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Scrivania con oggetti vari da viaggio

Sai come la scrittura può aiutarti a stare meglio?

In questo post approfondisco una delle pratiche di cui ti ho parlato in Come iniziare il nuovo anno col piede giusto e precisamente la pratica dello scrivere, perché ci sono tanti motivi per scrivere, ma sai come la scrittura può aiutarti a stare meglio?

La storia dell’uomo

Scrivere è stato sin dagli albori dell’ homo sapiens un modo per:

  • Comunicare qualcosa lasciando un segno, come nelle incisioni rupestri;
  • Oppure negli scambi commerciali, calcolare ed archiviare, come con le tavolette di argilla e la scrittura cuneiforme;
  • Riportare un manifesto pubblico di regole e leggi come nella Stele di Rosetta egiziana.
  • Nei tempi successivi, tramandare filosofie prima trasmesse solo oralmente come nei Testi Sacri dei Veda o della Bibbia;
  • Diffondere la conoscenza attraverso le metafore dei miti e delle leggende da Oriente ad Occidente, da Nord a Sud.
  • In tempi a noi più vicini, trascrivere immaginari futuri fantascientifici o avventure al centro della terra;
  • Immaginare viaggi nel tempo, incontri con dinosauri o extraterrestri;
  • Scrivere scenografie delle opere teatrali e cinematografiche moderne.

Insomma percorrere la storia della scrittura vuol dire ripercorrere anche la storia dell’essere umano.

La nostra storia

E questo è vero anche per noi, qui ed ora; possiamo utilizzare la scrittura per
ripercorrere la nostra storia:

  1. Quella più in luce, scrivendo un’autobiografia.
  2. Quella ancora inespressa, immaginando e visualizzando noi stessi e il nostro prossimo futuro.
  3. Quella in ombra che evitiamo perché non ci piace, ma che contiene anche bisogni inespressi e inascoltati che finiscono per guidarci inconsciamente nelle azioni.
  4. Quella del presente, connettendosi in senso olistico a tutte le nostre istanze: fisiche, psichiche, emotive, energetiche e spirituali, nel qui ed ora, come insegnano il Focusing, la Mindfulness e ancor prima le pratiche filosofiche dello Yoga e del Buddhismo.

Scrivere per stare meglio

I diversi modi di scrivere sono tanti e di certo non esaurirò qui la loro descrizione, anche perché non ho la pretesa di conoscerli tutti.

Qui, ad esempio, non scriverò di scrittura creativa intesa come allenamento per chi scrive o vorrebbe farlo di professione, lascio questo compito non facile a Pennablu.it o ai copywriter del laboratorio di parole di Balenalab (Adoro!) .

Scrivere per qualcuno che ti legge non è l’aspetto che considero qui.

Bensì la scrittura psico-emotiva, quella strettamente intima e personale che mira al ri-connettersi con quegli aspetti di noi che ben nascondiamo e neghiamo a noi stessi, ma che creano conflitti interiori (e non solo).

Di creativo rimane il fatto che qualsiasi scrittura stimola comunque la creatività in senso più ampio, perché utilizzare le mani, che sia per scrivere, per un disegno o un “lavoretto” di ricamo, uncinetto o altro, ha comunque un forte impatto sulla comunicazione con l’emisfero destro deputato alla creatività.

Come scrivo io

La scrittura che coltivo io è quella che si fa da soli, nel chiuso della propria stanza, è quella parte di scrittura che implica il lavoro su di sé che non può essere delegata al coach, al counselor o allo psicoterapeuta di turno.

Questi professionisti lavorano con te sul “terreno” che è quello che tu credi di conoscere di te, lo smuovono, lo nutrono affinché poi tu sia più predisposta/o a fare questo rimescolamento con te stessa/o; con autenticità, auto-empatia e soprattutto non giudizio, è un po’ come quando andavi a scuola e a casa dovevi fare i compiti, ma il bello è che qui i voti te li dai tu!

I benefici dello scrivere

A differenza dell’espressione verbale, la scrittura ha un impatto più autorevole anche verso se stessi, ricordiamo il detto “verba volant, scripta manent”.

Spinge, infatti, ad una maggiore riflessione e inoltre offre la possibilità di andare a lavorare con i nostri “personaggi” e con gli “oggetti” del nostro inconscio anche successivamente, come ad esempio nell’analisi dei sogni o del materiale onirico.

Una parentesi per lo scrivere a mano.

E’ stato ampiamente dimostrato dalla psiconeurolinguistica quanto sia importante scrivere a mano rispetto che a macchina; le aree cerebrali che si attivano sono differenti, ma diciamo anche che questo va considerato a seconda di cosa andiamo a scrivere.

Se devo inviare una email ad Amazon l’impatto non sarà lo stesso che se scrivessi una lettera alla me del passato! Gli articoli come questo del blog io li scrivo a mano ma poi nell’editing sul PC mi succede spesso di rivedere, correggere, ampliare o accorciare, quindi, con un mix di strumenti.

Come sempre ci sono predisposizioni, fattori e variabili che occorre sempre considerare oltre alle basi scientifiche.

Le tecniche e gli esercizi

Le tecniche di scrittura che personalmente ho sperimentato e che quindi propongo ai clienti sono:

  • La scrittura fluente in cui si lascia scorrere la mano senza nessuna attenzione alla forma e in cui si esprimono le parole in modo sempre più spontaneo, facendo associazioni libere che emergono dalla parte sempre più profonda e che si esprimono grazie ai simboli grafici delle parole. Lo scopo può essere di tipo catartico o anche per far emergere ciò che di una situazione reprimiamo e non riconosciamo così da poter poi sentire il bisogno ad esso collegato.
  • La scrittura della “lettera” che si utilizza per dare voce alla parte di noi sofferente (subpersonalità), a quella giudicante (superIo) ed eventualmente a qualsiasi altra parte coinvolta (ferita) nella situazione di conflitto o disagio con un Dialogo Interiore. Facendo emergere la polarità in ombra e permettendo di “mettersi nelle scarpe dell’altro”, anche se l’altro siamo sempre noi, si evocano insight, consapevolezze inaspettate che sciolgono il conflitto o il malessere interiore.
  • La scrittura autobiografica coinvolge l’aspetto più narrativo, ma anche in questo caso a differenza della scrittura creativa aiuta ad esplorarsi, a fare uno sforzo mnemonico e di concentrazione, emotivamente a richiamare risonanze degli episodi, suggestioni e fantasie. Si dà modo alle diverse parti di sé di ristrutturarsi, ascoltarsi e nel silenzio ritrovarsi.
  • A questo si collegano gli esercizi di re-visione di certi episodi significativi della vita e andare a vedere cosa hanno comportato come effetti positivi anche se nel passato sono stati vissuti negativamente recuperando oggi il senso della pari dignità della loro esistenza.
  • La scrittura di un diario, che utilizzato quotidianamente è una buona pratica antistress.
  • Le visualizzazioni scritte di obiettivi da raggiungere, di come ci sentiremo una volta realizzati. Quelle per gli stati dell’essere che rinforzano il nostro centro e lo rendono più forte e in grado di disidentificarsi da ciò che si fa e identificarsi con ciò che si è.

Gli effetti della scrittura a mano

Concludo elencando gli effetti della scrittura a mano:

  • Allenare la memoria, quante volte scriviamo qualcosa per poterla fissare meglio? Non mi riferisco solo alla lista della spesa, eheh.
  • Aumenta la concentrazione, soprattutto in questo tipo di esercizi in cui scrivere veloci non è un merito, occorre tempo per richiamare a sé sensazioni, emozioni, pensieri.
  • L’attenzione all’ortografia e alla grammatica non è indispensabile quando si scrive per sé stessi, ma essendo automatica comunque aumenta l’attenzione a ciò che si sta facendo.
  • Scrivere a mano aiuta nel raggiungimento degli obiettivi, è particolarmente vero quando si utilizzano planning, bujo e habit tracker; la soddisfazione di cancellare con una linea o un flag ciò che si è portato a termine o mettere una X sul giorno in cui abbiamo svolto l’azione che ci avvicinerà ad esso non ha eguali, non trovi?
  • Abbiamo già accennato alla funzione antistress e catartica in precedenza.

Se vuoi sperimentare una scrittura differente dal solito

A me non resta che invitarti a scrivere, a mano, nei modi e tempi in cui più riesci e per ringraziarti di avermi letto fin qui, ti invito ad iscriverti al breve corso gratuito Immagina, esplora e scrivi! in cui invierò 4 mail, una al giorno, con 4 esercizi diversi per esercitarsi a trasformare un obiettivo immaginario in uno realizzabile dando voce al tuo potenziale ancora inespresso e compiendo la prima azione per realizzarlo.

 

Iniziare il nuovo anno come fosse un nuovo viaggio

Come iniziare il Nuovo Anno col piede giusto

L’arrivo del Nuovo Anno è un momento della vita che può essere carico di sensazioni differenti e uniche per via del fatto che ogni anno trascorso non è mai uguale al precedente, ma di contro sono sempre uguali le cose spiacevoli e ingiuste che ci diciamo se non abbiamo soddisfatto le aspettative che avevamo quando è cominciato, per questo continua a leggere se vuoi iniziare l’anno col piede giusto come me.

Odiare i cambiamenti

Questo è ancora più vero per chi fa di tutto per evitare il cambiamento di qualsiasi natura:

  • temendo lo scorrere del tempo,
  • percorrendo sempre le stesse “strade” perché note,
  • facendo sempre tutto allo stesso modo,
  • vedendo sempre le stesse persone,
  • vivendo una esistenza piatta e apparentemente sicura.

