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Chiocciola che supera un ostacolo

I 5 ostacoli al cambiamento

Significato del termine cambiamento

[cam-bia-mén-to] s.m.
Mutamento, trasformazione, variazione: c. di clima, di vita, d’umore; c. di proprietà || c. di scena, a teatro, mutamento degli scenari ~fig. improvviso e radicale mutamento di situazione, di atteggiamento.

Quante volte hai affrontato il cambiamento nella vita, che tu ne sia consapevole o meno, sai che è una realtà inevitabile. Così come si dice che il mutamento è vita e ciò che non muta è senza vita!
I principali sono:

  • Il cambiamo fisico, non è il caso di ricordarti gli scatti di crescita della pubertà (forse uno dei primi cambiamenti che mette in crisi) e della maturità sessuale (ed ecco il secondo, eheh); negli “adulti” ci sono i cambiamenti legati alla Maternità, alla Menopausa o al ciclo del Testosterone (chissà se è influenzato dalla luna o da marte?);
  • Il cambiamento emotivo, certamente collegato a tutte queste fasi di sviluppo fisico, ma aggiungiamo anche quelli legati alla ciclicità stagionale, ai ruoli familiari, professionali e sociali;
  • Il cambiamento mentale, questo è molto più raro, ed è proprio quello che invece andrebbe ed auspicabilmente rinnovato più spesso, perché è noto che a livello mentale siamo soliti “attaccarci” a convinzioni e costrutti senza attivare il necessario senso critico, il dubbio o la consapevolezza.
    Sapendo soprattutto che la maggior parte di queste convinzioni sono state indotte da altri o da noi stessi in epoche storiche personali anche di anni addietro e in situazioni di vita differenti dal presente.
    Eviterò in questa occasione di toccare l’argomento delle funzioni psicologiche dell’immaginazione e del pensiero, come lo sviluppo della morale, della creatività, dell’intuizione, ecc.

Sarebbe proprio il caso di non darci così per scontati e mettere in dubbio più spesso le nostre convinzioni, ma si sa questo tipo di consapevolezza è molto impegnativa da coltivare, non mi vedi ma sto alzando la mano per darti il 5!

E pensa un po, a pensarci bene, gli ostacoli più comuni al cambiamento sono proprio 5 e si possono rimuovere, se vuoi superarli con me continua a leggere 🙂

I 5 ostacoli al cambiamento

  1. Dormire poco.

    si intende la carenza di sonno, ma anche la regolarità del ritmo del sonno; proprio recentemente l’Omeopata da cui sono stata mi ha ricordato l’importanza del ciclo sonno-veglia e dei problemi immunitari che lavorare di notte comporta e 15 anni (su 20) di turni ti assicuro sono tanti!
    Si raccomandano 7- 8 ore di sonno, certamente con le variabili soggettive del caso, ma questo è il tempo medio necessario al cervello e all’ organismo per un corretto funzionamento.
    Anche l’orologio degli organi che suddivide le ore della giornata in base alla funzionalità degli organi, ci rammenta che bisognerebbe andare a letto entro le 23 possibilmente a digestione ultimata, senza assumere eccitanti come il caffè, in assenza di luci e onde sonore ed elettromagnetiche (no tv o apparecchi di altro genere in camera da letto).
    Essendo il sonno un bisogno fisiologico primario, poche notti insonne sono sufficienti ad esporti ad un rischio elevato (American Academy of Sleep Medicine).

  2. La fretta.

    Ne ho parlato anche rispetto al periodo di malattia che ho attraversato, ma a prescindere da questo, la fretta è sempre nemica della trasformazione.
    Se ti carichi di aspettative in relazione al tempo che ci vuole per raggiungere il cambiamento, presto rischierai di abbandonare il tuo miglior intento.
    Partire con una spinta eccessiva e sproporzionata rispetto le reali possibilità porta all’ esaurimento precoce della spinta motivazionale (se pesi 10 kg in più non puoi correre 10 km da subito) e ti sfiancherà prima di arrivare ai primi risultati osservabili che di solito sono importanti perché di sostegno per proseguire con costanza il nuovo percorso.
    Avere fretta significa non riuscire a comprendere come uscire dal problema e dare man forte al nostro sabotatore interno.

  3. Cambiare troppe abitudini contemporaneamente.

    Aggiungere troppi cambiamenti contemporaneamente anziché uno solo alla volta è un errore comune, spesso collegato alla fretta di cui sopra, e causa di stress eccessivo. Il cambiamento che si vuole ottenere è spesso il risultato di anni di cattive abitudini è impensabile azzerare tutto in una notte, io la chiamo l’aspettativa da “sindrome della bacchetta magica”. A tutti è capitato di desiderarla almeno in un’ occasione, ma tale aspettativa è il modo più sicuro di assicurarsi il fallimento del progetto e confermare così il senso di inadeguatezza che sta proprio sotto l’agire del nostro boicottatore creando un circolo vizioso. Per cambiare occorre modificare la mentalità (e si torna al cambiamento mentale) e per farlo è sufficiente intraprendere un passo alla volta, un passo costante e adeguato a noi, nel linguaggio del coaching un passo smart.

  4. Il perfezionismo o tutto o niente.

    No pain .no gain nessun dolore, nessuna crescita è una convinzione molto diffusa, soprattutto nel campo delle diete o dell’attività fisica.
    L’errore è credere che questo possa evitarci di cadere in tentazione, ma questo è irrealistico e aggiungo innaturale!
    Quello che accade quando si “cade” è che la caduta anziché essere vissuta per ciò che è, una caduta temporalmente limitata, un feedback, diviene l’alibi per il solito boicottatore che causa il mollare della nuova e ancora fragile abitudine. Per questo è meglio programmare il cosiddetto “sgarro” e mantenere le redini della situazione evitando così di dimenticare in un attimo tutti gli sforzi fatti fino ad allora e la gratificazione che ci attende nei successivi step e all’ arrivo del nuovo percorso. Occorre vivere questi incidenti come esperienze necessarie per mettere meglio a fuoco l’obiettivo, d’altronde, come si dice “una rondine non fa primavera“. C’è solo un caso in cui questo discorso non è valido, ed è nell’abitudine del fumo, perché fare anche solo un tiro di sigaretta è altamente nocivo perciò occorre essere inflessibili, come diceva qualcuno “ho smesso tante volte di fumare il difficile è non riprendere a farlo” 🙂

  5. Allenamento prima del movimento.

    Questo errore riguarda il movimento fisico, ma la sedentarietà è un problema ormai molto diffuso, non solo per i ciccioni come me, eheh, ma per l’elevato tasso di malattie cardiovascolari ad oggi, ancora prima causa di morte.
    Io la lezione l’ho imparata dopo almeno tre abbonamenti annuali o semestrali in palestra!
    A parte il discorso di quanto è deprimente l’ ambiente della palestra; al chiuso, con la musica a palla e tutti quegli specchi a ricordarti quanto lavoro c’hai ancora da fà, XD, purtroppo ho sempre avuto preparatori assolutamente inadeguati al duro compito di allenare partendo da -0 come nel mio caso. Era come se qualcuno chiedesse ad una neonata di correre quando ancora non sapeva nemmeno gattonare e inoltre, da praticante yoga, senza nessuna attenzione al respiro!
    Anche qui c’è il solito accostamento allenamento= sofferenza che mi porta subito nel vissuto del dovere anziché del piacere. Così ho deciso di fare attività fisica per agevolare il cambiamento di mentalità, anziché puntare alto con un Allenamento.
    Per questo vado a camminare almeno due volte a settimana, salto sul tappeto elastico almeno a giorni alterni, mi diverte tantissimo, e ballo, ballo da sola, in tutte le occasioni che ho; mentre pulisco, mentre scrivo al pc e anche mentre mi preparo le playlist per cucinare o per il suddetto tappeto elastico!

E tu cosa fai per agevolare il cambiamento? Che altri suggerimenti aggiungeresti? Commenta il post o scrivimi, sarò contenta di ricevere notizie della tua esperienza al riguardo!

 

Campo coltivato con albero

L’Estate è qui, sei pronta?

Ci siamo, con il Solstizio d’Estate, siamo ufficialmente entrati nella stagione dell’abbondanza, delle vacanze e delle ore di luce che alla sera ci regalano passeggiate nel Corso o in gelateria (io ne ho una fantastica vicino casa e invece l’Omeopata mi ha messo a stecchetto!).

Eppure in questo giugno non scriverò di come prepararti ad un Viaggio o ad una Vacanza, o di Prove Costume tardive, scrivo di come tutto rimane così com’ è, mentre le cose cambiano.

Questa frase è un po criptica, lo so, ma non saprei come altro descrivere la sensazione del cambiamento vissuto nel qui ed ora. E’ come una sensazione famigliare, già nota, una sensazione come… di ritorno a casa, ma nello stesso tempo c’è freschezza, energia e una sensazione di novità.

E’ questo che avviene dopo che “qualcosa” che non piace e crea disagio viene accolto anziché allontanato e messo da parte.
Accolto e ascoltato con una modalità differente, diversa dall’ordinario, come …come se qualcuno dicesse di Sì a quella sensazione anche se scomoda e fastidiosa.

