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Giornata Mondiale dell’Ascolto 21 ottobre 2018

Having been heard, people are free to let go of whatever it was and take in what we say. But as long as their own message is not taken in and acknowledged, they will keep sending that message and cannot easily take anything else in. (E.T.Gendlin fondatore del Focusing)

Se io non ti ascolto, mi ripeterai il tuo messaggio in tutti i modi, rimarrai identificato con ciò che stai cercando di farmi arrivare e non avrai spazio per ascoltare me. Se io ti ascolto tu sarai libero di lasciar andare quel concetto/problema e avrai spazio per ascoltare anche me.

Da che mondo è mondo

le persone si sono sempre preoccupate di aiutare e prendersi cura degli altri con quello che definiamo mutuo sostegno,
l’ascolto è uno strumento che è sempre esistito ed ha svolto questo servizio socialmente utile fin dalla notte dei tempi.
Poi è entrato a far parte di altre Istituzioni come le Religioni, un esempio lo abbiamo con la pratica della confessione nella tradizione cristiana, che a parte il suo significato spirituale, è ritenuta psicologicamente benefica.

Quanti tra noi possono dire di ricordare la vecchia figura del medico che utilizzava l’ascolto come prima medicina (mi sa molto pochi, come sono vecchia!) che conosceva così bene i suoi pazienti da rivestire il ruolo di Naturopata (per l’osservazione del corpo e delle sue funzioni escretorie e secretorie diverse per i diversi terreni costituzionali), di psicoterapeuta o psichiatra (quando la nevrosi creava disfunzioni più importanti e incideva sulle dinamiche familiari) e di confessore (quando lo stress per l’indicibile si faceva pesante e non poteva essere condiviso se non col Prete o in sua assenza proprio col Medico).

Oggi esistono molte figure che hanno alla base dei loro interventi proprio l’Ascolto Attivo: il mediatore, il counselor, il coach, (professioni non riconosciute nel senso che non richiedono un’ iscrizione ad Ordini e Albi ma disciplinate da Associazioni di Categoria e altri organismi Europei) e forse sono nate proprio perché l’estrema specializzazione che la medicina contemporanea ha raggiunto, ha portato tanti vantaggi scientifici ma trascurato gli aspetti più umani delle professioni Sanitarie.

Ma come mai è così difficile ascoltare attivamente qualcuno?

Questi i principali motivi:

  • Un buon ascolto è difficile da sostenere perché richiede di restare tranquilli e di permettere all’altra persona di parlare.
  • La persona ha bisogno di sapere che quel che dice viene ascoltato con rispetto e attenzione, senza interruzioni che vengono percepite come intrusioni o come scarso interesse.
  •  L’esplorazione e la chiarificazione dei problemi o di ciò che si vuole esporre, può essere compiuta soltanto se a chi parla è permesso di procedere con i suoi tempi.
  • Un buon ascolto incoraggia a parlare più liberamente poiché mostra rispetto, non solo per il contenuto di quanto viene detto, ma anche per i sentimenti e le esperienze che sottendono le parole.
  •  Implica l’ascolto di sé (da parte dell’ascoltatore) mentre l’altro parla, per osservare le proprie reazioni e rimanere presenti all’altro, includendo anche tutti gli aspetti non verbali e paraverbali, e a sé stesso rispetto a quando e se intervenire.
  •  Quando ascoltiamo accuratamente l’altro riusciamo a vedere le cose più chiaramente dal suo punto di vista. Questa è la base dell’empatia.
  • Quando l’ascolto è accurato la persona riceve il messaggio che stiamo prendendo seriamente ciò che esprime. Questo permette di chiarificarsi e rendersi pienamente conto di ciò che significa quel problema per lei.
  •  Ci sono alcune distrazioni che possono pregiudicare l’ascolto, come i rumori, le interruzioni, la scomodità, nonché le emozioni come la rabbia, la tristezza e l’ansia. Così come il fatto di pensare ad altro.
  •  L’ascolto attivo è qualcosa di più di un esercizio meramente uditivo. Include l’abilità di osservare e registrare i messaggi non verbali. Anche la lingua usata, se ricercata, o quando è presente una disabilità verbale o uditiva, può rappresentare un’interferenza all’ascolto.
  • I pregiudizi, le idee preconcette, gli atteggiamenti giudicanti, agiscono come barriere all’ascolto attivo.
  • La ripetizione mentale del proprio contributo verbale che seguirà, (come nelle riunioni di lavoro o a quello che vogliamo dire quando toccherà a noi parlare).
  • Il fatto di cercare mentalmente di risolvere il problema dell’altro, danneggia la capacità di un buon ascolto.
  • Per tutta la durata dell’ascolto attivo, l’ascoltatore deve comprendere i pensieri, i sentimenti, le esperienze e le convinzioni del locutore. Ciò richiede un’intensa concentrazione.

Allora diciamo subito che non è necessario ascoltare attivamente sempre e soprattutto tutti!

Ma è anche importante sapere come ascoltare veramente qualcuno, qualora fosse il momento opportuno per farlo, ed essere consapevoli di come sarebbe meglio farlo fa sempre una gran differenza perché nel caso non fosse possibile potremo sempre dire all’interlocutore :

“Guarda, in questo momento ho la mente troppo impegnata per poterti ascoltare davvero, possiamo risentirci …?” e rimandare ad un momento migliore.

Quindi ammesso che possiamo davvero ascoltare la persona, amica, familiare, compagno ecc, vediamo gli aspetti non verbali del comportamento che facilitano un buon ascolto:

  •  Mantenere il contatto oculare;
  •  Movimenti del capo che indicano incoraggiamento;
  •  Rispecchiare le espressioni mimiche per mostrare empatia, fatto con discrezione dato che spesso le persone usano espressioni facciali che non descrivono affatto alla lettera il loro stato d’animo, come quando sorridono nell’atto di raccontare eventi dolorosi o drammatici;
  •  assumere una postura calma, aperta, sporgendosi un po verso la persona;
  •  Accennare dei segni verbali di accompagnamento e sostegno all’eloquio della persona (hm, sì..).
  • Una tecnica base del counseling, ad esempio, consiste nel ri-dire e ri-offrire ciò che l’altro ha detto utilizzando le sue stesse parole o altre pertinenti, a seconda che si voglia riformulare attingendo alle stesse parole oppure in maniera più concisa o più chiara per far comprendere all’altro che è stato ascoltato e per offrirgli anche l’opportunità di ampliare, specificare e arricchire ciò che ha esposto qualora ne sentisse il bisogno.

Un aspetto molto difficile per chi ascolta è l’utilizzo del silenzio, molti temono le pause di silenzio e si sentono in obbligo di riempirle, ma è proprio durante quel silenzio che la persona può fare dei “passi” avere dei chiarimenti, collegamenti o altro che altrimenti non riuscirebbe ad avere, perciò non abbiate timore del silenzio.

In un buon ascolto le domande si utilizzano raramente, dato che l’ascolto stesso non è volto ad ottenere informazioni se non per permettere alla persona stessa di approfondire l’esposizione, semmai si utilizzano le cosiddette domande semantiche:

“Cosa significa per te…”; se può aiutare, ma raramente, si possono fare le domande aperte.

Reazioni ed effetti

In genere le reazioni all’ascolto attivo sono estremamente positive.
C’è generalmente il sollievo della persona e la piacevolezza della condivisione perché si favorisce la costruzione della reciproca comprensione e accettazione.

Gli effetti principali consistono nella possibilità di utilizzare la conoscenza che il soggetto ha della sua situazione senza supposizioni ed interpretazioni soggettive da parte dell’ascoltatore.

