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Non c’è rosa senza spine!

rosa

Siamo a Maggio e questo è il mese in cui fioriscono le rose, si festeggiano le mamme (quindi auguri a tutte le mamme, inclusa me!) ma perché scrivere delle rose su un blog di Focusing?
Perché la rosa è un ottimo esempio di bellezza, grazia e delicatezza, non è un caso che siano i fiori preferiti dagli innamorati, ma il fatto che in natura questa pianta abbia anche delle spine, mi ha indotto una riflessione sul tema dell’ accettazione, in particolare, dell’accettazione di sé.

Mi capita di proporre un esercizio di visualizzazione di Roberto Assagioli, fondatore della Psicosintesi, che ha come oggetto proprio la rosa stessa, ne ho scritto una versione modificata che trovi QUI, se vorrai provare a farla, io ho l’abitudine di registrare prima la visualizzazione, con le giuste pause, per darmi il tempo di immaginare e poi quando ho tempo, la faccio!
La rosa rappresenta l’equilibrio tra la propria tenerezza, delicatezza e bellezza (petali e bocciolo) e l’aspetto dell’ autodifesa, che può essere spiacevole (spine), per gli altri, ma anche per se stessi.

Detti e storie sulle rose

Il detto popolare “Non c’è rose senza spine”, indica che ogni cosa gradevole, in questo caso la rosa, ha qualche aspetto negativo, simboleggiato dalle spine. “Riconduce alle leggi dell’equilibrio, per le quali ogni cosa deve avere degli aspetti che ne limitano il successo: in caso contrario la sua diffusione non avrebbe limiti”, in natura è tutto sapientemente regolato da leggi che non sempre comprendiamo ma alle quali rispondiamo anche noi!

A me piace l’immagine che ha nella storia Il Piccolo Principe, il libro di Antoine de Saint-Exupéry, che mi appassiona tanto perché è un piccolo compendio sulla natura umana.
Dove la rosa non era molto modesta, ma era commovente.
Appena nata aveva fatto un sacco di richieste al Piccolo Principe, per i suoi tanti bisogni, di essere curata e protetta da pericoli fondati, ma più spesso infondati.
Ma solo quando lui se ne allontana, per andare ad esplorare altri mondi, si dice:

“ non ho saputo capire niente allora, avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via! Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono così contradditori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare”.

 

Tutto ciò per dire che le nostre debolezze e i meccanismi di difesa che abbiamo sviluppato per proteggerci, hanno bisogno di uno “sguardo” maturo, empatico e accogliente per poter evolvere con le loro forze.
Questo sguardo può arrivare dall’ esterno (genitori, amici, insegnanti, Maestri, figure che lo fanno di lavoro, come counselor, psicoterapeuti ecc) ma anche dall’ interno, occorre sviluppare in noi un tale sguardo e il Focusing è uno strumento davvero adatto a questo scopo!

Accettare le proprie spine

Il termine accettazione indica un processo, un’evoluzione che viene teoricamente suddiviso in fasi, le stesse che incontriamo nell’elaborazione del Lutto, ti va di ricordarle con me?

Sono:

1- la negazione, che a volte è consapevole, ma spesso è inconscia;
2- la rabbia, la cultura ci impedisce di esprimerla (spesso viene rivolta verso sé stessi sotto forma di “e se avessi fatto questo, detto quest’altro…”), è culturalmente più accettabile essere tristi;
3- la contrattazione, “farò qualunque cosa, ma fai che non sia così” (rivolti a Dio o chi per lui);  “sei l’unica madre che non mi permette di (sbattendo la porta)…se ripulisco la camera mi mandi al concerto?”;
4- la depressione, vera e profonda, quella che fa si che si stia con il proprio dolore, ci si ripieghi su sé stessi. E’ la fase più difficile, spesso si ritorna alla negazione o alla contrattazione, ma quando riesce, si apre l’ultimo anello;
5- L’accettazione, “è così…”, non è solo stare con ciò che è, ma in più c’è la possibilità di dire “io come rispondo a tutto ciò, che spazio di libertà ho nel collaborare con l’inevitabile” (diceva Frankl, in Uno psicologo nei lager).
Si riapre la porta della speranza e la possibilità che tutto ciò abbia un senso. Si passa dal senso di colpa (rivolto al passato), al senso di responsabilità (possibilità di rispondere).

Queste fasi non si manifestano in modo lineare e possono ripetersi per più cicli, ogni volta si accetta un’ aspetto sempre più in profondità, fino alla sua più completa integrazione e in tempi assolutamente soggettivi e differenti sia tra una persona e l’altra, che tra una fase e l’altra.

Cosa puoi fare per agevolare il processo di accettazione

Aiutare queste fasi, questo processo, si può in tanti modi, io ho trovato il Focusing come un formidabile acceleratore di questo processo, grazie all’ Osservatore Superpartes, poi, Amore Incondizionato, che ad ogni processo si rafforza sempre più. E’ così che da metodo, pratica, il Focusing diventa un modo di essere che si ripercuote in molti atteggiamenti del vivere quotidiano e nelle relazioni con gli altri.

Altre pratiche favorevoli a sviluppare un terreno facilitante l’accettazione, che ho sperimentato personalmente, sono:

-il contatto con la natura, passeggiare nei boschi, a contatto con animali e piante;
– il silenzio, coltivare questa possibilità nel quotidiano, come non accendere la tv o la radio mentre si fa altro, prendersi 5 minuti per ascoltare il proprio respiro com’è (si fanno scoperte interessantissime);
– la pratica yoga, se si può costruire una pratica personalizzata con un maestro/a è veramente differente, ma anche il gruppo ha il vantaggio del sostegno energetico che da;
-la meditazione, anche in questo caso, da soli o in gruppo ecc.

Ti lascio con un piccolo esercizio sull’accettazione

Come ti senti in relazione al tuo nome di battesimo, ciò ha a che fare con il primo aspetto significativo in termini di identità.

Cosa associ al  vissuto che riguarda il tuo nome?

Prenditi 15 minuti in un luogo tranquillo, dove non puoi essere distratta o disturbata, fai qualche respiro profondo ad occhi chiusi e ripeti il tuo nome qualche volta, in modo sentito, lento e poi scrivi tutto ciò che ti arriva senza censura, potrai scoprire delle cose…

La seconda parte dell’esercizio consiste poi, nello scrivere una tua qualità per ogni lettera del tuo nome. Potresti trasformare quello che è emerso dalla meditazione riflessiva, in ulteriori qualità che si sono sviluppate proprio grazie a quel vissuto, anche se non proprio positivo.

Se ti va puoi condividere nome e qualità nei commenti!

Buona Vita

4 Comments

  1. tania muser says

    Mi piace molto grazie. Io poi lavoro con i fiori sono una floral designer e hai descritto molto bene la rosa.
    In questo periodo ho molto bisogno di accettazione

    • Valentina Sacco says

      Ciao Tania, ho aggiunto un pezzo all’esercizio finale sul proprio nome, ora è più completo rispetto l’accettazione del proprio nome. grazie dell’approvazione 🙂

  2. Gioia De Marzi says

    Cara Valentina, grazie per il dono della “rosa”, lo leggo oggi che sta per finire il mese di maggio e lo porto con me per il resto dell’anno… e ogni volta che mi capiterà di vederne una nei negozi di fiori o nelle bancarelle per strada, mi ricorderò di riportare al cuore le tue parole… potrò rifarlo e e rifarlo ancora… Grazie 🙂

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