Vabbè se volevo leggere di filosofia spicciola aprivo il libro di Filosofia for dummies, eheh.

Andiamo al sodo!

Mentre preparavo questo articolo, sentivo che l’estate, e i riferimenti con ciò a cui si collega solitamente o leggevo in giro per il web, non mi risuonavano per niente e forse non mi conosci, ma la congruenza e l’autenticità sono atteggiamenti di grande valore per me e a cui tendo più che posso (deve essere colpa dei messaggi incoerenti ricevuti da bambina, eheh!).

Posso avere un obiettivo, scrivere anche secondo un calendario editoriale, ma rimango sempre ME STESSA mentre lo faccio, o almeno ci provo.

In effetti il mio stato interiore non si sente affatto pronto all’ arrivo dell’Estate: indugiare fuori casa, aumentare l’attività fisica, relazionarmi ancora di più con persone, amici, parenti o fare scampagnate fuori porta, al pensiero, lo ammetto sento un oppressione al petto!

Per me ora è così.

Ho inserito il Saluto al Sole, nella routine del mattino, sperando di stimolare un po’  l’effetto sole, ma niente….solo grandi sudate fin’ora!

Mentre faccio colazione ascolto dei TED Talk, così, per “aprirmi” al mondo e conoscere nuovi personaggi interessanti nei più svariati campi.

Cerco di migliorare il mio inglese, da un paio di settimane ascolto (nella speranza di capirci qualcosa in più) questi due episodi di un podcast che si chiama This American Life:

  1. l’ episodio sul cuore
  2. quello sul senso del dovere

Di occasioni di lavoro che mi portano fuori casa (e con il caldo di questi giorni non si scherza) ne ho a sufficienza e non se ne parla proprio di uscire di più!

Quindi questo post parla

  • di quando tutto si muove verso una direzione e tu, invece, vorresti solo rimanere ferma o andare addirittura nell’altro senso;
  • di quando senti richieste (sia da te stessa che dagli altri) che percepisci come più impegnative di quello che vorresti, ma non riesci proprio a dire no.
    Non lo fai perché temi di non guadagnare abbastanza soldi, ma perché certe cose riempiono il tuo ego ancor più del portafoglio, diciamola questa scomoda verità;
  • di quando sembra che tutti sappiano cosa vuol dire sentirsi nel posto giusto, mentre tu credi di avere un biglietto perenne per la “casa degli specchi” con cui fare i conti e non ti è affatto chiaro come uscirne;
  • di quando pensi che le “colleghe” sanno tutto quello che occorre per avere successo e invece tu sei piena di dubbi perché quando le energie scarseggiano e non sei la Dea Kalì, avere ancora spazio per realizzarti professionalmente (dopo 25 anni di “altro” e nuovi obiettivi da perseguire) si fa abbastanza impegnativo. Aggiungiamoci pure che le energie con il caldo stanno a zero e il quadro è completo.

Fermati… fermati, fermati un attimo e… respira, respira, respira.

Sembra così facile fermarsi, allora perché non lo facciamo?

Perché a volte si è come intrappolati in una centrifuga, un vortice, dal quale non si può uscire da soli, a meno che qualcuno non ci tenda una mano; qualcuno che si affacci, magari dopo un bel “radicamento” o una “sintonizzazione con il corpo” e ci dica:  “…ehi, ciao? Tutto bene?.. Io sono qui e ti vedo…ti sento…e sento come ti senti!”

In questo modo quello che si prova assume una dimensione più tollerabile, più distante, anche se ancora percepita, ma da una posizione disidentificata, come se ci togliessimo un paio di occhiali che coloravano il vissuto e di fatto diventiamo osservatori e compagni di noi stessi.

Semplice vero? Ma non affatto facile!

A volte quel qualcuno non parla, sta lì con noi, in silenzio…ma un silenzio denso, carico di significato, di rispetto e di premura silenziosa
Hai presente l’amica…quella con la A maiuscola, quella che sa che non serve cercare di tirarti su, quando stai così, perché non funzionerebbe e sa che non è questo quello di cui hai bisogno?

Nel qui ed ora, nell’adesso insieme…. rimane lì, affianco a te, che intanto hai un groviglio tra il petto e lo stomaco, e mentre sei in ascolto e descrivi ciò che accade ti fa sentire amata, accolta così come sei.
Puoi essere … triste, …arrabbiata, …delusa …e ad un tratto senti nel groviglio che qualcosa si delinea meglio e senti una pressione che adesso preme da dentro a fuori, glielo racconti, con dovizia di particolari, come se stessi descrivendo la cosa più importante al mondo.

Questa Presenza (che hai dentro di te) sa starti accanto senza volere che qualcosa cambi…equanime con tutto ciò che sei e stai provando, e rimane lì, come a dirti “Sì…puoi essere come sei, anche con il groviglio, quel groviglio che adesso preme da dentro a fuori”.

Dice Sì

a tutto quello che in quel momento emerge sotto forma di: ricordi, immagini, emozioni, senza se e senza ma. Anche quando ad un certo punto (e stanne certa che accade sempre), ti fermi a fare qualcosa che di solito non fai perché rimuovi, eviti, reprimi, stai pur certa che si farà sentire la solita voce!
La voce dentro di te, che sotto forma di pensiero e frasi ti fa sentire giudicata e/o criticata, perché  stai certa che lei sa tutto ed è pronta a dire la sua…

Questa parte in presenza, lo sa, sa quello che la voce pensa, sente e dice… ma nonostante tutto dice “Sì”, “sì” pure a quella criticona, rigida, maestrina perfettina “so tutto io” …e sta vicina anche a lei, eh già! Perché, diciamolo, anche quella lì non è che proprio stia bene eh? XD

Ha tutto il mondo sulle spalle da una vita ed è stremata, ma vuole comunque fare il suo dovere e anche se è stanchissima di tenere sempre duro e non mollare mai, ma proprio mai, continua e continua a parlare per non farti stare con quella sensazione corporea (che invece ti permette di percepire la realtà), i ricordi, le emozioni, perché sennò… sennò…chi lo sa che ti può capitare se lei molla il controllo?

Potresti dover affrontare qualcosa di pericoloso,

di sconosciuto, potresti perfino mo-ri-re! In verità non lo sa più nemmeno lei perché tiene così duro, sa solo che è sempre stato così e così SI DEVE FARE. E ancora, e sempre… appena c’è qualcosa di nuovo, di strano, magari  un qualcosa di vagamente simile a quella volta che, “ti ricordi quella volta che…?”; perché tu non ricordi, ma la voce sì, eccome se se lo ricorda…e sta pronta a proteggere la piccola te, pure se ormai sei grande e ora c’è qualcosa di diverso, di fresco, di nuovo, se ti fermi ad ascoltare.

C’è qualcosa di differente, qui vicino, con le qualità dell’ empatia, della compassione e perfino dell’ amorevolezza, PRESENTE a tutte le “parti”…ed è proprio in quell’istante che la magia accade, dopo l’ennesimo “Sì”, la sensazione nel petto/stomaco cambia: avviene come un movimento interno, il groviglio che premeva da dentro a fuori si trasforma, tutto ciò che emerge ha un senso differente e cambia e si modifica…

E’ un respiro profondo…

così percepisci il cambiamento, è qualcosa che si rilassa e si abbandona, si sente a casa, finalmente; l’esilio è terminato…. e c’è meraviglia, c’è gratitudine, c’è amorevolezza, equanimità, laddove prima c’erano tensione, conflitto e sofferenza. E quella che teneva duro? Anche lei può darsi il permesso di mollare: c’è qualcosa di più grande ed accogliente che sostiene tutto e lei si può appoggiare …così come la tristezza, la rabbia e tutte le altre emozioni che una alla volta si sono fatte ascoltare. Possono finalmente fare un passo avanti, perché qui ed ora c’è chi può stare con TUTTO senza dover fare per forza qualcosa, se non dire “Sì, hai tutto il diritto di esistere, ti vedo, ti sento…sento quello che senti, non importa perché, ora non importa da dove arrivi, ora SONO QUI CON TE, non sei più sola”.

…Adesso c’è silenzio…

c’è quiete…c’è calma, e nello stesso tempo c’è un “senso di presenza consapevole”, di attimi che si susseguono senza tempo e senza spazio… fino alla prossima marea, allora tornerà e ascolterà ancora le onde che si susseguono…

 

Grazie per essere arrivata fin qui nella lettura, inutile dirti che già per questo come minimo dovrei offrirti un gelato (di quelli buoni eheh)!

Quindi ti regalo la mia lista per l’estate, 20 cose da leggere, fare, guardare, per trascorrere una bella estate, spero ti piaccia.

Hai letto il riassunto, la trascrizione completa sarebbe stata troppo lunga, di un Processo di Focusing eseguito da sola.

Se sei curiosa potrai conoscere e sviluppare la capacità di focalizzare con il metodo del Dott. Gendlin e cambiare il “fuori” in modo naturale, grazie all’ascolto “dal di dentro”; incontrare l’ insospettabile potenza della nostra intelligenza corporea e vivere ogni processo come una magia, nonostante lo pratichi regolarmente da ben 6 anni per me è ancora così.