Un effetto piacevole e salutare per chi viene ascoltato è la frantumazione della sua sensazione di solitudine, che di per sé tende ad aggravare la situazione.

Si può ridar vita ad un intervento autoriparativo e alla capacità di riflessione razionale della persona.
Attraverso questa modalità comunicativa si realizza il principio Rogersiano in base al quale in ogni individuo esiste in potenza una capacità innata di autodirezione e di autoregolazione.

La finalità dell’Ascolto Attivo consiste proprio nel riattivare la competenza di adattamento e di autonomia della persona.

Per un ascolto empatico e soprattutto rivolto a se stessi, vi rimando alla pratica del Focusing di cui potete leggere sul mio Blog.

Non mi resta che augurare un Buon Ascolto a tutti voi.

Di vendemmie, calendari e nuovi inizi.

Settembre per me è ancora il mese delle vendemmie e degli ultimi raccolti dell’estate, ma non sapevo che il suo nome derivasse dal latino september e a sua volta da septem, “sette”, perché era il settimo mese del calendario romano.

Il calendario romano iniziava con il mese di marzo e quindi un inizio anno coincidente con la primavera, la rinascita e il risveglio della natura dopo l’inverno, come mi piace ricordare.

A settembre

c’è la tarda estate in cui la situazione climatica-energetica è così particolare che la medicina Tradizionale Cinese parla di una Quinta stagione, appunto, legata all’elemento Terra (ogni stagione è legata ad un elemento Acqua, Aria, Fuoco, Legno, Terra).

È il periodo dell’anno in cui si risente appieno di questo elemento che si può manifestare con momenti di ansia e preoccupazione dovuti ad una maggiore sensibilità anche fisica.

Per chi ha problematiche di salute, forse ancora più che in Primavera (altro periodo di transizione) è un periodo a rischio ricadute, ma questa maggiore sensibilità, in realtà, ci può rendere anche molto più empatici e più attenti rispetto noi stessi e le situazioni esterne.

Il fatto che non seguiamo più i cicli della terra ma quelli dettati dal lavoro certamente non aiuta. Diciamo che la parola che prevale è instabilità, sia nel microcosmo uomo che nel macrocosmo ambiente.

Per molti c’è frenesia

come in tutti i nuovi inizi; il rientro dalle vacanze e la ripresa della routine lavorativa e per tante famiglie l’inizio del nuovo anno scolastico e un nuovo assetto organizzativo post estate.

E’ un periodo con un’ alternanza di giorni pieni di fuoco ed azione (per certi aspetti si raccolgono i frutti di ciò che si semina l’ inverno) con altri di riposo e riflessione in cui i ritmi cominciavano a rallentare per l’arrivo dell’ Equinozio d’Autunno.

Con l’equinozio d’autunno

arriva anche il momento giusto per rallentare e fare il punto della situazione lavorativa dopo i primi nove mesi di attività e gestione delle aree importanti della propria vita:

  • verificando cosa si è portato a termine;
  • cosa non è andato rispetto le aspettative;
  • cosa è possibile migliorare;
  • cosa occorre eliminare perché ha fatto il suo tempo o non è più funzionale;
  • su cosa investire nei tre mesi finali dell’anno.

Come affrontare questo periodo di transizione?

  • Ringraziando per i “frutti” ricevuti con una bella lista di cose vissute in questa lunga estate calda.
  • Con del Journaling quotidiano che non solo aiuta a ritrovare l’allenamento alla scrittura un po’ trascurato in estate,
    ma anche l’abitudine a darsi ogni giorno degli obiettivi e mantenere il focus su di essi,
    ringraziando per le cose belle grandi o piccole che accadono e che diamo per scontato, portando l’attenzione sugli aspetti positivi anziché solo su ciò che non funziona o non va nel quotidiano. Questa pratica del journaling  non solo è un allenamento alla costanza e alla disciplina, ma fa anche tanto bene al cuore! Se non lo hai mai fatto te lo consiglio vivamente e per aiutarti a tener traccia di cosa scrivere, puoi scaricare il nuovo Diario di Bordo  arricchito con le belle immagini gentilmente offerte dalla mano artistica di mia sorella maggiore, Silvia.
  • Fare semplicemente una lista di aspetti, cose e vissuti per cui essere grati dall’inizio dell’anno ad oggi.
  • Aiutare l’instabilità di questo periodo, con l’alimentazione e per questo ti consiglio un’altra Silvia, di Macrobioticamente.com che ti parla proprio di questo argomento e del cambio di stagione, seguila sui suoi canali social.
  • Mantenendo l’attività fisica (soprattutto muscolare) e il contatto con la natura, anche se vorresti già cominciare a rintanarti in casa col primo fresco che fa! Perché il movimento ti aiuterà a rimettere in circolo le endorfine che servono per riprendere tuo malgrado, la routine quotidiana post estate e inoltre permetterà di contrastare la voglia di zucchero tipica dell’ energia milza-pancreas legata all’elemento Terra.
  • Avendo cura delle piante che vanno spostate, coperte o messe a riposo per le prossime stagioni e portando in casa quelle che non potrebbero resistere al freddo.
  • Cominciando a mettere mano al Guardaroba, togliendo le infradito, i costumi e i parei di mezzo e lasciando il posto a golfini di cotone, magliette e camicette a maniche lunghe tipiche della stagione autunnale in cui il vestiario a cipolla ha sempre la meglio.

Spero che anche tu, come me, non veda l’ora di entrare nel pieno dell’autunno per poter tirare fuori copertine, teiere da tè e candele profumate e se hai altri suggerimenti per prepararsi a questo cambio di stagione fallo pure nei commenti, ne sarò felicissima.

Esprimi un desiderio, anzi di più!

La notte di San Lorenzo è trascorsa da pochi giorni e forse anche tu ammirando lo sciame di stelle cadenti hai espresso un desiderio, anzi di più?
Se non hai avuto l’occasione, non disperare perché la sera rientrando a casa camminando ancora col naso all’ insù, oppure dal luogo in cui sei in vacanza, ancora meglio, potresti ammirare ancora qualche stella cadente all’ orizzonte e mi raccomando ricordati di esprimere dei desideri quando ciò avverrà perché sai, giocare e desiderare sono molto più importanti di quello che credi!

Perché desiderare

secondo il dizionario significa – sentire la mancanza di ciò che è piacevole, buono, necessario; richiedere, chiamare, volere – . Deriva dal latino siderale , ossia astri, mentre de-siderare voleva dire smettere di dipendere dalle potenze astrali e guardare altrove.

In poche parole io desidero, come ricorda Igor Sibaldi, quando comincio a dire “qui tutto va così e cosà ma a me non importa più di tanto perché io punto a qualcos’altro visto che quello che qui c’è già non mi basta”.

Lo so, ora parte una vocina dentro che dice: “e ma chi dice così è una persona egoista, che non si accontenta mai, che non sa godere di ciò che ha… eccetera eccetera” tu mettila un attimo in stand-by e riflettiamo sul fatto che spesso ci si dimentica che la realtà che viviamo è un velo che cambia per ognuno di noi e quindi forse possiamo ricordare a quella vocina petulante, che desiderare vuol dire superare questi veli e arrivare a percepire la Realtà delle cose.

Ma come si formano questi veli?

Sono soprattutto il risultato di convinzioni legate all’ esperienza soggettiva, all’ educazione, ai condizionamenti sociali e culturali, alle credenze di ciascuno di noi, e alzare questi veli vorrà dire entrare in contatto con la realtà scevra da essi.

