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Di blocchi creativi e modi per superarli

Il mese della super luna è alla fine e il post blog mensile che di solito pubblico con la luna piena deve ancora essere scritto.
Allora realizzo che può essere una buona occasione per mettere in pratica ciò che insegna il Focusing e superare il blocco di qualsiasi natura.

Cosa si fa in questi casi?

Si parte dal principio e dal perché, decido di ricordare perché voglio scrivere un blog, qual è l’obiettivo, la vision (diffondere il Metodo Focusing) e in senso più specifico qual è lo scopo per cui scrivere il prossimo post (collegarlo a un progetto in corso)?

Tu puoi chiederti cosa c’è dietro quella cosa che dovresti fare ma non fai; perché invece di solito la fai? Che motivazione hai per portare avanti quel dato impegno, quel comportamento o altro, non essere frettolosa/o e senti nel corpo cosa succede in corrispondenza di ogni possibile motivazione. Se vuoi un aiutino, in questo post trovi l’ “esercizio dei perché”.

La mia motivazione ce l’avevo sotto agli occhi… era proprio la difficoltà, il percepire qualcosa come un disagio, era come quella “strana sensazione”, quella che ogni tanto emerge (a me si fa sentire nello stomaco, ma non è così per tutti) quella che di solito cerco di ricacciare nel buio dell’inconsapevolezza.

La stessa che a volte ammutolisco mangiando, oppure che rimuovo portando altrove l’attenzione e magari imbarcandomi in mille attività differenti (odioso multitasking), sì, è proprio così che iniziano “quelle” sensazioni che a lungo andare poi creano blocchi!

Ti succede mai?

Che poi, questo “qualcosa” di scomodo, fastidioso e assolutamente indesiderato, rappresenta il principale motivo per cui ho intrapreso il viaggio nel mondo dell’ ascolto e dell’empatia e in particolare, negli ultimi 4 anni, del Focusing.

Oggi il mio “qualcosa” si presenta sotto forma di “blocco creativo”.

La difficoltà nello scrivere in questo caso rientra nella mia difficoltà di fare ciò che devo fare anche quando non ne ho voglia e quindi nel conflitto interiore che ne scaturisce.

Nel conflitto ci sono almeno due parti in disaccordo.

In questo caso c’è una “parte” che non si è sufficientemente attivata per raggiungere l’ obiettivo post blog e “dice” cose come:
“non riesco a scrivere a comando… non ho un argomento che mi appassiona… ho deciso in un momento troppo antecedente cosa scrivere e perciò ora non percepisco più quello che avevo messo nella bozza editoriale come interessante o adatto…” e altre scuse davvero convincenti a giustificare il blocco stesso.

E poi ce n’è un’ altra che, invece, ha ben presente quanto sia importante scrivere per il lavoro e per metterlo in relazione con i temi della crescita personale, della consapevolezza di sé, della relazione col proprio corpo. Quanto sia utile per l’educazione alla prevenzione dello stress e al  ben-essere in generale, ma soprattutto di chi spesso si occupa di quello degli altri ma spesso fa come quel calzolaio che andava in giro con le scarpe bucate perché non ha tempo sufficiente per prendersi cura di sè!

Ricordare il perché mi aiuta a ritrovare l’energia motivazionale per iniziare a pensare di scrivere:

 

  • Allora ne ho abbastanza ora per cominciare l’azione di “sblocco” facendomi supportare dalle soul coaching cards, estraggo una carta dal mazzo (le pubblicizzo ma sappi che non mi pagano per farlo), dopo aver preparato il giusto clima con una candela, una tazza di tè fumante, porto la consapevolezza a tutta me stessa nel qui ed ora, sono pronta.
  • La carta estratta è Acceptance (Accettazione): l’accettazione incondizionata, la cura e l’amore per se stessi e per ciò che si è.
    Ti giuro che ci sono rimasta di stucco.
    In pratica il mio inconscio mi dice di accettare quello che c’è in questo momento in me, che è anche ciò che insegna il Focusing.
    A) quel qualcosa che si sente bloccato, inadeguato a non svolgere un “compito” che dovrebbe svolgere e che per questo si sente in difetto;
    B) quel qualcos’altro che ricorda i motivi ed i perché vuole portare avanti l’impegno del blog e cerca di affrontare e superare il blocco….
    Porto l’attenzione alle “sensazioni significative” di ognuna delle due nel mio corpo… quando tutto ciò emerge lo accolgo, lo descrivo, risuono e se succede, accolgo anche il simbolo che emerge… allora dopo poco, arriva un sospiro, “il sospiro” è un respiro più profondo che crea uno spazio maggiore dentro di me.
    Crea uno spazio che può accogliere tutto ciò in modo equanime e nel fare ciò lo riunisce a qualcosa di ancora più grande …ecco, è questo che succede nel Focusing, qualcosa di veramente semplice, anche se non facile.
  • Ok, ora come posso collegare questa carta dell’Accettazione all’ obiettivo del post?
    E’ stato davvero semplice, della serie mi piace vincere facile, perché
    l’accettazione è uno dei grandi doni che insegnando e praticando il metodo Focusing si alimenta, è una conseguenza spontanea e naturale di quando si impara a stare con tutto ciò che c’è in se stessi.
    Con tutte le proprie espressioni, i propri automatismi, le difese che si formano nel corso della vita, i pensieri, le emozioni, i sogni, i progetti, ma anche i bisogni, i dolori, le paure e insegna a farlo in uno stato di Presenza e amorevole disponibilità che è propria dell’ accettazione incondizionata.

L’accettazione è un processo.

Non è qualcosa che posso decidere di attuare solo perché me lo dico, c’ho provato, fidati, non funziona.

L’accettazione è un processo e in quanto tale presuppone dei passi.

Il primo passo verso l’accettazione (se non sai focalizzare col metodo Focusing, eheh) è la consapevolezza, la non negazione, l’onestà verso se stessi:
è la conoscenza di sé in quel preciso momento.

Per allenare questo importante passo, ho ideato un corso on-line accessibile a chiunque abbia voglia di intraprendere questo viaggio verso di sé ma non può ancora partecipare ad un gruppo Base di Focusing live.

Un corso che si può percorrere con i propri tempi e modi:

  •  per chi conosce l’importanza e la potenza dei simboli e quanto essi possono esserci amici utili poiché parlano direttamente al nostro emisfero destro, quello analogico, intuitivo, creativo che unisce i puntini e tira le somme;
  • per chi ama le visualizzazioni e ha voglia di imparare ad utilizzarle più spesso come strumento di consapevolezza;
  • per chi vuole mettere subito in pratica ciò che scopre ed impara su di se con gli esercizi e i suggerimenti collegati a ciascuna lezione per averne un beneficio immediato nel quotidiano. Perché la teoria è interessante, ma se non serve ad agire al meglio nel quotidiano a che serve, oltre che ad aumentare la distanza tra pensiero ed azione?

Stai morendo dalla curiosità? Spero di sì…

Il corso si chiama I Magnifici 7+1 ne stai avendo un’ anteprima assoluta.

E’ un corso che tratterà il simbolismo e gli aspetti principali dei 7 centri energetici più famosi al mondo: i Chakra che ormai fanno parte a pieno titolo del nostro inconscio collettivo e perciò non riguardano più solo l’ evoluzione spirituale per coloro che sono nati in Oriente, ma anche gli aspetti più mentali e comportamentali che interessano maggiormente noi Occidentali.

Il +1 è riferito all’ atteggiamento con cui avvicinarsi alla conoscenza di sé (trasmettendo i primi passi del focusing per un approccio non giudicante e sicuro) e si riferisce anche al metodo per utilizzare tutte le informazioni e gli strumenti che darò nel corso.

Questo affinché sia l’atteggiamento che i diversi strumenti (visualizzazioni ed esercizi) non rimangano lettera morta una volta ricevuti ma possano concretamente, sistematicamente e periodicamente essere utilizzati per crescere e riequilibrare le qualità e le potenzialità ancora inespresse di sé.