Nella pagina degli eventi le prossime date del mio Corso Base di Focusing.
Se vuoi condividere questo post fallo, se vuoi scrivermi nei commenti sproloqui e imprecazioni fallo, ne hai facoltà; se non vuoi scrivere, va bene lo stesso, si dice che anche non comunicare è comunicare, eheh, per il resto ti auguro Buona Vita e una buonissima Estate.

Obesità: 3 cose che devi assolutamente sapere

Di obesità si parla poco e spesso male, è ora di sapere almeno 3 cose sull’argomento.

Nei giorni scorsi Enrica Crivello (lei e Ivan Rachieli hanno questa cosa fighissima chiamata Guido) ha segnalato nelle sue stories la puntata 589 del podcast di The American life “Tell me I am fat” in cui 3 persone parlano della loro obesità in 3 situazioni differenti e mi è molto piaciuta.

SINCRONICITA’

La stessa settimana sulla rivista Internazionale (ultra consigliato perché si occupa di questioni di cui non senti parlare nei telegiornali ma soprattutto ha degli articoli sul nostro paese davvero illuminanti) mi ha colpito un articolo scritto da un giornalista sportivo americano con problemi di peso e anche questo mi è piaciuto molto per come è stato trattato l’argomento.

Per finire la sequenza di coincidenze, il lunedì successivo sono dovuta andare in farmacia a prendere delle pastiglie e la commessa si è sentita in dovere di consigliarmi un macchinario sciogli grasso per addome, hai presente quelli che andavano di moda negli anni 80 che praticamente facevano ginnastica passiva e tu ti illudevi che quel mezzo cm che perdevi di liquidi era qualcosa di permanente e duraturo? Che questi macchinari miracolosi ti facevano dimagrire senza dover far niente?… sì proprio quelli!

Ho dovuto fare un grande sforzo per non ridergli in faccia ma anche per non sbottare di rabbia perché sinceramente non credo che se fossi stata sottopeso mi avrebbe consigliato un prodotto miracoloso per fare massa muscolare in poche ore… o forse sì, visto a cosa si sono ridotte a fare le farmacie oggigiorno!

3 episodi accomunati dal tema dell’ obesità

Queste mi sono apparse come sincronicità ossia “coincidenze significative” come le definiva C. Gustav Jung. Qualcosa che riguarda te o la tua vita in un dato momento si collega a fatti, segni, simboli o altro nell’ ambiente circostante quasi a evidenziare non solo una certa selettività dell’ attenzione inconscia, ma anche quanto il “dentro” sia collegato al “fuori”, ma solo a volte ce ne rendiamo conto.

Nel mio caso il fatto interno è stato a fine marzo fare da soggetto principale nel servizio fotografico per il blog, voglio rendere autentica e congruente la mia brand identity e mi sono messa in gioco fino alla fine.

Quindi faccio ufficialmente outing e ti dico ebbene sì, sono GRASSA.

La premessa è stata un po’ lunga perciò scrivo subito le 3 cose che devi sapere:

1-PREGIUDIZI

sinceramente non capisco perché chi non è grasso, molto spesso, non riesce a mettersi nei panni di chi lo è. Che sia ancora diffuso il pensiero e la convinzione che chi è obeso può dimagrire purché lo voglia. Spero di non darti un dolore ma non è così, te lo assicuro e i motivi sono diversi:

  • Primo anche chi è grasso ha una vita come tutti gli altri, lavora, magari ha dei figli e una famiglia, giornate convulse e come tutti pochissimo tempo. Non è che una persona grassa ha tutta la giornata a disposizione per concentrarsi e focalizzarsi unicamente sul diventare magra magari passando ore e ore in palestra o in cucina a cucinare nel modo più sano e magari soddisfacendo anche i bisogni di tutta la famiglia (i ceci a lui no, la verdura cotta a lei non se ne parla ecc.) e magari facendo la spesa nei posti più adatti allo scopo come i mercati bio, a km 0, che non sono proprio 0, eheh.
  • Secondo quest’ incomprensione è ancora più esacerbata dalle mode imperanti del veganesimo e del salutismo alimentare che ovviamente da sole non bastavano e si contendono lo scettro dell’attenzione con questa sorta di ossessione per il cibo che ha invaso tutti i mass media a tutte le ore… ma non eravamo noi grassi a pensare solo al cibo? Su questi palinsesti e il “non si fa più sesso” potremmo scriverci post e post, che te lo dico a fà!
  • Terzo ma non per importanza, l’aspetto psicologico e lo stereotipo che l’obeso è una persona che ha certamente problemi psicologici irrisolti con la sua infanzia o blocchi emotivi da curare con la psicoterapia. Non è detto!
    Forse invece è il caso di cominciare ad allargare lo sguardo e comprendere che qualcuno sta pagando più visibilmente di altri lo sviluppo industriale, le colture intensive, i veleni e l’ inquinamento che riguardano sistemi socio economici moooolto più grandi di noi ma che purtroppo stanno incidendo sul nostro DNA non solo con malattie autoimmuni, il cancro o le mille mila allergie anche se non lo dice nessuno.

2- ESSERE OBESI NON E’ UNA COLPA

  • Dimagrire è una questione difficilissima quando di chili ne hai pochi figurati quando a dir poco sono 10-15-30 o più. Non si tratta di mangiare di meno, si tratta di molto di più, è un’impresa immane da tutti i punti di vista te lo posso assicurare perché anche se mi sono messa a dieta solo due volte in vita mia mi è bastato per comprendere che non è così, che il convincimento “si è grassi perché si mangia troppo rispetto a ciò che si brucia” non è l’unico fattore dell’equazione.
  • Ormai è risaputo che se perdiamo peso ci sono dei meccanismi di compensazione per cui il peso perso, per lo più massa magra, viene sostituito da tessuto adiposo, da cellule che consumano meno energia a parità di introito alimentare, a causa del metabolismo dell’età della pietra che è predisposto ad allarmarsi quando perdiamo peso.
    Purtroppo gli appelli alla vita sana non fanno che consolidare questa idea che il peso corporeo sia legato solo all’ autocontrollo ma allora che mi dici di quel bambino che a 8 anni pesa 60 kg come può aver colpa di questa condizione?
    Essere nati con una predisposizione all’ accumulo di cellule adipose che si consolida entro i primi 12 anni, ci dice che probabilmente c’è un quid genetico che sommato a fattori ambientali, abitudini alimentari e motorie, aumenta l’accumulo in modo esponenziale. Si diventa grassi perché la genetica non è generosa, oppure perché si passa come tutti un momento difficile, oppure, per le donne, per effetto di una o più gravidanze o perché per anni, magari si è costretti a causa del poco tempo e dei pochi soldi, a fare una vita sedentaria.
  • Quello che vorrei fosse chiaro è che si diventa grassi anche per caso, sì e potrebbe capitare anche a te (immagina il mio dito indice che ti indica mentre lo leggi, eheh).
    Non voglio rivendicare un “orgoglio grasso”, come quasi tutte le persone come me, che con eufemismo vengono definite oversize, vorrei essere più magra ma quello che vorrei ottenere di più è rispetto e comprensione: dalle altre persone e dalle Istituzioni. Magari qualche strumento per far emergere la discriminazione dove c’è, perché come viene sanzionata la discriminazione per razza, sesso, religione, così dovrebbe essere sanzionata quella per peso corporeo eccessivo.

 3- DIRITTI DEI PAZIENTI

  • Essere obeso è, in un certo senso, come essere ammalato oppure vecchio: ti rendi conto di cosa significa realmente solo quando grasso ci diventi, proprio come quando all’ improvviso ti ammali, oppure capisci di essere diventato anziano.
    Sono condizioni della vita che tendiamo a rimuovere per anni e anni privando così, chi è già in quella situazione, della necessaria empatia che meriterebbe fino a quando non tocca a noi.
    E la società intorno non è differente: mette al bando i malati e gli anziani chiusi nei nosocomi o nelle residenze per anziani (qualcuno vede cartelloni o pubblicità o fiction o film con moribondi o vecchi?) ma fra qualche anno quando la popolazione sarà per tre quarti di anziani allora forse vedremo Friends in versione di ottantenni alla riscossa, eheh.
    E così si tende a nascondere anche i grassi e far finta che il problema sia solo loro, o meglio nostro, perché a differenza di chi è malato e anziano, chi è grasso è anche responsabile della sua condizione secondo i pregiudizi visti prima.
  • «Oggi i pazienti in eccesso ponderale non hanno diritto al ricovero in una struttura specializzata, a meno di complicanze gravi – dice Virginia Bicchiega (ricercatrice e nutrizionista dell’Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo, Verbania) – Se il paziente non arriva all’ infarto o alle ulcere da diabete non è considerato malato. Chiediamo che possa essere ricoverato e curato, e che abbia accesso ai farmaci, i pochi che ci sono, per il trattamento dell’obesità” ad un Convegno sui diritti delle persone con obesità.
    Additati, guardati con riprovazione, a volte derisi, noi grassi e intanto il problema dell’eccesso di peso diventa sempre più diffuso, un italiano su 10 secondo gli ultimi dati Istat.
  • Si rafforza lo stigma sociale verso chi ne è affetto, e l’effetto è quello di peggiorare non solo il benessere emotivo, ma anche quello fisico, compromettendo le possibilità di perdere chili e la salute in generale.
    Chi subisce il pregiudizio riesce meno di altri a dimagrire, è più esposto a disturbi psichici e fisici, evita di sottoporsi a controlli. Basti pensare che recentemente in Gran Bretagna lo stesso Nice (National Institute for Health and Care Excellence) ha diffuso delle raccomandazioni rivolte ai medici per migliorare l’assistenza alle persone obese. Fra l’altro, si raccomanda di usare toni rispettosi e non denigratori, di fare il possibile per rendere accessibile lo studio e l’ambiente, di fornire informazioni realistiche su quanto peso il paziente può perdere, o quanto aumento di peso futuro può prevenire.

