Ascolto e relazione, Focusing del Dott. Gendlin

Focusing con Gioia De Marzi, l’intervista

Le interviste

immagine di un volto

Premessa

L’intervista di Gioia De Marzi, è la prima di una nuova rubrica del blog dedicata ai professionisti che utilizzano il Metodo Focusing.

Come raccontavo nel mio primo post del blog, e in ogni occasione che mi si presenta, Gioia De Marzi ha un posto speciale nel mio cuore di Focuser dal lontano 2013, quando dopo la formazione in Counseling Psicosintetico conobbi la stessa Gioia e iniziò il mio viaggio nel mondo del Focusing, proprio grazie al suo Corso di Focusing Base.

Con lei ho imparato il Metodo del Dott. E.Gendlin, primo step necessario per diventare poi, dopo altri due anni, Trainer a mia volta.

Con lei e la sua grande competenza e generosità nel condividerla, ho potuto scoprire questo strumento che definisco di self-help e che, come ricorda lo stesso Gendlin, praticandolo assiduamente è possibile trasformare da pratica di crescita personale ad atteggiamento di vita. Ed così che è avvenuto anche per me!

Le parole di Gioia

Con grande riconoscenza e tante emozione ora ti lascio alle parole di Gioia affinché lei stessa possa raccontarti in che contesto ha introdotto il Focusing, come l’ha incontrato e cosa rappresenta per lei, ma anche come lo racconterebbe ad un bambino e ad oggi, lo integra nel suo lavoro.
Buona lettura, ti ricordo che alla fine dell’intervista troverai tutte le informazioni utili per contattarla  🙂

Grazie Valentina per questa intervista!

Ricordo con piacere quando ho potuto condividere con te il Focusing….
E’ stato tanti anni fa e oggi è un onore per me essere qui a raccontarti come è arrivato nella mia vita e come ho deciso di utilizzarlo.
Spero che questa mia testimonianza possa incuriosire chi ancora non lo conosce, anche se tu nel tuo Blog, ne parli con così tanta competenza ed entusiasmo che se non ne avessi mai sentito parlare, io stessa ti chiederei subito di sperimentarlo 🙂

Per contestualizzare il mio amore per il Focusing, vorrei innanzi tutto dire qualcosa del mio lavoro che è il contesto in cui lo utilizzo, oltre che per me stessa.
Sono Consulente Familiare® e Counselor e lavoro con Persone, Coppie e Famiglie, per favorire una buona relazione con se stessi, con gli altri e con la Vita.
Comincio quindi a dirti che il Focusing favorisce in modo naturale la possibilità di ritrovare la relazione con se stessi e che a partire da questo, tutte le altre relazioni ne traggono beneficio.
Sono anche Costellatrice Familiare Sistemica, Trainer di Focusing e Supervisor Counselor, riconosciuta da AssoCounseling.

Nel mio lavoro

utilizzo un metodo che ho ideato nel 2004 e che ho messo a punto successivamente, con una collega. Si tratta di un metodo che nasce dalla naturale sintesi di quanto appreso nelle varie formazioni: pietrematrioskecordine – Counseling in 3D®.

Come ti dicevo, nel mio lavoro utilizzo diversi strumenti e metodi, ma il Focusing che E. Gendlin ci ha lasciato, non riesco proprio a chiamarlo “strumento di lavoro”. È sempre stato per me, qualcosa di più, sin dal primo momento in cui ho avuto occasione di apprenderlo.
Il Focusing ha rappresentato da subito, la possibilità di dialogare con “l’altra me” che mi abita.
Grazie ad esso, ho imparato ad ascoltare in modo interattivo “questa me” e a prendermene cura, fino ad accorgermi che “i suoi cambiamenti”, corrispondevano pian piano, a un mio nuovo modo di stare al mondo. E questo modo continua a cambiare ogni giorno, ancora oggi.
Del resto, siamo persone in relazione e “Esseri in divenire”.

Come ho incontrato il Focusing

E’ la possibilità di conoscerci più a fondo e possiamo imparare a voler bene a “chi siamo”

Beh, l’ho incontrato per caso tanti anni fa, era il 2008.
Ho sempre avuto un buon ascolto del mio “sentire intimo e profondo” e spesso mi ritrovavo a scrivere le mie emozioni e le mie sensazioni e i miei pensieri, per dare loro voce e attenzione. Li consegnavo alla carta: quanti quaderni ho riempito!

Di solito, quando finivo di scrivere, spesso in mezzo a tante lacrime, mi accorgevo di stare meglio, ma niente di più.
Un giorno mio marito mi racconta che ha deciso di fare un Corso di Focusing con Germana Ponte (tra le prime Trainer e Coordinatrici in Italia) e curiosa come sono, ho comprato il libro di Ann Weiser suggeritogli dalla Trainer.
Ricordo di averlo letto tutto di un fiato e man mano che andavo avanti nella lettura, mi sono resa conto che senza saperlo, in qualche modo stavo già mettendo in atto da tempo, quel particolare tipo di ascolto che veniva proposto nel libro. Leggerlo però in quelle pagine, è stato di grande valoro, perché mi dava spiegazioni e indicazioni su come interagire con quello che sentivo.
Ricordo di aver ringraziato dentro di me l’autrice, per aver raccontato la sua esperienza e quella di Gendlin, perché tutto mi risuonava dentro in modo commovente.

