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Esprimi un desiderio, anzi di più!

La notte di San Lorenzo è trascorsa da pochi giorni e forse anche tu ammirando lo sciame di stelle cadenti hai espresso un desiderio, anzi di più?
Se non hai avuto l’occasione, non disperare perché la sera rientrando a casa camminando ancora col naso all’ insù, oppure dal luogo in cui sei in vacanza, ancora meglio, potresti ammirare ancora qualche stella cadente all’ orizzonte e mi raccomando ricordati di esprimere dei desideri quando ciò avverrà perché sai, giocare e desiderare sono molto più importanti di quello che credi!

Perché desiderare

secondo il dizionario significa – sentire la mancanza di ciò che è piacevole, buono, necessario; richiedere, chiamare, volere – . Deriva dal latino siderale , ossia astri, mentre de-siderare voleva dire smettere di dipendere dalle potenze astrali e guardare altrove.

In poche parole io desidero, come ricorda Igor Sibaldi, quando comincio a dire “qui tutto va così e cosà ma a me non importa più di tanto perché io punto a qualcos’altro visto che quello che qui c’è già non mi basta”.

Lo so, ora parte una vocina dentro che dice: “e ma chi dice così è una persona egoista, che non si accontenta mai, che non sa godere di ciò che ha… eccetera eccetera” tu mettila un attimo in stand-by e riflettiamo sul fatto che spesso ci si dimentica che la realtà che viviamo è un velo che cambia per ognuno di noi e quindi forse possiamo ricordare a quella vocina petulante, che desiderare vuol dire superare questi veli e arrivare a percepire la Realtà delle cose.

Ma come si formano questi veli?

Sono soprattutto il risultato di convinzioni legate all’ esperienza soggettiva, all’ educazione, ai condizionamenti sociali e culturali, alle credenze di ciascuno di noi, e alzare questi veli vorrà dire entrare in contatto con la realtà scevra da essi.

Allora desiderare non è semplicemente un mero “gioco” di immaginazione!

A concludere il quadro, aggiungiamo che la funzione immaginativa, come ormai è stato ampiamente dimostrato dalla programmazione neuro linguistica e dalla psicologia dinamica, è alla base di ogni azione che l’uomo intraprende e l’importanza del desiderare comincia a delinearsi meglio, vero?

L’ignoranza del significato e dell’ importanza dell’immaginazione, fa sì che si scivoli via e si dedichi scarso impegno a perfezionarla, a coltivarla e ad accrescerla.

Ci dimentichiamo che le azioni quotidiane, dalle più insignificanti alle più elevate, sono suoi prodotti e si realizzano ed hanno successo solo se sostenute proprio dall’immaginazione che le precede, le prefigura e fa loro da supporto, altrimenti non si avrebbero.

Non si agisce sul reale, sul mondo e su se stessi se lei non è presente o non è d’accordo.

Cosa fa per noi

  • L’immaginazione è necessaria nella pianificazione e nel comportamento.
  • L’immaginazione quale funzione evocatrice e creatrice di immagini è una potente forza propulsiva della psiche.
  • L’immaginazione favorisce lo sviluppo personale con l’apporto creativo che le è proprio.
  • L’immaginazione appronta modelli pilota per il proprio agire e permette di pre-viverli e pre- agirli.
  • L’immaginazione vicaria l’azione ed è fattore trasformante per eccellenza.
  • L’immaginazione abbina fra loro le memorie per creare il nuovo.
  • L’immaginazione completa dettagli non visti o vissuti di un evento.
  • L’immaginazione spiega, rende intelligibile ed amplifica come una lente di ingrandimento le situazioni non comprese o non valutate nel momento in cui si sono verificate.
  • L’immaginazione si sviluppa con il gioco nelle attività ludiche dei bambini, con i giochi estetici e creativi dell’uomo: le arti sono i suoi giochi con colori suoni e forme.
  • L’immaginazione produce simboli, ponti tra l’implicito e l’esplicito, tra conscio ed inconscio, tra conscio individuale ed universale!

Quindi forse esprimere un desiderio guardando una stella cadente, alla luce di tutto ciò, è solo la punta dell’iceberg della funzione immaginativa.

Ma come coltivare l’immaginazione?