Se sei interessat* puoi cominciare a conoscere qualcosa dei chakra con l’e-corse gratuito su di essi e i loro Màndala cliccando QUI.
Se hai già ricevuto l’e-corse e/o preferisci aspettare direttamente il corso on-line, puoi inserirti nella lista dedicata QUI così potrai ricevere aggiornamenti e sconto pre-lancio.

Buona Vita.

albero spoglio

Di cicli naturali ed energia vitale.

In inverno tutto rallenta e si ritira, i terreni restano incolti, gli alberi stagionali spogli, alcuni uccelli migrano, altri animali vanno in letargo o semi-letargo.

In quanto esseri viventi che fanno parte di questa natura, la qualità di questa energia vitale non può che rispecchiarsi anche in noi.

Lo sapevano bene le culture orientali dalle quali arrivano lo yoga e la medicina tradizionale cinese che da millenni ne tengono conto nel quotidiano vivere.

L’energia vitale oggi.

Purtroppo la vita di oggi, frenetica, ambiziosa e consumistica non da modo di rallentare e di sentire quello che accade al nostro “terreno”.

Il risultato è che questo non si purifica e non si rigenera come dovrebbe.

La conseguenza più visibile e condivisa da tanti è la stanchezza che non permette all’ organismo di assecondare lo slancio energetico tipicamente primaverile della vita che sboccia colorata e ricca di varietà.

Quell’ energia vitale non compare dal nulla, è il risultato del riposo al buio, del ritiro della linfa alle radici e del rallentamento invernale.

Questo stato consente al tutto di rigenerarsi per il ciclo successivo, quello che raggiunge la massima espansione in estate e poi ritorna al buio transitando dall’ autunno.

E’ sotto gli occhi di tutti.

Pamela di Giardinaggio Interiore ha dato una visione molto semplice quanto reale di come questo ciclo è sotto gli occhi, ad esempio, tutte le sere quando andiamo a dormire e spegniamo la luce, permettendo al corpo di rigenerarsi nel buio della notte per alzarsi riposato e pronto ad affrontare un nuovo giorno il mattino dopo.

L’energia vitale e il Tutto

L’energia vitale che permea tutto ed è invisibile allo sguardo, soprattutto di noi occidentali, in realtà è fondamentale per riequilibrare lo stato di salute, non mi riferisco all’ aspetto solo strettamente fisico, ma anche a quello mentale e spirituale; all’ importanza che ha per l’ equilibrio armonico tra questi aspetti in noi (microcosmo) e tra noi e l’ambiente “esterno”, l’universo (macrocosmo).

Questa energia che gli antichi chiamavano “prana”, “qi” o “pneuma”, a seconda della cultura di provenienza, è alla base del taoismo, ma anche la fisica moderna ha cominciato a dare credito a ciò che gli antichi migliaia di secoli fa supponevano sulla base dell’osservazione della natura fuori e dentro noi.

L’energia in occidente.

La storia in occidente è cominciata con Newton e colleghi che studiando gli atomi capirono che la struttura dell’universo era più “vuota” che “piena” di quanto la materia poteva lasciar intendere e che le particelle ancora più piccole degli atomi, erano in continuo movimento.

Con Albert Einstein nel 1905, le particelle risultano create dall’ energia delle stesse e la materia non è altro che energia “cristallizzata” (cosa che in realtà anche gli Spagiristi del medioevo avevano ipotizzato quando parlavano dell’oro alchemico e della pietra filosofale).

Onde o particelle?

Arriviamo a Max Planck che scoprì che la luce ed altre forme di radiazioni elettromagnetiche sono emesse in pacchetti di energia da lui chiamati Quanti, che sono accettati come energia, ma sono anche onde piuttosto che particelle individuali. Affascinante vero?

Il mondo della materia, secondo la teoria delle “stringhe”, è quindi in realtà composto da campi di energia e strutture ad onde che interagiscono costantemente, forse per questo “se una farfalla batte le ali a Pechino, a New York piove?” diceva….a no quella è la Teoria del Caos, eheh.

Tutto questo per arrivare a dire che la mente umana, come affermava David Bohm, professore di fisica teorica che ha dedicato la vita alla fisica e alla filosofia, divide e separa le cose in cassetti mentali per gestire il mondo che lo circonda, ma in realtà l’universo è una totalità interconnessa!

Aura e Corpo Etereo.

Gli studi sull’ aura di William Kilner, sul corpo etereo di Wilhelm Reich psicologo umanista che si interessò di energia universale portò a collegare la malattia psicologica e fisica al rapporto con i forti stati d’animo come rabbia, tristezza e persino piacere, che non vengono espressi, ad un blocco di energia che intrappolata nel corpo provoca una diminuzione di vitalità.

La scienza moderna non sa se l’aura, il campo elettromagnetico e le altre forme di radiazioni del corpo sono collegate tra loro, ma questo non vuol dire che questo “soffio di vita” che è in tutto siccome invisibile non esista.

Ciò che è importante è che l’uomo frammenta e poi cerca l’unità e la totalità con dogmi e religioni, ma “tutto ciò che è lasciato essere, nel momento in cui si percepisce nel qui ed ora, è già completo e perfetto quando integrato al Tutto di cui è parte” è questo il mio vissuto grazie all’ esperienza della consapevolezza attraverso lo yoga (e il flusso energetico dei chakra) e il Focusing.

Se ti piacciono gli alberi in regalo l’Oroscopo Celtico QUI

 

viso donna colorato

Di colori, vibrazioni e simboli

Hai mai portato l’attenzione ai colori nella tua vita?

Molte discipline studiano i colori, vanno dalla fisica alla psicologia passando dalla matematica e la filosofia, l’avresti mai detto?
Musicisti, filosofi, pittori e scienziati in un modo o nell’altro hanno esposto le loro teorie al riguardo.

I colori hanno degli aspetti che questi studiosi hanno reso universali, come il linguaggio, la stretta relazione con i processi cognitivi, con l’aspetto motorio involontario, con le emozioni, con l’aspetto motivazionale ed energetico.

I colori vibrazioni che influenzano

Indipendentemente dalla tua consapevolezza il colore influenza la tua vita nel quotidiano e la scelta che fai in base ad essi rivela molto della tua personalità o del tuo stato d’animo.

  • Che rapporto hai con i colori nella tua vita: nell’abbigliamento, nell’arredamento, nella scelta del cibo o quando ti esprimi artisticamente
  • Intorno a te tutto è colore, osservando la natura puoi seguire la ricchezza e la varietà che la rendono così splendida: la fauna, la flora, i paesaggi nelle stagioni o alle diverse latitudini.
  • “Sentire” le vibrazioni dei colori equivale a fare un viaggio che muove emozioni, energie e pensieri. Scaturiscono proprio dalla risonanza con il tuo corpo energetico, come quando ascolti una musica, anche essa è vibrazione, anche ad essa tu “rispondi”.
  • Comincia ad osservare che colori utilizzi nel vestire e lo stato d’animo che provi in corrispondenza di…potresti notare “cose” interessanti. E’ interessante che anche le case di moda tengano conto delle stagioni per scegliere i colori del loro abbigliamento.
  • I contesti socio-culturali fanno corrispondere diversi significati e occasioni ai colori, ad esempio il bianco associato alla purezza e il nero alla morte; il rosa che un tempo per molte culture era associato al maschile perché derivante dal rosso, colore della forza e della vitalità, e successivamente associato alla femminilità, come il celeste agli uomini, per motivi commerciali di marketing e vendita di prodotti.

Ogni colore suscita e rappresenta un’emozione o uno stato d’animo e può essere legato in particolare ad un evento.

L’esperienza del colore è soggettiva e condizionata dalla cultura di appartenenza.

Il giallo può rimandare a qualcosa che irradia, come la luce del sole; il blu a qualcosa che racchiude, come l’universo; il rosso al movimento, come il fuoco o il sangue.