Allora desiderare non è semplicemente un mero “gioco” di immaginazione!

A concludere il quadro, aggiungiamo che la funzione immaginativa, come ormai è stato ampiamente dimostrato dalla programmazione neuro linguistica e dalla psicologia dinamica, è alla base di ogni azione che l’uomo intraprende e l’importanza del desiderare comincia a delinearsi meglio, vero?

L’ignoranza del significato e dell’ importanza dell’immaginazione, fa sì che si scivoli via e si dedichi scarso impegno a perfezionarla, a coltivarla e ad accrescerla.

Ci dimentichiamo che le azioni quotidiane, dalle più insignificanti alle più elevate, sono suoi prodotti e si realizzano ed hanno successo solo se sostenute proprio dall’immaginazione che le precede, le prefigura e fa loro da supporto, altrimenti non si avrebbero.

Non si agisce sul reale, sul mondo e su se stessi se lei non è presente o non è d’accordo.

Cosa fa per noi

  • L’immaginazione è necessaria nella pianificazione e nel comportamento.
  • L’immaginazione quale funzione evocatrice e creatrice di immagini è una potente forza propulsiva della psiche.
  • L’immaginazione favorisce lo sviluppo personale con l’apporto creativo che le è proprio.
  • L’immaginazione appronta modelli pilota per il proprio agire e permette di pre-viverli e pre- agirli.
  • L’immaginazione vicaria l’azione ed è fattore trasformante per eccellenza.
  • L’immaginazione abbina fra loro le memorie per creare il nuovo.
  • L’immaginazione completa dettagli non visti o vissuti di un evento.
  • L’immaginazione spiega, rende intelligibile ed amplifica come una lente di ingrandimento le situazioni non comprese o non valutate nel momento in cui si sono verificate.
  • L’immaginazione si sviluppa con il gioco nelle attività ludiche dei bambini, con i giochi estetici e creativi dell’uomo: le arti sono i suoi giochi con colori suoni e forme.
  • L’immaginazione produce simboli, ponti tra l’implicito e l’esplicito, tra conscio ed inconscio, tra conscio individuale ed universale!

Quindi forse esprimere un desiderio guardando una stella cadente, alla luce di tutto ciò, è solo la punta dell’iceberg della funzione immaginativa.

Ma come coltivare l’immaginazione?

  1. Creando Spazio:
    uno spazio interiore dal quale possa emergere proprio la nostra immaginazione. Per creare spazio, come insegna lo yoga, occorre intervenire sugli ostacoli che incontriamo lungo il quotidiano vivere e gli strumenti per poterlo fare sono:
    – la pratica dello yoga o di qualsiasi altra disciplina corporea che permette l’ascolto di sé durante la sua esecuzione e che utilizzi il corpo come strumento di conoscenza di sé e non posso non citare il Metodo del Focusing;
    – la meditazione o la pratica del silenzio, in cui si impara ad attivare il Testimone;
    leggendo, creando mondi alternativi;
    scrivendo, come tecnica di “svuotamento” della mente frenetica;
  2. Creando connessione tra capacità logiche ed analogiche,
    agevolando la connessione tra i due emisferi cerebrali per aumentare le capacità di creazione di soluzioni alternative e alla gestione dei problemi, come? Lo si fa utilizzando la mano sinistra se si è destri, o viceversa, ogni tanto (lo facevi da piccola? Non era un gioco carino? Riprovaci ogni tanto!);
    cambiando una piccola abitudine volutamente, tipo cambiare la tazza di tè preferita che utilizzi sempre, quel giorno;
    – provando a tornare a casa cambiando il percorso che fai di solito, in pratica, allenati a stare con l’ignoto e il non-conosciuto;
    – per questa connessione è utilissimo anche ballare!
  3. Allenando attivamente la creatività:
    – con le attività di tipo artistico: pittura, scultura, suonando uno strumento musicale;
    – con tutte le attività volte a costruire, riparare, hobby vari che utilizzano le mani;
    – da non sottovalutare, anzi esercitare regolarmente, è del sano Decluttering, ossia la creazione di nuovo spazio nell’ambiente circostante con l’eliminazione di tutto ciò che è eccessivo, superfluo che abbiamo accumulato in casa, nel guardaroba, tra i libri e tra gli strumenti tecnologici (cellulari, cavi, ecc) e contenuti come mail, foto; tra i CD, i documenti. QUI trovi qualche regola per farlo. Occorre rendersi conto che allo spazio fisico che si libera, corrisponde uno spazio interiore che si libera e questo è dovuto al fatto che avere meno equivale anche ad avere una maggiore disponibilità di energie e di tempo per la gestione delle “cose”. Tali energie si possono utilizzare per la propria crescita attraverso il tempo da dedicare a sé stessi, alle relazioni e alle pratiche che migliorano lo stato di “salute”.
  4. Puoi lavorarci considerando il 6° chakra, chiamato il 3° Occhio, quello che ci aiuta a trascendere il dualismo della mente e che puoi allenare con la pratica delle Visualizzazioni. QUI spiego come prepararti a farle.
    Se vuoi saperne di più sul simbolismo dei chakra, approfitta dell’e-corse gratuito di 10 giorni che puoi ricevere iscrivendoti QUI  che si chiama Conosci te stesso con i Màndala.

Se hai voglia di allenarti alla elaborazione dei desideri ti consiglio di seguire le istruzioni dell’esercizio dei 101 desideri di Igor Sibaldi e puoi comprendere di cosa si tratta cercando semplicemente questo titolo sulla piattaforma di YouTube, così ti spiegherà lui stesso di che si tratta, vedrai ti piacerà, è una persona particolare e molto piacevole da ascoltare.

Per qualsiasi approfondimento o domanda non esitare a contattarmi o commentare, grazie di cuore.

emojii dalla testa di Johnhoin

Di blocchi e sensi di colpa

Quante volte succede di sentirsi pronti a fare un passo verso il cambiamento in un certo ambito della vita e ci si ritrova bloccati da dubbi, incertezze o ripensamenti, come ad esempio:

“Finalmente mi sento pronta a iniziare quel corso di ballo che mi aiuterebbe proprio a rimanere in forma…ma la fascia oraria del corso è proprio quella di cena e dovrei lasciare i figli da soli con il mio compagno/a”.

Oppure
“Evviva, finalmente il mio capo si è reso conto del mio valore aggiunto è mi ha fatto una proposta di lavoro davvero allettante che aspetto da anni… ma ho un genitore anziano che richiede maggiore attenzioni”.

O semplicemente
“Vorrei tanto acquistare quella borsa fighissima e costosa di quell’artigiana famosa…ma poi cosa penseranno le mie amiche di me, loro di certo non approverebbero!”.

Insomma, scommetto che ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella vita quella fastidiosa sensazione che si palesa proprio nei momenti più felici o belli all’idea di ottenere la promozione, finalmente ballare o avere una cosa desiderata ma che, in una frazione di secondo, viene frustrata con una chiusura al petto o allo stomaco!

Il responsabile è il famigerato senso di colpa (da ora s.d.c.).

Diciamolo, i Cattolici sono campionissimi nell’ “arte del provare il s.d.c.” non solo è risaputo ma è anche fonte di barzellette tra Ortodossi e Protestanti.

E purtroppo non c’è solo la religione a condizionare il nostro inconscio collettivo, infatti noi italiani dobbiamo aggiungere anche la famosa relazione con la MAMMA , aime’ siamo proprio messi male!