Concludendo

Mi sembra che per adesso il quadro generale è abbastanza completo, se vorrai sapere come ho imparato a convivere con la “mia” obesità, iscriviti alla mia lista e riceverai il prossimo post a fine mese.

Ti lascio con una riflessione di Susannah Conway, lei si riferisce alla menopausa, ma credo si adatti bene anche a questo tema:

“Mi sono abituata ad avere il controllo sulla manifestazione fisica del mio io, ma il mio corpo sta improvvisamente camminando per il suo percorso predestinato.
Il mio corpo sta cambiando. Sto cambiando. Non posso fermarlo, quindi dovrò sedermi con le mie paure e imparare il nuovo linguaggio del mio corpo”.

Mercurio retrogrado mi fa un baffo!

Mercurio retrogrado mi fa un baffo!

Sono nata a marzo e il mio compleanno quest’anno è coinciso con la luna nuova, e con mercurio retrogrado (dal 5 al 28 marzo).
Ora…, io non sono esperta di questo tipo di astrologia, ma per chi ne sapesse ancora meno di me, mercurio retrogrado non vuol dire che il pianeta inverte la rotta sulla sua ellisse e va in retromarcia, eheh, ma si crea questa illusione rispetto gli altri pianeti.

Per spiegarlo più semplicemente, è un po’ come quando sei in treno e si affianca un altro treno che va più veloce, per un attimo ti può sembrare che il tuo treno vada all’ indietro!

Quando Mercurio è Retrogrado, infatti, il pianeta si trova in una fase di debolezza e le cose sembrano andare per il “verso sbagliato”.
Possono esserci ritardi, situazioni frustranti, mancanza di chiarezza nelle comunicazioni e fraintendimenti all’ ordine del giorno.

Ma come spesso accade, non tutti i mali vengono per nuocere!

Mercurio non si diverte a fare i dispetti, ma pone i riflettori su quello che già non funziona/fluisce come dovrebbe.
Mercurio è il pianeta della comunicazione non solo tra noi e il resto del mondo, ma anche tra conscio ed inconscio, quindi forse è un buon momento per prendere consapevolezza di cose ed aspetti di noi che di solito “non vediamo”.

Ma perché sono partita da questo argomento ti chiederai?

Perché il 28 marzo ho fatto il mio primo servizio fotografico e si è scatenato l’inferno, eheh, scherzo ma non posso negare che ci sono stati diversi impedimenti, ritardi e ostacoli da superare:

  • La ragazza che ho assunto per darmi una mano a preparare gli ambienti per le foto si è rivelata meno competente di quanto occorresse;
  • il lavandino della cucina si è ostruito e il mio idraulico fino all’ultimo non sapeva se sarebbe passato in tempo;
  • la tapparella enorme del soggiorno elettrificata ha deciso che voleva rimanere abbassata e lasciarci a mezz’ ombra!

Insomma questi sono solo gli eventi esterni più eclatanti che mi hanno “allietato” nelle 3 settimane prima del fatidico giorno.

La me di qualche anno fa avrebbe letto questi segnali come predizioni nefaste per il servizio fotografico che, invece, finalmente mi sono decisa a fare per il mio blog, il mio lavoro, ma anche per dimostrare a me stessa che il grado di auto-accettazione ed empatia sviluppato grazie al Focusing ha portato a dei cambiamenti concreti anche ad un certo livello di difficoltà!

Questa è la prova dell’eroina?

Ad un certo punto mi sono anche ricordata le parole di Giada che aveva vissuto un momento simile quando stava per mettersi in proprio e le era stata fatta una proposta di lavoro davvero allettante:
il senso era che a volte “qualcosa” ti mette alla prova per testare la tua motivazione e decisione; è come arrivare ad un bivio, con una strada sconosciuta e dover decidere se avere fiducia in ciò che stai facendo e proseguire con coraggio o desistere e tornare sulla strada sicura e familiare, nella comfort zone!

Io mi sentivo in pace con me stessa (ma conscio ed inconscio erano allineati verso l’obiettivo del servizio fotografico?) ed è stato come camminare con la testa china, guardando gambe e piedi procedere un passo dopo l’altro, mantenendo la concentrazione nel fare ciò che occorreva fare, nonostante gli imprevisti, andando avanti e superando un ostacolo dopo l’altro.

Cosa mi ha permesso di non cedere a quelli che potevano essere letti come segnali negativi e/o auto-boicottamenti?
Cosa mi ha permesso di considerarli solo imprevisti o prove per allenare la mia volontà?
Anche se erano supportate dalla vocina giudicante e sulla difensiva che diceva: “Ma che sei matta? Non vedi che limiti hai? Ma chi te lo fa fare…” Cosa mi ha permesso di ascoltare questa vocina, riconoscere la sua preoccupazione, ma non darle retta?

Come ricordavo prima, tutto il lavoro fatto su di me grazie al Focusing  e la consapevolezza che le cose più importanti per raggiungere l’obiettivo, invece, stavano seguendo fluidamente il loro corso:

  • ho chiamato Sharon per il servizio fotografico e con lei tutto si è svolto naturalmente, dal preventivo al lavoro di personal branding precedente al servizio vero e proprio;
  • la consulenza con Jessica sugli outfit da indossare nelle diverse ambientazioni; è stata una bella occasione per vederci di persona e passare una mezza giornata insieme;
  • senza parlare dell’aspetto della cura di me, mi sono preparata fisicamente e psicologicamente con delle camminate giornaliere, un’alimentazione sana e i rimedi suggeriti da Silvia, oltre all’ appuntamento con estetista, parrucchiera e chirurgo plastico (scherzo!).

Adesso non vedo l’ora di vedere il risultato delle foto e poterle utilizzare per il Blog, intanto che aspetti puoi iscriverti alla lista e salire a bordo per ricevere le mie news e le notizie sul prossimo Corso Base di Focusing che farò.

Di blocchi creativi e modi per superarli

Il mese della super luna è alla fine e il post blog mensile che di solito pubblico con la luna piena deve ancora essere scritto.
Allora realizzo che può essere una buona occasione per mettere in pratica ciò che insegna il Focusing e superare il blocco di qualsiasi natura.

Cosa si fa in questi casi?

Si parte dal principio e dal perché, decido di ricordare perché voglio scrivere un blog, qual è l’obiettivo, la vision (diffondere il Metodo Focusing) e in senso più specifico qual è lo scopo per cui scrivere il prossimo post (collegarlo a un progetto in corso)?

Tu puoi chiederti cosa c’è dietro quella cosa che dovresti fare ma non fai; perché invece di solito la fai? Che motivazione hai per portare avanti quel dato impegno, quel comportamento o altro, non essere frettolosa/o e senti nel corpo cosa succede in corrispondenza di ogni possibile motivazione. Se vuoi un aiutino, in questo post trovi l’ “esercizio dei perché”.

La mia motivazione ce l’avevo sotto agli occhi… era proprio la difficoltà, il percepire qualcosa come un disagio, era come quella “strana sensazione”, quella che ogni tanto emerge (a me si fa sentire nello stomaco, ma non è così per tutti) quella che di solito cerco di ricacciare nel buio dell’inconsapevolezza.

La stessa che a volte ammutolisco mangiando, oppure che rimuovo portando altrove l’attenzione e magari imbarcandomi in mille attività differenti (odioso multitasking), sì, è proprio così che iniziano “quelle” sensazioni che a lungo andare poi creano blocchi!

Ti succede mai?

Che poi, questo “qualcosa” di scomodo, fastidioso e assolutamente indesiderato, rappresenta il principale motivo per cui ho intrapreso il viaggio nel mondo dell’ ascolto e dell’empatia e in particolare, negli ultimi 4 anni, del Focusing.

Oggi il mio “qualcosa” si presenta sotto forma di “blocco creativo”.

La difficoltà nello scrivere in questo caso rientra nella mia difficoltà di fare ciò che devo fare anche quando non ne ho voglia e quindi nel conflitto interiore che ne scaturisce.

Nel conflitto ci sono almeno due parti in disaccordo.

In questo caso c’è una “parte” che non si è sufficientemente attivata per raggiungere l’ obiettivo post blog e “dice” cose come:
“non riesco a scrivere a comando… non ho un argomento che mi appassiona… ho deciso in un momento troppo antecedente cosa scrivere e perciò ora non percepisco più quello che avevo messo nella bozza editoriale come interessante o adatto…” e altre scuse davvero convincenti a giustificare il blocco stesso.