La cromoterapia utilizza i colori per associarli alla persona e far innalzare o modificare una caratteristica o una vibrazione del suo essere affinché si abbia un effetto a livello dell’ipotalamo, ghiandola che regola altre ghiandole ed ormoni e sul sistema nervoso autonomo.

Quello che posso dire è che, come tante donne, ho utilizzato molto il colore nero nell’abbigliamento per la convinzione errata che dimagrisse la figura e fosse elegante (a pensarci ora associo a quel periodo anche una certa cupezza e tristezza di fondo). Non tenendo conto dei miei colori base, io sono autunno e il nero non mi sta affatto bene, in realtà sta bene a pochissime donne!

Oggi, nonostante i problemi di peso, è molto più frequente che io utilizzi i colori nel vestire, mi piace molto il color senape e in generale quelli caldi, cerco di utilizzare il blu e il grigio al posto del nero e non credo sia un caso che al posto della tristezza oggi c’è molta più gioia.

Aumenterei anche di più i colori nell’abbigliamento se i produttori di vestiti non avallassero anche loro la falsa convinzione che il nero stia meglio o semplicemente sfruttano questa tendenza delle donne a loro vantaggio?

Chakra e colori

Tornando ai colori, Newton scoprì che guardando attraverso un prisma si potevano vedere i 7 colori originari, gli stessi dell’arcobaleno, gli stessi citati nei testi sacri indiani che parlano dei centri energetici del corpo chiamati chakra, riconoscendo anche qui l’influenza vibrazionale dei colori.

L’energia del colore corrispondente a quel chakra, dovrebbe influenzarne il riequilibrio, dico dovrebbe perché in realtà la traduzione del sanscrito non è stata sempre fedele.

Ad esempio non sono state riportati, insieme ai colori, le descrizioni delle pratiche spirituali svolte dallo Yogi (come la ripetizione di una sillaba sacra su un fiore di loto associato ad una specifica divinità) ma solo gli effetti delle pratiche negli Yogii stessi.

Diciamo che manca tutta la parte di pratica spirituale ad essi associata e per questo possiamo immaginare che quegli effetti possano essere visti idealmente come un possibile punto di arrivo, più che di partenza.

Nei corsi dico sempre che quello che conta è la percezione soggettiva di queste ruote di energia, che lo scopo è sempre la conoscenza di sé con l’ “ascolto” del proprio campo energetico e che ciò che è stato tramandato rappresenta un ideale, una direzione a cui ispirarsi.

Come diceva Alfred Korzybski, “La mappa non è il territorio” e perciò il sistema dei chakra è come una mappa che può guidarci nella conoscenza del territorio, ma non è il territorio stesso! 

Le corrispondenze più diffuse tra colori e chakra

  • Nero e rosso per il primo chakra (Muladhara)
  • arancione per il secondo chakra (Svadhisthana)
  • giallo per il terzo chakra (Manipura)
  • verde per il quarto chakra (Anahata)
  • azzurro per il quinto chakra (Vishudda)
  • blu-indaco per il sesto chakra (Ajna)
  • bianco per il settimo chakra (Sahasrara)
  • “Man mano che riequilibriamo e sblocchiamo i chakra, diventiamo il ponte dell’arcobaleno che lega la Terra e il Cielo”, il Corpo e lo Spirito, il Piano Orizzontale e quello Verticale, insomma ci liberiamo dal dualismo della mente.

Simboli ed archetipi

Quello che è importante è che questi cerchi di energia, a prescindere dal significato filosofico spirituale che rappresentano dove sono nate, di fatto sono anche dei simboli ossia dei segni a cui corrispondono valori e contenuti universali del possibile sviluppo evolutivo dell’ essere umano.

Come gli archetipi, contengono caratteristiche e qualità che possono essere osservate da tutti perché liberi da condizionamenti emotivi e soggettivi che invece riscontreremmo se fossero “reali” e concreti.

Negli anni ho elaborato un percorso che attraverso il simbolismo dei chakra e l’unione con la modalità particolare ed unica del Focusing fornisce uno strumento di auto-consapevolezza e riequilibrio di aspetti legati non solo al livello energetico dei chakra, ma anche e soprattutto a quello riflesso nel comportamento e legato alla risposta al cambiamento, subìto o desiderato che sia.

Se vorrai rimanere in contatto e sapere delle attività on-line al riguardo, puoi iscriverti alla lista VIP attraverso questo form

 

 

Di novembre, di pause e di motivazione

Quando arriva questo periodo dell’anno mi sento spesso in attesa, in pausa, percepisco molto fisicamente questo periodo di transizione.

L’ avvicinarsi della fine di un ciclo e sentire l’ arrivo e l’inizio di un altro, come dicevo anche QUI

C’è qualcosa in me che si “ritira”, rallenta, lascia andare, è un periodo d’oro per meditare e riflettere.

Peccato che a questo stato interiore si contrapponga un periodo in cui è necessario fare un lavoro di verifica degli obiettivi, raggiunti o meno, e iniziare ad ideare, pianificare e organizzare quelli per il prossimo anno.

Obiettivi

Se per gli obiettivi professionali ho un metodo da seguire che mi permette di lavorare per:

  • il calendario business, marketing, editoriale;
  • decidere che servizi offrire;
  • a chi;
  • quando e come;

per quelli personali inizialmente mi ritrovo a partire sempre da obiettivi moooolto ampi e moooolto generici:

  • “vorrei fare un’attività fisica per stare bene”;
  • “vorrei dimagrire quei chiletti che mi sono rimasti addosso dall’ ultima gravidanza”
  • oppure “vorrei riprendere un hobby”
  • “vorrei approfittare che i figli sono iù grandi e autonomi per riprendere relazioni, attività ecc.”

e inoltre, anche quando decido il da farsi in modo più specifico, spesso tendo a trascurarli e a metterli in secondo piano rispetto agli altri del lavoro o della famiglia, animali inclusi!

Succede solo a me?

Nuove pratiche

Quando poi mi decido finalmente a darmi la priorità, introduco la nuova abitudine per una settimana e poi la mollo lì…come fare a sentire la motivazione giusta per portare avanti la nuova pratica almeno i fatidici 21 giorni necessari ad integrarla?

Premetto il fatto che ultimamente nei processi di Focusing è emerso un bisogno di riattivare e riscoprire la mia energia vitale (la cui scarsa espressione e antica repressione è in stretta relazione alla mia difficoltà nel mantenere regolarmente un’attività fisica).

Ho potuto sperimentare un esercizio motivazionale scoperto grazie a Silvia di macrobioticamente.com che, seppur nato per imparare a mangiare le verdure, si presta tranquillamente ad essere utilizzato per introdurre una qualsiasi altra buona abitudine!

Lavorare sulla pianificazione e la programmazione è sicuramente una cosa importante per poter rendere attivabili una serie di azioni, ma spesso ciò per me non è sufficiente a garantire la costanza nella nuova abitudine.

Lavorare sulla motivazione, il motore di quell’ abitudine o di quell’ obiettivo, aiuta a trasformare l’ intenzione in azione continua a leggere e scoprirai come.

Esercizio

Prenditi del tempo e trovati un posto tranquillo dove non sarai disturbata, silenzia il cellulare e concediti questo “spazio” solo per te.

  1.  Prendi un foglio di carta e fai un elenco di cose molto importanti e a cui tieni molto, cose che in pratica rappresentano i tuoi principali valori.
    Ognuno ha i suoi e quindi possono essere differenti per ciascuno di noi, puoi mettere:
    la famiglia, la sicurezza finanziaria, la professione, la pratica spirituale, filosofica, ecc.
  2. scrivi e collega l’ abitudine che vorresti introdurre, a quegli aspetti, valori così fondamentali per te e quindi ad ognuna di queste “cose”.
    Nel mio caso ad esempio, l’aumento della mia vitalità in famiglia mi renderebbe più partecipe all ’attività di trekking del maritino;
    nella professione, mi renderebbe più attiva nel promuovermi andando a contattare scuole di counseling, di yoga ecc. ecc.
  3. dopo aver collegato l’obiettivo a come questo inciderebbe POSITIVAMENTE sulle cose che ami, saprai come far leva con tale motivazione in tutti quei futuri momenti di indecisione, dubbio ed esecuzione della nuova abitudine da introdurre.

