  • Immaginare viaggi nel tempo, incontri con dinosauri o extraterrestri;
  • Scrivere scenografie delle opere teatrali e cinematografiche moderne.

Insomma percorrere la storia della scrittura vuol dire ripercorrere anche la storia dell’essere umano.

La nostra storia

E questo è vero anche per noi, qui ed ora; possiamo utilizzare la scrittura per
ripercorrere la nostra storia:

  1. Quella più in luce, scrivendo un’autobiografia.
  2. Quella ancora inespressa, immaginando e visualizzando noi stessi e il nostro prossimo futuro.
  3. Quella in ombra che evitiamo perché non ci piace, ma che contiene anche bisogni inespressi e inascoltati che finiscono per guidarci inconsciamente nelle azioni.
  4. Quella del presente, connettendosi in senso olistico a tutte le nostre istanze: fisiche, psichiche, emotive, energetiche e spirituali, nel qui ed ora, come insegnano il Focusing, la Mindfulness e ancor prima le pratiche filosofiche dello Yoga e del Buddhismo.

Scrivere per stare meglio

I diversi modi di scrivere sono tanti e di certo non esaurirò qui la loro descrizione, anche perché non ho la pretesa di conoscerli tutti.

Qui, ad esempio, non scriverò di scrittura creativa intesa come allenamento per chi scrive o vorrebbe farlo di professione, lascio questo compito non facile a Pennablu.it o ai copywriter del laboratorio di parole di Balenalab (Adoro!) .

Scrivere per qualcuno che ti legge non è l’aspetto che considero qui.

Bensì la scrittura psico-emotiva, quella strettamente intima e personale che mira al ri-connettersi con quegli aspetti di noi che ben nascondiamo e neghiamo a noi stessi, ma che creano conflitti interiori (e non solo).

Di creativo rimane il fatto che qualsiasi scrittura stimola comunque la creatività in senso più ampio, perché utilizzare le mani, che sia per scrivere, per un disegno o un “lavoretto” di ricamo, uncinetto o altro, ha comunque un forte impatto sulla comunicazione con l’emisfero destro deputato alla creatività.

Come scrivo io

La scrittura che coltivo io è quella che si fa da soli, nel chiuso della propria stanza, è quella parte di scrittura che implica il lavoro su di sé che non può essere delegata al coach, al counselor o allo psicoterapeuta di turno.

Questi professionisti lavorano con te sul “terreno” che è quello che tu credi di conoscere di te, lo smuovono, lo nutrono affinché poi tu sia più predisposta/o a fare questo rimescolamento con te stessa/o; con autenticità, auto-empatia e soprattutto non giudizio, è un po’ come quando andavi a scuola e a casa dovevi fare i compiti, ma il bello è che qui i voti te li dai tu!

I benefici dello scrivere

A differenza dell’espressione verbale, la scrittura ha un impatto più autorevole anche verso se stessi, ricordiamo il detto “verba volant, scripta manent”.

Spinge, infatti, ad una maggiore riflessione e inoltre offre la possibilità di andare a lavorare con i nostri “personaggi” e con gli “oggetti” del nostro inconscio anche successivamente, come ad esempio nell’analisi dei sogni o del materiale onirico.

Una parentesi per lo scrivere a mano.

E’ stato ampiamente dimostrato dalla psiconeurolinguistica quanto sia importante scrivere a mano rispetto che a macchina; le aree cerebrali che si attivano sono differenti, ma diciamo anche che questo va considerato a seconda di cosa andiamo a scrivere.

Se devo inviare una email ad Amazon l’impatto non sarà lo stesso che se scrivessi una lettera alla me del passato! Gli articoli come questo del blog io li scrivo a mano ma poi nell’editing sul PC mi succede spesso di rivedere, correggere, ampliare o accorciare, quindi, con un mix di strumenti.

Come sempre ci sono predisposizioni, fattori e variabili che occorre sempre considerare oltre alle basi scientifiche.

Le tecniche e gli esercizi

Le tecniche di scrittura che personalmente ho sperimentato e che quindi propongo ai clienti sono:

  • La scrittura fluente in cui si lascia scorrere la mano senza nessuna attenzione alla forma e in cui si esprimono le parole in modo sempre più spontaneo, facendo associazioni libere che emergono dalla parte sempre più profonda e che si esprimono grazie ai simboli grafici delle parole. Lo scopo può essere di tipo catartico o anche per far emergere ciò che di una situazione reprimiamo e non riconosciamo così da poter poi sentire il bisogno ad esso collegato.
  • La scrittura della “lettera” che si utilizza per dare voce alla parte di noi sofferente (subpersonalità), a quella giudicante (superIo) ed eventualmente a qualsiasi altra parte coinvolta (ferita) nella situazione di conflitto o disagio con un Dialogo Interiore. Facendo emergere la polarità in ombra e permettendo di “mettersi nelle scarpe dell’altro”, anche se l’altro siamo sempre noi, si evocano insight, consapevolezze inaspettate che sciolgono il conflitto o il malessere interiore.
  • La scrittura autobiografica coinvolge l’aspetto più narrativo, ma anche in questo caso a differenza della scrittura creativa aiuta ad esplorarsi, a fare uno sforzo mnemonico e di concentrazione, emotivamente a richiamare risonanze degli episodi, suggestioni e fantasie. Si dà modo alle diverse parti di sé di ristrutturarsi, ascoltarsi e nel silenzio ritrovarsi.
  • A questo si collegano gli esercizi di re-visione di certi episodi significativi della vita e andare a vedere cosa hanno comportato come effetti positivi anche se nel passato sono stati vissuti negativamente recuperando oggi il senso della pari dignità della loro esistenza.
  • La scrittura di un diario, che utilizzato quotidianamente è una buona pratica antistress.
  • Le visualizzazioni scritte di obiettivi da raggiungere, di come ci sentiremo una volta realizzati. Quelle per gli stati dell’essere che rinforzano il nostro centro e lo rendono più forte e in grado di disidentificarsi da ciò che si fa e identificarsi con ciò che si è.

Gli effetti della scrittura a mano

Concludo elencando gli effetti della scrittura a mano:

  • Allenare la memoria, quante volte scriviamo qualcosa per poterla fissare meglio? Non mi riferisco solo alla lista della spesa, eheh.
  • Aumenta la concentrazione, soprattutto in questo tipo di esercizi in cui scrivere veloci non è un merito, occorre tempo per richiamare a sé sensazioni, emozioni, pensieri.
  • L’attenzione all’ortografia e alla grammatica non è indispensabile quando si scrive per sé stessi, ma essendo automatica comunque aumenta l’attenzione a ciò che si sta facendo.
  • Scrivere a mano aiuta nel raggiungimento degli obiettivi, è particolarmente vero quando si utilizzano planning, bujo e habit tracker; la soddisfazione di cancellare con una linea o un flag ciò che si è portato a termine o mettere una X sul giorno in cui abbiamo svolto l’azione che ci avvicinerà ad esso non ha eguali, non trovi?
  • Abbiamo già accennato alla funzione antistress e catartica in precedenza.

Se vuoi sperimentare una scrittura differente dal solito

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