Ma quanti di noi sono veramente consapevoli che il senso di colpa condiziona:
# le relazioni interpersonali, famigliari, amicali e amorose;
# le scelte professionali e di vita;
# il raggiungimento di obiettivi e desideri
E che proprio a causa del conflitto interiore che il s.d.c. crea, non solo ci impedisce di realizzarci come persone o professionisti, ma ci sottrae anche energia.

Queste sono solo alcune delle aree in cui può creare problemi (non parliamo di Dharma, Karma e altri simpatici aspetti).

Cominciamo ad avvicinarci alla questione partendo dal suo significato letterale.

La definizione di “colpa” è (tratta dal dizionario):
Sostantivo femminile, atto o comportamento che implica conseguenze dannose verso individui o la comunità: essere in c.; avere c. di qualcosa; part., in diritto, mancata osservanza delle regole di condotta suggerite dalla prudenza, dalla diligenza, dalla perizia, o stabilite da norme giuridiche per evitare il verificarsi di un fatto illecito e dannoso.

Da questo se ne potrebbe dedurre che sia sufficiente escludere il danno oggettivo a persone o cose per scongiurare il senso di colpa (o in questo caso accettarlo come conseguenza di ciò), ma se così fosse perché qualcuno ci inventerebbe su così tante barzellette? 🙂

Perché in realtà il s.d.c. che crea problemi soggettivi, blocchi, infelicità e stress, è un s.d.c. disfunzionale di cui tanti spesso soffrono senza nemmeno rendersene conto.

I condizionamenti che entrano in gioco sono strettamente collegati a queste domande:
Chi è l’artefice della mia felicità?
Chi è la vittima e chi il carnefice?
La responsabilità è libertà?
Cosa sono il piacere e la gratificazione?
Cos’è il senso di onnipotenza?

La questione quindi è complessa e riguarda aspetti mentali, emotivi e culturali e forse è per questo che non se ne legge in giro tanto, ma nel mio percorso di consapevolezza e crescita personale, dire addio ai s.d.c. è stato un processo fondamentale per arrivare ad assumermi la piena responsabilità della mia salute fisica e mentale ed ora che ho uno strumento efficace come il Focusing (self-help) per affrontare in modo profondo ma semplice, questo tipo di tematiche voglio offrire la stessa possibilità anche a chi sente di averne bisogno.

Lo faccio attraverso un percorso strutturato e per ringraziarti di aver letto questo post qui trovi il pdf gratuito di “Addio sensi di colpa” che viene allegato all’ atto di iscrizione al mio blog.
Questo pdf spiega cos’è il senso di colpa e come distinguerlo dalla vergogna, altro argomento interessante che spesso si confonde e sovrappone.

Puoi approfondire l’argomento leggendo anche questo POST.

Se non ti interessa il pdf e tantomeno il percorso di liberazione dai s.d.c., per ringraziarti comunque di avermi letta, ti lascio uno degli esercizi che può aiutare a distinguere il senso di colpa dalla vergogna.

Esercizio

Scrivi affianco ad ogni frase se per te la situazione che leggi è una situazione che crea s.d.c. o vergogna:

a) Andrea è in cassa integrazione in seguito al fallimento dell’azienda in cui lavorava;
b) Davide ha un cellulare Android, mentre tutti i suoi amici hanno l’ iPhone;
c) Enrico non dà soldi alla Parrocchia del suo quartiere;
d) Donatella deve sopportare il marito ubriaco dopo un’uscita con gli amici;
e) Sandro tradisce la moglie, che non sospetta nulla;
f) Marco ha dato uno schiaffo a suo figlio per farlo ubbidire;
g) Giuseppe è stato bocciato per la terza volta all’ esame teorico della patente;
h) Valentina ritiene di avere un seno troppo abbondante.

Fatto? Ora confronta le tue risposte con quelle corrette che trovi cliccando qui !

Buona Vita

Giugno, è arrivato ed è volato….!

Questo mese si festeggia Litha, una festa collegata al Solstizio d’Estate dove si festeggiano i fuochi (S.Giovanni) e il giorno più lungo dell’anno. E’ uno dei miei mesi preferiti perché è quasi estate ma ancora non fa troppo caldo.
E’ anche il momento dell’anno in cui i frutti sono a maturazione ed è vicina la raccolta ed è stato  così anche per me, ma la mia proverbiale calma è stata messa a dura prova proprio perché i tempi maturi mi hanno portata ad affrontare cambiamenti extra di cui sono stata felicissima di occuparmi, ma che mi hanno dato parecchio da fare:

  • la creazione del mio nuovo Logo;
  • il restyling del sito, che è iniziato proprio in concomitanza dell’ arrivo del nuovo regolamento europeo sulla gestione della privacy (GDPR) che ha causato ore di lavoro extra non solo ai web master di tutto il mondo, ma anche a chiunque lavori con una piattaforma di newsletter o utilizzi i moduli per la Privacy!
  • un lavoro per una Università on- line, un Master in cure Palliative, una cosa come 350 slide in 20 giorni! Non ci posso credere ho anche finito in anticipo rispetto la scadenza (potenza dell’ anticipazione del risveglio mattutino);
  • e come se non bastassero la ciurma di gatti e di umani da gestire, anche il viaggio delle vacanze da organizzare!

Insomma è stata dura, ma alla fine eccomi qua con solo le valigie da preparare (ho perfino programmato i post sui social per 15 giorni) e questo post del blog è la mia ciliegina sulla torta, ehehe.

Non so se è chiaro, ma l’argomento è la Gestione del Tempo!

La gestione del tempo è un aspetto fondamentale se vuoi dare una direzione precisa alle tue azioni, azioni che hanno lo scopo di portarti sempre più vicina ai tuoi obiettivi e quindi alla felicità 🙂

La premessa è che ognuno elabora un proprio sistema di gestione del tempo in base ai propri impegni, alla priorità dell’ obiettivo, alle fasi della vita.
Quello che ti propongo è quello che ho acquisito io in questi ultimi due anni di lavoro da freelance, spero ti possa essere utile:

  • Prima di tutto occorre calcolare quanto tempo si ha a disposizione togliendo le ore di sonno, quindi calcolare quante ore si dorme per notte e se nel week-end di più considerarlo nei conteggi e poi togliere quelle ore dal totale delle ore della settimana (168).
  • Perché un planning sia realistico occorre calcolare gli imprevisti, questo permetterà di non riempire tutto il tempo a disposizione e poi andare nel pallone se qualcosa non va come programmato, per cui dal totale delle ore che sono rimaste togliere un 20% di ore per gli imprevisti. Se ad esempio sono 100, toglierne 20, ne rimangono 80.
  • Un altro aspetto importante è quanto ci vuole a fare le cose. Se occorre un’ ora di pausa pranzo, ma poi tra cucinare e mangiare se ne usa un’ ora e mezza sono di più. Utilizzare un timer e quantificare i tempi è una opzione, ma esistono anche delle app per farlo!
  • Per gestire le cose in modo da essere più produttivi il consiglio è di lavorare per moduli o blocchi, vuol dire ad esempio che anziché cucinare tutti i giorni, preparerò e predisporrò i pasti in un giorno solo, così laverò tutte le verdure in un giorno, sporcherò le pentole in un giorno, eccetera. Io non preparo tutto tutto, ma le “basi” come ad esempio i cereali integrali a chicco per la settimana con cui poi farò insalate di cereali, polpette o le metterò nelle minestre che avrò già preparato e congelato, sì, ad esempio. Si applica lo stesso metodo al lavoro o alle faccende di casa.
  • Per il planning quotidiano o to do list, suggerisco di non mettere troppe cose nella lista, io ne metto 3 lo so sembrano poche, ma sono le 3 più importanti, quelle che cascasse il mondo alla fine della giornata voglio aver fatto. Fatto quelle se ho ancora tempo ne farò altre prendendole da una macrolista, così non avrò l’ansia e sarò sia realistica che soddisfatta quando ne farò di più!
  • Mettere tutto in agenda, non solo l’appuntamento dal dentista o gli impegni di lavoro perché anche le incombenze quotidiane sono impegni, così come lo è il tempo per se stessi (self-care) che se non si programma sarà quello a cui si rinuncerà, giusto?
  • Consiglio anche di tenere un calendario annuale su cui segnare le ferie e gli impegni che si conoscono, le scadenze dei vari documenti da rinnovare e polizze varie e averle sott’occhio quando si compila il planning (io lo faccio mensile, settimanale e trimestrale).