Se penso a come mi sentirò a fare trekking con Giovanni per favorire la mia vitalità, certamente questo mi stimolerà maggiormente piuttosto che andare in palestra da sola.

E’ chiaro il movimento motivazionale?
Se vuoi il PDF per sviluppare l’esercizio iscriviti alla mailing list

Come “spezzettare” l’obiettivo  della nuova abitudine

La motivazione te la sei trovata, ma come assicurarti di riuscire a raggiungere l’obiettivo con la nuova abitudine?

  • Decidi entro quando arrivare a quel risultato (nel mio caso fare trekking una volta ogni 30 giorni) e qui non farti prendere dalla fretta , ma ascoltati bene, realisticamente (io mi darò sei mesi).
    Spezzetta l’obiettivo in piccoli passi da programmare a ritroso nel tempo, da quando raggiungi quello status (fra sei mesi) ad oggi (nel mio caso allenarmi camminando almeno due volte a settimana e facendo il tappetino elastico almeno tre volte, ecc.);
  • Quindi distribuisci gli step in ordine decrescente sulla linea temporale che ti sei data (io arriverò a 2 camminate e 3 tappetini a settimana e come primo step, invece una volta a settimana per entrambe);
  • fino ad arrivare a ritroso anche a quale sarà il primissimo passo che farai per avvicinarti all’obiettivo nuova abitudine finale (il planning temporale ad esempio, quando la prossima camminata e quando il prossimo tappetino).

Fin qui niente di diverso da un obiettivo SMART (misurabile, specifico, realistico, rilevante, in un certo tempo), la cosa diversa è l’ aver collegato ed immaginato questa nuova abitudine in relazione alle cose che ami e come ti sentirai a realizzarle.

Questo darà una bella spinta al momento della pigrizia, dubbio, procrastinazione, evitamento che normalmente può accade di incontrare ed evitando di metterti ancora in secondo piano!

Ora sei pronta a mettere nero su bianco i tuoi prossimi nuovi obiettivi.

Giornata Mondiale dell’Ascolto 21 ottobre 2018

Having been heard, people are free to let go of whatever it was and take in what we say. But as long as their own message is not taken in and acknowledged, they will keep sending that message and cannot easily take anything else in. (E.T.Gendlin fondatore del Focusing)

Se io non ti ascolto, mi ripeterai il tuo messaggio in tutti i modi, rimarrai identificato con ciò che stai cercando di farmi arrivare e non avrai spazio per ascoltare me. Se io ti ascolto tu sarai libero di lasciar andare quel concetto/problema e avrai spazio per ascoltare anche me.

Da che mondo è mondo

le persone si sono sempre preoccupate di aiutare e prendersi cura degli altri con quello che definiamo mutuo sostegno,
l’ascolto è uno strumento che è sempre esistito ed ha svolto questo servizio socialmente utile fin dalla notte dei tempi.
Poi è entrato a far parte di altre Istituzioni come le Religioni, un esempio lo abbiamo con la pratica della confessione nella tradizione cristiana, che a parte il suo significato spirituale, è ritenuta psicologicamente benefica.

Quanti tra noi possono dire di ricordare la vecchia figura del medico che utilizzava l’ascolto come prima medicina (mi sa molto pochi, come sono vecchia!) che conosceva così bene i suoi pazienti da rivestire il ruolo di Naturopata (per l’osservazione del corpo e delle sue funzioni escretorie e secretorie diverse per i diversi terreni costituzionali), di psicoterapeuta o psichiatra (quando la nevrosi creava disfunzioni più importanti e incideva sulle dinamiche familiari) e di confessore (quando lo stress per l’indicibile si faceva pesante e non poteva essere condiviso se non col Prete o in sua assenza proprio col Medico).

Oggi esistono molte figure che hanno alla base dei loro interventi proprio l’Ascolto Attivo: il mediatore, il counselor, il coach, (professioni non riconosciute nel senso che non richiedono un’ iscrizione ad Ordini e Albi ma disciplinate da Associazioni di Categoria e altri organismi Europei) e forse sono nate proprio perché l’estrema specializzazione che la medicina contemporanea ha raggiunto, ha portato tanti vantaggi scientifici ma trascurato gli aspetti più umani delle professioni Sanitarie.

Ma come mai è così difficile ascoltare attivamente qualcuno?

Questi i principali motivi:

  • Un buon ascolto è difficile da sostenere perché richiede di restare tranquilli e di permettere all’altra persona di parlare.
  • La persona ha bisogno di sapere che quel che dice viene ascoltato con rispetto e attenzione, senza interruzioni che vengono percepite come intrusioni o come scarso interesse.
  •  L’esplorazione e la chiarificazione dei problemi o di ciò che si vuole esporre, può essere compiuta soltanto se a chi parla è permesso di procedere con i suoi tempi.
  • Un buon ascolto incoraggia a parlare più liberamente poiché mostra rispetto, non solo per il contenuto di quanto viene detto, ma anche per i sentimenti e le esperienze che sottendono le parole.
  •  Implica l’ascolto di sé (da parte dell’ascoltatore) mentre l’altro parla, per osservare le proprie reazioni e rimanere presenti all’altro, includendo anche tutti gli aspetti non verbali e paraverbali, e a sé stesso rispetto a quando e se intervenire.
  •  Quando ascoltiamo accuratamente l’altro riusciamo a vedere le cose più chiaramente dal suo punto di vista. Questa è la base dell’empatia.
  • Quando l’ascolto è accurato la persona riceve il messaggio che stiamo prendendo seriamente ciò che esprime. Questo permette di chiarificarsi e rendersi pienamente conto di ciò che significa quel problema per lei.
  •  Ci sono alcune distrazioni che possono pregiudicare l’ascolto, come i rumori, le interruzioni, la scomodità, nonché le emozioni come la rabbia, la tristezza e l’ansia. Così come il fatto di pensare ad altro.
  •  L’ascolto attivo è qualcosa di più di un esercizio meramente uditivo. Include l’abilità di osservare e registrare i messaggi non verbali. Anche la lingua usata, se ricercata, o quando è presente una disabilità verbale o uditiva, può rappresentare un’interferenza all’ascolto.
  • I pregiudizi, le idee preconcette, gli atteggiamenti giudicanti, agiscono come barriere all’ascolto attivo.
  • La ripetizione mentale del proprio contributo verbale che seguirà, (come nelle riunioni di lavoro o a quello che vogliamo dire quando toccherà a noi parlare).
  • Il fatto di cercare mentalmente di risolvere il problema dell’altro, danneggia la capacità di un buon ascolto.
  • Per tutta la durata dell’ascolto attivo, l’ascoltatore deve comprendere i pensieri, i sentimenti, le esperienze e le convinzioni del locutore. Ciò richiede un’intensa concentrazione.

Allora diciamo subito che non è necessario ascoltare attivamente sempre e soprattutto tutti!

Ma è anche importante sapere come ascoltare veramente qualcuno, qualora fosse il momento opportuno per farlo, ed essere consapevoli di come sarebbe meglio farlo fa sempre una gran differenza perché nel caso non fosse possibile potremo sempre dire all’interlocutore :

“Guarda, in questo momento ho la mente troppo impegnata per poterti ascoltare davvero, possiamo risentirci …?” e rimandare ad un momento migliore.