La ricerca di una falsa sicurezza il cui effetto è di sentirsi fondamentalmente tristi e avere come compagne costanti ansia e paura, oltre a causare resistenza al flusso della vita (ma così anche al suo potenziale vitale) ha un effetto “nocebo” che a quel punto diventa un circolo vizioso di profezie auto avveranti!

Difendersi

Lo so sembrerà strano leggerlo, se mi conosci solo come Esploratrice di nuove rotte, ma ti assicuro che prima del 2001 era proprio così che mi difendevo dalla vita anche io:

  • giocando d’anticipo su qualsiasi possibile cambiamento anche minimo e insignificante;
  • vivendo qualsiasi cosa a me sconosciuta con ansia e angoscia tranne però poi di contro, manifestare questo disequilibrio rincorrendo forti stimoli come  l’abuso di alcool occasionale, il costante sfogo emotivo nel cibo o cercando la felicità fasulla leggendo libri dove potevo vivere scoperte grandiose, ma per finta;
  • evitando esperienze nuove, ad esempio viaggiando poco;
  • mantenendo le relazioni di amicizia a livello superficiale perché fondamentalmente, non avendo molta autostima, faticavo a fidarmi di chiunque anche se poi apparentemente ero molto gioviale!

Perché è così che succede quando ci neghiamo la magia dell’imprevisto, la scoperta dell’inaspettato e l’esplorazione delle nostre infinite capacità, incluse quelle di adattamento, finiamo per ignorare chi siamo veramente o potremmo essere dando voce solo a chi pensiamo o ci hanno detto di dover essere.

Tutto questo per parlare di quanto, invece, c’è di bello nell’andare incontro al nuovo senza paure o ansie ingiustificate, solo con la curiosità e la voglia di conoscenza e consapevolezza nel voler scoprire giorno dopo giorno cosa c’è che ancora che può essere conosciuto da noi.

Iniziare col piede giusto

Come fare a mantenere questa attenzione? Come fare a mantenere questa intenzione? Ovviamente non c’è una risposta univoca, perché per ognuno di noi può utilizzare un mix di atteggiamenti e strumenti differenti.

Solo una cosa è certamente condivisibile da tutti e cioè che oggi, grazie al benessere che viviamo in questa parte del mondo, ci possiamo permettere il lusso di rifletterci, anziché pensare solo a sopravvivere e allora perché sprecare quest’ opportunità?

Per questo il primo post dell’anno, riguarda di ciò che può aiutere a rimanere in contatto con la propria essenza, la libertà e il potere che da questo ne deriva, e poter proseguire così alla scoperta e alla piena espressione del proprio Sé.

Centro di gravità permanente

Quel centro che si contatta grazie alle pratiche di consapevolezza e che permette di:

  • disidentificarsi dalle proprie “parti” bambine, condizionate e impaurite, che poi sono quelle che temono il dolore, la sofferenza e il non essere viste e amate per quello che sono;
  • disidentificarsi da quelle parti giudicanti, ipercritiche come il “super Io” che con le sue regole e cose giuste da fare nel tentativo di proteggerci, ancora oggi che non siamo più bambini, non fa altro che ingabbiarci negli stessi automatici meccanismi di difesa;
  • identificarci con la nostra parte adulta, capace di essere presenti a se stessi e rispettosi, pazienti e amorevoli con tutto ciò che fa più fatica, rallenta e magari ha bisogno di più tempo per fare un nuovo passo in avanti nel cambiamento.

Le pratiche di consapevolezza

  1. la pratica del silenzio e della meditazione;
  2. la pratica yoga, non solo intesa come asana sul tappetino, ma anche fuori dal tappetino con la continua ricerca di essere aderente alle indicazioni di yama e nyama, della conoscenza e della purificazione;
  3. l’attenzione al respiro e la pratica del pranayama;
  4. la scrittura di qualsiasi natura:
    scrivere il diario di bordo, il diario alimentare, quello delle affermazioni
    la scrittura fluente;
    gli stessi articoli di un blog o per la formazione di qualsiasi natura,
    che sono comunque esercizi di espressività e trasformazione del pensiero in azione; di elaborazione dell’immaginifico e quando va bene anche del sentito a livello corporeo fisico, emotivo/mentale, energetico (come insegna il Focusing) in consapevolezza;
  5. Il lavoro corporeo non agonistico, dal cammino normale o in modalità “meditazione”, alla Biodanza, Qi Gong, Tai Chi o quant’altro; ho creato il PDF “Torta” della vita e sagome corporee, così potrai fare il punto in questo inizio anno, non solo rispetto i nuovi obiettivi nelle diverse aree della vita, ma anche rispetto a come stai fisicamente, tra la sagoma della donna e quella dell’ uomo io ho scelto la sagoma dell’omino di panpepato 🙂
  6. Come mi ha ricordato mia cugina Francesca, lavorare ai ferri, ricamare e dedicarsi alle attività dette “ricreative” sono tutti buonissimi modi per ricentrare l’attenzione in sé stimolando la creatività.

Ho scritto di journaling anche in questo post, se ti interessa l’argomento.

Per concludere, una novità di quest’anno che mi riguarda è che proverò ad utilizzare il bullet journal, bujo per gli amici.

Credo possa essere uno strumento molto utile da integrare alla funzione dell’agenda classica perché si può “costruire” su misura per se e integrare al meglio la vita creativa con quella più strutturata e scandita dal lavoro.

Se vuoi saperne di più qui il link del fondatore, Ryder Carroll, e qui quello di Chiara Manfrinato che è una buona via di mezzo se non vuoi applicare il metodo classico.

 

 

 

 

Foglie Ginko in Autunno

7 mosse per fare dell’Autunno un alleato

Affrontare il cambio stagionale degli armadi non è il problema più grande in autunno, ansia e stress possono farsi sentire più del solito; ecco 7 mosse per allearti con l’autunno.

Lo sai già, in autunno cadono le foglie, le ore di luce diminuiscono sensibilmente, l’umido e la transizione verso l’inverno non ti portano solo a fare il cambio stagionale degli armadi, ma anche ad affrontare le conseguenze di questo periodo sia a livello fisico che mentale ed emotivo!

Se vuoi approfittarne e lasciar andare qualche vestito di troppo qui trovi uno schema sintetico per farlo al meglio.

Uno sguardo interiore

Ma c’è un motivo per cui vale assolutamente la pena viverlo ed è che per il cervello questa stagione agevola notevolmente la capacità introspettiva ed auto-osservativa che ti permette di portare l’attenzione a “cosa sta veramente accadendo”, proprio come se tu fossi la linfa degli alberi che in autunno si ritira dalla periferia verso l’interno più profondo.

Questo è uno dei periodi migliori per dirigere e investire su di te con l’ auto-formazione e i percorsi di crescita per tutti i livelli, personali e professionali e su tutti i piani: fisico, mentale, emotivo, energetico-spirituale.

Io per esempio ho appena iniziato la Guida Gratuita per un approccio Mindful alle tecnologie di Tatiana Berlaffa, davvero utile non solo a livello prof.le, ma anche personale e al sabato dedico un paio d’ore a rivedere corsi già seguiti ma da ripetere.

In questo periodo, se sei una persona con particolari insicurezze e/o problemi di autostima, inoltre, potresti subire attacchi o accentuazione degli episodi ansiogeni e/o depressivi (io dormo un sacco di più) perché fondamentalmente (semplificando al massimo) si è più sensibili agli eventi “esterni” e alle transizioni, che ci creano qualche difficoltà.

Quale momento migliore quindi per prenderti cura di te?

Da dove arriva l’autunno

La parola autunno significa “fase successiva alla piena maturità che segna l’inizio del declino…” ma se andiamo a vedere il significato di Equinozio, invece, già dai tempi antichi dei celti, passando dai greci e dai romani questo periodo era ricco di celebrazioni e festeggiamenti per godere della ricchezza e abbondanza ottenuta grazie ai frutti raccolti dalla terra.

La raccolta di fine estate nei campi era terminata, le cantine e le stalle piene di cibo (come puoi immaginare non c’era l’Esselunga ad ogni angolo).

Cibo che avrebbe garantito la sopravvivenza nella stagione invernale e rigida (non c’erano nemmeno i riscaldamenti di oggi e per questo si dormiva tutti nello stesso letto, ma te lo immagini dormire con quel puzzone di tuo fratello?!).

Certo che alla luce di tutto ciò era naturale percepire un senso di gratitudine e gioia che cominciava a prendere forma, a crescere e poi aumentare ed esplodere nel periodo del Sostizio d’Inverno e del Natale, ex Festa della Luce.

Yule per i Celti; per i Romani Sol Invictus, poi sostituito dal Natale, o anche Tempo dei Saturnali: 5 giorni di festa in cui anche gli schiavi ritrovavano momentaneamente la libertà.

Ora tu la senti questa gratitudine nell’aria o nel cuore?

Tornando a noi

Come le foglie che si lasciano cadere per un bene superiore, ossia la sopravvivenza della pianta, così in questo periodo anche noi possiamo andare a sentire, a vedere le nostre emozioni più difficili, i nostri blocchi o difficoltà e lasciar andare qualcosa.

Accogliere con benevolenza e amorevolezza ciò che fa più fatica in noi e dare a queste “parti”, emozioni o sensazioni in difficoltà, lo spazio e il luogo per un ascolto incondizionato, in questo periodo è d’auspicio.