Ma il libro da solo, allora, non è stato sufficiente a spingermi ad iscrivermi al corso e non so se mai ne avrei seguito uno…. In ogni caso la Vita evidentemente aveva altri progetti per me, perché sempre mio marito, dopo qualche giorno mi dice che Germana sta venendo a Milano per fare il Corso Base e ancora non ha trovato una sede per l’incontro.

Aggiunge che lui, avrebbe voluto offrire l’ospitalità della nostra casa per l’evento, se fossi stata d’accordo ed è successo così, che ho partecipato a quella prima giornata….
Da allora, il Focusing è stato “un grande amore”. So che può sembrare una parola forte “Amore”, ma durante le Focalizzazioni è proprio quello che accade: si impara a volersi bene, ogni volta, un po’ di più.

Focalizzando infatti, abbiamo la possibilità di conoscerci più a fondo e possiamo imparare a voler bene a “chi siamo”, in ogni sfumatura che in noi si manifesta, comprese certe “tonalità” che di noi vorremmo eliminare perché le definiamo “negative” e di cui talvolta, addirittura ci vergogniamo.

Pian piano nel tempo, col Focusing si scopre che tutto dentro di noi “è buono”, che “Siamo OK”, come direbbe l’Analisi Transazionale. Si tratta solo di darci il tempo dell’attenzione, del rispetto e dell’accoglienza di ciò che si presenta alla nostra attenzione, poi assistiamo a cambiamenti che non avremmo mai immaginato di sperimentare.

Cosa rappresenta per me

Focalizzare è avere cura, dunque. Si tratta di un’attenzione sensibile e non una semplice occupazione del fare. È un partecipare a ciò che accade e in quel momento, l’empatia è capace di rivelarci “spazi sconosciuti”, da cui spesso agiamo o siamo agiti in modo automatico.

Il Focusing ha che fare con un modo di essere più che una tecnica e uno strumento. Forse lo definirei, una via per accedere al cuore, di “ciò che ci abita dentro.”
Il Focusing, dunque, permette di conoscersi di volta in volta, un po’ di più in profondità, dove sono nascoste cose alla coscienza, ma che con un’attenzione focalizzata verso ciò che si manifesta (i felt sense), possono finalmente venire alla luce.

Come racconto il Focusing ad un bambino

Io gli faccio compagnia mentre lui fa compagnia a “quel qualcosa”

A un bambino direi che il Focusing è fare compagnia alle cose che sente dentro di sé, per ascoltarle con gentilezza e attenzione, come farebbe compagnia al suo amico immaginario se ce l’ha (molto spesso i bambini ne hanno uno, ma non lo dicono). Lo inviterei a disegnare se stesso su un foglio insieme a tutte le cose che sente, perché pian piano possa trovare le parole per raccontarsi. E poi lo inviterei a chiudere gli occhi per andare a trovare “quel qualcosa” che chiede attenzione, per sentire cosa ha da dirgli.
Gli direi che io gli faccio compagnia mentre lui fa compagnia a “quel qualcosa”.
Gli proporrei di fare un’esperienza, dunque, perché i bambini le cose le scoprono sperimentando. Loro vivono naturalmente nell’Adesso e sanno raccontarti molto bene cosa sta succedendo, sia fuori che dentro di sé. Ricordo ancora il giorno in cui l’ho proposto a mio nipote che era alle elementari. Ne conservo il disegno. 

Come integro il Focusing nella mia professione

“Il Focusing è una via per “tornare a casa, dentro….”

Da subito ho cominciato ad integrare il Focusing nella mia professione, accorgendomi di quanto accelerasse i processi di comprensione del disagio e favorisse il cambiamento desiderato, che “si faceva da sé”. Su questo ci sarebbe tanto da dire….
Ancora oggi quando le persone fanno l’esperienza della focalizzazione rimangono stupite, come se il Focusing fosse un po’ “magico”.

Ma c’è un altro aspetto ancora più importante che vorrei sottolineare, la soddisfazione che provano nel loro esserci per se stesse, in ciò a cui danno attenzione. Anche se guidate, le persone da subito iniziano a recuperare fiducia nella possibilità di venir fuori dal momento difficile che stanno vivendo, perché sperimentano in prima persona, che il cambiamento è possibile se si attivano e si coinvolgono nel prendersi cura di sé.

E’ stato naturale dunque, che il Focusing trovasse un posto nel mio lavoro, perché è una via per “tornare a casa, dentro….” e oltre ad aiutarci nel tempo a comprendere come funzioniamo, ci permette di ritrovare la libertà di manifestare pienamente, “chi siamo”.

Gioia De Marzi

I miei contatti
:
cell: 3492239052
e-mail: gioiademarzi@gmail.com
sito: www.pietrematrioskecordine.it

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