Quindi ammesso che possiamo davvero ascoltare la persona, amica, familiare, compagno ecc, vediamo gli aspetti non verbali del comportamento che facilitano un buon ascolto:

  •  Mantenere il contatto oculare;
  •  Movimenti del capo che indicano incoraggiamento;
  •  Rispecchiare le espressioni mimiche per mostrare empatia, fatto con discrezione dato che spesso le persone usano espressioni facciali che non descrivono affatto alla lettera il loro stato d’animo, come quando sorridono nell’atto di raccontare eventi dolorosi o drammatici;
  •  assumere una postura calma, aperta, sporgendosi un po verso la persona;
  •  Accennare dei segni verbali di accompagnamento e sostegno all’eloquio della persona (hm, sì..).
  • Una tecnica base del counseling, ad esempio, consiste nel ri-dire e ri-offrire ciò che l’altro ha detto utilizzando le sue stesse parole o altre pertinenti, a seconda che si voglia riformulare attingendo alle stesse parole oppure in maniera più concisa o più chiara per far comprendere all’altro che è stato ascoltato e per offrirgli anche l’opportunità di ampliare, specificare e arricchire ciò che ha esposto qualora ne sentisse il bisogno.

Un aspetto molto difficile per chi ascolta è l’utilizzo del silenzio, molti temono le pause di silenzio e si sentono in obbligo di riempirle, ma è proprio durante quel silenzio che la persona può fare dei “passi” avere dei chiarimenti, collegamenti o altro che altrimenti non riuscirebbe ad avere, perciò non abbiate timore del silenzio.

In un buon ascolto le domande si utilizzano raramente, dato che l’ascolto stesso non è volto ad ottenere informazioni se non per permettere alla persona stessa di approfondire l’esposizione, semmai si utilizzano le cosiddette domande semantiche:

“Cosa significa per te…”; se può aiutare, ma raramente, si possono fare le domande aperte.

Reazioni ed effetti

In genere le reazioni all’ascolto attivo sono estremamente positive.
C’è generalmente il sollievo della persona e la piacevolezza della condivisione perché si favorisce la costruzione della reciproca comprensione e accettazione.

Gli effetti principali consistono nella possibilità di utilizzare la conoscenza che il soggetto ha della sua situazione senza supposizioni ed interpretazioni soggettive da parte dell’ascoltatore.

Un effetto piacevole e salutare per chi viene ascoltato è la frantumazione della sua sensazione di solitudine, che di per sé tende ad aggravare la situazione.

Si può ridar vita ad un intervento autoriparativo e alla capacità di riflessione razionale della persona.
Attraverso questa modalità comunicativa si realizza il principio Rogersiano in base al quale in ogni individuo esiste in potenza una capacità innata di autodirezione e di autoregolazione.

La finalità dell’Ascolto Attivo consiste proprio nel riattivare la competenza di adattamento e di autonomia della persona.

Per un ascolto empatico e soprattutto rivolto a se stessi, vi rimando alla pratica del Focusing di cui potete leggere sul mio Blog.

Non mi resta che augurare un Buon Ascolto a tutti voi.

Di vendemmie, calendari e nuovi inizi.

Settembre per me è ancora il mese delle vendemmie e degli ultimi raccolti dell’estate, ma non sapevo che il suo nome derivasse dal latino september e a sua volta da septem, “sette”, perché era il settimo mese del calendario romano.

Il calendario romano iniziava con il mese di marzo e quindi un inizio anno coincidente con la primavera, la rinascita e il risveglio della natura dopo l’inverno, come mi piace ricordare.

A settembre

c’è la tarda estate in cui la situazione climatica-energetica è così particolare che la medicina Tradizionale Cinese parla di una Quinta stagione, appunto, legata all’elemento Terra (ogni stagione è legata ad un elemento Acqua, Aria, Fuoco, Legno, Terra).

È il periodo dell’anno in cui si risente appieno di questo elemento che si può manifestare con momenti di ansia e preoccupazione dovuti ad una maggiore sensibilità anche fisica.

Per chi ha problematiche di salute, forse ancora più che in Primavera (altro periodo di transizione) è un periodo a rischio ricadute, ma questa maggiore sensibilità, in realtà, ci può rendere anche molto più empatici e più attenti rispetto noi stessi e le situazioni esterne.

Il fatto che non seguiamo più i cicli della terra ma quelli dettati dal lavoro certamente non aiuta. Diciamo che la parola che prevale è instabilità, sia nel microcosmo uomo che nel macrocosmo ambiente.

Per molti c’è frenesia

come in tutti i nuovi inizi; il rientro dalle vacanze e la ripresa della routine lavorativa e per tante famiglie l’inizio del nuovo anno scolastico e un nuovo assetto organizzativo post estate.

E’ un periodo con un’ alternanza di giorni pieni di fuoco ed azione (per certi aspetti si raccolgono i frutti di ciò che si semina l’ inverno) con altri di riposo e riflessione in cui i ritmi cominciavano a rallentare per l’arrivo dell’ Equinozio d’Autunno.

Con l’equinozio d’autunno

arriva anche il momento giusto per rallentare e fare il punto della situazione lavorativa dopo i primi nove mesi di attività e gestione delle aree importanti della propria vita:

  • verificando cosa si è portato a termine;
  • cosa non è andato rispetto le aspettative;
  • cosa è possibile migliorare;
  • cosa occorre eliminare perché ha fatto il suo tempo o non è più funzionale;
  • su cosa investire nei tre mesi finali dell’anno.
    ne parlavo anche QUI

Come affrontare questo periodo di transizione?

  • Ringraziando per i “frutti” ricevuti con una bella lista di cose vissute in questa lunga estate calda.
  • Con del Journaling quotidiano che non solo aiuta a ritrovare l’allenamento alla scrittura un po’ trascurato in estate,
    ma anche l’abitudine a darsi ogni giorno degli obiettivi e mantenere il focus su di essi,
    ringraziando per le cose belle grandi o piccole che accadono e che diamo per scontato, portando l’attenzione sugli aspetti positivi anziché solo su ciò che non funziona o non va nel quotidiano. Questa pratica del journaling  non solo è un allenamento alla costanza e alla disciplina, ma fa anche tanto bene al cuore! Se non lo hai mai fatto te lo consiglio vivamente e per aiutarti a tener traccia di cosa scrivere, puoi scaricare il nuovo Diario di Bordo arricchito con le belle immagini gentilmente offerte dalla mano artistica di mia sorella maggiore, Silvia.
  • Fare semplicemente una lista di aspetti, cose e vissuti per cui essere grati dall’inizio dell’anno ad oggi.
  • Aiutare l’instabilità di questo periodo, con l’alimentazione e per questo ti consiglio un’altra Silvia, di Macrobioticamente.com che ti parla proprio di questo argomento e del cambio di stagione, seguila sui suoi canali social.
  • Mantenendo l’attività fisica (soprattutto muscolare) e il contatto con la natura, anche se vorresti già cominciare a rintanarti in casa col primo fresco che fa! Perché il movimento ti aiuterà a rimettere in circolo le endorfine che servono per riprendere tuo malgrado, la routine quotidiana post estate e inoltre permetterà di contrastare la voglia di zucchero tipica dell’ energia milza-pancreas legata all’elemento Terra.
  • Avendo cura delle piante che vanno spostate, coperte o messe a riposo per le prossime stagioni e portando in casa quelle che non potrebbero resistere al freddo.
  • Cominciando a mettere mano al Guardaroba, togliendo le infradito, i costumi e i parei di mezzo e lasciando il posto a golfini di cotone, magliette e camicette a maniche lunghe tipiche della stagione autunnale in cui il vestiario a cipolla ha sempre la meglio.

Spero che anche tu, come me, non veda l’ora di entrare nel pieno dell’autunno per poter tirare fuori copertine, teiere da tè e candele profumate e se hai altri suggerimenti per prepararsi a questo cambio di stagione fallo pure nei commenti, ne sarò felicissima.

Esprimi un desiderio, anzi di più!

La notte di San Lorenzo è trascorsa da pochi giorni e forse anche tu ammirando lo sciame di stelle cadenti hai espresso un desiderio, anzi di più?
Se non hai avuto l’occasione, non disperare perché la sera rientrando a casa camminando ancora col naso all’ insù, oppure dal luogo in cui sei in vacanza, ancora meglio, potresti ammirare ancora qualche stella cadente all’ orizzonte e mi raccomando ricordati di esprimere dei desideri quando ciò avverrà perché sai, giocare e desiderare sono molto più importanti di quello che credi!