  1. Creando Spazio:
    uno spazio interiore dal quale possa emergere proprio la nostra immaginazione. Per creare spazio, come insegna lo yoga, occorre intervenire sugli ostacoli che incontriamo lungo il quotidiano vivere e gli strumenti per poterlo fare sono:
    – la pratica dello yoga o di qualsiasi altra disciplina corporea che permette l’ascolto di sé durante la sua esecuzione e che utilizzi il corpo come strumento di conoscenza di sé e non posso non citare il Metodo del Focusing;
    – la meditazione o la pratica del silenzio, in cui si impara ad attivare il Testimone;
    leggendo, creando mondi alternativi;
    scrivendo, come tecnica di “svuotamento” della mente frenetica;
  2. Creando connessione tra capacità logiche ed analogiche,
    agevolando la connessione tra i due emisferi cerebrali per aumentare le capacità di creazione di soluzioni alternative e alla gestione dei problemi, come? Lo si fa utilizzando la mano sinistra se si è destri, o viceversa, ogni tanto (lo facevi da piccola? Non era un gioco carino? Riprovaci ogni tanto!);
    cambiando una piccola abitudine volutamente, tipo cambiare la tazza di tè preferita che utilizzi sempre, quel giorno;
    – provando a tornare a casa cambiando il percorso che fai di solito, in pratica, allenati a stare con l’ignoto e il non-conosciuto;
    – per questa connessione è utilissimo anche ballare!
  3. Allenando attivamente la creatività:
    – con le attività di tipo artistico: pittura, scultura, suonando uno strumento musicale;
    – con tutte le attività volte a costruire, riparare, hobby vari che utilizzano le mani;
    – da non sottovalutare, anzi esercitare regolarmente, è del sano Decluttering, ossia la creazione di nuovo spazio nell’ambiente circostante con l’eliminazione di tutto ciò che è eccessivo, superfluo che abbiamo accumulato in casa, nel guardaroba, tra i libri e tra gli strumenti tecnologici (cellulari, cavi, ecc) e contenuti come mail, foto; tra i CD, i documenti. QUI trovi qualche regola per farlo. Occorre rendersi conto che allo spazio fisico che si libera, corrisponde uno spazio interiore che si libera e questo è dovuto al fatto che avere meno equivale anche ad avere una maggiore disponibilità di energie e di tempo per la gestione delle “cose”. Tali energie si possono utilizzare per la propria crescita attraverso il tempo da dedicare a sé stessi, alle relazioni e alle pratiche che migliorano lo stato di “salute”.
  4. Puoi lavorarci considerando il 6° chakra, chiamato il 3° Occhio, quello che ci aiuta a trascendere il dualismo della mente e che puoi allenare con la pratica delle Visualizzazioni. QUI spiego come prepararti a farle.
    Se vuoi saperne di più sul simbolismo dei chakra, approfitta dell’e-corse gratuito di 10 giorni che puoi ricevere iscrivendoti QUI  che si chiama Conosci te stesso con i Màndala.

Se hai voglia di allenarti alla elaborazione dei desideri ti consiglio di seguire le istruzioni dell’esercizio dei 101 desideri di Igor Sibaldi e puoi comprendere di cosa si tratta cercando semplicemente questo titolo sulla piattaforma di YouTube, così ti spiegherà lui stesso di che si tratta, vedrai ti piacerà, è una persona particolare e molto piacevole da ascoltare.

Per qualsiasi approfondimento o domanda non esitare a contattarmi o commentare, grazie di cuore.

emojii dalla testa di Johnhoin

Di blocchi e sensi di colpa

Quante volte succede di sentirsi pronti a fare un passo verso il cambiamento in un certo ambito della vita e ci si ritrova bloccati da dubbi, incertezze o ripensamenti, come ad esempio:

“Finalmente mi sento pronta a iniziare quel corso di ballo che mi aiuterebbe proprio a rimanere in forma…ma la fascia oraria del corso è proprio quella di cena e dovrei lasciare i figli da soli con il mio compagno/a”.

Oppure
“Evviva, finalmente il mio capo si è reso conto del mio valore aggiunto è mi ha fatto una proposta di lavoro davvero allettante che aspetto da anni… ma ho un genitore anziano che richiede maggiore attenzioni”.

O semplicemente
“Vorrei tanto acquistare quella borsa fighissima e costosa di quell’artigiana famosa…ma poi cosa penseranno le mie amiche di me, loro di certo non approverebbero!”.

Insomma, scommetto che ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella vita quella fastidiosa sensazione che si palesa proprio nei momenti più felici o belli all’idea di ottenere la promozione, finalmente ballare o avere una cosa desiderata ma che, in una frazione di secondo, viene frustrata con una chiusura al petto o allo stomaco!

Il responsabile è il famigerato senso di colpa (da ora s.d.c.).

Diciamolo, i Cattolici sono campionissimi nell’ “arte del provare il s.d.c.” non solo è risaputo ma è anche fonte di barzellette tra Ortodossi e Protestanti.

E purtroppo non c’è solo la religione a condizionare il nostro inconscio collettivo, infatti noi italiani dobbiamo aggiungere anche la famosa relazione con la MAMMA , aime’ siamo proprio messi male!

Ma quanti di noi sono veramente consapevoli che il senso di colpa condiziona:
# le relazioni interpersonali, famigliari, amicali e amorose;
# le scelte professionali e di vita;
# il raggiungimento di obiettivi e desideri
E che proprio a causa del conflitto interiore che il s.d.c. crea, non solo ci impedisce di realizzarci come persone o professionisti, ma ci sottrae anche energia.

Queste sono solo alcune delle aree in cui può creare problemi (non parliamo di Dharma, Karma e altri simpatici aspetti).

Cominciamo ad avvicinarci alla questione partendo dal suo significato letterale.

La definizione di “colpa” è (tratta dal dizionario):
Sostantivo femminile, atto o comportamento che implica conseguenze dannose verso individui o la comunità: essere in c.; avere c. di qualcosa; part., in diritto, mancata osservanza delle regole di condotta suggerite dalla prudenza, dalla diligenza, dalla perizia, o stabilite da norme giuridiche per evitare il verificarsi di un fatto illecito e dannoso.