Questo favorirà alle emozioni e ai sentimenti contrastanti di emergere e fluire, evitando ancora di essere repressi e negati perderanno un po’ della loro forza e del loro condizionamento.

Le energie che queste emozioni inespresse sottraggono sono tante e creano disfunzioni nella percezione della realtà e nel conseguente comportamento a vari livelli, incluso quello fisico.

Ecco quindi qualche suggerimento ed esercizio, per agevolare questo momento di incontro con se stessi e se anche tu in questo periodo stai programmando obiettivi personali e/o professionali per il 2020, se le seguirai, avrai modo di farlo partendo da un terreno più propositivo e chiaro perché libero da emozioni negative e disfunzionali.

Le 7 mosse

  1.  approfitta delle ore di luce migliore (e perciò del mattino) per le pratiche che ti richiedono una certa concentrazione, segui il bioritmo del tuo corpo in questa stagione più che puoi;
  2. intervalla i momenti di intensa attività con pause meditative e rigeneranti anche brevi ma costanti, io ad esempio ogni due ore di lavoro faccio 20 minuti di pausa ma potresti fare anche come suggerisce la tecnica del pomodoro: 25 minuti di lavoro e 5 minuti di pausa, esiste anche un’app apposita se sei amante della tecnologia (Brain Focus).
    Certo secondo me dipende da quello che stai facendo, ma in qualunque caso ricordati che lo spazio della pausa deve essere una pausa vera (non è fare una pausa caricare la lavatrice o andare in posta a pagare le bollette), che sia chiaro;
  3. di solito camminare nella natura è un buon modo per alzare i livelli di endorfine e in questa stagione ti consiglio di farlo al mattino, anche chi soffre di ansia e depressione ne trae un gran beneficio;
  4. metti molta cura nella quantità di ore di sonno da fare come dicevo qui sia per alzarti presto facendo scorta di ore di luce, sia per dormire la giusta quantità di tempo, cosa molto importante in questo periodo;
  5. il pomeriggio, la sera dedicati alle attività più lente, non fare attività fisiche sportive o sforzi mentali;
  6. coltiva le tue passioni, utilizza le mani per creare qualcosa che sia con i ferri  o l’uncinetto, sia con la pistola a caldo o la macchina da cucire (datemi una pistola a caldo e vi trasformerò il mondo).
    Magari sei più il tipo da infilare perline o dipingere …insomma fai qualsiasi cosa ti permetta di ritagliarti degli spazi solo per te senza che questo abbia una qualsiasi altra utilità se non quella di renderti felice!
    Lo so stai pensando: “seee, lavoro 8 ore al giorno non riesco a tenere casa pulita e a cucinare tutti i giorni e dovrei mettermi a incollare o infilare perline?”
    Per te che sei impegnata a tempo pieno ci sono diverse cose che si possono fare quando si ha solo la possibilità di “rubare” pochi minuti al resto e averne comunque tanti benefici anti-stress, ecco alcuni esempi:
  • osserva la fiamma di una candela, per qualche minuto, qui una meditazione riflessiva scritta da me, usala come esempio per crearne una su misura per te;
  • prendi consapevolezza del tuo corpo qui ed ora, anche solo per pochi minuti: come sei messa, dove sei appoggiata, dove sei seduta? Dove appoggi i piedi, senti la base sotto di loro? Muovi le dita per percepirli meglio se sono nelle scarpe …e le tue braccia? Dove sono appoggiate? Cosa toccano le tue mani? Che temperatura hanno in questo momento?
  • Come percepisci l’ambiente in cui sei? Connettiti ad esso attraverso i tuoi sensi, osserva come guardano i tuoi occhi, scorrono veloci o si soffermano su ogni oggetto? Quali forme vedono, quali colori? Ora senti se puoi fare spazio anche al senso dell’udito, che rumori senti vicino a te? e nelle altre stanze? e poi prosegui con l’olfatto, che odori ci sono dove sei? Provengono da altrove o da te stessa? Se fai attenzione, anche chiudendo gli occhi (fai una prova e poi riaprili) puoi percepire comunque ombre e luci, sentire lo spazio che c’è tra te e gli oggetti, le pareti, il soffitto. Ora percepisciti in tutta la tua interezza? senti la gravità come ti tiene attaccata al pavimento? Alzati in piedi per sentirla meglio attraverso piedi e gambe, poi risiedi, ora senti di nuovo bene l’appoggio dei piedi sul pavimento, gli appoggi del corpo sulla sedia o dovunque tu sia? senti come ti sostengono tali appoggi? Senti quanto ti abbandoni e ti fai sostenere?
  • Porta l’attenzione al tuo respiro, osservalo nel suo percorso d’ingresso dalle narici all’interno del tuo corpo e seguilo nella strada che percorre come se fosse la tua unica priorità in questo momento, la cosa più preziosa e importante che hai; poi segui il percorso del flusso che ripercorre la stessa via a ritroso…, fallo per tre, quattro atti respiratori o di più se possibile e poi quando senti che va bene così riattivati partendo da mani e piedi con leggeri movimenti, massaggiati il viso e il corpo come a frizionarti per riattivare sia il livello circolatorio sia quello energetico e riprendi ciò che stavi facendo.
  • Puoi fare pause simili a questa del respiro o a quella del corpo o dell’ambiente o tutte insieme, durante la giornata. Potresti impostare una sveglia ogni tot ore che ti faccia da promemoria finché non imparerai a farlo spontaneamente. Così ti ricorderai di fare caso al tuo corpo, al tuo respiro, all’ ambiente in cui sei in quel momento e portando l’attenzione al qui ed ora non solo avrai una maggiore consapevolezza di te, ma focalizzandoti e direzionando la mente, concentrandola su questi aspetti, avrai anche l’effetto rigenerante e rilassante che questo comporta, te lo assicuro.

Sette

Ultimo, ma non per importanza, porta l’autunno in tavola: le zucche, i cavoli (come il cavolo nero) i vari tipi di cavolfiore; le pere, le mele, i cachi e le castagne non solo costano meno perché sono di stagione ma si prendono meglio cura del tuo corpo, del tuo intestino crasso e del polmone che in questo periodo sono gli organi che energeticamente vengono interessati dall’elemento dell’ Autunno, il Metallo (secondo la MTC) e la macrobiotica.

Via libera a miglio, riso integrale, frutta secca a colazione, zenzero ed aglio (così di sicuro vi liberate di qualcuno, oltre che delle emozioni scomode, eheh).
Questo è quello che può sostenerti nel cambio di stagione, soprattutto se come me hai problemi di tipo cronico che risentono della transizione, come si diceva sopra.

Infatti l’Intestino è molto importante sia per la trasformazione del cibo sia per l’eliminazione degli scarti; trattiene acqua e lascia andare quello che non serve e quindi metaforicamente anche noi in questo periodo possiamo fare lo stesso con emozioni, oggetti, relazioni, ecc. ecc.

I polmoni che trasformano in energia l’ossigeno che inspiriamo, in questo periodo sono anche loro portatori di energia di trasformazione (tra l’altro collegata all’energia del Rene che è anche la sede della paura) e quindi lasciare andare e trasformare in questo periodo sono molto potenziati.

In questa stagione si elimina il fresco in eccesso accumulato in estate, quindi se abbiamo esagerato, ad esempio, con i cibi tropicali (banane, ananas, avocado e mango) sarà possibile andare incontro a raffreddori precoci o essere vittime di adenovirus tipici del cambio di stagione.

Ti lascio ricordandoti che il mio corso on line per una consapevolezza maggiore di sé e del proprio Ponte Arcobaleno è ancora in vendita fino al 30 del mese, ma dal 26 novembre per il periodo del Black Friday subirà un ulteriore sconto del 50%, inserendo il codice sconto imagnifici50 perciò affrettati non manca molto alla chiusura della vendita!

3 motivi per cui annoiarsi è auspicabile

Questo articolo è un inno alla noia ed è nato nella metro A di Roma durante un week-end di formazione, mentre seduta aspettavo la fermata in cui scendere, con una specie di sorrisetto idiota stampato sulla faccia, osservavo le persone con cui stavo condividendo quella trasferta metropolitana.

Praticamente tutti i viaggiatori, di sesso, etnia ed età differenti, in piedi o seduti, erano impegnati a leggere, ascoltare o scrollare il loro cellulare! Ovviamente è una cosa che faccio anche io, in treno o specialmente in situazioni di attesa in coda alle poste o dal medico.

Dopo tutto si producono un miliardo di cellulari all’ anno, secondo il magazine “Voglio vivere così”; qualcosa mi dice che ormai non siamo noi ad usare loro, ma loro ad usare noi, eheh.

Così quella volta anziché dare seguito al solito automatismo mi sono fermata e mi sono chiesta:

  • cosa mi impedisce di rimanere in attesa senza “fare” qualcosa nel frattempo?
  • come mai senza quasi accorgermi tiro fuori il cellulare dalla borsa o tasca e comincio a scorrere tra notifiche social, mail, foto o altro?
  • con quale sensazione non voglio stare?

Ovviamente ognuno di noi può dare risposte differenti a ciascuna di queste domande, quello che è successo a me, subito dopo aver approfondito il perché (in realtà dopo diversi perché) e aver fatto emergere così cosa c’era sotto, è stato arrivare all’idea di scrivere questo articolo 🙂

“C’è chi l’amore lo fa per noia chi lo sceglie per professione” Bocca di Rosa, Fabrizio De Andrè

 

Cervello

Nei frangenti di noia il nostro cervello rielabora i pensieri inconsci per poi portarli all’ attenzione della coscienza.