Perché desiderare

secondo il dizionario significa – sentire la mancanza di ciò che è piacevole, buono, necessario; richiedere, chiamare, volere – . Deriva dal latino siderale , ossia astri, mentre de-siderare voleva dire smettere di dipendere dalle potenze astrali e guardare altrove.

In poche parole io desidero, come ricorda Igor Sibaldi, quando comincio a dire “qui tutto va così e cosà ma a me non importa più di tanto perché io punto a qualcos’altro visto che quello che qui c’è già non mi basta”.

Lo so, ora parte una vocina dentro che dice: “e ma chi dice così è una persona egoista, che non si accontenta mai, che non sa godere di ciò che ha… eccetera eccetera” tu mettila un attimo in stand-by e riflettiamo sul fatto che spesso ci si dimentica che la realtà che viviamo è un velo che cambia per ognuno di noi e quindi forse possiamo ricordare a quella vocina petulante, che desiderare vuol dire superare questi veli e arrivare a percepire la Realtà delle cose.

Ma come si formano questi veli?

Sono soprattutto il risultato di convinzioni legate all’ esperienza soggettiva, all’ educazione, ai condizionamenti sociali e culturali, alle credenze di ciascuno di noi, e alzare questi veli vorrà dire entrare in contatto con la realtà scevra da essi.

Allora desiderare non è semplicemente un mero “gioco” di immaginazione!

A concludere il quadro, aggiungiamo che la funzione immaginativa, come ormai è stato ampiamente dimostrato dalla programmazione neuro linguistica e dalla psicologia dinamica, è alla base di ogni azione che l’uomo intraprende e l’importanza del desiderare comincia a delinearsi meglio, vero?

L’ignoranza del significato e dell’ importanza dell’immaginazione, fa sì che si scivoli via e si dedichi scarso impegno a perfezionarla, a coltivarla e ad accrescerla.

Ci dimentichiamo che le azioni quotidiane, dalle più insignificanti alle più elevate, sono suoi prodotti e si realizzano ed hanno successo solo se sostenute proprio dall’immaginazione che le precede, le prefigura e fa loro da supporto, altrimenti non si avrebbero.

Non si agisce sul reale, sul mondo e su se stessi se lei non è presente o non è d’accordo.

Cosa fa per noi

  • L’immaginazione è necessaria nella pianificazione e nel comportamento.
  • L’immaginazione quale funzione evocatrice e creatrice di immagini è una potente forza propulsiva della psiche.
  • L’immaginazione favorisce lo sviluppo personale con l’apporto creativo che le è proprio.
  • L’immaginazione appronta modelli pilota per il proprio agire e permette di pre-viverli e pre- agirli.
  • L’immaginazione vicaria l’azione ed è fattore trasformante per eccellenza.
  • L’immaginazione abbina fra loro le memorie per creare il nuovo.
  • L’immaginazione completa dettagli non visti o vissuti di un evento.
  • L’immaginazione spiega, rende intelligibile ed amplifica come una lente di ingrandimento le situazioni non comprese o non valutate nel momento in cui si sono verificate.
  • L’immaginazione si sviluppa con il gioco nelle attività ludiche dei bambini, con i giochi estetici e creativi dell’uomo: le arti sono i suoi giochi con colori suoni e forme.
  • L’immaginazione produce simboli, ponti tra l’implicito e l’esplicito, tra conscio ed inconscio, tra conscio individuale ed universale!

Quindi forse esprimere un desiderio guardando una stella cadente, alla luce di tutto ciò, è solo la punta dell’iceberg della funzione immaginativa.

Ma come coltivare l’immaginazione?

  1. Creando Spazio:
    uno spazio interiore dal quale possa emergere proprio la nostra immaginazione. Per creare spazio, come insegna lo yoga, occorre intervenire sugli ostacoli che incontriamo lungo il quotidiano vivere e gli strumenti per poterlo fare sono:
    – la pratica dello yoga o di qualsiasi altra disciplina corporea che permette l’ascolto di sé durante la sua esecuzione e che utilizzi il corpo come strumento di conoscenza di sé e non posso non citare il Metodo del Focusing;
    – la meditazione o la pratica del silenzio, in cui si impara ad attivare il Testimone;
    leggendo, creando mondi alternativi;
    scrivendo, come tecnica di “svuotamento” della mente frenetica;
  2. Creando connessione tra capacità logiche ed analogiche,
    agevolando la connessione tra i due emisferi cerebrali per aumentare le capacità di creazione di soluzioni alternative e alla gestione dei problemi, come? Lo si fa utilizzando la mano sinistra se si è destri, o viceversa, ogni tanto (lo facevi da piccola? Non era un gioco carino? Riprovaci ogni tanto!);
    cambiando una piccola abitudine volutamente, tipo cambiare la tazza di tè preferita che utilizzi sempre, quel giorno;
    – provando a tornare a casa cambiando il percorso che fai di solito, in pratica, allenati a stare con l’ignoto e il non-conosciuto;
    – per questa connessione è utilissimo anche ballare!
  3. Allenando attivamente la creatività:
    – con le attività di tipo artistico: pittura, scultura, suonando uno strumento musicale;
    – con tutte le attività volte a costruire, riparare, hobby vari che utilizzano le mani;
    – da non sottovalutare, anzi esercitare regolarmente, è del sano Decluttering, ossia la creazione di nuovo spazio nell’ambiente circostante con l’eliminazione di tutto ciò che è eccessivo, superfluo che abbiamo accumulato in casa, nel guardaroba, tra i libri e tra gli strumenti tecnologici (cellulari, cavi, ecc) e contenuti come mail, foto; tra i CD, i documenti. QUI trovi qualche regola per farlo. Occorre rendersi conto che allo spazio fisico che si libera, corrisponde uno spazio interiore che si libera e questo è dovuto al fatto che avere meno equivale anche ad avere una maggiore disponibilità di energie e di tempo per la gestione delle “cose”. Tali energie si possono utilizzare per la propria crescita attraverso il tempo da dedicare a sé stessi, alle relazioni e alle pratiche che migliorano lo stato di “salute”.
  4. Puoi lavorarci considerando il 6° chakra, chiamato il 3° Occhio, quello che ci aiuta a trascendere il dualismo della mente e che puoi allenare con la pratica delle Visualizzazioni. QUI spiego come prepararti a farle.
    Se vuoi saperne di più sul simbolismo dei chakra, approfitta dell’e-corse gratuito di 10 giorni che puoi ricevere iscrivendoti QUI  che si chiama Conosci te stesso con i Màndala.

Se hai voglia di allenarti alla elaborazione dei desideri ti consiglio di seguire le istruzioni dell’esercizio dei 101 desideri di Igor Sibaldi e puoi comprendere di cosa si tratta cercando semplicemente questo titolo sulla piattaforma di YouTube, così ti spiegherà lui stesso di che si tratta, vedrai ti piacerà, è una persona particolare e molto piacevole da ascoltare.

Per qualsiasi approfondimento o domanda non esitare a contattarmi o commentare, grazie di cuore.

emojii dalla testa di Johnhoin

Di blocchi e sensi di colpa

Quante volte succede di sentirsi pronti a fare un passo verso il cambiamento in un certo ambito della vita e ci si ritrova bloccati da dubbi, incertezze o ripensamenti, come ad esempio:

“Finalmente mi sento pronta a iniziare quel corso di ballo che mi aiuterebbe proprio a rimanere in forma…ma la fascia oraria del corso è proprio quella di cena e dovrei lasciare i figli da soli con il mio compagno/a”.

Oppure
“Evviva, finalmente il mio capo si è reso conto del mio valore aggiunto è mi ha fatto una proposta di lavoro davvero allettante che aspetto da anni… ma ho un genitore anziano che richiede maggiore attenzioni”.

O semplicemente
“Vorrei tanto acquistare quella borsa fighissima e costosa di quell’artigiana famosa…ma poi cosa penseranno le mie amiche di me, loro di certo non approverebbero!”.