Da questo se ne potrebbe dedurre che sia sufficiente escludere il danno oggettivo a persone o cose per scongiurare il senso di colpa (o in questo caso accettarlo come conseguenza di ciò), ma se così fosse perché qualcuno ci inventerebbe su così tante barzellette? 🙂

Perché in realtà il s.d.c. che crea problemi soggettivi, blocchi, infelicità e stress, è un s.d.c. disfunzionale di cui tanti spesso soffrono senza nemmeno rendersene conto.

I condizionamenti che entrano in gioco sono strettamente collegati a queste domande:
Chi è l’artefice della mia felicità?
Chi è la vittima e chi il carnefice?
La responsabilità è libertà?
Cosa sono il piacere e la gratificazione?
Cos’è il senso di onnipotenza?

La questione quindi è complessa e riguarda aspetti mentali, emotivi e culturali e forse è per questo che non se ne legge in giro tanto, ma nel mio percorso di consapevolezza e crescita personale, dire addio ai s.d.c. è stato un processo fondamentale per arrivare ad assumermi la piena responsabilità della mia salute fisica e mentale ed ora che ho uno strumento efficace come il Focusing (self-help) per affrontare in modo profondo ma semplice, questo tipo di tematiche voglio offrire la stessa possibilità anche a chi sente di averne bisogno.

Lo faccio attraverso un percorso strutturato e per ringraziarti di aver letto questo post qui trovi il pdf gratuito di “Addio sensi di colpa” che viene allegato all’ atto di iscrizione al mio blog.
Questo pdf spiega cos’è il senso di colpa e come distinguerlo dalla vergogna, altro argomento interessante che spesso si confonde e sovrappone.

Puoi approfondire l’argomento leggendo anche questo POST.

Se non ti interessa il pdf e tantomeno il percorso di liberazione dai s.d.c., per ringraziarti comunque di avermi letta, ti lascio uno degli esercizi che può aiutare a distinguere il senso di colpa dalla vergogna.

Esercizio

Scrivi affianco ad ogni frase se per te la situazione che leggi è una situazione che crea s.d.c. o vergogna:

a) Andrea è in cassa integrazione in seguito al fallimento dell’azienda in cui lavorava;
b) Davide ha un cellulare Android, mentre tutti i suoi amici hanno l’ iPhone;
c) Enrico non dà soldi alla Parrocchia del suo quartiere;
d) Donatella deve sopportare il marito ubriaco dopo un’uscita con gli amici;
e) Sandro tradisce la moglie, che non sospetta nulla;
f) Marco ha dato uno schiaffo a suo figlio per farlo ubbidire;
g) Giuseppe è stato bocciato per la terza volta all’ esame teorico della patente;
h) Valentina ritiene di avere un seno troppo abbondante.

Fatto? Ora confronta le tue risposte con quelle corrette che trovi cliccando qui !

Buona Vita

Di Rose, di Madri e di Sensi di Colpa

Maggio è il mese delle rose,

a quanto pare anche delle fragole quest’anno, della festa della mamma, degli scrutini a scuola e di chi prenota le vacanze all’ultimo minuto (come me quest’anno) e senza avere sensi di colpa!

Certo che ne ho fatta di strada da quando non riuscivo a sostenere niente che non fosse programmato in tutto e per tutto, assolutamente familiare e soprattutto sicuro ai miei occhi.
Non puoi vedermi ma mi sto dando una bella pacca sulla spalla 🙂

Tutto è cambiato, da quando ho imparato a stare sempre di più con la sensazione che si prova a stare con ciò che non si conosce . Non avere più paura , non provare preoccupazione o angoscia ad ogni imprevisto o evento della vita…. è uno degli aspetti più belli che il Focusing mi ha permesso di sviluppare e che mi arricchisce ogni giorno di più.

Non uscire dal seminato…. dicevi di madri?

Volendo parlare di madri, è come se il Focusing mi avesse permesso di riconoscere e sviluppare la Mia Madre Interiore, una madre che ama incondizionatamente, che sostiene come la terra, è amorevole e trasmette gioia e fiducia nella vita come il Sole (e lo so, questa è proprio una madre ideale, ma ti assicuro che anche se sono pochi quelli che hanno avuto la fortuna di averne una così in carne ed ossa, è possibile farne esperienza anche da adulti e soprattutto in qualsiasi momento!).

Prima di arrivare a questa madre ho fatto anche i conti con l’ immagine e le convinzioni legate alla madre reale, quella umana (santa donna che pazienza ha avuto, eheheh).

Un lavoro introspettivo, e non solo, molto impegnativo che ha reso necessario affrontare la tematica dei Sensi di Colpa, ta-daaa….alzi la mano chi non sa di cosa parlo! Ma prima di parlarne è d’ uopo una premessa:

  • quando si è bambini si vive una condizione di forte dipendenza verso i genitori ma anche un forte egocentrismo che permette al bambino di affrontare il mondo in sicurezza, ma questo trasmette anche un senso di onnipotenza che in certe situazioni, e per taluni temperamenti, può evolvere in una gabbia.
  • Quando i genitori si separano o uno di essi muore, ad esempio, è quasi inevitabile che il bambino se ne senta responsabile ed è per questo che poi si sviluppa un atteggiamento genitorializzante che fa di quel bambino “un bravo bambino”.
  • Con il passare degli anni questo egocentrismo e senso di onnipotenza si ridimensionano, o almeno dovrebbero, eheh, sviluppando il cosiddetto adulto, ma in questi bambini tutto si complica un pò.