E poi ce n’è un’ altra che, invece, ha ben presente quanto sia importante scrivere per il lavoro e per metterlo in relazione con i temi della crescita personale, della consapevolezza di sé, della relazione col proprio corpo. Quanto sia utile per l’educazione alla prevenzione dello stress e al  ben-essere in generale, ma soprattutto di chi spesso si occupa di quello degli altri ma spesso fa come quel calzolaio che andava in giro con le scarpe bucate perché non ha tempo sufficiente per prendersi cura di sè!

Ricordare il perché mi aiuta a ritrovare l’energia motivazionale per iniziare a pensare di scrivere:

 

  • Allora ne ho abbastanza ora per cominciare l’azione di “sblocco” facendomi supportare dalle soul coaching cards, estraggo una carta dal mazzo (le pubblicizzo ma sappi che non mi pagano per farlo), dopo aver preparato il giusto clima con una candela, una tazza di tè fumante, porto la consapevolezza a tutta me stessa nel qui ed ora, sono pronta.
  • La carta estratta è Acceptance (Accettazione): l’accettazione incondizionata, la cura e l’amore per se stessi e per ciò che si è.
    Ti giuro che ci sono rimasta di stucco.
    In pratica il mio inconscio mi dice di accettare quello che c’è in questo momento in me, che è anche ciò che insegna il Focusing.
    A) quel qualcosa che si sente bloccato, inadeguato a non svolgere un “compito” che dovrebbe svolgere e che per questo si sente in difetto;
    B) quel qualcos’altro che ricorda i motivi ed i perché vuole portare avanti l’impegno del blog e cerca di affrontare e superare il blocco….
    Porto l’attenzione alle “sensazioni significative” di ognuna delle due nel mio corpo… quando tutto ciò emerge lo accolgo, lo descrivo, risuono e se succede, accolgo anche il simbolo che emerge… allora dopo poco, arriva un sospiro, “il sospiro” è un respiro più profondo che crea uno spazio maggiore dentro di me.
    Crea uno spazio che può accogliere tutto ciò in modo equanime e nel fare ciò lo riunisce a qualcosa di ancora più grande …ecco, è questo che succede nel Focusing, qualcosa di veramente semplice, anche se non facile.
  • Ok, ora come posso collegare questa carta dell’Accettazione all’ obiettivo del post?
    E’ stato davvero semplice, della serie mi piace vincere facile, perché
    l’accettazione è uno dei grandi doni che insegnando e praticando il metodo Focusing si alimenta, è una conseguenza spontanea e naturale di quando si impara a stare con tutto ciò che c’è in se stessi.
    Con tutte le proprie espressioni, i propri automatismi, le difese che si formano nel corso della vita, i pensieri, le emozioni, i sogni, i progetti, ma anche i bisogni, i dolori, le paure e insegna a farlo in uno stato di Presenza e amorevole disponibilità che è propria dell’ accettazione incondizionata.

L’accettazione è un processo.

Non è qualcosa che posso decidere di attuare solo perché me lo dico, c’ho provato, fidati, non funziona.

L’accettazione è un processo e in quanto tale presuppone dei passi.

Il primo passo verso l’accettazione (se non sai focalizzare col metodo Focusing, eheh) è la consapevolezza, la non negazione, l’onestà verso se stessi:
è la conoscenza di sé in quel preciso momento.

Per allenare questo importante passo, ho ideato un corso on-line accessibile a chiunque abbia voglia di intraprendere questo viaggio verso di sé ma non può ancora partecipare ad un gruppo Base di Focusing live.

Un corso che si può percorrere con i propri tempi e modi:

  •  per chi conosce l’importanza e la potenza dei simboli e quanto essi possono esserci amici utili poiché parlano direttamente al nostro emisfero destro, quello analogico, intuitivo, creativo che unisce i puntini e tira le somme;
  • per chi ama le visualizzazioni e ha voglia di imparare ad utilizzarle più spesso come strumento di consapevolezza;
  • per chi vuole mettere subito in pratica ciò che scopre ed impara su di se con gli esercizi e i suggerimenti collegati a ciascuna lezione per averne un beneficio immediato nel quotidiano. Perché la teoria è interessante, ma se non serve ad agire al meglio nel quotidiano a che serve, oltre che ad aumentare la distanza tra pensiero ed azione?

Stai morendo dalla curiosità? Spero di sì…

Il corso si chiama I Magnifici 7+1 ne stai avendo un’ anteprima assoluta.

E’ un corso che tratterà il simbolismo e gli aspetti principali dei 7 centri energetici più famosi al mondo: i Chakra che ormai fanno parte a pieno titolo del nostro inconscio collettivo e perciò non riguardano più solo l’ evoluzione spirituale per coloro che sono nati in Oriente, ma anche gli aspetti più mentali e comportamentali che interessano maggiormente noi Occidentali.

Il +1 è riferito all’ atteggiamento con cui avvicinarsi alla conoscenza di sé (trasmettendo i primi passi del focusing per un approccio non giudicante e sicuro) e si riferisce anche al metodo per utilizzare tutte le informazioni e gli strumenti che darò nel corso.

Questo affinché sia l’atteggiamento che i diversi strumenti (visualizzazioni ed esercizi) non rimangano lettera morta una volta ricevuti ma possano concretamente, sistematicamente e periodicamente essere utilizzati per crescere e riequilibrare le qualità e le potenzialità ancora inespresse di sé.

Se sei interessat* puoi cominciare a conoscere qualcosa dei chakra con l’e-corse gratuito su di essi e i loro Màndala cliccando QUI.
Se hai già ricevuto l’e-corse e/o preferisci aspettare direttamente il corso on-line, puoi inserirti nella lista dedicata QUI così potrai ricevere aggiornamenti e sconto pre-lancio.

Buona Vita.

albero spoglio

Di cicli naturali ed energia vitale.

In inverno tutto rallenta e si ritira, i terreni restano incolti, gli alberi stagionali spogli, alcuni uccelli migrano, altri animali vanno in letargo o semi-letargo.

In quanto esseri viventi che fanno parte di questa natura, la qualità di questa energia vitale non può che rispecchiarsi anche in noi.

Lo sapevano bene le culture orientali dalle quali arrivano lo yoga e la medicina tradizionale cinese che da millenni ne tengono conto nel quotidiano vivere.

L’energia vitale oggi.

Purtroppo la vita di oggi, frenetica, ambiziosa e consumistica non da modo di rallentare e di sentire quello che accade al nostro “terreno”.

Il risultato è che questo non si purifica e non si rigenera come dovrebbe.

La conseguenza più visibile e condivisa da tanti è la stanchezza che non permette all’ organismo di assecondare lo slancio energetico tipicamente primaverile della vita che sboccia colorata e ricca di varietà.

Quell’ energia vitale non compare dal nulla, è il risultato del riposo al buio, del ritiro della linfa alle radici e del rallentamento invernale.

Questo stato consente al tutto di rigenerarsi per il ciclo successivo, quello che raggiunge la massima espansione in estate e poi ritorna al buio transitando dall’ autunno.

E’ sotto gli occhi di tutti.

Pamela di Giardinaggio Interiore ha dato una visione molto semplice quanto reale di come questo ciclo è sotto gli occhi, ad esempio, tutte le sere quando andiamo a dormire e spegniamo la luce, permettendo al corpo di rigenerarsi nel buio della notte per alzarsi riposato e pronto ad affrontare un nuovo giorno il mattino dopo.

L’energia vitale e il Tutto

L’energia vitale che permea tutto ed è invisibile allo sguardo, soprattutto di noi occidentali, in realtà è fondamentale per riequilibrare lo stato di salute, non mi riferisco all’ aspetto solo strettamente fisico, ma anche a quello mentale e spirituale; all’ importanza che ha per l’ equilibrio armonico tra questi aspetti in noi (microcosmo) e tra noi e l’ambiente “esterno”, l’universo (macrocosmo).

Questa energia che gli antichi chiamavano “prana”, “qi” o “pneuma”, a seconda della cultura di provenienza, è alla base del taoismo, ma anche la fisica moderna ha cominciato a dare credito a ciò che gli antichi migliaia di secoli fa supponevano sulla base dell’osservazione della natura fuori e dentro noi.

L’energia in occidente.

La storia in occidente è cominciata con Newton e colleghi che studiando gli atomi capirono che la struttura dell’universo era più “vuota” che “piena” di quanto la materia poteva lasciar intendere e che le particelle ancora più piccole degli atomi, erano in continuo movimento.

Con Albert Einstein nel 1905, le particelle risultano create dall’ energia delle stesse e la materia non è altro che energia “cristallizzata” (cosa che in realtà anche gli Spagiristi del medioevo avevano ipotizzato quando parlavano dell’oro alchemico e della pietra filosofale).

Onde o particelle?

Arriviamo a Max Planck che scoprì che la luce ed altre forme di radiazioni elettromagnetiche sono emesse in pacchetti di energia da lui chiamati Quanti, che sono accettati come energia, ma sono anche onde piuttosto che particelle individuali. Affascinante vero?