Il primo dei motivi per cui decidere coscientemente di assecondare la noia è che proprio nella noia il cervello approfitta per far sedimentare le informazioni accumulate nell’ esperienza e nel vissuto, creando così connessioni ed elaborazioni.

In assenza dell’ennesimo stimolo sensoriale, cognitivo ed emotivo può finalmente fare il punto, spaziare nell’ immaginativo e nel contemplativo, e quando gli ricapita?!

Il mio senso materno si gonfia di orgoglio per aver impedito che il mio unico erede trascorresse tutti i giorni e le ore della sua giornata impegnato in qualcosa: non avrebbe scoperto che poteva arrampicarsi sull’ albero kaki, costruire un ponte sul piccolo rivolo in secca vicino casa o piantare chiodi nel terreno mentre il nonno lavorava in giardino!

Il dizionario descrive così la Noia:

sostantivo femminile, Senso o motivo di malessere interiore, connesso a una prolungata condizione di uniformità e monotonia e talvolta associato a impazienza, irritazione, disgusto, o di avvilimento psicologico derivante da mancanza d’interessi o da passiva indifferenza nei confronti della vita: Diman tristezza e noia Recheran l’ore (Leopardi); Volti familiari che oggi sperde Non più il sonno ma un’altra noia (Montale).

La noia non è apatia

Quello che spesso si fa è associare la noia all’ apatia, anche se i due termini sono spesso usati come sinonimi, essere annoiati è molto diverso dall’essere apatici, e ad esempio ritrovarsi sul divano a fare zapping in preda all’inedia.

Secondo James Danckert, psicologo cognitivo dell’Università di Waterloo, “la noia implica l’urgenza di voler fare qualcosa, una forte motivazione a tenersi impegnato ma anche la totale, apparente assenza di un’attività che in quel momento possa soddisfarci”.

Creatività

E quindi arrivo al secondo motivo per cui la noia è importante, e cioè la creatività a cui si collega. A parte averne avuto subito conferma in metro, dando voce a questo articolo, la creatività è quella capacità/qualità che utilizziamo tutti i giorni.

Alzi la mano chi l’ha sempre associata solo all’ aspetto artistico (la sto alzando) mentre invece è qualcosa che utilizziamo tutti i giorni quando risolviamo problemi di lavoro, familiari, relazionali, personali. La creatività è problem solving!

Scoperte

Il terzo ed ultimo motivo per cui è importante la noia è che annoiarsi vuol dire imparare anche a stare con il non-conosciuto, il non-fare, il darsi la possibilità di scoprire “cose” che altrimenti non avrebbero abbastanza spazio o voce nella fitta rete di agende cariche di appuntamenti, impegni, a volte cose piacevoli, ma comunque note e per lo più familiari o conosciute.

Concludo ricordando a tutti noi che dell’universo il 4% è ciò che si conosce, il resto, massa ed energia lo chiamiamo “oscuro” e di quel 4% visibile è ancora tanto il mistero.
E in questo momento collego questa informazione a quella analoga che riguarda il nostro cervello, di cui è ancora tanto quello che non conosciamo rispetto a ciò che conosciamo di lui.

Sei pronta a vivere meglio il prossimo momento di noia?

La sincerità è come una bambina da prendere per mano

Di autenticità e congruenza

Oggi ti voglio parlare dell’autenticità perché mi sono resa conto che questo termine è stato molto spesso confuso con l’impulsività, utilizzato a vanvera, decontestualizzato.

Lo penso col cappello del counselor, che ha un interesse professionale a che ci sia una diffusione corretta del significato e dell’importanza di questo comportamento, ma anche da perfetta sconosciuta entrata nel mondo del web da poco più di due anni, che sente che tutti quelli che ci sono hanno una qualche responsabilità nel non alimentare l’ignoranza, almeno quando è possibile.

Autenticità

Essere autentici non vuol dire:

  • dire tutto quello che ci passa per la testa in un dato momento o situazione a chiunque;
  • dire sempre la verità (che poi: esiste una verità sempre condivisibile?);
  • non avere pudore per certi aspetti privati (questa sono io!);
  • straripare di parole, giudizi e quant’altro perché convinti che questo sia essere liberi;
  • non considerare il diritto dell’altro di non subire il nostro “sproloquio”!

Essere liberi e vivere in una democrazia non vuol dire non avere la responsabilità delle conseguenze delle nostre parole o azioni.

Come si traduce nel mondo del lavoro tutto ciò?

Sentendo questa responsabilità anche nei riguardi dei nostri clienti, iscritti o followers.

Questo si traduce nel fatto che anche quando ci facciamo vedere, le situazioni condivise, seppur di “vita privata”, dovrebbero avere una finalità, un’ intenzione collegata al nostro ruolo, non come me quando posto continuamente i miei gatti,eheh.

Facciamo che riassumo dicendo che:

essere autentici effettivamente vuol dire essere sinceri, ma unicamente verso sé stessi, non raccontandoci balle, riconoscendo i propri limiti, riflettendo su “chi” in noi sente il bisogno di… e “perché”…. dire, fare, quello che impulsivamente faremmo?

Questo significa osservarsi, fare selezione, scelte consapevoli, nel dire e nell’ agire.

Chiedersi, proprio come uno schizofrenico con le sue altre personalità (non è vero, lo schizofrenico non è cosciente delle sue altre personalità, noi sì):

  • Perché vorrei dire questa cosa? Girare questa story, scrivere questo post?Voglio farlo per gratificare il mio ego o perché può essere utile al potenziale cliente? Lo sto dicendo senza assumermene la responsabilità o perché ometterlo non sarebbe giusto per il cliente?

Infatti l’autenticità è sorella della congruenza altro bel termine anche questo abusato.

Congruenza

Congruenza non vuol dire coerenza che è solo un altro modo per dire rigido, immutabile o perfezionista mascherato.

Congruenza vuol dire che quello che dico corrisponde alla mia conoscenza di quel momento e che in base a quella mi muovo nell’agire.
Dimostrare ogni giorno con il comportamento, che io stessa cerco di mettere in atto quella stessa conoscenza.

Non posso chiedere al mio cliente di prendersi cura di sé stesso, quando io per prima non provo a farlo tutti i giorni, anche se nel modo e nei tempi adeguati a me…con le corrispondenti azioni e possibilità anche economiche.

Ognuno di noi ha delle modalità, dei tempi e tutta una serie di fattori vari a condizionarlo, non ne discuteremo qui, ma congruenza vuol dire far coincidere quello che si dice con quello che si fa:

  • se siamo congruenti non facciamo to do list infinite, perché conosciamo i nostri limiti, sentiamo e riconosciamo quello che vorremmo rispetto a quello che potremmo,
  • vuol dire essere realisti perché sinceri con noi stessi. E ritorna la sincerità che abbiamo già incontrato nell’autenticità, il cerchio si chiude e anche il pippone!

Curiosità finale, lo sai che la sincerità è collegata alla funzione del 5° chakra?
Cos’è il 5° chakra? E’ una “ruota energetica” studiata nei millenni dal sistema Medico Ayurvedico e nella filosofia Yoga che influenza la zona della gola e anche alcuni aspetti emotivi, mentali ed energetici.

Se vuoi saperne di più iscriviti al percorso I Magnifici 7 Tips+1, un percorso gratuito di 7 giorni via mail in cui ti parlo dei 7 chakra e per ciascuno do un consiglio per riequilibrarlo.

Conosci te stesso è il preludio a “possiedi te stesso e trasforma te stesso”, come dice il grande Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi.

E tu come manifesti la tua autenticità, scrivimelo nei commenti?

Donna seduta al tramonto

Perché utilizzare una Visualizzazione, a cosa serve.

Se vuoi sapere perché utilizzare una Visualizzazione continua a leggere questo post e scoprirai che visualizzare è una capacità collegata ad una funzione psicologica, quella immaginativa.

Questa funzione è utile per immaginare il tuo attore preferito nella vasca da bagno, eheh, ma anche per svolgere concretamente un’ azione (entrarci pure tu nella vasca XD!).

Come funziona

Ogni volta che nella vita abbiamo appreso qualcosa, il nostro cervello ha prima immaginato quel “qualcosa” per imparare a farlo e anche se questo processo è inconsapevole, gli studi di neuropsicologia hanno studiato come si attiva questa funzione.

E’ stato dimostrato, infatti, che quando si immagina di fare un movimento o un’azione, viene attivata l’area premotoria del lobo frontale che è deputata a programmare il movimento e, anche se poi esso non verrà svolto, l’azione verrà “preparata”.

Un esempio pratico di come si utilizza questa funzione, è quello di un’ attività molto complessa come quella di una gara agonistica.
In questi casi è parte integrante dell’allenamento dell’atleta immaginare ogni aspetto della gara, ancora prima di svolgerla.

Questo viene fatto perché i movimenti, che sono stati programmati con la visualizzazione, renderanno lo svolgimento dell’azione più efficace sia in senso generale, che in caso di possibili imprevisti durante la gara stessa.

Ma cos’è una Visualizzazione

La Visualizzazione è una tecnica, io l’ho acquisita durante la formazione in Counseling in Psicosintesi, si utilizza nelle meditazioni, nella mindfullness, nel coaching e in tanti altri ambiti di crescita consapevole.