Quindi questo senso di colpa molto spesso condiziona fortemente tutte le scelte fatte nella vita e per poter riprendere in mano la stessa occorre farci i conti!

Nella mia esperienza, facendolo, si è attivato un effetto a cascata che mi ha permesso di riprendere in mano le redini della mia vita.

Diventare consapevole della mia responsabilità in tutto ciò che accade.

Ritrovare la libertà, senza sentirmi in colpa o egoista nel prendermi cura di me.

Un aspetto fondamentale per l’auto-realizzazione.

Ma come si forma il Senso di Colpa?

Comincio col dire che molto spesso è un s.d.c. disfunzionale che crea problemi, non è quello sacrosanto che si può avere se si fa oggettivamente del male ad una persona!

In questo caso (disfunzionale) c’è un conflitto interiore proprio tra il Bambino/a e il Giudice Interiore.

Per poterlo superare occorre entrare in contatto con il proprio Adulto, altrimenti le istanze che comunque ci sono come bisogni e desideri  non riconosciuti troveranno comunque una strada differente per esprimersi (e riconoscerli non vuol dire automaticamente agirli, sia ben inteso) :
la manipolazione (ce l’ho), il vittimismo (ce l’ho), la vendetta inconsapevole (mi manca), oppure la via dell’autolesionismo (mi manca), problematiche con il cibo (ce l’ho) , con le varie forme di aggressività  più palesi (mi manca) ecc.ecc.

Si può dare un calcio ai sensi di colpa senza sentirsi in colpa?

Certamente…..l’obiezione più frequente è: ” Ma se poi cambio così tanto che chi mi vuole bene non me ne vorrà più?”
Non ti preoccupare, è naturale avere timore di cambiare, ma ti posso assicurare che chi ti vuole bene non potrà che essere contento per te!
Inoltre non è forse vero che amare gli altri non è possibile se non sappiamo amare noi stessi?
E da ultimo, ma non per importanza, i tuoi cari non potranno che avere dei vantaggi dalla tua felicità, te lo garantisco!

In regalo per chi è interessato al discorso sdc ho creato un PDF gratuito che è un’ anteprima ad un servizio che offro alle mie clienti  e che puoi ricevere con l’iscrizione alla mia lista con questo FORM e a seguire un altro regalo speciale:

  • un audio che contiene la Visualizzazione della Rosa di Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, che promuove la Forza Interiore, la bellezza, il Vitalismo e la Spiritualità. Prima di eseguire la Visualizzazione leggi le istruzioni QUI.
  • QUI la versione scritta della visualizzazione,
  • e QUI l’audio.

Buona Vita.

Di ciliegi in fiore e cambio stagionale degli armadi

Da appassionata del Giappone, solitamente considero il momento ideale per il cambio stagionale degli armadi, la fioritura dei ciliegi (Sakura) che si festeggia (Hanami) nei primi giorni di aprile, quest’anno è avvenuta in ritardo.

E’ il momento in cui “decido” di essere stufa dell’inverno, fisicamente ed emotivamente e perciò faccio il cambio dei vestiti!
Da quando ascolto il mio corpo con il Focusing, percepisco molto di più le energie che cambiano all’ interno di me e seppur altalenanti, com’è naturale che sia, sento che i picchi di alti e bassi hanno una durata e un’ intensità inferiori.

Faccio un esempio pratico:

10 giorni fa ho avuto un episodio molto forte di gastro-enterite che, se avessi dato retta al mio sentire, avrei potuto tranquillamente prevenire, ma non mi sono completamente affidata a questa modalità unica, così differente da quella ordinaria e questo è il feedback ricevuto!

Prima di Pasqua avevo sentito molto chiaramente il bisogno di avviare un po’ di depurazione fisica e mentale per agevolare l’uscita dall’ inverno, ma invece di assecondare tale sensazione, ho procrastinato a dopo le feste pensando che fosse un po’ troppo presto e così, anche se non ho fatto disastri con l’alimentazione, ma essendo piuttosto “piena” a livello mentale ed emotivo, questa scelta mi è costata il malessere di cui sopra.

Con una buona depurazione e il ridimensionamento sotto il profilo degli impegni, tutto si è rimesso in equilibrio molto più velocemente del solito e questo nonostante il periodo.

Cosa accade in Primavera

In questo periodo l’alternanza dei giorni di pioggia con abbassamento delle temperature a quelli, invece, pieni di sole e con impennate di caldo, sono la norma. Così come il fatto che un momento prima vuoi ribaltare l’armadio e fare il cambio stagionale a tempo di record e il giorno dopo avere una sonnolenza tale da andare a letto prestissimo la sera!

Quello che conta è cercare di rimanere in contatto il più possibile con il proprio sentire corporeo, e trovare la giusta via di mezzo tra il riattivare e il recuperare (al contrario di me questo giro… sì, il margine di miglioramento è ampio, questo è certo, eheh!).

Capita spesso che il lavoro e gli impegni ci impediscano di tenere conto di questa ciclicità, dentro e fuori di noi, sempre e comunque. Proviamo a compensare tutto ciò, imitando i giapponesi che festeggiano e si prendono il tempo di andare ad osservare i ciliegi in fiore come un’occasione importante, che venerano la natura, declamano haiku e fanno pic-nic nei parchi godendosi un evento come la fioritura degli alberi, così fugace e breve, senza darla per scontata.

Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna
Yosa Buson (1715-1783)

E se ci prendessimo anche noi tutto il tempo per “attivarci con calma”, come piace dire a me?

Per cercare l’equilibrio, diventa fondamentale però, oltre all’approccio meditativo, anche una buona programmazione del planning in tutte le aree, magari proprio approfittando di uno dei momenti di pausa ed essere così più efficaci nell’ attività.

Questo è anche il momento dell’anno in cui fare una verifica su come procede la attuazione degli obiettivi avviati all’ inizio d’ anno ed eventualmente aggiustare il tiro e modificare, se occorre, qualcosa in corsa.

Inoltre possiamo approfittare delle energie creative favorevoli per nuove idee, nuovi progetti o desideri da seminare e mantenere al buio stile incubatrice e poter sviluppare meglio e specificatamente in futuro! Puoi utilizzare questo schema per decidere quali aree della vita necessitano di nuovi comportamenti o attenzione.
Essere consapevoli degli obiettivi principali e le priorità per non sovraccaricare il planning presi dalla spinta energetica ancora instabile, diventa fondamentale!

Per il cambio di stagione, ho preparato uno schema che potrebbe tornarti utile quando devi decidere cosa tenere o lasciare andare durante il cambio degli armadi e anche delle regole di base che possono agevolarti nel compito.

Se ti va fammi sapere con un commento o con una mail se ti sono stati utili e se ne hai voglia, come ti organizzi tu di solito per questa impresa primaverile!
Sono appassionata di decluttering ed ogni suggerimento sarà molto apprezzato, contaci.

Sono nata a marzo

Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta:
così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
forse è la sua preghiera.
Alda Merini da Vuoto d’amore, Einaudi 1991

Eccoci a marzo, e questa poesia di Alda Merini mi piace tantissimo per due motivi: il primo è che sono nata anche io a marzo e poi cita Proserpina, chiamata così dai romani e Persefone dai greci.
Adoro il suo mito per una serie di motivi, ad esempio la sua evoluzione da bambinetta felice e spensierata (Kore) figlia della grande Demetra (dea vicina alla Natura) a moglie del Re Ade del mondo degli inferi e quindi Regina del mondo di sotto, con un importante ruolo per le anime in arrivo, di cui decideva la sorte.

Negli ultimi anni ho ri-scoperto i miti greci, celtici, e anche altri più antichi, gli archetipi, i simboli e in particolare quelli femminili e delle dee, grazie alla Soulful Mentor Giada Carta e ai tanti spunti che con lei si ricevono sul piano intuitivo e spirituale, ma tutti applicati al lavoro di cambiamento e trasformazione nel mondo personale e professionale!

Ma cosa accade in questo periodo che io definisco magico ?

  • Astronomicamente sappiamo che durante l’equinozio il giorno e la notte si equivalgono, poi le giornate cominciano ad allungarsi fino a raggiungere il massimo della durata del giorno nel solstizio di estate, quando cominciano poi a diminuire le ore di luce rispetto al buio e si raggiunge di nuovo l’equilibrio fra giorno e notte nell’ equinozio d’autunno.
  • Energeticamente invece c’è un risveglio dell’energia vitale che, assopita durante l’inverno, ora torna a pulsare e a riattivarsi per raggiungere poi in estate il massimo dell’espansione e io sento nell’ aria che il cambiamento è già in atto, nonostante il freddo di questi giorni.

Mi piace tantissimo il risveglio del potenziale energetico insito nella Primavera, me lo ricordano le gemme sugli alberi, lo sbocciare dei fiori, il mio Cucciolo che va in amore (gatto, non figlio, eheh), il canto degli uccellini durante il risveglio mattutino e la luce del sole che si leva presto e aumenta la voglia di alzarmi prima, finalmente. Sono un’allodola come tipologia, perciò mattiniera, ma l’inverno è dura alzarsi presto col buio, diciamolo!

  • Fisicamente, aimè, non posso farmi prendere troppo dalla frenesia e dall’ entusiasmo perché questo è anche un periodo molto delicato per l’organismo, si esce dall’ inverno e questo costa fatica, infatti uno dei sintomi di questa transizione è la classica stanchezza che sento nel primo periodo che coinciderà con la Pasqua quest’anno, perciò conoscendomi, non è il caso di esagerare!

 

La bravissima Silvia di macrobioticamente.com mi sosterrà con tutti i suoi consigli e le ricette giuste, è il momento per fare un periodo di depurazione e poi un’ altra pratica che inserirò nel mio Diario giornaliero che trovi qui, è quella delle frizioni, non so tu ma io mi ritrovo sempre la pelle secchissima in questo periodo e con questa pratica ho risolto il fastidio, se vai sul suo sito potrai leggere nel dettaglio di cosa si tratta, ma se già le conosci qui trovi un pdf per ricordarti di farlo per 28 giorni!