Il mondo della materia, secondo la teoria delle “stringhe”, è quindi in realtà composto da campi di energia e strutture ad onde che interagiscono costantemente, forse per questo “se una farfalla batte le ali a Pechino, a New York piove?” diceva….a no quella è la Teoria del Caos, eheh.

Tutto questo per arrivare a dire che la mente umana, come affermava David Bohm, professore di fisica teorica che ha dedicato la vita alla fisica e alla filosofia, divide e separa le cose in cassetti mentali per gestire il mondo che lo circonda, ma in realtà l’universo è una totalità interconnessa!

Aura e Corpo Etereo.

Gli studi sull’ aura di William Kilner, sul corpo etereo di Wilhelm Reich psicologo umanista che si interessò di energia universale portò a collegare la malattia psicologica e fisica al rapporto con i forti stati d’animo come rabbia, tristezza e persino piacere, che non vengono espressi, ad un blocco di energia che intrappolata nel corpo provoca una diminuzione di vitalità.

La scienza moderna non sa se l’aura, il campo elettromagnetico e le altre forme di radiazioni del corpo sono collegate tra loro, ma questo non vuol dire che questo “soffio di vita” che è in tutto siccome invisibile non esista.

Ciò che è importante è che l’uomo frammenta e poi cerca l’unità e la totalità con dogmi e religioni, ma “tutto ciò che è lasciato essere, nel momento in cui si percepisce nel qui ed ora, è già completo e perfetto quando integrato al Tutto di cui è parte” è questo il mio vissuto grazie all’ esperienza della consapevolezza attraverso lo yoga (e il flusso energetico dei chakra) e il Focusing.

Se ti piacciono gli alberi in regalo l’Oroscopo Celtico

 

viso donna colorato

Di colori, vibrazioni e simboli

Hai mai portato l’attenzione ai colori nella tua vita?

Molte discipline studiano i colori, vanno dalla fisica alla psicologia passando dalla matematica e la filosofia, l’avresti mai detto?
Musicisti, filosofi, pittori e scienziati in un modo o nell’altro hanno esposto le loro teorie al riguardo.

I colori hanno degli aspetti che questi studiosi hanno reso universali, come il linguaggio, la stretta relazione con i processi cognitivi, con l’aspetto motorio involontario, con le emozioni, con l’aspetto motivazionale ed energetico.

I colori vibrazioni che influenzano

Indipendentemente dalla tua consapevolezza il colore influenza la tua vita nel quotidiano e la scelta che fai in base ad essi rivela molto della tua personalità o del tuo stato d’animo.

  • Che rapporto hai con i colori nella tua vita: nell’abbigliamento, nell’arredamento, nella scelta del cibo o quando ti esprimi artisticamente
  • Intorno a te tutto è colore, osservando la natura puoi seguire la ricchezza e la varietà che la rendono così splendida: la fauna, la flora, i paesaggi nelle stagioni o alle diverse latitudini.
  • “Sentire” le vibrazioni dei colori equivale a fare un viaggio che muove emozioni, energie e pensieri. Scaturiscono proprio dalla risonanza con il tuo corpo energetico, come quando ascolti una musica, anche essa è vibrazione, anche ad essa tu “rispondi”.
  • Comincia ad osservare che colori utilizzi nel vestire e lo stato d’animo che provi in corrispondenza di…potresti notare “cose” interessanti. E’ interessante che anche le case di moda tengano conto delle stagioni per scegliere i colori del loro abbigliamento.
  • I contesti socio-culturali fanno corrispondere diversi significati e occasioni ai colori, ad esempio il bianco associato alla purezza e il nero alla morte; il rosa che un tempo per molte culture era associato al maschile perché derivante dal rosso, colore della forza e della vitalità, e successivamente associato alla femminilità, come il celeste agli uomini, per motivi commerciali di marketing e vendita di prodotti.

Ogni colore suscita e rappresenta un’emozione o uno stato d’animo e può essere legato in particolare ad un evento.

L’esperienza del colore è soggettiva e condizionata dalla cultura di appartenenza.

Il giallo può rimandare a qualcosa che irradia, come la luce del sole; il blu a qualcosa che racchiude, come l’universo; il rosso al movimento, come il fuoco o il sangue.

La cromoterapia utilizza i colori per associarli alla persona e far innalzare o modificare una caratteristica o una vibrazione del suo essere affinché si abbia un effetto a livello dell’ipotalamo, ghiandola che regola altre ghiandole ed ormoni e sul sistema nervoso autonomo.

Quello che posso dire è che, come tante donne, ho utilizzato molto il colore nero nell’abbigliamento per la convinzione errata che dimagrisse la figura e fosse elegante (a pensarci ora associo a quel periodo anche una certa cupezza e tristezza di fondo). Non tenendo conto dei miei colori base, io sono autunno e il nero non mi sta affatto bene, in realtà sta bene a pochissime donne!

Oggi, nonostante i problemi di peso, è molto più frequente che io utilizzi i colori nel vestire, mi piace molto il color senape e in generale quelli caldi, cerco di utilizzare il blu e il grigio al posto del nero e non credo sia un caso che al posto della tristezza oggi c’è molta più gioia.

Aumenterei anche di più i colori nell’abbigliamento se i produttori di vestiti non avallassero anche loro la falsa convinzione che il nero stia meglio o semplicemente sfruttano questa tendenza delle donne a loro vantaggio?

Chakra e colori

Tornando ai colori, Newton scoprì che guardando attraverso un prisma si potevano vedere i 7 colori originari, gli stessi dell’arcobaleno, gli stessi citati nei testi sacri indiani che parlano dei centri energetici del corpo chiamati chakra, riconoscendo anche qui l’influenza vibrazionale dei colori.

L’energia del colore corrispondente a quel chakra, dovrebbe influenzarne il riequilibrio, dico dovrebbe perché in realtà la traduzione del sanscrito non è stata sempre fedele.

Ad esempio non sono state riportati, insieme ai colori, le descrizioni delle pratiche spirituali svolte dallo Yogi (come la ripetizione di una sillaba sacra su un fiore di loto associato ad una specifica divinità) ma solo gli effetti delle pratiche negli Yogii stessi.

Diciamo che manca tutta la parte di pratica spirituale ad essi associata e per questo possiamo immaginare che quegli effetti possano essere visti idealmente come un possibile punto di arrivo, più che di partenza.

Nei corsi dico sempre che quello che conta è la percezione soggettiva di queste ruote di energia, che lo scopo è sempre la conoscenza di sé con l’ “ascolto” del proprio campo energetico e che ciò che è stato tramandato rappresenta un ideale, una direzione a cui ispirarsi.

Come diceva Alfred Korzybski, “La mappa non è il territorio” e perciò il sistema dei chakra è come una mappa che può guidarci nella conoscenza del territorio, ma non è il territorio stesso! 

Le corrispondenze più diffuse tra colori e chakra

  • Nero e rosso per il primo chakra (Muladhara)
  • arancione per il secondo chakra (Svadhisthana)
  • giallo per il terzo chakra (Manipura)
  • verde per il quarto chakra (Anahata)
  • azzurro per il quinto chakra (Vishudda)
  • blu-indaco per il sesto chakra (Ajna)
  • bianco per il settimo chakra (Sahasrara)
  • “Man mano che riequilibriamo e sblocchiamo i chakra, diventiamo il ponte dell’arcobaleno che lega la Terra e il Cielo”, il Corpo e lo Spirito, il Piano Orizzontale e quello Verticale, insomma ci liberiamo dal dualismo della mente.

Simboli ed archetipi

Quello che è importante è che questi cerchi di energia, a prescindere dal significato filosofico spirituale che rappresentano dove sono nate, di fatto sono anche dei simboli ossia dei segni a cui corrispondono valori e contenuti universali del possibile sviluppo evolutivo dell’ essere umano.

Come gli archetipi, contengono caratteristiche e qualità che possono essere osservate da tutti perché liberi da condizionamenti emotivi e soggettivi che invece riscontreremmo se fossero “reali” e concreti.

Negli anni ho elaborato un percorso che attraverso il simbolismo dei chakra e l’unione con la modalità particolare ed unica del Focusing fornisce uno strumento di auto-consapevolezza e riequilibrio di aspetti legati non solo al livello energetico dei chakra, ma anche e soprattutto a quello riflesso nel comportamento e legato alla risposta al cambiamento, subìto o desiderato che sia.

Se vorrai rimanere in contatto e sapere delle attività on-line al riguardo, puoi iscriverti alla lista VIP attraverso questo form

 

 

Di novembre, di pause e di motivazione

Quando arriva questo periodo dell’anno mi sento spesso in attesa, in pausa, percepisco molto fisicamente questo periodo di transizione.

L’ avvicinarsi della fine di un ciclo e sentire l’ arrivo/inizio di un altro, come dicevo anche nel post “Scusate il ritardo” mi fa questo effetto, a volte.

C’è qualcosa in me che si “ritira”, rallenta, lascia andare, è un periodo d’oro per meditare e riflettere.

Peccato che a questo stato interiore si contrapponga un periodo in cui è necessario fare un lavoro di verifica degli obiettivi, raggiunti o meno, e iniziare ad ideare, pianificare e organizzare quelli per il prossimo anno.

