Ascolto e relazione, Counseling
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Visualizzazioni, Meditazioni, sottofondo musicale sì o no?

Candele accese

In questo post ti parlerò ancora di Visualizzazione, in particolare nell’aspetto del sottofondo musicale che spesso si utilizza in questa tecnica dalle svariate applicazioni.

Parlo di visualizzazioni ma anche delle meditazioni guidate, perché in entrambi i casi ho visto utilizzare la musica di sottofondo dove potrebbe esserci la pausa di silenzio.

Come parli? Come ascolti?

Quando comunichiamo utilizziamo Canali o livelli di comunicazione che si differenziano in linguaggio verbale (7%), linguaggio para-verbale  (38%) e linguaggio non verbale (55%).

Questi canali sono importanti quando comunichiamo poiché la loro congruità determina l’efficacia o meno della trasmissione del messaggio che arriva al ricevente.

Occorre avere consapevolezza che nella visualizzazione è importante il cosa ma anche il come viene detto e fatto.

A prescindere dai canali che trasmettono il messaggio, la sua ricezione viene condizionata anche dai VAK del ricevente.

Il concetto originale di VAK, è stato sviluppato da psicologi e pedagoghi, come Fernald, Keller, Orton, Gillingham, Stillman e Montessori, a partire dal 1920.

Ma cosa sono questi VAK?

Sono i sistemi rappresentazionali che tutti abbiamo ma che utilizziamo in maniera differente. Essi sono riassunti così:

  1. il sistema V= Visivo;
  2. il sistema A= Auditivo;
  3. il sistema K= Cinestesico (che include oltre alla ricettività corporea di equilibrio, pressione, movimento e temperatura, anche olfatto e gusto).

Questi VAK sono fondamentali poiché determinano il nostro stile di apprendimento.

Se si tenesse conto di tutto ciò in ogni ambito, non solo commerciale ma anche istituzionale, ci risparmieremmo tutti parecchio stress legato alle comunicazioni.

Stili di apprendimento

Un esempio pratico è quello nell’ambito dello studio, dove queste differenze VAK determinano parimenti differenze nel modo in cui si memorizza, si apprende e quindi si studia:

  • camminando e muovendosi mentre si legge e si ripete (prevalenza di K);
  • registrando la lezione e riascoltandola più e più volte o ripetendo ad alta voce e non mentalmente (prevalenza di A);
  • trascrivendo appunti e utilizzando mappe concettuali con immagini, metafore ecc. (prevalenza di K e V);
  • facendo connessioni e collegamenti con nomi, date e situazioni grazie alle immagini come foto, film ecc. (prevalenza di V).

La musica

Innanzitutto occorre specificare che la musica utilizzata con metodo e a scopo relazionale/terapeutico si è strutturata con la musicoterapia.

Essa, infatti, utilizza tecniche di sensibilizzazione, desensibilizzazione, condizionamento e rilassamento in moltissime situazioni, utilizzando gli elementi musicali come suono, ritmo, melodia e armonia.

Quindi la musica come sottofondo di una visualizzazione sicuramente può avere un effetto agevolante, se strutturata ad esempio per rilassare, stimolare o altro che sia intenzionalmente collegato allo scopo della visualizzazione stessa, ma di fatto molto spesso la musica utilizzata

  • non è proprio mirata, ma è più un “riempitivo” del silenzio e torneremo su questo aspetto;
  • non tutta la musica è adatta alla musicoterapia, così come non tutte le musiche sono adatte alle Visualizzazioni/Meditazioni .

Se a questo aggiungiamo l’azione che possono avere proprio i VAK precedentemente citati, è facile immaginare che in un soggetto a prevalenza VAK= A , la musica di sottofondo della visualizzazione non risulterà più un sottofondo ma una vera e propria distrazione da ciò che la voce esterna o interna lo condurrebbe a immaginare, ripetere o quant’altro.

Un altro aspetto da considerare è quello già citato della funzione “riempitiva” della musica che se non ci fosse allora lascerebbe più spazio al silenzio. Uuuu, il silenzio!

Silenzio

Innanzitutto, il silenzio fa parte della comunicazione.

Uno degli assiomi della Comunicazione è che non si può non comunicare, anche quando non si intende comunicare.

Molto spesso il silenzio è vissuto con ansia e disagio, può essere percepito come un vuoto che trasmette angoscia e che va assolutamente riempito, come un atteggiamento di disinteresse o indifferenza.

In realtà può essere anche:

  • una pausa dove raccogliere idee, sensazioni, emozioni;
  • un luogo in cui “appoggiare” la tensione, la fatica;
  • un luogo dove ascoltare cosa c’è senza agire la reazione, il giudizio o l’aspettativa.

Il silenzio è una fonte di grande forza – Lao Tzu

 

Tra utilizzare una musica non studiata appositamente per la visualizzazione e il silenzio, una via di mezzo può essere  l’utilizzo dei suoni della natura, che hanno un’azione meno interferente rispetto alla musica strumentale.

In questo modo i soggetti con più alto rischio di distrazione o per un basso livello di concentrazione e/o per un canale VAK preferenziale di tipo A ne risentirebbero di meno.

Allenarsi al silenzio

Il mio consiglio è di allenarsi gradatamente allo stare nel silenzio, abituandosi così all’ascolto della voce senza nient’altro sotto, anche per potenziare le funzioni “altre” del silenzio come nell’ascolto attivo che nella comunicazione può davvero fare la differenza soprattutto nella qualità della relazione.

A questo proposito ti rimando alle regole di un buon ascolto.

Personalmente ho superato il disagio del silenzio nella formazione in counseling studiando l’ ascolto attivo, poi con la Meditazione e il Focusing questo atteggiamento si è rinforzato anche verso me stessa ed ora non potrei più farne a meno.

Che tu sia un/una fan delle visualizzazioni con il sonoro o che tu preferisca la visualizzazione “pure” molto presto potrai ascoltare le mie visualizzazioni e meditazioni su un’APP dedicata, perciò seguimi e scoprirai di più!

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