“Visualizzare consiste nell’ evocare consapevolmente e volontariamente un’immagine o una serie di immagini e mantenerle fisse davanti a sé”. R. Assagioli (fondatore della Psicosintesi)

Praticandola accade che:

  • miglioriamo la capacità di concentrazione, orientando la mente verso un’unica direzione e calmando quindi “la scimmia saltellante”, ovvero la mente stessa.
    Ne deriva un effetto positivo e riequilibrante del sistema nervoso ortosimpatico responsabile del distress, delle malattie autoimmuni e tanto altro ancora.
  • Riusciamo a “parlare” al nostro mondo interiore, in ombra, creando una relazione tra esso è quello razionale che è maggiormente in luce.
  • Supportiamo il nostro comportamento per realizzare progetti, sogni e obiettivi, come lo sviluppo di qualità interiori superiori.
    Questo accade perché quando ci immaginiamo di essere già nella situazione che desideriamo raggiungere, recuperiamo anche la benzina (motivazione/energia) per poter realizzare il desiderio.

Come si fa a visualizzare

Eseguire una visualizzazione può essere abbastanza difficoltoso per chi non si ritiene una persona molto immaginativa e fantasiosa, come ero io.

Vi garantisco che, con l’adeguato allenamento, è possibile migliorare tantissimo questa funzione.

Il beneficio sarà diretto sia alla capacità di visualizzare correttamente, che a stimolare la funzione immaginativa e creativa in senso più lato; ad es. io sono diventata bravissima a riutilizzare e a riciclare oggetti e quant’altro e ho anche più fantasia mentre cucino!

Gli esercizi che si possono eseguire per allenare la tecnica della Visualizzazione.

Prima di avviarti nella pratica della Visualizzazione è opportuno predisporre l’ambiente attorno a te posso aiutarti con queste indicazioni.

Gli esercizi per cominciare a visualizzare sono:

  1.  iniziare a visualizzare immaginando piccoli oggetti come un frutto, un numero scritto col gesso sulla lavagna, una forma geometrica o anche fissando e poi immaginandola fiamma di una candela.
    Si cerca di tenere l’immagine scelta fissa davanti l’ occhio interno (il punto tra le sopracciglia,  dove il naso si congiunge con la fronte e con gli occhi chiusi si “guarda”) per un tempo più lungo possibile.
  2.  Utilizzando una delle tante visualizzazioni guidate che trovi nel web e nelle app dedicate.
  3. Imparando la visualizzazione libera, ossia lasciandoti ispirare nel silenzio o in luoghi “favorevoli”, come in mezzo alla natura, per entrare in contatto con le tue sensazioni, emozioni e sentimenti oppure con le qualità che vuoi richiamare in te.
    Potrai farlo anche attraverso simboli statici o dinamici, leggerai cosa sono nella visualizzazione simbolica.
  4. Allenati regolarmente, anche pochi minuti al giorno e vedrai che imparerai, se l’ho fatto io che sono un soggetto super mentale, puoi riuscirci anche tu, ne sono sicura.

Visualizzazione simbolica

Questo tipo di tecnica e molto utilizzata nella Psicosintesi e ha lo scopo di utilizzare la grande efficacia che i simboli hanno nella dinamica della vita psichica sia per fini terapeutici che educativi e di autoformazione.

Spesso quando si visualizzano simboli statici essi divengono spontaneamente dinamici e cambiano sotto l’occhio interno della persona, anche contro la sua volontà.
Questo sviluppo autonomo del simbolo va incoraggiato.

Un esempio di simbolo statico da visualizzare sono i Màndala Chakra con i loro colori, suoni, qualità, magari dopo aver conosciuto le loro funzioni .

Questo favorisce processi creativi trasformatori nella vita quotidiana.

A volte è possibile visualizzare un simbolo dinamicamente, come ad esempio, sciogliere con pazienza un nodo intricato; costruire una casa, o meglio un Tempio, simbolo questo, che esiste nell’ inconscio collettivo e promuove l’attivazione delle energie latenti superiori (Bellezza, Gratitudine, Spiritualità).

Allora adesso ti senti pronta per visualizzare con me?

Chiocciola che supera un ostacolo

I 5 ostacoli al cambiamento

Significato del termine cambiamento

[cam-bia-mén-to] s.m.
Mutamento, trasformazione, variazione: c. di clima, di vita, d’umore; c. di proprietà || c. di scena, a teatro, mutamento degli scenari ~fig. improvviso e radicale mutamento di situazione, di atteggiamento.

Quante volte hai affrontato il cambiamento nella vita, che tu ne sia consapevole o meno, sai che è una realtà inevitabile. Così come si dice che il mutamento è vita e ciò che non muta è senza vita!
I principali sono:

  • Il cambiamo fisico, non è il caso di ricordarti gli scatti di crescita della pubertà (forse uno dei primi cambiamenti che mette in crisi) e della maturità sessuale (ed ecco il secondo, eheh); negli “adulti” ci sono i cambiamenti legati alla Maternità, alla Menopausa o al ciclo del Testosterone (chissà se è influenzato dalla luna o da marte?);
  • Il cambiamento emotivo, certamente collegato a tutte queste fasi di sviluppo fisico, ma aggiungiamo anche quelli legati alla ciclicità stagionale, ai ruoli familiari, professionali e sociali;
  • Il cambiamento mentale, questo è molto più raro, ed è proprio quello che invece andrebbe ed auspicabilmente rinnovato più spesso, perché è noto che a livello mentale siamo soliti “attaccarci” a convinzioni e costrutti senza attivare il necessario senso critico, il dubbio o la consapevolezza.
    Sapendo soprattutto che la maggior parte di queste convinzioni sono state indotte da altri o da noi stessi in epoche storiche personali anche di anni addietro e in situazioni di vita differenti dal presente.
    Eviterò in questa occasione di toccare l’argomento delle funzioni psicologiche dell’immaginazione e del pensiero, come lo sviluppo della morale, della creatività, dell’intuizione, ecc.

Sarebbe proprio il caso di non darci così per scontati e mettere in dubbio più spesso le nostre convinzioni, ma si sa questo tipo di consapevolezza è molto impegnativa da coltivare, non mi vedi ma sto alzando la mano per darti il 5!

E pensa un po, a pensarci bene, gli ostacoli più comuni al cambiamento sono proprio 5 e si possono rimuovere, se vuoi superarli con me continua a leggere 🙂

I 5 ostacoli al cambiamento

  1. Dormire poco.

    si intende la carenza di sonno, ma anche la regolarità del ritmo del sonno; proprio recentemente l’Omeopata da cui sono stata mi ha ricordato l’importanza del ciclo sonno-veglia e dei problemi immunitari che lavorare di notte comporta e 15 anni (su 20) di turni ti assicuro sono tanti!
    Si raccomandano 7- 8 ore di sonno, certamente con le variabili soggettive del caso, ma questo è il tempo medio necessario al cervello e all’ organismo per un corretto funzionamento.
    Anche l’orologio degli organi che suddivide le ore della giornata in base alla funzionalità degli organi, ci rammenta che bisognerebbe andare a letto entro le 23 possibilmente a digestione ultimata, senza assumere eccitanti come il caffè, in assenza di luci e onde sonore ed elettromagnetiche (no tv o apparecchi di altro genere in camera da letto).
    Essendo il sonno un bisogno fisiologico primario, poche notti insonne sono sufficienti ad esporti ad un rischio elevato (American Academy of Sleep Medicine).

  2. La fretta.

    Ne ho parlato anche rispetto al periodo di malattia che ho attraversato, ma a prescindere da questo, la fretta è sempre nemica della trasformazione.
    Se ti carichi di aspettative in relazione al tempo che ci vuole per raggiungere il cambiamento, presto rischierai di abbandonare il tuo miglior intento.
    Partire con una spinta eccessiva e sproporzionata rispetto le reali possibilità porta all’ esaurimento precoce della spinta motivazionale (se pesi 10 kg in più non puoi correre 10 km da subito) e ti sfiancherà prima di arrivare ai primi risultati osservabili che di solito sono importanti perché di sostegno per proseguire con costanza il nuovo percorso.
    Avere fretta significa non riuscire a comprendere come uscire dal problema e dare man forte al nostro sabotatore interno.

  3. Cambiare troppe abitudini contemporaneamente.

    Aggiungere troppi cambiamenti contemporaneamente anziché uno solo alla volta è un errore comune, spesso collegato alla fretta di cui sopra, e causa di stress eccessivo. Il cambiamento che si vuole ottenere è spesso il risultato di anni di cattive abitudini è impensabile azzerare tutto in una notte, io la chiamo l’aspettativa da “sindrome della bacchetta magica”. A tutti è capitato di desiderarla almeno in un’ occasione, ma tale aspettativa è il modo più sicuro di assicurarsi il fallimento del progetto e confermare così il senso di inadeguatezza che sta proprio sotto l’agire del nostro boicottatore creando un circolo vizioso. Per cambiare occorre modificare la mentalità (e si torna al cambiamento mentale) e per farlo è sufficiente intraprendere un passo alla volta, un passo costante e adeguato a noi, nel linguaggio del coaching un passo smart.