Insomma, scommetto che ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella vita quella fastidiosa sensazione che si palesa proprio nei momenti più felici o belli all’idea di ottenere la promozione, finalmente ballare o avere una cosa desiderata ma che, in una frazione di secondo, viene frustrata con una chiusura al petto o allo stomaco!

Il responsabile è il famigerato senso di colpa (da ora s.d.c.).

Diciamolo, i Cattolici sono campionissimi nell’ “arte del provare il s.d.c.” non solo è risaputo ma è anche fonte di barzellette tra Ortodossi e Protestanti.

E purtroppo non c’è solo la religione a condizionare il nostro inconscio collettivo, infatti noi italiani dobbiamo aggiungere anche la famosa relazione con la MAMMA , aime’ siamo proprio messi male!

Ma quanti di noi sono veramente consapevoli che il senso di colpa condiziona:
# le relazioni interpersonali, famigliari, amicali e amorose;
# le scelte professionali e di vita;
# il raggiungimento di obiettivi e desideri
E che proprio a causa del conflitto interiore che il s.d.c. crea, non solo ci impedisce di realizzarci come persone o professionisti, ma ci sottrae anche energia.

Queste sono solo alcune delle aree in cui può creare problemi (non parliamo di Dharma, Karma e altri simpatici aspetti).

Cominciamo ad avvicinarci alla questione partendo dal suo significato letterale.

La definizione di “colpa” è (tratta dal dizionario):
Sostantivo femminile, atto o comportamento che implica conseguenze dannose verso individui o la comunità: essere in c.; avere c. di qualcosa; part., in diritto, mancata osservanza delle regole di condotta suggerite dalla prudenza, dalla diligenza, dalla perizia, o stabilite da norme giuridiche per evitare il verificarsi di un fatto illecito e dannoso.

Da questo se ne potrebbe dedurre che sia sufficiente escludere il danno oggettivo a persone o cose per scongiurare il senso di colpa (o in questo caso accettarlo come conseguenza di ciò), ma se così fosse perché qualcuno ci inventerebbe su così tante barzellette? 🙂

Perché in realtà il s.d.c. che crea problemi soggettivi, blocchi, infelicità e stress, è un s.d.c. disfunzionale di cui tanti spesso soffrono senza nemmeno rendersene conto.

I condizionamenti che entrano in gioco sono strettamente collegati a queste domande:
Chi è l’artefice della mia felicità?
Chi è la vittima e chi il carnefice?
La responsabilità è libertà?
Cosa sono il piacere e la gratificazione?
Cos’è il senso di onnipotenza?

La questione quindi è complessa e riguarda aspetti mentali, emotivi e culturali e forse è per questo che non se ne legge in giro tanto, ma nel mio percorso di consapevolezza e crescita personale, dire addio ai s.d.c. è stato un processo fondamentale per arrivare ad assumermi la piena responsabilità della mia salute fisica e mentale ed ora che ho uno strumento efficace come il Focusing (self-help) per affrontare in modo profondo ma semplice, questo tipo di tematiche voglio offrire la stessa possibilità anche a chi sente di averne bisogno.

Lo faccio attraverso un percorso strutturato e per ringraziarti di aver letto questo post qui trovi il pdf gratuito di “Addio sensi di colpa” che viene allegato all’ atto di iscrizione al mio blog.
Questo pdf spiega cos’è il senso di colpa e come distinguerlo dalla vergogna, altro argomento interessante che spesso si confonde e sovrappone.

Puoi approfondire l’argomento leggendo anche questo POST.

Se non ti interessa il pdf e tantomeno il percorso di liberazione dai s.d.c., per ringraziarti comunque di avermi letta, ti lascio uno degli esercizi che può aiutare a distinguere il senso di colpa dalla vergogna.

Esercizio

Scrivi affianco ad ogni frase se per te la situazione che leggi è una situazione che crea s.d.c. o vergogna:

a) Andrea è in cassa integrazione in seguito al fallimento dell’azienda in cui lavorava;
b) Davide ha un cellulare Android, mentre tutti i suoi amici hanno l’ iPhone;
c) Enrico non dà soldi alla Parrocchia del suo quartiere;
d) Donatella deve sopportare il marito ubriaco dopo un’uscita con gli amici;
e) Sandro tradisce la moglie, che non sospetta nulla;
f) Marco ha dato uno schiaffo a suo figlio per farlo ubbidire;
g) Giuseppe è stato bocciato per la terza volta all’ esame teorico della patente;
h) Valentina ritiene di avere un seno troppo abbondante.

Fatto? Ora confronta le tue risposte con quelle corrette che trovi cliccando qui !

Buona Vita

Giugno, è arrivato ed è volato….!

Questo mese si festeggia Litha, una festa collegata al Solstizio d’Estate dove si festeggiano i fuochi (S.Giovanni) e il giorno più lungo dell’anno. E’ uno dei miei mesi preferiti perché è quasi estate ma ancora non fa troppo caldo.
E’ anche il momento dell’anno in cui i frutti sono a maturazione ed è vicina la raccolta ed è stato  così anche per me, ma la mia proverbiale calma è stata messa a dura prova proprio perché i tempi maturi mi hanno portata ad affrontare cambiamenti extra di cui sono stata felicissima di occuparmi, ma che mi hanno dato parecchio da fare:

  • la creazione del mio nuovo Logo;
  • il restyling del sito, che è iniziato proprio in concomitanza dell’ arrivo del nuovo regolamento europeo sulla gestione della privacy (GDPR) che ha causato ore di lavoro extra non solo ai web master di tutto il mondo, ma anche a chiunque lavori con una piattaforma di newsletter o utilizzi i moduli per la Privacy!
  • un lavoro per una Università on- line, un Master in cure Palliative, una cosa come 350 slide in 20 giorni! Non ci posso credere ho anche finito in anticipo rispetto la scadenza (potenza dell’ anticipazione del risveglio mattutino);
  • e come se non bastassero la ciurma di gatti e di umani da gestire, anche il viaggio delle vacanze da organizzare!

Insomma è stata dura, ma alla fine eccomi qua con solo le valigie da preparare (ho perfino programmato i post sui social per 15 giorni) e questo post del blog è la mia ciliegina sulla torta, ehehe.

Non so se è chiaro, ma l’argomento è la Gestione del Tempo!

La gestione del tempo è un aspetto fondamentale se vuoi dare una direzione precisa alle tue azioni, azioni che hanno lo scopo di portarti sempre più vicina ai tuoi obiettivi e quindi alla felicità 🙂

La premessa è che ognuno elabora un proprio sistema di gestione del tempo in base ai propri impegni, alla priorità dell’ obiettivo, alle fasi della vita.
Quello che ti propongo è quello che ho acquisito io in questi ultimi due anni di lavoro da freelance, spero ti possa essere utile:

