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Vuoi davvero tornare alla normalità? Parte #2

Oggetti per lavorare

Vuoi davvero tornare alla normalità se questo significa non essere in armonia con le parti più vitali di te e altre importanti come il tempo, lo spazio, le relazioni e le buone abitudini?

Questo è il post di proseguimento di “Vuoi davvero tornare alla normalità? Parte #1” che entra nello specifico dei cambiamenti legati a questa crisi dal punto di vista della gestione quotidiana del tempo, dello spazio, delle relazioni e delle abitudini.

Ci tengo a specificare che non mi riferisco sicuramente alle persone che purtroppo hanno vissuto o stanno vivendo ancora gli aspetti più drammatici della pandemia come lutti, gravi problemi economici, o alle persone che svolgono attività in prima linea nel fronteggiare la Pandemia, come operatori sanitari, volontari della protezione civile e/o che garantiscono l’accesso ai beni di prima necessità come cibo e altri servizi importanti.

A tutti loro va la mia gratitudine ed ammirazione, mi sento loro vicina non solo con tutto il cuore, ma anche con azioni più pragmatiche, anche se sono come una goccia nell’oceano, ho fiducia nel fatto che comunque l’oceano è fatto di tante gocce.

Per tutti gli altri, invece, quali aspetti sono cambiati o stanno cambiando a causa o grazie a questa crisi?

Premessa

Questa pausa è stata importante e inizialmente destabilizzante soprattutto per chi normalmente esce di casa tutti i giorni per recarsi a scuola o al lavoro.

Per altri come me che lavorano già da casa, almeno inizialmente, non è stata così problematica ma poi in tutte le dimensioni ho potuto notare delle fasi.

Fasi che ho osservato subito anche nelle “reazioni” a livello dei Capi di Governo dei vari Paesi che via via venivano coinvolti, e poi anche a livello individuale tra amici, parenti e anche conoscenze via social.

Le fasi di cui parlo che si sono susseguite e sono in corso sono le stesse che io conosco come le fasi del lutto (Kubler-Ross) o più in generale del processo di accettazione:

  • la negazione
  • la rabbia
  • la contrattazione/elaborazione
  • la depressione/resa
  • l’accettazione

queste fasi sono tuttora in corso dato che l’evento che stiamo vivendo è ancora lontano dalla sua conclusione e ?ognuno di noi le sviluppa con tempi e modalità differenti.

Tempo

Molti hanno scoperto per la prima volta o hanno potuto riscoprire il piacere della lentezza nei gesti quotidiani solitamente influenzati dalla perenne fretta:

  •  fare o scoprire di poter fare la prima colazione con calma e cura;
  • non trascorrere più tante ore in viaggio sui mezzi o in macchina per recarsi al lavoro (in quanti hanno scoperto i vantaggi in termini di stress e produttività del lavoro da casa?);
  • il piacere di preparare dei pasti sani avendone il tempo, mettendo più spesso le mani in pasta per preparare appunto pasta fresca, pizze o addirittura il pane (per la vostra linea spero integrali eheheh);
  • cucinare più ortaggi e legumi perché finalmente si può pensare con calma  al menù (anche per razionalizzare la spesa e le uscite per essa) anziché mangiare quello che c’è di facile e sbrigativo, spesso purtroppo già confezionato e perciò pieno di conservanti;
  • provare nuove ricette;
  • preparare merende fatte in casa e soprattutto variare di più l’alimentazione.

Spazio

Questo tempo sospeso è coinciso con il periodo della primavera, in molti hanno sentito il bisogno di fare pulizia e mettere ordine anche perché senza inquinamento l’energia del risveglio si è potuta percepire più del solito. Molti hanno scoperto forse per la prima volta:

  • che alleggerire lo spazio in cui si vive con il riordino e la pulizia ha un effetto diretto nello “spazio” e nella chiarezza o percezione interiore dei propri reali bisogni;
  • un nuovo paradigma che permette di invertire il circolo vizioso di bisogni e priorità indotti. Smascherare l’illusione che si possono riempire i presunti “vuoti” con più oggetti e le attività correlate ad essi che invece tolgono tempo ed energia alla relazione sia con se stessi che con gli altri;
  • la creazione di uno spazio interiore maggiore ci permette di sentire come coltivare il piacere e quindi la felicità con il circolo virtuoso che porta cura e attenzione al giusto numero di cose, persone e attività che davvero ci procurano il suddetto piacere. Ad esempio leggere, curare l’orto o le piante, fare attività fisiche e contemplative, ricreative e rigeneranti da soli o in compagnia;
  • scoprire che la casa può non essere l’ennesima fonte di stress ed essere gestita al meglio e in poco tempo e che la maggior quantità di “cose” fa spesso rima con disordine, inutilizzo e spreco.

Relazioni

Dopo un primo sbandamento, ritrovandosi tutti insieme chiusi in casa adulti e bambini o adulti e adolescenti, piano piano abbiamo scoperto:

  • il tempo per parlare non solo di cose da fare ma anche di emozioni, bisogni e sentimenti :
  • il bisogno di contatto fisico accentuato da questo isolamento e distanziamento sociale;
  • a conoscerci di nuovo senza darsi per scontati perché non c’è più la fretta di fare questo o quello e si ha il tempo di osservarsi, ascoltarsi e soprattutto sentire come stiamo sinceramente;
  • molti hanno ricominciato a giocare tutti insieme, anche gli adulti tra loro e con i figli;
  • perfino la noia è potuta tornare a farsi sentire e abbiamo potuto ricevere uno dei suoi doni, la creatività che si è potuta manifestare nei più svariati ambiti. Tanti hanno ripreso a dipingere, a disegnare, a lavorare ai ferri o all’uncinetto e quant’altro!

Abitudini

In tanti abbiamo potuto finalmente instaurare nuove abitudini grazie al tempo disponibile:

Soldi

Vorrei concludere con una personalissima osservazione sui soldi,perché pur condividendo la preoccupazione economica per il nostro paese in questi due mesi ho davvero speso davvero poco, tanto da avere il conto in “verde” ahah, e la cosa non era affatto scontata dato che lo stress può portare facilmente all’acquisto compulsivo.

Ho annullato degli eventi live che avrei dovuto tenere in questo periodo e probabilmente verrà annullato anche il progetto annuale di settembre ma grazie alla creatività di questo periodo ho già elaborato una nuova strategia con nuovi percorsi on-line ancora più di supporto al mio target di professionisti.

Quello che però vorrei condividere in conclusione è che questa pausa forzata mi ha insegnato che forse si può uscire dalla logica del consumismo sfrenato e del circolo vizioso consumismo-stress-aumento di bisogni-consumismo in cui purtroppo, chi più chi meno, siamo tutti inevitabilmente coinvolti, e spero di non essere l’unica a pensarla così.

Forse è possibile alla luce di questa esperienza per certi aspetti “purificante” cercare nuove strade etiche e rispettose per il nostro pianeta (senza per questo tornare all’età della pietra) che siano sostenibili sia economicamente che socialmente?

Mi piacerebbe sapere tu cosa ne pensi
Ti sta a cuore l’argomento?
Fammelo sapere nei commenti o attraverso il form di contatto a piè di pagina.

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