L’Equinozio di Primavera,

che avverrà al 20 di marzo, ha sempre rappresentato un momento speciale, in molte culture questo è un giorno di celebrazioni.
Nell’antica Grecia si celebravano i Piccoli Misteri Eleusini, riti (celebrati dalla città di Eleusi dove aveva dimorato Demetra nel periodo in cui cercava la figlia) segnati da purificazioni, digiuni e sacrifici. I Grandi Misteri, invece, celebrati tra settembre ed ottobre, rievocavano appunto il rapimento di Persefone (Proserpina per i romani), figlia della dea Demetra (è colei che ha donato agli uomini l’agricoltura) condotta negli inferi dal dio Ade per farla sua sposa. Sono riti di cui non si sa molto perché erano segreti e misteriosi. Ma di questi ne parliamo al prossimo equinozio autunnale!

E io cosa faccio in questo periodo?

Qualcosa di meno fondamentale, rispetto a Demetra e Persefone eheh! Visto che in autunno preparo tutta la progettazione e il planning per il nuovo anno, in questo periodo verifico cosa ho fatto e cosa no rispetto al programma; cosa è andato bene e cosa meno; se c’è qualcosa da aggiustare o eliminare, in fondo siamo ancora in tempo per recuperare o rivedere qualche obiettivo che non è più praticabile o interessante. E da questo lavoro risulta che sono in ritardo sulla tabella di marcia.

Come mai sono in ritardo?

Perché ho dato il via ad un Percorso di 7 incontri a cadenza mensile, sui simboli dei Sette c’akra e le implicazioni con alcuni aspetti della vita come la relazione con i soldi, con il piacere, con la volontà ecc. ecc. che non avevo minimamente previsto in autunno ma che è nato da un percorso sui màndala ideato quasi per gioco, per donare gratuitamente un piccolo avvento fatto di màndala da colorare e conoscere da vicino con l’idea di prepararsi al Natale!

Questa bella esperienza ha dato il via a questo filone che da appassionata e praticante esperta di Viniyoga, conosco e adoro! Mi sta piacendo molto perché è un mix di tutte le competenze acquisite negli ultimi 10 anni e credo che lo ripeterò.

Se intanto vuoi la versione on-line “Conosci te stesso con i 7 chakra” puoi iscriverti QUI.

E tu come ti prepari all’ arrivo della Primavera?

Rispondi con un commento o scrivimi una mail sono curiosissima e interessatissima delle abitudini degli altri perché non si finisce mai di imparare!

Il piacere nell’azione

Piacere è, secondo il dizionario: “riuscire gradito ai sensi e alla mente, godimento fisico o spirituale, servizio, favore, desiderio, volontà“.

È molto importante nella vita poiché l’energia che si attiva nel piacere, è quella dell’ Eros, che è alla base della vita, opposta a quella di Thànatos, la morte.
È ciò che ci fa superare quelli che crediamo come nostri limiti, facendo emergere il coraggio e portandoci più vicino all’amore e al Sè Universale.

Molto spesso mi sono ritrovata a vivere il piacere come qualcosa di negativo, con timore, vergogna o addirittura senso di colpa anche quando, secondo i dettami socio-culturali, sarebbe stato lecito provarne!
Certo il condizionamento contemporaneo fondato sull’ assoluta efficienza e sul senso deviato del Dovere non mi hanno aiutato ad evitare un approccio del genere e il quadro è già abbastanza deprimente, vero?

Prima il dovere e poi il piacere
Se non soffri non ottieni niente di buono” quindi va da sè che se provi piacere non ottieni niente!

Credo che chiunque possa allungare la lista di detti del genere che ha subito nella sua vita da genitori, insegnanti o altre figure di riferimento, e magari poi da se stesso.

Provare piacere ci allontana da ciò che invece è più importante o dai nostri obiettivi? NO:

  1. Punto primo, se l’ obiettivo lo scelgo io, non credo che provare piacere mentre lo perseguo possa allontanarmi o intralciarmi semmai potrebbe accorciarne il tragitto.
  2. Punto due, a me non è mai successo di non finire un piatto di torta o altro che mi piacesse, mentre posso dire che non ho mai finito una serie di addominali in palestra perché non sopporto la fatica in palestra….posso camminare tre ore, nuotare per almeno una, ma in palestra no, non duro più di sei mesi!
  3. Punto tre, perseguire il piacere in ciò che si fa non esclude il senso di responsabilità o di necessità e quindi il dover svolgere un compito che spesso chiamiamo dovere.
    Devo lavorare….devo crescere un figlio….devo seguire i miei affetti….devo volermi bene….devo volerne agli altri…devo fare la spesa…..devo riordinare e pulire dove vivo…ma sono sicura di non volere tutte queste cose?

Credo che il dualismo piacere vs dovere sia il risultato di una certa forma educativa derivante dall’ epoca Vittoriana e anche dall’ influenza religiosa del cattolicesimo di vecchio stampo, stile  Inquisizione, eheh, in cui si presume appunto che il dovere non possa coincidere con il piacere o con il volere!

Cosa se ne deduce?

Spessissimo si utilizza la parola “devo” anziché “voglio” anche quando in realtà è così, ma il suo utilizzo ci impone già di per se uno stato negativo, vittimistico ed energeticamente scarico.
Nessuno è costretto a fare niente che davvero non vuole se non ha una pistola puntata alla tempia.