  4. Il perfezionismo o tutto o niente.

    No pain .no gain nessun dolore, nessuna crescita è una convinzione molto diffusa, soprattutto nel campo delle diete o dell’attività fisica.
    L’errore è credere che questo possa evitarci di cadere in tentazione, ma questo è irrealistico e aggiungo innaturale!
    Quello che accade quando si “cade” è che la caduta anziché essere vissuta per ciò che è, una caduta temporalmente limitata, un feedback, diviene l’alibi per il solito boicottatore che causa il mollare della nuova e ancora fragile abitudine. Per questo è meglio programmare il cosiddetto “sgarro” e mantenere le redini della situazione evitando così di dimenticare in un attimo tutti gli sforzi fatti fino ad allora e la gratificazione che ci attende nei successivi step e all’ arrivo del nuovo percorso. Occorre vivere questi incidenti come esperienze necessarie per mettere meglio a fuoco l’obiettivo, d’altronde, come si dice “una rondine non fa primavera“. C’è solo un caso in cui questo discorso non è valido, ed è nell’abitudine del fumo, perché fare anche solo un tiro di sigaretta è altamente nocivo perciò occorre essere inflessibili, come diceva qualcuno “ho smesso tante volte di fumare il difficile è non riprendere a farlo” 🙂

  5. Allenamento prima del movimento.

    Questo errore riguarda il movimento fisico, ma la sedentarietà è un problema ormai molto diffuso, non solo per i ciccioni come me, eheh, ma per l’elevato tasso di malattie cardiovascolari ad oggi, ancora prima causa di morte.
    Io la lezione l’ho imparata dopo almeno tre abbonamenti annuali o semestrali in palestra!
    A parte il discorso di quanto è deprimente l’ ambiente della palestra; al chiuso, con la musica a palla e tutti quegli specchi a ricordarti quanto lavoro c’hai ancora da fà, XD, purtroppo ho sempre avuto preparatori assolutamente inadeguati al duro compito di allenare partendo da -0 come nel mio caso. Era come se qualcuno chiedesse ad una neonata di correre quando ancora non sapeva nemmeno gattonare e inoltre, da praticante yoga, senza nessuna attenzione al respiro!
    Anche qui c’è il solito accostamento allenamento= sofferenza che mi porta subito nel vissuto del dovere anziché del piacere. Così ho deciso di fare attività fisica per agevolare il cambiamento di mentalità, anziché puntare alto con un Allenamento.
    Per questo vado a camminare almeno due volte a settimana, salto sul tappeto elastico almeno a giorni alterni, mi diverte tantissimo, e ballo, ballo da sola, in tutte le occasioni che ho; mentre pulisco, mentre scrivo al pc e anche mentre mi preparo le playlist per cucinare o per il suddetto tappeto elastico!

E tu cosa fai per agevolare il cambiamento? Che altri suggerimenti aggiungeresti? Commenta il post o scrivimi, sarò contenta di ricevere notizie della tua esperienza al riguardo!

 

Campo coltivato con albero

L’Estate è qui, sei pronta?

Ci siamo, con il Solstizio d’Estate, siamo ufficialmente entrati nella stagione dell’abbondanza, delle vacanze e delle ore di luce che alla sera ci regalano passeggiate nel Corso o in gelateria (io ne ho una fantastica vicino casa e invece l’Omeopata mi ha messo a stecchetto!).

Eppure in questo giugno non scriverò di come prepararti ad un Viaggio o ad una Vacanza, o di Prove Costume tardive, scrivo di come tutto rimane così com’ è, mentre le cose cambiano.

Questa frase è un po criptica, lo so, ma non saprei come altro descrivere la sensazione del cambiamento vissuto nel qui ed ora. E’ come una sensazione famigliare, già nota, una sensazione come… di ritorno a casa, ma nello stesso tempo c’è freschezza, energia e una sensazione di novità.

E’ questo che avviene dopo che “qualcosa” che non piace e crea disagio viene accolto anziché allontanato e messo da parte.
Accolto e ascoltato con una modalità differente, diversa dall’ordinario, come …come se qualcuno dicesse di Sì a quella sensazione anche se scomoda e fastidiosa.

Vabbè se volevo leggere di filosofia spicciola aprivo il libro di Filosofia for dummies, eheh.

Andiamo al sodo!

Mentre preparavo questo articolo, sentivo che l’estate, e i riferimenti con ciò a cui si collega solitamente o leggevo in giro per il web, non mi risuonavano per niente e forse non mi conosci, ma la congruenza e l’autenticità sono atteggiamenti di grande valore per me e a cui tendo più che posso (deve essere colpa dei messaggi incoerenti ricevuti da bambina, eheh!).

Posso avere un obiettivo, scrivere anche secondo un calendario editoriale, ma rimango sempre ME STESSA mentre lo faccio, o almeno ci provo.

In effetti il mio stato interiore non si sente affatto pronto all’ arrivo dell’Estate: indugiare fuori casa, aumentare l’attività fisica, relazionarmi ancora di più con persone, amici, parenti o fare scampagnate fuori porta, al pensiero, lo ammetto sento un oppressione al petto!

Per me ora è così.

Ho inserito il Saluto al Sole, nella routine del mattino, sperando di stimolare un po’  l’effetto sole, ma niente….solo grandi sudate fin’ora!

Mentre faccio colazione ascolto dei TED Talk, così, per “aprirmi” al mondo e conoscere nuovi personaggi interessanti nei più svariati campi.

Cerco di migliorare il mio inglese, da un paio di settimane ascolto (nella speranza di capirci qualcosa in più) questi due episodi di un podcast che si chiama This American Life:

  1. l’ episodio sul cuore
  2. quello sul senso del dovere

Di occasioni di lavoro che mi portano fuori casa (e con il caldo di questi giorni non si scherza) ne ho a sufficienza e non se ne parla proprio di uscire di più!

Quindi questo post parla

  • di quando tutto si muove verso una direzione e tu, invece, vorresti solo rimanere ferma o andare addirittura nell’altro senso;
  • di quando senti richieste (sia da te stessa che dagli altri) che percepisci come più impegnative di quello che vorresti, ma non riesci proprio a dire no.
    Non lo fai perché temi di non guadagnare abbastanza soldi, ma perché certe cose riempiono il tuo ego ancor più del portafoglio, diciamola questa scomoda verità;
  • di quando sembra che tutti sappiano cosa vuol dire sentirsi nel posto giusto, mentre tu credi di avere un biglietto perenne per la “casa degli specchi” con cui fare i conti e non ti è affatto chiaro come uscirne;
  • di quando pensi che le “colleghe” sanno tutto quello che occorre per avere successo e invece tu sei piena di dubbi perché quando le energie scarseggiano e non sei la Dea Kalì, avere ancora spazio per realizzarti professionalmente (dopo 25 anni di “altro” e nuovi obiettivi da perseguire) si fa abbastanza impegnativo. Aggiungiamoci pure che le energie con il caldo stanno a zero e il quadro è completo.

Fermati… fermati, fermati un attimo e… respira, respira, respira.

Sembra così facile fermarsi, allora perché non lo facciamo?

Perché a volte si è come intrappolati in una centrifuga, un vortice, dal quale non si può uscire da soli, a meno che qualcuno non ci tenda una mano; qualcuno che si affacci, magari dopo un bel “radicamento” o una “sintonizzazione con il corpo” e ci dica:  “…ehi, ciao? Tutto bene?.. Io sono qui e ti vedo…ti sento…e sento come ti senti!”

In questo modo quello che si prova assume una dimensione più tollerabile, più distante, anche se ancora percepita, ma da una posizione disidentificata, come se ci togliessimo un paio di occhiali che coloravano il vissuto e di fatto diventiamo osservatori e compagni di noi stessi.

Semplice vero? Ma non affatto facile!

A volte quel qualcuno non parla, sta lì con noi, in silenzio…ma un silenzio denso, carico di significato, di rispetto e di premura silenziosa
Hai presente l’amica…quella con la A maiuscola, quella che sa che non serve cercare di tirarti su, quando stai così, perché non funzionerebbe e sa che non è questo quello di cui hai bisogno?

Nel qui ed ora, nell’adesso insieme…. rimane lì, affianco a te, che intanto hai un groviglio tra il petto e lo stomaco, e mentre sei in ascolto e descrivi ciò che accade ti fa sentire amata, accolta così come sei.
Puoi essere … triste, …arrabbiata, …delusa …e ad un tratto senti nel groviglio che qualcosa si delinea meglio e senti una pressione che adesso preme da dentro a fuori, glielo racconti, con dovizia di particolari, come se stessi descrivendo la cosa più importante al mondo.

Questa Presenza (che hai dentro di te) sa starti accanto senza volere che qualcosa cambi…equanime con tutto ciò che sei e stai provando, e rimane lì, come a dirti “Sì…puoi essere come sei, anche con il groviglio, quel groviglio che adesso preme da dentro a fuori”.

Dice Sì

a tutto quello che in quel momento emerge sotto forma di: ricordi, immagini, emozioni, senza se e senza ma. Anche quando ad un certo punto (e stanne certa che accade sempre), ti fermi a fare qualcosa che di solito non fai perché rimuovi, eviti, reprimi, stai pur certa che si farà sentire la solita voce!
La voce dentro di te, che sotto forma di pensiero e frasi ti fa sentire giudicata e/o criticata, perché  stai certa che lei sa tutto ed è pronta a dire la sua…

Questa parte in presenza, lo sa, sa quello che la voce pensa, sente e dice… ma nonostante tutto dice “Sì”, “sì” pure a quella criticona, rigida, maestrina perfettina “so tutto io” …e sta vicina anche a lei, eh già! Perché, diciamolo, anche quella lì non è che proprio stia bene eh? XD

Ha tutto il mondo sulle spalle da una vita ed è stremata, ma vuole comunque fare il suo dovere e anche se è stanchissima di tenere sempre duro e non mollare mai, ma proprio mai, continua e continua a parlare per non farti stare con quella sensazione corporea (che invece ti permette di percepire la realtà), i ricordi, le emozioni, perché sennò… sennò…chi lo sa che ti può capitare se lei molla il controllo?