Obiettivi

Se per gli obiettivi professionali ho un metodo da seguire che mi permette di lavorare per:

  • il calendario business, marketing, editoriale;
  • decidere che servizi offrire;
  • a chi;
  • quando e come;

per quelli personali inizialmente mi ritrovo a partire sempre da obiettivi moooolto ampi e moooolto generici:

  • “vorrei fare un’attività fisica per stare bene”;
  • “vorrei dimagrire quei chiletti che mi sono rimasti addosso dall’ ultima gravidanza”
  • oppure “vorrei riprendere un hobby”
  • “vorrei approfittare che i figli sono più grandi e autonomi per riprendere relazioni, attività ecc.”

e inoltre, anche quando decido il da farsi in modo più specifico, spesso tendo a trascurarli e a metterli in secondo piano rispetto agli altri del lavoro o della famiglia, animali inclusi!

Succede solo a me?

Nuove pratiche

Quando poi mi decido finalmente a darmi la priorità, introduco la nuova abitudine per una settimana e poi la mollo lì…come fare a sentire la motivazione giusta per portare avanti la nuova pratica almeno i fatidici 21 giorni necessari ad integrarla?

Premetto il fatto che ultimamente nei processi di Focusing è emerso un bisogno di riattivare e riscoprire la mia energia vitale (la cui scarsa espressione e antica repressione è in stretta relazione alla mia difficoltà nell’attività fisica regolare e costante).

Ho potuto sperimentare un esercizio motivazionale scoperto grazie a Silvia di macrobioticamente.com che, seppur nato per imparare a mangiare le verdure, si presta tranquillamente ad essere utilizzato per introdurre una qualsiasi altra buona abitudine!

Lavorare sulla pianificazione e la programmazione è sicuramente una cosa importante per poter rendere attivabili una serie di azioni, ma spesso ciò per me non è sufficiente a garantire la costanza nella nuova abitudine.

Lavorare sulla motivazione, il motore di quell’ abitudine o di quell’ obiettivo, aiuta a trasformare l’ intenzione in azione continua a leggere e scoprirai come.

Esercizio

Prenditi del tempo e trovati un posto tranquillo dove non sarai disturbata, silenzia il cellulare e concediti questo “spazio” solo per te.

  1.  Prendi un foglio di carta e fai un elenco di cose molto importanti e a cui tieni molto, cose che in pratica rappresentano i tuoi principali valori.
    Ognuno ha i suoi e quindi possono essere differenti per ciascuno di noi, puoi mettere:
    la famiglia, la sicurezza finanziaria, la professione, la pratica spirituale, filosofica, ecc.
  2. scrivi e collega l’ abitudine che vorresti introdurre, a quegli aspetti, valori così fondamentali per te e quindi ad ognuna di queste “cose”.
    Nel mio caso ad esempio, l’aumento della mia vitalità in famiglia mi renderebbe più partecipe all ’attività di trekking del maritino;
    nella professione, mi renderebbe più attiva nel promuovermi andando a contattare scuole di counseling, di yoga ecc. ecc.
  3. dopo aver collegato l’obiettivo a come questo inciderebbe POSITIVAMENTE sulle cose che ami, saprai come far leva con tale motivazione in tutti quei futuri momenti di indecisione, dubbio ed esecuzione della nuova abitudine da introdurre.

Se penso a come mi sentirò a fare trekking con Giovanni per favorire la mia vitalità, certamente questo mi stimolerà maggiormente piuttosto che andare in palestra da sola.

E’ chiaro il movimento motivazionale?
Se vuoi il PDF per sviluppare l’esercizio iscriviti alla mailing list

Come “spezzettare” l’obiettivo  della nuova abitudine

La motivazione te la sei trovata, ma come assicurarti di riuscire a raggiungere l’obiettivo con la nuova abitudine?

  • Decidi entro quando arrivare a quel risultato (nel mio caso fare trekking una volta ogni 30 giorni) e qui non farti prendere dalla fretta , ma ascoltati bene, realisticamente (io mi darò sei mesi).
    Spezzetta l’obiettivo in piccoli passi da programmare a ritroso nel tempo, da quando raggiungi quello status (fra sei mesi) ad oggi (nel mio caso allenarmi camminando almeno due volte a settimana e facendo il tappetino elastico almeno tre volte, ecc.);
  • Quindi distribuisci gli step in ordine decrescente sulla linea temporale che ti sei data (io arriverò a 2 camminate e 3 tappetini a settimana e come primo step, invece una volta a settimana per entrambe);
  • fino ad arrivare a ritroso anche a quale sarà il primissimo passo che farai per avvicinarti all’obiettivo nuova abitudine finale (il planning temporale ad esempio, quando la prossima camminata e quando il prossimo tappetino).

Fin qui niente di diverso da un obiettivo SMART (specifico, misurabile, raggiungibile/realistico, a tempo determinato), la cosa diversa è l’ aver collegato ed immaginato questa nuova abitudine in relazione alle cose che ami e come ti sentirai a realizzarle.

Questo darà una bella spinta al momento della pigrizia, dubbio, procrastinazione, evitamento che normalmente può accade di incontrare ed evitando di metterti ancora in secondo piano!

Ora sei pronta a mettere nero su bianco i tuoi prossimi nuovi obiettivi.

Giornata Mondiale dell’Ascolto 21 ottobre 2018

Having been heard, people are free to let go of whatever it was and take in what we say. But as long as their own message is not taken in and acknowledged, they will keep sending that message and cannot easily take anything else in. (E.T.Gendlin fondatore del Focusing)

Se io non ti ascolto, mi ripeterai il tuo messaggio in tutti i modi, rimarrai identificato con ciò che stai cercando di farmi arrivare e non avrai spazio per ascoltare me. Se io ti ascolto tu sarai libero di lasciar andare quel concetto/problema e avrai spazio per ascoltare anche me.

Da che mondo è mondo

le persone si sono sempre preoccupate di aiutare e prendersi cura degli altri con quello che definiamo mutuo sostegno,
l’ascolto è uno strumento che è sempre esistito ed ha svolto questo servizio socialmente utile fin dalla notte dei tempi.
Poi è entrato a far parte di altre Istituzioni come le Religioni, un esempio lo abbiamo con la pratica della confessione nella tradizione cristiana, che a parte il suo significato spirituale, è ritenuta psicologicamente benefica.

Quanti tra noi possono dire di ricordare la vecchia figura del medico che utilizzava l’ascolto come prima medicina (mi sa molto pochi, come sono vecchia!) che conosceva così bene i suoi pazienti da rivestire il ruolo di Naturopata (per l’osservazione del corpo e delle sue funzioni escretorie e secretorie diverse per i diversi terreni costituzionali), di psicoterapeuta o psichiatra (quando la nevrosi creava disfunzioni più importanti e incideva sulle dinamiche familiari) e di confessore (quando lo stress per l’indicibile si faceva pesante e non poteva essere condiviso se non col Prete o in sua assenza proprio col Medico).

Oggi esistono molte figure che hanno alla base dei loro interventi proprio l’Ascolto Attivo: il mediatore, il counselor, il coach, (professioni non riconosciute nel senso che non richiedono un’ iscrizione ad Ordini e Albi ma disciplinate da Associazioni di Categoria e altri organismi Europei) e forse sono nate proprio perché l’estrema specializzazione che la medicina contemporanea ha raggiunto, ha portato tanti vantaggi scientifici ma trascurato gli aspetti più umani delle professioni Sanitarie.

Ma come mai è così difficile ascoltare attivamente qualcuno?

Questi i principali motivi:

  • Un buon ascolto è difficile da sostenere perché richiede di restare tranquilli e di permettere all’altra persona di parlare.
  • La persona ha bisogno di sapere che quel che dice viene ascoltato con rispetto e attenzione, senza interruzioni che vengono percepite come intrusioni o come scarso interesse.
  •  L’esplorazione e la chiarificazione dei problemi o di ciò che si vuole esporre, può essere compiuta soltanto se a chi parla è permesso di procedere con i suoi tempi.
  • Un buon ascolto incoraggia a parlare più liberamente poiché mostra rispetto, non solo per il contenuto di quanto viene detto, ma anche per i sentimenti e le esperienze che sottendono le parole.
  •  Implica l’ascolto di sé (da parte dell’ascoltatore) mentre l’altro parla, per osservare le proprie reazioni e rimanere presenti all’altro, includendo anche tutti gli aspetti non verbali e paraverbali, e a sé stesso rispetto a quando e se intervenire.
  •  Quando ascoltiamo accuratamente l’altro riusciamo a vedere le cose più chiaramente dal suo punto di vista. Questa è la base dell’empatia.
  • Quando l’ascolto è accurato la persona riceve il messaggio che stiamo prendendo seriamente ciò che esprime. Questo permette di chiarificarsi e rendersi pienamente conto di ciò che significa quel problema per lei.
  •  Ci sono alcune distrazioni che possono pregiudicare l’ascolto, come i rumori, le interruzioni, la scomodità, nonché le emozioni come la rabbia, la tristezza e l’ansia. Così come il fatto di pensare ad altro.
  •  L’ascolto attivo è qualcosa di più di un esercizio meramente uditivo. Include l’abilità di osservare e registrare i messaggi non verbali. Anche la lingua usata, se ricercata, o quando è presente una disabilità verbale o uditiva, può rappresentare un’interferenza all’ascolto.
  • I pregiudizi, le idee preconcette, gli atteggiamenti giudicanti, agiscono come barriere all’ascolto attivo.
  • La ripetizione mentale del proprio contributo verbale che seguirà, (come nelle riunioni di lavoro o a quello che vogliamo dire quando toccherà a noi parlare).
  • Il fatto di cercare mentalmente di risolvere il problema dell’altro, danneggia la capacità di un buon ascolto.
  • Per tutta la durata dell’ascolto attivo, l’ascoltatore deve comprendere i pensieri, i sentimenti, le esperienze e le convinzioni del locutore. Ciò richiede un’intensa concentrazione.