Cosa fare nelle ore a disposizione

Ora che hai un’idea delle ore a disposizione nella settimana, pensa a come trascorrerlo:

per farlo si disegnano due cerchi, in uno disegnerai gli spicchi in base a quello che già occupa il tuo tempo e nell’altro, gli spicchi di come invece vorresti trascorrerlo.
Alla fine confronta i due cerchi e osserva quanto coincidono e quali sono, invece, le differenze.

Se ad esempio vorresti lavorare il 50%, dedicarti alla passione per lo yoga e la lettura il 20%, stare in famiglia e con gli amici il 30%, le 80 ore a disposizione (20 le hai tolte per gli imprevisti) le suddividerai con queste percentuali, quindi 40 di lavoro, 8 per lo yoga e le letture e 32 per famiglia. Se lavori come dipendente dovrai sottrarre prima quelle ore e poi fare il conto delle percentuali con le ore restanti.

Questo lavoro servirà per capire quali sono le priorità e cosa tagliare per avvicinarti sempre più al tuo ideale di gestione.
Le ore degli imprevisti si potrebbero utilizzare per avvicinarti ad un obiettivo qualora rimangano libere, ma senza calcolarlo prima.

L’ invito è di eliminare prima le cose a cui spesso non ti riesce di dire di no a favore di quelle per la cura di te, il self-care.
Il pdf con le regole che ho suggerito lo trovi QUI.

 

“Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.” A.Einstein

 

In regalo anche la Matrice di Covey per dare ordine alle priorità.

Buona Estate!

Di Rose, di Madri e di Sensi di Colpa

Maggio è il mese delle rose,

a quanto pare anche delle fragole quest’anno, della festa della mamma, degli scrutini a scuola e di chi prenota le vacanze all’ultimo minuto (come me quest’anno) e senza avere sensi di colpa!

Certo che ne ho fatta di strada da quando non riuscivo a sostenere niente che non fosse programmato in tutto e per tutto, assolutamente familiare e soprattutto sicuro ai miei occhi.
Non puoi vedermi ma mi sto dando una bella pacca sulla spalla 🙂

Tutto è cambiato, da quando ho imparato a stare sempre di più con la sensazione che si prova a stare con ciò che non si conosce . Non avere più paura , non provare preoccupazione o angoscia ad ogni imprevisto o evento della vita…. è uno degli aspetti più belli che il Focusing mi ha permesso di sviluppare e che mi arricchisce ogni giorno di più.

Non uscire dal seminato…. dicevi di madri?

Volendo parlare di madri, è come se il Focusing mi avesse permesso di riconoscere e sviluppare la Mia Madre Interiore, una madre che ama incondizionatamente, che sostiene come la terra, è amorevole e trasmette gioia e fiducia nella vita come il Sole (e lo so, questa è proprio una madre ideale, ma ti assicuro che anche se sono pochi quelli che hanno avuto la fortuna di averne una così in carne ed ossa, è possibile farne esperienza anche da adulti e soprattutto in qualsiasi momento!).

Prima di arrivare a questa madre ho fatto anche i conti con l’ immagine e le convinzioni legate alla madre reale, quella umana (santa donna che pazienza ha avuto, eheheh).

Un lavoro introspettivo, e non solo, molto impegnativo che ha reso necessario affrontare la tematica dei Sensi di Colpa, ta-daaa….alzi la mano chi non sa di cosa parlo! Ma prima di parlarne è d’ uopo una premessa:

  • quando si è bambini si vive una condizione di forte dipendenza verso i genitori ma anche un forte egocentrismo che permette al bambino di affrontare il mondo in sicurezza, ma questo trasmette anche un senso di onnipotenza che in certe situazioni, e per taluni temperamenti, può evolvere in una gabbia.
  • Quando i genitori si separano o uno di essi muore, ad esempio, è quasi inevitabile che il bambino se ne senta responsabile ed è per questo che poi si sviluppa un atteggiamento genitorializzante che fa di quel bambino “un bravo bambino”.
  • Con il passare degli anni questo egocentrismo e senso di onnipotenza si ridimensionano, o almeno dovrebbero, eheh, sviluppando il cosiddetto adulto, ma in questi bambini tutto si complica un pò.

Quindi questo senso di colpa molto spesso condiziona fortemente tutte le scelte fatte nella vita e per poter riprendere in mano la stessa occorre farci i conti!

Nella mia esperienza, facendolo, si è attivato un effetto a cascata che mi ha permesso di riprendere in mano le redini della mia vita.

Diventare consapevole della mia responsabilità in tutto ciò che accade.

Ritrovare la libertà, senza sentirmi in colpa o egoista nel prendermi cura di me.

Un aspetto fondamentale per l’auto-realizzazione.

Ma come si forma il Senso di Colpa?

Comincio col dire che molto spesso è un s.d.c. disfunzionale che crea problemi, non è quello sacrosanto che si può avere se si fa oggettivamente del male ad una persona!

In questo caso (disfunzionale) c’è un conflitto interiore proprio tra il Bambino/a e il Giudice Interiore.

Per poterlo superare occorre entrare in contatto con il proprio Adulto, altrimenti le istanze che comunque ci sono come bisogni e desideri  non riconosciuti troveranno comunque una strada differente per esprimersi (e riconoscerli non vuol dire automaticamente agirli, sia ben inteso) :
la manipolazione (ce l’ho), il vittimismo (ce l’ho), la vendetta inconsapevole (mi manca), oppure la via dell’autolesionismo (mi manca), problematiche con il cibo (ce l’ho) , con le varie forme di aggressività  più palesi (mi manca) ecc.ecc.

Si può dare un calcio ai sensi di colpa senza sentirsi in colpa?

Certamente…..l’obiezione più frequente è: ” Ma se poi cambio così tanto che chi mi vuole bene non me ne vorrà più?”
Non ti preoccupare, è naturale avere timore di cambiare, ma ti posso assicurare che chi ti vuole bene non potrà che essere contento per te!
Inoltre non è forse vero che amare gli altri non è possibile se non sappiamo amare noi stessi?
E da ultimo, ma non per importanza, i tuoi cari non potranno che avere dei vantaggi dalla tua felicità, te lo garantisco!

In regalo per chi è interessato al discorso sdc ho creato un PDF gratuito che è un’ anteprima ad un servizio che offro alle mie clienti  e che puoi ricevere con l’iscrizione alla mia lista con questo FORM e a seguire un altro regalo speciale:

  • un audio che contiene la Visualizzazione della Rosa di Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, che promuove la Forza Interiore, la bellezza, il Vitalismo e la Spiritualità. Prima di eseguire la Visualizzazione leggi le istruzioni QUI.
  • QUI la versione scritta della visualizzazione,
  • e QUI l’audio.