Potresti dover affrontare qualcosa di pericoloso,

di sconosciuto, potresti perfino mo-ri-re! In verità non lo sa più nemmeno lei perché tiene così duro, sa solo che è sempre stato così e così SI DEVE FARE. E ancora, e sempre… appena c’è qualcosa di nuovo, di strano, magari  un qualcosa di vagamente simile a quella volta che, “ti ricordi quella volta che…?”; perché tu non ricordi, ma la voce sì, eccome se se lo ricorda…e sta pronta a proteggere la piccola te, pure se ormai sei grande e ora c’è qualcosa di diverso, di fresco, di nuovo, se ti fermi ad ascoltare.

C’è qualcosa di differente, qui vicino, con le qualità dell’ empatia, della compassione e perfino dell’ amorevolezza, PRESENTE a tutte le “parti”…ed è proprio in quell’istante che la magia accade, dopo l’ennesimo “Sì”, la sensazione nel petto/stomaco cambia: avviene come un movimento interno, il groviglio che premeva da dentro a fuori si trasforma, tutto ciò che emerge ha un senso differente e cambia e si modifica…

E’ un respiro profondo…

così percepisci il cambiamento, è qualcosa che si rilassa e si abbandona, si sente a casa, finalmente; l’esilio è terminato…. e c’è meraviglia, c’è gratitudine, c’è amorevolezza, equanimità, laddove prima c’erano tensione, conflitto e sofferenza. E quella che teneva duro? Anche lei può darsi il permesso di mollare: c’è qualcosa di più grande ed accogliente che sostiene tutto e lei si può appoggiare …così come la tristezza, la rabbia e tutte le altre emozioni che una alla volta si sono fatte ascoltare. Possono finalmente fare un passo avanti, perché qui ed ora c’è chi può stare con TUTTO senza dover fare per forza qualcosa, se non dire “Sì, hai tutto il diritto di esistere, ti vedo, ti sento…sento quello che senti, non importa perché, ora non importa da dove arrivi, ora SONO QUI CON TE, non sei più sola”.

…Adesso c’è silenzio…

c’è quiete…c’è calma, e nello stesso tempo c’è un “senso di presenza consapevole”, di attimi che si susseguono senza tempo e senza spazio… fino alla prossima marea, allora tornerà e ascolterà ancora le onde che si susseguono…

 

Grazie per essere arrivata fin qui nella lettura, inutile dirti che già per questo come minimo dovrei offrirti un gelato (di quelli buoni eheh)!

Quindi ti regalo la mia lista per l’estate, 20 cose da leggere, fare, guardare, per trascorrere una bella estate, spero ti piaccia.

Hai letto il riassunto, la trascrizione completa sarebbe stata troppo lunga, di un Processo di Focusing eseguito da sola.

Se sei curiosa potrai conoscere e sviluppare la capacità di focalizzare con il metodo del Dott. Gendlin e cambiare il “fuori” in modo naturale, grazie all’ascolto “dal di dentro”; incontrare l’ insospettabile potenza della nostra intelligenza corporea e vivere ogni processo come una magia, nonostante lo pratichi regolarmente da ben 6 anni per me è ancora così.

Nella pagina degli eventi le prossime date del mio Corso Base di Focusing.
Se vuoi condividere questo post fallo, se vuoi scrivermi nei commenti sproloqui e imprecazioni fallo, ne hai facoltà; se non vuoi scrivere, va bene lo stesso, si dice che anche non comunicare è comunicare, eheh, per il resto ti auguro Buona Vita e una buonissima Estate.

Obesità: 3 cose che devi assolutamente sapere

Di obesità si parla poco e spesso male, è ora di sapere almeno 3 cose sull’argomento.

Nei giorni scorsi Enrica Crivello (lei e Ivan Rachieli hanno questa cosa fighissima chiamata Guido) ha segnalato nelle sue stories la puntata 589 del podcast di The American life “Tell me I am fat” in cui 3 persone parlano della loro obesità in 3 situazioni differenti e mi è molto piaciuta.

SINCRONICITA’

La stessa settimana sulla rivista Internazionale (ultra consigliato perché si occupa di questioni di cui non senti parlare nei telegiornali ma soprattutto ha degli articoli sul nostro paese davvero illuminanti) mi ha colpito un articolo scritto da un giornalista sportivo americano con problemi di peso e anche questo mi è piaciuto molto per come è stato trattato l’argomento.

Per finire la sequenza di coincidenze, il lunedì successivo sono dovuta andare in farmacia a prendere delle pastiglie e la commessa si è sentita in dovere di consigliarmi un macchinario sciogli grasso per addome, hai presente quelli che andavano di moda negli anni 80 che praticamente facevano ginnastica passiva e tu ti illudevi che quel mezzo cm che perdevi di liquidi era qualcosa di permanente e duraturo? Che questi macchinari miracolosi ti facevano dimagrire senza dover far niente?… sì proprio quelli!

Ho dovuto fare un grande sforzo per non ridergli in faccia ma anche per non sbottare di rabbia perché sinceramente non credo che se fossi stata sottopeso mi avrebbe consigliato un prodotto miracoloso per fare massa muscolare in poche ore… o forse sì, visto a cosa si sono ridotte a fare le farmacie oggigiorno!

3 episodi accomunati dal tema dell’ obesità

Queste mi sono apparse come sincronicità ossia “coincidenze significative” come le definiva C. Gustav Jung. Qualcosa che riguarda te o la tua vita in un dato momento si collega a fatti, segni, simboli o altro nell’ ambiente circostante quasi a evidenziare non solo una certa selettività dell’ attenzione inconscia, ma anche quanto il “dentro” sia collegato al “fuori”, ma solo a volte ce ne rendiamo conto.

Nel mio caso il fatto interno è stato a fine marzo fare da soggetto principale nel servizio fotografico per il blog, voglio rendere autentica e congruente la mia brand identity e mi sono messa in gioco fino alla fine.

Quindi faccio ufficialmente outing e ti dico ebbene sì, sono GRASSA.

La premessa è stata un po’ lunga perciò scrivo subito le 3 cose che devi sapere:

1-PREGIUDIZI

sinceramente non capisco perché chi non è grasso, molto spesso, non riesce a mettersi nei panni di chi lo è. Che sia ancora diffuso il pensiero e la convinzione che chi è obeso può dimagrire purché lo voglia. Spero di non darti un dolore ma non è così, te lo assicuro e i motivi sono diversi:

  • Primo anche chi è grasso ha una vita come tutti gli altri, lavora, magari ha dei figli e una famiglia, giornate convulse e come tutti pochissimo tempo. Non è che una persona grassa ha tutta la giornata a disposizione per concentrarsi e focalizzarsi unicamente sul diventare magra magari passando ore e ore in palestra o in cucina a cucinare nel modo più sano e magari soddisfacendo anche i bisogni di tutta la famiglia (i ceci a lui no, la verdura cotta a lei non se ne parla ecc.) e magari facendo la spesa nei posti più adatti allo scopo come i mercati bio, a km 0, che non sono proprio 0, eheh.
  • Secondo quest’ incomprensione è ancora più esacerbata dalle mode imperanti del veganesimo e del salutismo alimentare che ovviamente da sole non bastavano e si contendono lo scettro dell’attenzione con questa sorta di ossessione per il cibo che ha invaso tutti i mass media a tutte le ore… ma non eravamo noi grassi a pensare solo al cibo? Su questi palinsesti e il “non si fa più sesso” potremmo scriverci post e post, che te lo dico a fà!
  • Terzo ma non per importanza, l’aspetto psicologico e lo stereotipo che l’obeso è una persona che ha certamente problemi psicologici irrisolti con la sua infanzia o blocchi emotivi da curare con la psicoterapia. Non è detto!
    Forse invece è il caso di cominciare ad allargare lo sguardo e comprendere che qualcuno sta pagando più visibilmente di altri lo sviluppo industriale, le colture intensive, i veleni e l’ inquinamento che riguardano sistemi socio economici moooolto più grandi di noi ma che purtroppo stanno incidendo sul nostro DNA non solo con malattie autoimmuni, il cancro o le mille mila allergie anche se non lo dice nessuno.

2- ESSERE OBESI NON E’ UNA COLPA

  • Dimagrire è una questione difficilissima quando di chili ne hai pochi figurati quando a dir poco sono 10-15-30 o più. Non si tratta di mangiare di meno, si tratta di molto di più, è un’impresa immane da tutti i punti di vista te lo posso assicurare perché anche se mi sono messa a dieta solo due volte in vita mia mi è bastato per comprendere che non è così, che il convincimento “si è grassi perché si mangia troppo rispetto a ciò che si brucia” non è l’unico fattore dell’equazione.
  • Ormai è risaputo che se perdiamo peso ci sono dei meccanismi di compensazione per cui il peso perso, per lo più massa magra, viene sostituito da tessuto adiposo, da cellule che consumano meno energia a parità di introito alimentare, a causa del metabolismo dell’età della pietra che è predisposto ad allarmarsi quando perdiamo peso.
    Purtroppo gli appelli alla vita sana non fanno che consolidare questa idea che il peso corporeo sia legato solo all’ autocontrollo ma allora che mi dici di quel bambino che a 8 anni pesa 60 kg come può aver colpa di questa condizione?
    Essere nati con una predisposizione all’ accumulo di cellule adipose che si consolida entro i primi 12 anni, ci dice che probabilmente c’è un quid genetico che sommato a fattori ambientali, abitudini alimentari e motorie, aumenta l’accumulo in modo esponenziale. Si diventa grassi perché la genetica non è generosa, oppure perché si passa come tutti un momento difficile, oppure, per le donne, per effetto di una o più gravidanze o perché per anni, magari si è costretti a causa del poco tempo e dei pochi soldi, a fare una vita sedentaria.
  • Quello che vorrei fosse chiaro è che si diventa grassi anche per caso, sì e potrebbe capitare anche a te (immagina il mio dito indice che ti indica mentre lo leggi, eheh).
    Non voglio rivendicare un “orgoglio grasso”, come quasi tutte le persone come me, che con eufemismo vengono definite oversize, vorrei essere più magra ma quello che vorrei ottenere di più è rispetto e comprensione: dalle altre persone e dalle Istituzioni. Magari qualche strumento per far emergere la discriminazione dove c’è, perché come viene sanzionata la discriminazione per razza, sesso, religione, così dovrebbe essere sanzionata quella per peso corporeo eccessivo.