Allora diciamo subito che non è necessario ascoltare attivamente sempre e soprattutto tutti!

Ma è anche importante sapere come ascoltare veramente qualcuno, qualora fosse il momento opportuno per farlo, ed essere consapevoli di come sarebbe meglio farlo fa sempre una gran differenza perché nel caso non fosse possibile potremo sempre dire all’interlocutore :

“Guarda, in questo momento ho la mente troppo impegnata per poterti ascoltare davvero, possiamo risentirci …?” e rimandare ad un momento migliore.

Quindi ammesso che possiamo davvero ascoltare la persona, amica, familiare, compagno ecc, vediamo gli aspetti non verbali del comportamento che facilitano un buon ascolto:

  •  Mantenere il contatto oculare;
  •  Movimenti del capo che indicano incoraggiamento;
  •  Rispecchiare le espressioni mimiche per mostrare empatia, fatto con discrezione dato che spesso le persone usano espressioni facciali che non descrivono affatto alla lettera il loro stato d’animo, come quando sorridono nell’atto di raccontare eventi dolorosi o drammatici;
  •  assumere una postura calma, aperta, sporgendosi un po verso la persona;
  •  Accennare dei segni verbali di accompagnamento e sostegno all’eloquio della persona (hm, sì..).
  • Una tecnica base del counseling, ad esempio, consiste nel ri-dire e ri-offrire ciò che l’altro ha detto utilizzando le sue stesse parole o altre pertinenti, a seconda che si voglia riformulare attingendo alle stesse parole oppure in maniera più concisa o più chiara per far comprendere all’altro che è stato ascoltato e per offrirgli anche l’opportunità di ampliare, specificare e arricchire ciò che ha esposto qualora ne sentisse il bisogno.

Un aspetto molto difficile per chi ascolta è l’utilizzo del silenzio, molti temono le pause di silenzio e si sentono in obbligo di riempirle, ma è proprio durante quel silenzio che la persona può fare dei “passi” avere dei chiarimenti, collegamenti o altro che altrimenti non riuscirebbe ad avere, perciò non abbiate timore del silenzio.

In un buon ascolto le domande si utilizzano raramente, dato che l’ascolto stesso non è volto ad ottenere informazioni se non per permettere alla persona stessa di approfondire l’esposizione, semmai si utilizzano le cosiddette domande semantiche:

“Cosa significa per te…”; se può aiutare, ma raramente, si possono fare le domande aperte.

Reazioni ed effetti

In genere le reazioni all’ascolto attivo sono estremamente positive.
C’è generalmente il sollievo della persona e la piacevolezza della condivisione perché si favorisce la costruzione della reciproca comprensione e accettazione.

Gli effetti principali consistono nella possibilità di utilizzare la conoscenza che il soggetto ha della sua situazione senza supposizioni ed interpretazioni soggettive da parte dell’ascoltatore.

Un effetto piacevole e salutare per chi viene ascoltato è la frantumazione della sua sensazione di solitudine, che di per sé tende ad aggravare la situazione.

Si può ridar vita ad un intervento autoriparativo e alla capacità di riflessione razionale della persona.
Attraverso questa modalità comunicativa si realizza il principio Rogersiano in base al quale in ogni individuo esiste in potenza una capacità innata di autodirezione e di autoregolazione.

La finalità dell’Ascolto Attivo consiste proprio nel riattivare la competenza di adattamento e di autonomia della persona.

Per un ascolto empatico e soprattutto rivolto a se stessi, vi rimando alla pratica del Focusing di cui potete leggere sul mio Blog.

Non mi resta che augurare un Buon Ascolto a tutti voi.

Di vendemmie, calendari e nuovi inizi.

Settembre per me è ancora il mese delle vendemmie e degli ultimi raccolti dell’estate, ma non sapevo che il suo nome derivasse dal latino september e a sua volta da septem, “sette”, perché era il settimo mese del calendario romano.

Il calendario romano iniziava con il mese di marzo e quindi un inizio anno coincidente con la primavera, la rinascita e il risveglio della natura dopo l’inverno, come mi piace ricordare.

A settembre

c’è la tarda estate in cui la situazione climatica-energetica è così particolare che la medicina Tradizionale Cinese parla di una Quinta stagione, appunto, legata all’elemento Terra (ogni stagione è legata ad un elemento Acqua, Aria, Fuoco, Legno, Terra).

È il periodo dell’anno in cui si risente appieno di questo elemento che si può manifestare con momenti di ansia e preoccupazione dovuti ad una maggiore sensibilità anche fisica.

Per chi ha problematiche di salute, forse ancora più che in Primavera (altro periodo di transizione) è un periodo a rischio ricadute, ma questa maggiore sensibilità, in realtà, ci può rendere anche molto più empatici e più attenti rispetto noi stessi e le situazioni esterne.

Il fatto che non seguiamo più i cicli della terra ma quelli dettati dal lavoro certamente non aiuta. Diciamo che la parola che prevale è instabilità, sia nel microcosmo uomo che nel macrocosmo ambiente.

Per molti c’è frenesia

come in tutti i nuovi inizi; il rientro dalle vacanze e la ripresa della routine lavorativa e per tante famiglie l’inizio del nuovo anno scolastico e un nuovo assetto organizzativo post estate.

E’ un periodo con un’ alternanza di giorni pieni di fuoco ed azione (per certi aspetti si raccolgono i frutti di ciò che si semina l’ inverno) con altri di riposo e riflessione in cui i ritmi cominciavano a rallentare per l’arrivo dell’ Equinozio d’Autunno.

Con l’equinozio d’autunno

arriva anche il momento giusto per rallentare e fare il punto della situazione lavorativa dopo i primi nove mesi di attività e gestione delle aree importanti della propria vita:

  • verificando cosa si è portato a termine;
  • cosa non è andato rispetto le aspettative;
  • cosa è possibile migliorare;
  • cosa occorre eliminare perché ha fatto il suo tempo o non è più funzionale;
  • su cosa investire nei tre mesi finali dell’anno.
    ne parlavo anche QUI

Come affrontare questo periodo di transizione?

  • Ringraziando per i “frutti” ricevuti con una bella lista di cose vissute in questa lunga estate calda.
  • Con del Journaling quotidiano che non solo aiuta a ritrovare l’allenamento alla scrittura un po’ trascurato in estate,
    ma anche l’abitudine a darsi ogni giorno degli obiettivi e mantenere il focus su di essi,
    ringraziando per le cose belle grandi o piccole che accadono e che diamo per scontato, portando l’attenzione sugli aspetti positivi anziché solo su ciò che non funziona o non va nel quotidiano. Questa pratica del journaling  non solo è un allenamento alla costanza e alla disciplina, ma fa anche tanto bene al cuore! Se non lo hai mai fatto te lo consiglio vivamente e per aiutarti a tener traccia di cosa scrivere, puoi scaricare il nuovo Diario di Bordo arricchito con le belle immagini gentilmente offerte dalla mano artistica di mia sorella maggiore, Silvia.
  • Fare semplicemente una lista di aspetti, cose e vissuti per cui essere grati dall’inizio dell’anno ad oggi.
  • Aiutare l’instabilità di questo periodo, con l’alimentazione e per questo ti consiglio un’altra Silvia, di Macrobioticamente.com che ti parla proprio di questo argomento e del cambio di stagione, seguila sui suoi canali social.
  • Mantenendo l’attività fisica (soprattutto muscolare) e il contatto con la natura, anche se vorresti già cominciare a rintanarti in casa col primo fresco che fa! Perché il movimento ti aiuterà a rimettere in circolo le endorfine che servono per riprendere tuo malgrado, la routine quotidiana post estate e inoltre permetterà di contrastare la voglia di zucchero tipica dell’ energia milza-pancreas legata all’elemento Terra.
  • Avendo cura delle piante che vanno spostate, coperte o messe a riposo per le prossime stagioni e portando in casa quelle che non potrebbero resistere al freddo.
  • Cominciando a mettere mano al Guardaroba, togliendo le infradito, i costumi e i parei di mezzo e lasciando il posto a golfini di cotone, magliette e camicette a maniche lunghe tipiche della stagione autunnale in cui il vestiario a cipolla ha sempre la meglio.

Spero che anche tu, come me, non veda l’ora di entrare nel pieno dell’autunno per poter tirare fuori copertine, teiere da tè e candele profumate e se hai altri suggerimenti per prepararsi a questo cambio di stagione fallo pure nei commenti, ne sarò felicissima.