Buona Vita.

Di ciliegi in fiore e cambio stagionale degli armadi

Da appassionata del Giappone, solitamente considero il momento ideale per il cambio stagionale degli armadi, la fioritura dei ciliegi (Sakura) che si festeggia (Hanami) nei primi giorni di aprile, quest’anno è avvenuta in ritardo.

E’ il momento in cui “decido” di essere stufa dell’inverno, fisicamente ed emotivamente e perciò faccio il cambio dei vestiti!
Da quando ascolto il mio corpo con il Focusing, percepisco molto di più le energie che cambiano all’ interno di me e seppur altalenanti, com’è naturale che sia, sento che i picchi di alti e bassi hanno una durata e un’ intensità inferiori.

Faccio un esempio pratico:

10 giorni fa ho avuto un episodio molto forte di gastro-enterite che, se avessi dato retta al mio sentire, avrei potuto tranquillamente prevenire, ma non mi sono completamente affidata a questa modalità unica, così differente da quella ordinaria e questo è il feedback ricevuto!

Prima di Pasqua avevo sentito molto chiaramente il bisogno di avviare un po’ di depurazione fisica e mentale per agevolare l’uscita dall’ inverno, ma invece di assecondare tale sensazione, ho procrastinato a dopo le feste pensando che fosse un po’ troppo presto e così, anche se non ho fatto disastri con l’alimentazione, ma essendo piuttosto “piena” a livello mentale ed emotivo, questa scelta mi è costata il malessere di cui sopra.

Con una buona depurazione e il ridimensionamento sotto il profilo degli impegni, tutto si è rimesso in equilibrio molto più velocemente del solito e questo nonostante il periodo.

Cosa accade in Primavera

In questo periodo l’alternanza dei giorni di pioggia con abbassamento delle temperature a quelli, invece, pieni di sole e con impennate di caldo, sono la norma. Così come il fatto che un momento prima vuoi ribaltare l’armadio e fare il cambio stagionale a tempo di record e il giorno dopo avere una sonnolenza tale da andare a letto prestissimo la sera!

Quello che conta è cercare di rimanere in contatto il più possibile con il proprio sentire corporeo, e trovare la giusta via di mezzo tra il riattivare e il recuperare (al contrario di me questo giro… sì, il margine di miglioramento è ampio, questo è certo, eheh!).

Capita spesso che il lavoro e gli impegni ci impediscano di tenere conto di questa ciclicità, dentro e fuori di noi, sempre e comunque. Proviamo a compensare tutto ciò, imitando i giapponesi che festeggiano e si prendono il tempo di andare ad osservare i ciliegi in fiore come un’occasione importante, che venerano la natura, declamano haiku e fanno pic-nic nei parchi godendosi un evento come la fioritura degli alberi, così fugace e breve, senza darla per scontata.

Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna
Yosa Buson (1715-1783)

E se ci prendessimo anche noi tutto il tempo per “attivarci con calma”, come piace dire a me?

Per cercare l’equilibrio, diventa fondamentale però, oltre all’approccio meditativo, anche una buona programmazione del planning in tutte le aree, magari proprio approfittando di uno dei momenti di pausa ed essere così più efficaci nell’ attività.

Questo è anche il momento dell’anno in cui fare una verifica su come procede la attuazione degli obiettivi avviati all’ inizio d’ anno ed eventualmente aggiustare il tiro e modificare, se occorre, qualcosa in corsa.

Inoltre possiamo approfittare delle energie creative favorevoli per nuove idee, nuovi progetti o desideri da seminare e mantenere al buio stile incubatrice e poter sviluppare meglio e specificatamente in futuro! Puoi utilizzare questo schema per decidere quali aree della vita necessitano di nuovi comportamenti o attenzione.
Essere consapevoli degli obiettivi principali e le priorità per non sovraccaricare il planning presi dalla spinta energetica ancora instabile, diventa fondamentale!

Per il cambio di stagione, ho preparato uno schema che potrebbe tornarti utile quando devi decidere cosa tenere o lasciare andare durante il cambio degli armadi e anche delle regole di base che possono agevolarti nel compito, trovi i PDF QUI e QUI.

Se ti va fammi sapere con un commento o con una mail se ti sono stati utili e se ne hai voglia, come ti organizzi tu di solito per questa impresa primaverile!
Sono appassionata di decluttering ed ogni suggerimento sarà molto apprezzato, contaci.

Sono nata a marzo

Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta:
così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
forse è la sua preghiera.
Alda Merini da Vuoto d’amore, Einaudi 1991

Eccoci a marzo, e questa poesia di Alda Merini mi piace tantissimo per due motivi: il primo è che sono nata anche io a marzo e poi cita Proserpina, chiamata così dai romani e Persefone dai greci.
Adoro il suo mito per una serie di motivi, ad esempio la sua evoluzione da bambinetta felice e spensierata (Kore) figlia della grande Demetra (dea vicina alla Natura) a moglie del Re Ade del mondo degli inferi e quindi Regina del mondo di sotto, con un importante ruolo per le anime in arrivo, di cui decideva la sorte.

Negli ultimi anni ho ri-scoperto i miti greci, celtici, e anche altri più antichi, gli archetipi, i simboli e in particolare quelli femminili e delle dee, grazie alla Soulful Mentor Giada Carta e ai tanti spunti che con lei si ricevono sul piano intuitivo e spirituale, ma tutti applicati al lavoro di cambiamento e trasformazione nel mondo personale e professionale!

Ma cosa accade in questo periodo che io definisco magico ?

  • Astronomicamente sappiamo che durante l’equinozio il giorno e la notte si equivalgono, poi le giornate cominciano ad allungarsi fino a raggiungere il massimo della durata del giorno nel solstizio di estate, quando cominciano poi a diminuire le ore di luce rispetto al buio e si raggiunge di nuovo l’equilibrio fra giorno e notte nell’ equinozio d’autunno.
  • Energeticamente invece c’è un risveglio dell’energia vitale che, assopita durante l’inverno, ora torna a pulsare e a riattivarsi per raggiungere poi in estate il massimo dell’espansione e io sento nell’ aria che il cambiamento è già in atto, nonostante il freddo di questi giorni.

Mi piace tantissimo il risveglio del potenziale energetico insito nella Primavera, me lo ricordano le gemme sugli alberi, lo sbocciare dei fiori, il mio Cucciolo che va in amore (gatto, non figlio, eheh), il canto degli uccellini durante il risveglio mattutino e la luce del sole che si leva presto e aumenta la voglia di alzarmi prima, finalmente. Sono un’allodola come tipologia, perciò mattiniera, ma l’inverno è dura alzarsi presto col buio, diciamolo!

  • Fisicamente, aimè, non posso farmi prendere troppo dalla frenesia e dall’ entusiasmo perché questo è anche un periodo molto delicato per l’organismo, si esce dall’ inverno e questo costa fatica, infatti uno dei sintomi di questa transizione è la classica stanchezza che sento nel primo periodo che coinciderà con la Pasqua quest’anno, perciò conoscendomi, non è il caso di esagerare!

 

La bravissima Silvia di macrobioticamente.com mi sosterrà con tutti i suoi consigli e le ricette giuste, è il momento per fare un periodo di depurazione e poi un’ altra pratica che inserirò nel mio Diario giornaliero che trovi qui, è quella delle frizioni, non so tu ma io mi ritrovo sempre la pelle secchissima in questo periodo e con questa pratica ho risolto il fastidio, se vai sul suo sito potrai leggere nel dettaglio di cosa si tratta, ma se già le conosci qui trovi un pdf per ricordarti di farlo per 28 giorni!