  • Prima di tutto occorre calcolare quanto tempo si ha a disposizione togliendo le ore di sonno, quindi calcolare quante ore si dorme per notte e se nel week-end di più considerarlo nei conteggi e poi togliere quelle ore dal totale delle ore della settimana (168).
  • Perché un planning sia realistico occorre calcolare gli imprevisti, questo permetterà di non riempire tutto il tempo a disposizione e poi andare nel pallone se qualcosa non va come programmato, per cui dal totale delle ore che sono rimaste togliere un 20% di ore per gli imprevisti. Se ad esempio sono 100, toglierne 20, ne rimangono 80.
  • Un altro aspetto importante è quanto ci vuole a fare le cose. Se occorre un’ ora di pausa pranzo, ma poi tra cucinare e mangiare se ne usa un’ ora e mezza sono di più. Utilizzare un timer e quantificare i tempi è una opzione, ma esistono anche delle app per farlo!
  • Per gestire le cose in modo da essere più produttivi il consiglio è di lavorare per moduli o blocchi, vuol dire ad esempio che anziché cucinare tutti i giorni, preparerò e predisporrò i pasti in un giorno solo, così laverò tutte le verdure in un giorno, sporcherò le pentole in un giorno, eccetera. Io non preparo tutto tutto, ma le “basi” come ad esempio i cereali integrali a chicco per la settimana con cui poi farò insalate di cereali, polpette o le metterò nelle minestre che avrò già preparato e congelato, sì, ad esempio. Si applica lo stesso metodo al lavoro o alle faccende di casa.
  • Per il planning quotidiano o to do list, suggerisco di non mettere troppe cose nella lista, io ne metto 3 lo so sembrano poche, ma sono le 3 più importanti, quelle che cascasse il mondo alla fine della giornata voglio aver fatto. Fatto quelle se ho ancora tempo ne farò altre prendendole da una macrolista, così non avrò l’ansia e sarò sia realistica che soddisfatta quando ne farò di più!
  • Mettere tutto in agenda, non solo l’appuntamento dal dentista o gli impegni di lavoro perché anche le incombenze quotidiane sono impegni, così come lo è il tempo per se stessi (self-care) che se non si programma sarà quello a cui si rinuncerà, giusto?
  • Consiglio anche di tenere un calendario annuale su cui segnare le ferie e gli impegni che si conoscono, le scadenze dei vari documenti da rinnovare e polizze varie e averle sott’occhio quando si compila il planning (io lo faccio mensile, settimanale e trimestrale).

Cosa fare nelle ore a disposizione

Ora che hai un’idea delle ore a disposizione nella settimana, pensa a come trascorrerlo:

per farlo si disegnano due cerchi, in uno disegnerai gli spicchi in base a quello che già occupa il tuo tempo e nell’altro, gli spicchi di come invece vorresti trascorrerlo.
Alla fine confronta i due cerchi e osserva quanto coincidono e quali sono, invece, le differenze.

Se ad esempio vorresti lavorare il 50%, dedicarti alla passione per lo yoga e la lettura il 20%, stare in famiglia e con gli amici il 30%, le 80 ore a disposizione (20 le hai tolte per gli imprevisti) le suddividerai con queste percentuali, quindi 40 di lavoro, 8 per lo yoga e le letture e 32 per famiglia. Se lavori come dipendente dovrai sottrarre prima quelle ore e poi fare il conto delle percentuali con le ore restanti.

Questo lavoro servirà per capire quali sono le priorità e cosa tagliare per avvicinarti sempre più al tuo ideale di gestione.
Le ore degli imprevisti si potrebbero utilizzare per avvicinarti ad un obiettivo qualora rimangano libere, ma senza calcolarlo prima.

L’ invito è di eliminare prima le cose a cui spesso non ti riesce di dire di no a favore di quelle per la cura di te, il self-care.
Il pdf con le regole che ho suggerito lo trovi QUI.

 

“Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.” A.Einstein

 

In regalo anche la Matrice di Covey per dare ordine alle priorità.

Buona Estate!

Di Rose, di Madri e di Sensi di Colpa

Maggio è il mese delle rose,

a quanto pare anche delle fragole quest’anno, della festa della mamma, degli scrutini a scuola e di chi prenota le vacanze all’ultimo minuto (come me quest’anno) e senza avere sensi di colpa!

Certo che ne ho fatta di strada da quando non riuscivo a sostenere niente che non fosse programmato in tutto e per tutto, assolutamente familiare e soprattutto sicuro ai miei occhi.
Non puoi vedermi ma mi sto dando una bella pacca sulla spalla 🙂

Tutto è cambiato, da quando ho imparato a stare sempre di più con la sensazione che si prova a stare con ciò che non si conosce . Non avere più paura , non provare preoccupazione o angoscia ad ogni imprevisto o evento della vita…. è uno degli aspetti più belli che il Focusing mi ha permesso di sviluppare e che mi arricchisce ogni giorno di più.

Non uscire dal seminato…. dicevi di madri?

Volendo parlare di madri, è come se il Focusing mi avesse permesso di riconoscere e sviluppare la Mia Madre Interiore, una madre che ama incondizionatamente, che sostiene come la terra, è amorevole e trasmette gioia e fiducia nella vita come il Sole (e lo so, questa è proprio una madre ideale, ma ti assicuro che anche se sono pochi quelli che hanno avuto la fortuna di averne una così in carne ed ossa, è possibile farne esperienza anche da adulti e soprattutto in qualsiasi momento!).

Prima di arrivare a questa madre ho fatto anche i conti con l’ immagine e le convinzioni legate alla madre reale, quella umana (santa donna che pazienza ha avuto, eheheh).

Un lavoro introspettivo, e non solo, molto impegnativo che ha reso necessario affrontare la tematica dei Sensi di Colpa, ta-daaa….alzi la mano chi non sa di cosa parlo! Ma prima di parlarne è d’ uopo una premessa:

  • quando si è bambini si vive una condizione di forte dipendenza verso i genitori ma anche un forte egocentrismo che permette al bambino di affrontare il mondo in sicurezza, ma questo trasmette anche un senso di onnipotenza che in certe situazioni, e per taluni temperamenti, può evolvere in una gabbia.
  • Quando i genitori si separano o uno di essi muore, ad esempio, è quasi inevitabile che il bambino se ne senta responsabile ed è per questo che poi si sviluppa un atteggiamento genitorializzante che fa di quel bambino “un bravo bambino”.
  • Con il passare degli anni questo egocentrismo e senso di onnipotenza si ridimensionano, o almeno dovrebbero, eheh, sviluppando il cosiddetto adulto, ma in questi bambini tutto si complica un pò.

Quindi questo senso di colpa molto spesso condiziona fortemente tutte le scelte fatte nella vita e per poter riprendere in mano la stessa occorre farci i conti!

Nella mia esperienza, facendolo, si è attivato un effetto a cascata che mi ha permesso di riprendere in mano le redini della mia vita.

Diventare consapevole della mia responsabilità in tutto ciò che accade.

Ritrovare la libertà, senza sentirmi in colpa o egoista nel prendermi cura di me.

Un aspetto fondamentale per l’auto-realizzazione.

Ma come si forma il Senso di Colpa?

Comincio col dire che molto spesso è un s.d.c. disfunzionale che crea problemi, non è quello sacrosanto che si può avere se si fa oggettivamente del male ad una persona!

In questo caso (disfunzionale) c’è un conflitto interiore proprio tra il Bambino/a e il Giudice Interiore.

Per poterlo superare occorre entrare in contatto con il proprio Adulto, altrimenti le istanze che comunque ci sono come bisogni e desideri  non riconosciuti troveranno comunque una strada differente per esprimersi (e riconoscerli non vuol dire automaticamente agirli, sia ben inteso) :
la manipolazione (ce l’ho), il vittimismo (ce l’ho), la vendetta inconsapevole (mi manca), oppure la via dell’autolesionismo (mi manca), problematiche con il cibo (ce l’ho) , con le varie forme di aggressività  più palesi (mi manca) ecc.ecc.

Si può dare un calcio ai sensi di colpa senza sentirsi in colpa?

Certamente…..l’obiezione più frequente è: ” Ma se poi cambio così tanto che chi mi vuole bene non me ne vorrà più?”
Non ti preoccupare, è naturale avere timore di cambiare, ma ti posso assicurare che chi ti vuole bene non potrà che essere contento per te!
Inoltre non è forse vero che amare gli altri non è possibile se non sappiamo amare noi stessi?
E da ultimo, ma non per importanza, i tuoi cari non potranno che avere dei vantaggi dalla tua felicità, te lo garantisco!

In regalo per chi è interessato al discorso sdc ho creato un PDF gratuito che è un’ anteprima ad un servizio che offro alle mie clienti  e che puoi ricevere con l’iscrizione alla mia lista con questo FORM e a seguire un altro regalo speciale:

  • un audio che contiene la Visualizzazione della Rosa di Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, che promuove la Forza Interiore, la bellezza, il Vitalismo e la Spiritualità. Prima di eseguire la Visualizzazione leggi le istruzioni QUI.
  • QUI la versione scritta della visualizzazione,
  • e QUI l’audio.

Buona Vita.