 

Esercizio

Quello che devi fare perché lo fai?
Perché se non faccio la spesa moriamo di fame, ad esempio.
Cosa potrebbe accadere se non facessi più ciò che devi? Cioè in questo esempio la spesa?
Non mangeremmo cibo vero, salutare, perché mangeremmo fuori spessissimo oppure solo scatolame, surgelati e pasta al sugo, niente di vitale e fresco e vario.
Ma se non lo facessi tu chi potrebbe farlo, visto che non ti piace?
Potrei delegare mio marito, che tra l’altro è bravissimo a farlo, prende tutto ciò che serve e spende meno di me… ma lui è a casa solo nel week end (e non sempre) e al sabato andare in giro per acquisti è un delirio perciò se possiamo lo evitiamo!
Alla luce di tutto ciò prenderai coscienza che siccome ci tieni a mangiare sano andrai a fare la spesa e che quando ne avrai la possibilità, però, delegherai a marito o figlio, così non sentirai quest’ accortezza solo sulle tue spalle, in fondo mangiate tutti e tre, mica solo tu, anche se tu più di loro, eheheh!
Quindi ora voglio andare a fare la spesa e quando potrò delegare lo farò.

Alla luce delle risposte a ciò che accadrebbe se non facessi la spesa, quindi, ho percepito il mio interesse ad andarci e la mia motivazione non solo di nutrimento, ma di nutrimento sano, gratificante e per me importante, quindi non è forse vero che in realtà io voglio fare la spesa?

Ricordare il perché dietro le cose è ciò che può trasformare il “devo” in “voglio”!

Ovviamente questo è ciò che faccio io quando perdo il focus sul piacere che c’è dietro la mia motivazione all’ azione.

  • Mi rendo conto che non è sempre così semplice, ci sono parti e istanze differenti in conflitto dietro certe difficoltà ed ascoltarle e dare modo a tutte di esprimersi ed avere la giusta attenzione è importante per un recupero dell’energia a disposizione.
  • Oppure potresti renderti conto che quella cosa non è più funzionale o utile o oramai ti sottrae tempo prezioso ed energia che potresti mettere altrove.
    Certo può accadere durante l’indagine del “devo”, allora puoi lasciarla andare, semplicemente decidi di non farla più, perché non è più funzionale e vai avanti…

Certo con uno strumento come il Focusing non ci metteresti molto ad arrivare al cuore delle cose e a rispondere alle domande dietro i “devo”.

Chi o che cosa in te vuole portare avanti questa cosa, aspetto o progetto?
Che bisogno c’è sotto?
Cosa accadrebbe se la lasciassi andare? Come ti sentiresti?

Sensi di colpa

Poi non dimentico il fatto che capita spesso, quando prendi una decisione di cambiamento,il tira e molla tra parti differenti che a vario titolo, educazione, modelli, blocca il tuo nuovo agire sotto forma di senso di colpa!
Lavorare su questi aspetti è fondamentale e sarebbe un ulteriore aiuto a trasformare il “devo” in “voglio”. Se anche tu sei impigliata in questi meccanismi e vuoi saperne di più ISCRIVITI alla mia lista per ricevere il PDF introduttivo di “Addio sensi di colpa“, un nuovo progetto su cui sto lavorando.

Sei pronta a dire “voglio” al posto di “devo”?
Comincia subito a correggerti quando lo dici e sentirai come cambia l’energia della parola e l’effetto che fa e poi tienimi aggiornata con un commento o iscrivendoti al Blog!

La buona azione o l’azione buona?

Agire nel migliore dei modi

Quando si ha meno paura del cambiamento, ne ho scritto qui, ci si rende conto di come agire nel migliore dei modi (l’azione buona) e non d’ impulso, diventa fondamentale per il successo del cambiamento stesso.

Negli ambiti importanti, come quello del lavoro o delle relazioni interpersonali, succede spesso che il cambiamento avvenga  anticipando i tempi.
Ci si sente finalmente pronti appena si prende una decisione e per questo si vuole subito assecondare la spinta a fare il grande salto, ma se tutto il resto non lo è per niente (ti rimane l’affitto da pagare, i genitori da preparare o la dispensa da svuotare dai cibi spazzatura!) si rischia di compromettere il cambiamento stesso e pentirsene.

Chi te lo dice è una che ha deciso dall’ oggi al domani di licenziarsi con il minimo preavviso, perché ero arrivata al limite massimo di sopportazione e appena mi è stato chiaro che non volevo più impegnarmi così tanto per un lavoro che non mi dava più niente né in termini professionali né tanto meno economici, ma che anzi mi aveva sottratto la salute e la serenità, ho detto bye bye!

Certo, avevo una situazione familiare tale da consentire questo “colpo di testa”, ma non è stata la cosa migliore che potessi fare per me e la mia autostima, ai tempi già parecchio compromessa. Senza contare che dare la colpa di ciò che mi era accaduto solo all’ambiente di lavoro, era sicuramente un atteggiamento immaturo e da struzzo.

Un’ azione “buona”

Tutta questa premessa per dire quali caratteristiche dovrebbe avere un’ azione buona, fatta bene, perché sia giusta, mirata ed efficace e soprattutto armoniosa con tutto il resto di sé stessi.