 3- DIRITTI DEI PAZIENTI

  • Essere obeso è, in un certo senso, come essere ammalato oppure vecchio: ti rendi conto di cosa significa realmente solo quando grasso ci diventi, proprio come quando all’ improvviso ti ammali, oppure capisci di essere diventato anziano.
    Sono condizioni della vita che tendiamo a rimuovere per anni e anni privando così, chi è già in quella situazione, della necessaria empatia che meriterebbe fino a quando non tocca a noi.
    E la società intorno non è differente: mette al bando i malati e gli anziani chiusi nei nosocomi o nelle residenze per anziani (qualcuno vede cartelloni o pubblicità o fiction o film con moribondi o vecchi?) ma fra qualche anno quando la popolazione sarà per tre quarti di anziani allora forse vedremo Friends in versione di ottantenni alla riscossa, eheh.
    E così si tende a nascondere anche i grassi e far finta che il problema sia solo loro, o meglio nostro, perché a differenza di chi è malato e anziano, chi è grasso è anche responsabile della sua condizione secondo i pregiudizi visti prima.
  • «Oggi i pazienti in eccesso ponderale non hanno diritto al ricovero in una struttura specializzata, a meno di complicanze gravi – dice Virginia Bicchiega (ricercatrice e nutrizionista dell’Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo, Verbania) – Se il paziente non arriva all’ infarto o alle ulcere da diabete non è considerato malato. Chiediamo che possa essere ricoverato e curato, e che abbia accesso ai farmaci, i pochi che ci sono, per il trattamento dell’obesità” ad un Convegno sui diritti delle persone con obesità.
    Additati, guardati con riprovazione, a volte derisi, noi grassi e intanto il problema dell’eccesso di peso diventa sempre più diffuso, un italiano su 10 secondo gli ultimi dati Istat.
  • Si rafforza lo stigma sociale verso chi ne è affetto, e l’effetto è quello di peggiorare non solo il benessere emotivo, ma anche quello fisico, compromettendo le possibilità di perdere chili e la salute in generale.
    Chi subisce il pregiudizio riesce meno di altri a dimagrire, è più esposto a disturbi psichici e fisici, evita di sottoporsi a controlli. Basti pensare che recentemente in Gran Bretagna lo stesso Nice (National Institute for Health and Care Excellence) ha diffuso delle raccomandazioni rivolte ai medici per migliorare l’assistenza alle persone obese. Fra l’altro, si raccomanda di usare toni rispettosi e non denigratori, di fare il possibile per rendere accessibile lo studio e l’ambiente, di fornire informazioni realistiche su quanto peso il paziente può perdere, o quanto aumento di peso futuro può prevenire.

Concludendo

Mi sembra che per adesso il quadro generale è abbastanza completo, se vorrai sapere come ho imparato a convivere con la “mia” obesità, iscriviti alla mia lista e riceverai il prossimo post a fine mese.

Ti lascio con una riflessione di Susannah Conway, lei si riferisce alla menopausa, ma credo si adatti bene anche a questo tema:

“Mi sono abituata ad avere il controllo sulla manifestazione fisica del mio io, ma il mio corpo sta improvvisamente camminando per il suo percorso predestinato.
Il mio corpo sta cambiando. Sto cambiando. Non posso fermarlo, quindi dovrò sedermi con le mie paure e imparare il nuovo linguaggio del mio corpo”.

Mercurio retrogrado mi fa un baffo!

Mercurio retrogrado mi fa un baffo!

Sono nata a marzo e il mio compleanno quest’anno è coinciso con la luna nuova, e con mercurio retrogrado (dal 5 al 28 marzo).
Ora…, io non sono esperta di questo tipo di astrologia, ma per chi ne sapesse ancora meno di me, mercurio retrogrado non vuol dire che il pianeta inverte la rotta sulla sua ellisse e va in retromarcia, eheh, ma si crea questa illusione rispetto gli altri pianeti.

Per spiegarlo più semplicemente, è un po’ come quando sei in treno e si affianca un altro treno che va più veloce, per un attimo ti può sembrare che il tuo treno vada all’ indietro!

Quando Mercurio è Retrogrado, infatti, il pianeta si trova in una fase di debolezza e le cose sembrano andare per il “verso sbagliato”.
Possono esserci ritardi, situazioni frustranti, mancanza di chiarezza nelle comunicazioni e fraintendimenti all’ ordine del giorno.

Ma come spesso accade, non tutti i mali vengono per nuocere!

Mercurio non si diverte a fare i dispetti, ma pone i riflettori su quello che già non funziona/fluisce come dovrebbe.
Mercurio è il pianeta della comunicazione non solo tra noi e il resto del mondo, ma anche tra conscio ed inconscio, quindi forse è un buon momento per prendere consapevolezza di cose ed aspetti di noi che di solito “non vediamo”.

Ma perché sono partita da questo argomento ti chiederai?

Perché il 28 marzo ho fatto il mio primo servizio fotografico e si è scatenato l’inferno, eheh, scherzo ma non posso negare che ci sono stati diversi impedimenti, ritardi e ostacoli da superare:

  • La ragazza che ho assunto per darmi una mano a preparare gli ambienti per le foto si è rivelata meno competente di quanto occorresse;
  • il lavandino della cucina si è ostruito e il mio idraulico fino all’ultimo non sapeva se sarebbe passato in tempo;
  • la tapparella enorme del soggiorno elettrificata ha deciso che voleva rimanere abbassata e lasciarci a mezz’ ombra!

Insomma questi sono solo gli eventi esterni più eclatanti che mi hanno “allietato” nelle 3 settimane prima del fatidico giorno.

La me di qualche anno fa avrebbe letto questi segnali come predizioni nefaste per il servizio fotografico che, invece, finalmente mi sono decisa a fare per il mio blog, il mio lavoro, ma anche per dimostrare a me stessa che il grado di auto-accettazione ed empatia sviluppato grazie al Focusing ha portato a dei cambiamenti concreti anche ad un certo livello di difficoltà!

Questa è la prova dell’eroina?

Ad un certo punto mi sono anche ricordata le parole di Giada che aveva vissuto un momento simile quando stava per mettersi in proprio e le era stata fatta una proposta di lavoro davvero allettante:
il senso era che a volte “qualcosa” ti mette alla prova per testare la tua motivazione e decisione; è come arrivare ad un bivio, con una strada sconosciuta e dover decidere se avere fiducia in ciò che stai facendo e proseguire con coraggio o desistere e tornare sulla strada sicura e familiare, nella comfort zone!

Io mi sentivo in pace con me stessa (ma conscio ed inconscio erano allineati verso l’obiettivo del servizio fotografico?) ed è stato come camminare con la testa china, guardando gambe e piedi procedere un passo dopo l’altro, mantenendo la concentrazione nel fare ciò che occorreva fare, nonostante gli imprevisti, andando avanti e superando un ostacolo dopo l’altro.

Cosa mi ha permesso di non cedere a quelli che potevano essere letti come segnali negativi e/o auto-boicottamenti?
Cosa mi ha permesso di considerarli solo imprevisti o prove per allenare la mia volontà?
Anche se erano supportate dalla vocina giudicante e sulla difensiva che diceva: “Ma che sei matta? Non vedi che limiti hai? Ma chi te lo fa fare…” Cosa mi ha permesso di ascoltare questa vocina, riconoscere la sua preoccupazione, ma non darle retta?

Come ricordavo prima, tutto il lavoro fatto su di me grazie al Focusing  e la consapevolezza che le cose più importanti per raggiungere l’obiettivo, invece, stavano seguendo fluidamente il loro corso:

  • ho chiamato Sharon per il servizio fotografico e con lei tutto si è svolto naturalmente, dal preventivo al lavoro di personal branding precedente al servizio vero e proprio;
  • la consulenza con Jessica sugli outfit da indossare nelle diverse ambientazioni; è stata una bella occasione per vederci di persona e passare una mezza giornata insieme;
  • senza parlare dell’aspetto della cura di me, mi sono preparata fisicamente e psicologicamente con delle camminate giornaliere, un’alimentazione sana e i rimedi suggeriti da Silvia, oltre all’ appuntamento con estetista, parrucchiera e chirurgo plastico (scherzo!).

Adesso non vedo l’ora di vedere il risultato delle foto e poterle utilizzare per il Blog, intanto che aspetti puoi iscriverti alla lista e salire a bordo per ricevere le mie news e le notizie sul prossimo Corso Base di Focusing che farò.