Ascolto e relazione, Counseling, Focusing
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Il piacere nell’azione

Piacere è, secondo il dizionario: “riuscire gradito ai sensi e alla mente, godimento fisico o spirituale, servizio, favore, desiderio, volontà“.

È molto importante nella vita poiché l’energia che si attiva nel piacere, è quella dell’ Eros, che è alla base della vita, opposta a quella di Thànatos, la morte.
È ciò che ci fa superare quelli che crediamo come nostri limiti, facendo emergere il coraggio e portandoci più vicino all’amore e al Sè Universale.

Molto spesso mi sono ritrovata a vivere il piacere come qualcosa di negativo, con timore, vergogna o addirittura senso di colpa anche quando, secondo i dettami socio-culturali, sarebbe stato lecito provarne!
Certo il condizionamento contemporaneo fondato sull’ assoluta efficienza e sul senso deviato del Dovere non mi hanno aiutato ad evitare un approccio del genere e il quadro è già abbastanza deprimente, vero?

Prima il dovere e poi il piacere
Se non soffri non ottieni niente di buono” quindi va da sè che se provi piacere non ottieni niente!

Credo che chiunque possa allungare la lista di detti del genere che ha subito nella sua vita da genitori, insegnanti o altre figure di riferimento, e magari poi da se stesso.

Provare piacere ci allontana da ciò che invece è più importante o dai nostri obiettivi? NO:

  1. Punto primo, se l’ obiettivo lo scelgo io, non credo che provare piacere mentre lo perseguo possa allontanarmi o intralciarmi semmai potrebbe accorciarne il tragitto.
  2. Punto due, a me non è mai successo di non finire un piatto di torta o altro che mi piacesse, mentre posso dire che non ho mai finito una serie di addominali in palestra perché non sopporto la fatica in palestra….posso camminare tre ore, nuotare per almeno una, ma in palestra no, non duro più di sei mesi!
  3. Punto tre, perseguire il piacere in ciò che si fa non esclude il senso di responsabilità o di necessità e quindi il dover svolgere un compito che spesso chiamiamo dovere.
    Devo lavorare….devo crescere un figlio….devo seguire i miei affetti….devo volermi bene….devo volerne agli altri…devo fare la spesa…..devo riordinare e pulire dove vivo…ma sono sicura di non volere tutte queste cose?

Credo che il dualismo piacere vs dovere sia il risultato di una certa forma educativa derivante dall’ epoca Vittoriana e anche dall’ influenza religiosa del cattolicesimo di vecchio stampo, stile  Inquisizione, eheh, in cui si presume appunto che il dovere non possa coincidere con il piacere o con il volere!

Cosa se ne deduce?

Spessissimo si utilizza la parola “devo” anziché “voglio” anche quando in realtà è così, ma il suo utilizzo ci impone già di per se uno stato negativo, vittimistico ed energeticamente scarico.
Nessuno è costretto a fare niente che davvero non vuole se non ha una pistola puntata alla tempia.

 

Esercizio

Quello che devi fare perché lo fai?
Perché se non faccio la spesa moriamo di fame, ad esempio.
Cosa potrebbe accadere se non facessi più ciò che devi? Cioè in questo esempio la spesa?
Non mangeremmo cibo vero, salutare, perché mangeremmo fuori spessissimo oppure solo scatolame, surgelati e pasta al sugo, niente di vitale e fresco e vario.
Ma se non lo facessi tu chi potrebbe farlo, visto che non ti piace?
Potrei delegare mio marito, che tra l’altro è bravissimo a farlo, prende tutto ciò che serve e spende meno di me… ma lui è a casa solo nel week end (e non sempre) e al sabato andare in giro per acquisti è un delirio perciò se possiamo lo evitiamo!
Alla luce di tutto ciò prenderai coscienza che siccome ci tieni a mangiare sano andrai a fare la spesa e che quando ne avrai la possibilità, però, delegherai a marito o figlio, così non sentirai quest’ accortezza solo sulle tue spalle, in fondo mangiate tutti e tre, mica solo tu, anche se tu più di loro, eheheh!
Quindi ora voglio andare a fare la spesa e quando potrò delegare lo farò.

Alla luce delle risposte a ciò che accadrebbe se non facessi la spesa, quindi, ho percepito il mio interesse ad andarci e la mia motivazione non solo di nutrimento, ma di nutrimento sano, gratificante e per me importante, quindi non è forse vero che in realtà io voglio fare la spesa?

Ricordare il perché dietro le cose è ciò che può trasformare il “devo” in “voglio”!

Ovviamente questo è ciò che faccio io quando perdo il focus sul piacere che c’è dietro la mia motivazione all’ azione.

  • Mi rendo conto che non è sempre così semplice, ci sono parti e istanze differenti in conflitto dietro certe difficoltà ed ascoltarle e dare modo a tutte di esprimersi ed avere la giusta attenzione è importante per un recupero dell’energia a disposizione.
  • Oppure potresti renderti conto che quella cosa non è più funzionale o utile o oramai ti sottrae tempo prezioso ed energia che potresti mettere altrove.
    Certo può accadere durante l’indagine del “devo”, allora puoi lasciarla andare, semplicemente decidi di non farla più, perché non è più funzionale e vai avanti…

Certo con uno strumento come il Focusing non ci metteresti molto ad arrivare al cuore delle cose e a rispondere alle domande dietro i “devo”.

Chi o che cosa in te vuole portare avanti questa cosa, aspetto o progetto?
Che bisogno c’è sotto?
Cosa accadrebbe se la lasciassi andare? Come ti sentiresti?

Sensi di colpa

Poi non dimentico il fatto che capita spesso, quando prendi una decisione di cambiamento,il tira e molla tra parti differenti che a vario titolo, educazione, modelli, blocca il tuo nuovo agire sotto forma di senso di colpa!
Lavorare su questi aspetti è fondamentale e sarebbe un ulteriore aiuto a trasformare il “devo” in “voglio”. Se anche tu sei impigliata in questi meccanismi e vuoi saperne di più ISCRIVITI alla mia lista per ricevere il PDF introduttivo di “Addio sensi di colpa“, un nuovo progetto su cui sto lavorando.

Sei pronta a dire “voglio” al posto di “devo”?
Comincia subito a correggerti quando lo dici e sentirai come cambia l’energia della parola e l’effetto che fa e poi tienimi aggiornata con un commento o iscrivendoti al Blog!

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