L’Equinozio di Primavera,

che avverrà al 20 di marzo, ha sempre rappresentato un momento speciale, in molte culture questo è un giorno di celebrazioni.
Nell’antica Grecia si celebravano i Piccoli Misteri Eleusini, riti (celebrati dalla città di Eleusi dove aveva dimorato Demetra nel periodo in cui cercava la figlia) segnati da purificazioni, digiuni e sacrifici. I Grandi Misteri, invece, celebrati tra settembre ed ottobre, rievocavano appunto il rapimento di Persefone (Proserpina per i romani), figlia della dea Demetra (è colei che ha donato agli uomini l’agricoltura) condotta negli inferi dal dio Ade per farla sua sposa. Sono riti di cui non si sa molto perché erano segreti e misteriosi. Ma di questi ne parliamo al prossimo equinozio autunnale!

E io cosa faccio in questo periodo?

Qualcosa di meno fondamentale, rispetto a Demetra e Persefone eheh! Visto che in autunno preparo tutta la progettazione e il planning per il nuovo anno, in questo periodo verifico cosa ho fatto e cosa no rispetto al programma; cosa è andato bene e cosa meno; se c’è qualcosa da aggiustare o eliminare, in fondo siamo ancora in tempo per recuperare o rivedere qualche obiettivo che non è più praticabile o interessante. E da questo lavoro risulta che sono in ritardo sulla tabella di marcia.

Come mai sono in ritardo?

Perché ho dato il via ad un Percorso di 7 incontri a cadenza mensile, sui simboli dei Sette c’akra e le implicazioni con alcuni aspetti della vita come la relazione con i soldi, con il piacere, con la volontà ecc. ecc. che non avevo minimamente previsto in autunno ma che è nato da un percorso sui màndala ideato quasi per gioco, per donare gratuitamente un piccolo avvento fatto di màndala da colorare e conoscere da vicino con l’idea di prepararsi al Natale!

Questa bella esperienza ha dato il via a questo filone che da appassionata e praticante esperta di Viniyoga, conosco e adoro! Mi sta piacendo molto perché è un mix di tutte le competenze acquisite negli ultimi 10 anni e credo che lo ripeterò.

Se intanto vuoi la versione on-line “Conosci te stesso con i 7 chakra” puoi iscriverti QUI.

E tu come ti prepari all’ arrivo della Primavera?

Rispondi con un commento o scrivimi una mail sono curiosissima e interessatissima delle abitudini degli altri perché non si finisce mai di imparare!

Il piacere nell’azione

Piacere è, secondo il dizionario: “riuscire gradito ai sensi e alla mente, godimento fisico o spirituale, servizio, favore, desiderio, volontà“.

È molto importante nella vita poiché l’energia che si attiva nel piacere, è quella dell’ Eros, che è alla base della vita, opposta a quella di Thànatos, la morte.
È ciò che ci fa superare quelli che crediamo come nostri limiti, facendo emergere il coraggio e portandoci più vicino all’amore e al Sè Universale.

Molto spesso mi sono ritrovata a vivere il piacere come qualcosa di negativo, con timore, vergogna o addirittura senso di colpa anche quando, secondo i dettami socio-culturali, sarebbe stato lecito provarne!
Certo il condizionamento contemporaneo fondato sull’ assoluta efficienza e sul senso deviato del Dovere non mi hanno aiutato ad evitare un approccio del genere e il quadro è già abbastanza deprimente, vero?

Prima il dovere e poi il piacere
Se non soffri non ottieni niente di buono” quindi va da sè che se provi piacere non ottieni niente!

Credo che chiunque possa allungare la lista di detti del genere che ha subito nella sua vita da genitori, insegnanti o altre figure di riferimento, e magari poi da se stesso.

Provare piacere ci allontana da ciò che invece è più importante o dai nostri obiettivi? NO:

  1. Punto primo, se l’ obiettivo lo scelgo io, non credo che provare piacere mentre lo perseguo possa allontanarmi o intralciarmi semmai potrebbe accorciarne il tragitto.
  2. Punto due, a me non è mai successo di non finire un piatto di torta o altro che mi piacesse, mentre posso dire che non ho mai finito una serie di addominali in palestra perché non sopporto la fatica in palestra….posso camminare tre ore, nuotare per almeno una, ma in palestra no, non duro più di sei mesi!
  3. Punto tre, perseguire il piacere in ciò che si fa non esclude il senso di responsabilità o di necessità e quindi il dover svolgere un compito che spesso chiamiamo dovere.
    Devo lavorare….devo crescere un figlio….devo seguire i miei affetti….devo volermi bene….devo volerne agli altri…devo fare la spesa…..devo riordinare e pulire dove vivo…ma sono sicura di non volere tutte queste cose?

Credo che il dualismo piacere vs dovere sia il risultato di una certa forma educativa derivante dall’ epoca Vittoriana e anche dall’ influenza religiosa del cattolicesimo di vecchio stampo, stile  Inquisizione, eheh, in cui si presume appunto che il dovere non possa coincidere con il piacere o con il volere!

Cosa se ne deduce?

Spessissimo si utilizza la parola “devo” anziché “voglio” anche quando in realtà è così, ma il suo utilizzo ci impone già di per se uno stato negativo, vittimistico ed energeticamente scarico.
Nessuno è costretto a fare niente che davvero non vuole se non ha una pistola puntata alla tempia.

 

Esercizio

Quello che devi fare perché lo fai?
Perché se non faccio la spesa moriamo di fame, ad esempio.
Cosa potrebbe accadere se non facessi più ciò che devi? Cioè in questo esempio la spesa?
Non mangeremmo cibo vero, salutare, perché mangeremmo fuori spessissimo oppure solo scatolame, surgelati e pasta al sugo, niente di vitale e fresco e vario.
Ma se non lo facessi tu chi potrebbe farlo, visto che non ti piace?
Potrei delegare mio marito, che tra l’altro è bravissimo a farlo, prende tutto ciò che serve e spende meno di me… ma lui è a casa solo nel week end (e non sempre) e al sabato andare in giro per acquisti è un delirio perciò se possiamo lo evitiamo!
Alla luce di tutto ciò prenderai coscienza che siccome ci tieni a mangiare sano andrai a fare la spesa e che quando ne avrai la possibilità, però, delegherai a marito o figlio, così non sentirai quest’ accortezza solo sulle tue spalle, in fondo mangiate tutti e tre, mica solo tu, anche se tu più di loro, eheheh!
Quindi ora voglio andare a fare la spesa e quando potrò delegare lo farò.

Alla luce delle risposte a ciò che accadrebbe se non facessi la spesa, quindi, ho percepito il mio interesse ad andarci e la mia motivazione non solo di nutrimento, ma di nutrimento sano, gratificante e per me importante, quindi non è forse vero che in realtà io voglio fare la spesa?

Ricordare il perché dietro le cose è ciò che può trasformare il “devo” in “voglio”!

Ovviamente questo è ciò che faccio io quando perdo il focus sul piacere che c’è dietro la mia motivazione all’ azione.

  • Mi rendo conto che non è sempre così semplice, ci sono parti e istanze differenti in conflitto dietro certe difficoltà ed ascoltarle e dare modo a tutte di esprimersi ed avere la giusta attenzione è importante per un recupero dell’energia a disposizione.
  • Oppure potresti renderti conto che quella cosa non è più funzionale o utile o oramai ti sottrae tempo prezioso ed energia che potresti mettere altrove.
    Certo può accadere durante l’indagine del “devo”, allora puoi lasciarla andare, semplicemente decidi di non farla più, perché non è più funzionale e vai avanti…

Certo con uno strumento come il Focusing non ci metteresti molto ad arrivare al cuore delle cose e a rispondere alle domande dietro i “devo”.

Chi o che cosa in te vuole portare avanti questa cosa, aspetto o progetto?
Che bisogno c’è sotto?
Cosa accadrebbe se la lasciassi andare? Come ti sentiresti?

Sensi di colpa

Poi non dimentico il fatto che capita spesso, quando prendi una decisione di cambiamento,il tira e molla tra parti differenti che a vario titolo, educazione, modelli, blocca il tuo nuovo agire sotto forma di senso di colpa!
Lavorare su questi aspetti è fondamentale e sarebbe un ulteriore aiuto a trasformare il “devo” in “voglio”. Se anche tu sei impigliata in questi meccanismi e vuoi saperne di più ISCRIVITI alla mia lista per ricevere il PDF introduttivo di “Addio sensi di colpa“, un nuovo progetto su cui sto lavorando.

Sei pronta a dire “voglio” al posto di “devo”?
Comincia subito a correggerti quando lo dici e sentirai come cambia l’energia della parola e l’effetto che fa e poi tienimi aggiornata con un commento o iscrivendoti al Blog!

La buona azione o l’azione buona?

Agire nel migliore dei modi

Quando si ha meno paura del cambiamento, ne ho scritto qui, ci si rende conto di come agire nel migliore dei modi (l’azione buona) e non d’ impulso, diventa fondamentale per il successo del cambiamento stesso.

Negli ambiti importanti, come quello del lavoro o delle relazioni interpersonali, succede spesso che il cambiamento avvenga  anticipando i tempi.
Ci si sente finalmente pronti appena si prende una decisione e per questo si vuole subito assecondare la spinta a fare il grande salto, ma se tutto il resto non lo è per niente (ti rimane l’affitto da pagare, i genitori da preparare o la dispensa da svuotare dai cibi spazzatura!) si rischia di compromettere il cambiamento stesso e pentirsene.

Chi te lo dice è una che ha deciso dall’ oggi al domani di licenziarsi con il minimo preavviso, perché arrivata al limite massimo di sopportazione quindi, appena gli è stato chiaro che non voleva più impegnarsi così tanto per un lavoro che non le dava più niente né in termini professionali né tanto meno economici, ha detto bye bye!

Certo, avevo una situazione familiare tale da consentire questo “colpo di testa”, ma non è stata la cosa migliore che potessi fare per me e la mia autostima, ai tempi già parecchio compromessa.

Un’ azione “buona”

Tutta questa premessa per dire quali caratteristiche dovrebbe avere un’ azione buona, fatta bene, perché sia giusta, mirata ed efficace e soprattutto armoniosa con tutto il resto e sé stessi.

Comincio scrivendo cosa NON è:

  • Non è una re-azione, ossia una risposta ad un evento interno (perché proveniente da noi) dettata dall’ impulsività o da un meccanismo di difesa (come nel mio caso su descritto ad esempio) o esterno (da condizioni ambientali);
  • Non è nemmeno il risultato di un ragionamento logico, ad esempio io e la mia relazione con i soldi:
    segno tutte le spese che ho giornalmente e compilo diligentemente il mio kakebo (un agenda di casa) che mi permette di evidenziare dove spendo i miei soldi nel dettaglio, mi accorgo che ne spendo molti, troppi, in libri (li amo!) ma questa consapevolezza non mi impedirà di risparmiare solo perché decido che non comprerò più libri. Questo perché occorrerà una strategia per riuscire a togliere quelle spese dai libri e “risparmiare”.
    Il fatto è che se non sostituirò quel piacere di leggere con un’altro più importante (ad esempio un mega viaggio che desidero fare da tempo in Giappone) finirà che li spenderò in altro senza accorgermene….io ci ho provato, funziono così e tu?
  • Non è un’azione decisa da qualcun’altro che non sia tu, certo puoi anche raccontartelo, ma a meno che tu non abbia una pistola puntata alla tempia, nessuno può costringerti materialmente a fare ciò che non vuoi!
  • Non è dettata da un bisogno o da una necessità.

Quindi in definitiva un’ azione adeguata, giusta ed efficace, si ottiene quando:

 

  • È il frutto di una osservazione e conoscenza reale di sé e non di ciò che vuoi/vorresti o dovresti essere,
  • È in equilibrio con ciò in cui credi ma non in senso ideologico, in senso conoscitivo, perché lo provi, lo vivi e lo scegli ogni giorno e, so di ripetermi, ma non perché sai che dovresti/vorresti o potresti fare. Per dirla alla Krishnamurti: ” Vivi le verità che hai compreso”.
    Se io pratico yoga regolarmente è perché quando lo faccio sto meglio di quando non lo faccio.
  • È svolta in modo che tutta la tua attenzione e concentrazione siano dirette in ciò che stai facendo.
    Per ultimo l’aspetto in assoluto per me più difficile perché richiede una buona dose di fiducia,
  • si compie senza aspettative nel risultato!!! O mon Dieu, questa è dura… “Io ho fatto la mia parte, ma siccome non ho il controllo su tutto, mi affido a ciò che dovrà essere e perciò accetto che potrei non raggiungere il mio obiettivo….” (-gasp!-…direbbe Paperino).

Ok, detto ciò come posso allenarmi in tempo di pace per  riuscire ad agire nel migliore dei modi in tempo di guerra?

Sempre con le stesse cose che ti rifilo ogni volta che posso, eheh!

 

  • Osservando e conoscendo te stesso sempre di più, io ho l’abitudine di annotare una serie di informazioni ogni giorno per mantenere l’attenzione su “come sto oggi”: lo faccio sia con i diari di vario tipo ad es. quello Di Bordo  che con degli schemi che creo, come ad esempio Questo.
  • Ascoltando il corpo inteso come strumento di consapevolezza (non solo fisico), focalizzo con il mio compagno di focusing tutte le settimane (in verità di compagni ne ho due e occasionalmente tre) e se non sai cos’è il Focusing, ti avviso che purtroppo non ha niente a che vedere con il sesso…
  • Non giudicando le emozioni, io ci provo cercando di coltivare la comprensione e la gratitudine.

I mezzi che utilizzo su di me sono il Focusing, la pratica Yoga, il Canto Vedico, e tutto ciò che sviluppa la sensibilità verso me stessa e di conseguenza anche chi mi sta vicino, in modo creativo e rispettoso.

Lo faccio anche attraverso il mio lavoro che adoro perché mi permette di continuare questo processo che amo anche mentre accompagno qualcun’altro sui “sentieri” della relazione e l’ ascolto che conosco. Grazie ad essi ho scelto di acquisire le competenze necessarie affinché ci potessi tornare con un cliente, che per farlo mi paga pure….. non potrei chiedere di meglio!

Adesso ti senti pronta per una buona azione? 🙂

Ti ricordo che se vuoi conoscere e sperimentare in “solitaria” qualcosa del focusing, puoi iscriverti all’e-corse gratuito “Aiutati a sentir-ti bene” o usufruire del servizio di Focusing Guidato .

Se ti trovi nella morsa dei sensi di colpa ogni volta che vuoi cambiare qualcosa, iscriviti alla lista VIP per rimanere informata sul mio prossimo servizio “Addio sensi di colpa!”, puoi farlo QUI.