Comincio scrivendo cosa NON è:

  • Non è una re-azione, ossia una risposta ad un evento interno (perché proveniente da noi) dettata dall’ impulsività o da un meccanismo di difesa (come nel mio caso su descritto ad esempio) o esterno (da condizioni ambientali reali, rubo perché non ho soldi);
  • Non è nemmeno il risultato di un ragionamento logico, ad esempio io e la mia relazione con i soldi:
    segno tutte le spese che ho giornalmente e compilo diligentemente il mio kakebo (un agenda di casa) che mi permette di evidenziare dove spendo i miei soldi nel dettaglio, mi accorgo che ne spendo molti, troppi, in libri (li amo!) ma questa consapevolezza non mi impedirà di risparmiare solo perché decido che non comprerò più libri. Questo perché occorrerà una strategia per riuscire a togliere quelle spese dai libri e “risparmiare”.
    Il fatto è che se non sostituirò quel piacere di leggere con un’altro più importante (ad esempio un mega viaggio che desidero fare da tempo in Giappone) finirà che li spenderò in altro senza accorgermene….io ci ho provato, funziono così e tu?
  • Non è un’azione decisa da qualcun’altro che non sia tu, certo puoi anche raccontartelo, ma a meno che tu non abbia una pistola puntata alla tempia, nessuno può costringerti materialmente a fare ciò che non vuoi!
  • Non è dettata da un bisogno o da una necessità.

Quindi in definitiva un’ azione adeguata, giusta ed efficace, si ottiene quando:

 

  • È il frutto di una osservazione e conoscenza reale di sé e non di ciò che vuoi/vorresti o dovresti essere,
  • È in equilibrio con ciò in cui credi ma non in senso ideologico, in senso conoscitivo, perché lo provi, lo vivi e lo scegli ogni giorno e, so di ripetermi, ma non perché sai che dovresti/vorresti o potresti fare. Per dirla alla Krishnamurti: ” Vivi le verità che hai compreso”.
    Se io pratico yoga regolarmente è perché quando lo faccio sto meglio di quando non lo faccio.
  • È svolta in modo che tutta la tua attenzione e concentrazione siano dirette in ciò che stai facendo.
    Per ultimo l’aspetto in assoluto per me più difficile perché richiede una buona dose di fiducia,
  • si compie senza aspettative nel risultato!!! O mon Dieu, questa è dura… “Io ho fatto la mia parte, ma siccome non ho il controllo su tutto, mi affido a ciò che dovrà essere e perciò accetto che potrei non raggiungere il mio obiettivo….” (-gasp!-…direbbe Paperino).

Ok, detto ciò come posso allenarmi in tempo di pace per  riuscire ad agire nel migliore dei modi in tempo di guerra?

Sempre con le stesse cose che ti rifilo ogni volta che posso, eheh!

 

  • Osservando e conoscendo te stessa sempre di più, io ho l’abitudine di annotare una serie di informazioni ogni giorno per mantenere l’attenzione su “come sto oggi”: lo faccio sia con i diari di vario tipo ad es. quello Di Bordo  e con degli schemi che creo, come ad esempio Questo.
  • Ascoltando il corpo inteso come strumento di consapevolezza (non solo fisico), focalizzo con il mio compagno di focusing tutte le settimane (in verità di compagni ne ho due e occasionalmente tre) e se non sai cos’è il Focusing, ti avviso che purtroppo non ha niente a che vedere con il sesso…
  • Non giudicando le emozioni, io ci provo cercando di coltivare la comprensione e la gratitudine.

I mezzi che utilizzo su di me sono il Focusing, la pratica Yoga, il Canto Vedico, e tutto ciò che sviluppa la sensibilità verso me stessa e di conseguenza anche chi mi sta vicino, in modo creativo e rispettoso.

Lo faccio anche attraverso il mio lavoro che adoro perché mi permette di continuare questo processo che amo anche mentre accompagno qualcun’altro sui “sentieri” della relazione e l’ ascolto che conosco. Grazie ad essi ho scelto di acquisire le competenze necessarie affinché ci potessi tornare con un cliente, che per farlo mi paga pure….. non potrei chiedere di meglio!

Adesso ti senti pronta per una buona azione? 🙂

Ti ricordo che se vuoi conoscere e sperimentare in “solitaria” qualcosa del focusing, puoi iscriverti all’e-corse gratuito “Aiutati a sentir-ti bene” o usufruire del servizio di Focusing Guidato .

Se ti trovi nella morsa dei sensi di colpa ogni volta che vuoi cambiare qualcosa, iscriviti alla lista VIP per rimanere informata sul mio prossimo servizio “Addio sensi di colpa!”, puoi farlo QUI.

 

 

Di addii e nuovi inizi

Buon Anno carissima!

Inizio questo nuovo anno del Blog scrivendo di addii e nuovi inizi!
Non ti nascondo che per molto tempo ogni nuovo inizio per me è quasi sempre stato motivo di sofferenza e crisi esistenziale perché il condizionamento che soggiaceva al tutto era:

Se sta cominciando qualcosa di nuovo, vuol dire che devo dire addio a qualcos’altro che finisce…. oddio come faccio ad avere tutto sotto controllo se cambia qualcosa…. se cambia qualcosa magari perdo le mie certezze (ovviamente illusorie!)…. che pizza sta cosa nuova con cui confrontarmi (tanto lo so che non mi piacerà)…. che fatica che mi costa adattarmi…non ho tutte ‘ste energie!

L’ho riassunto parecchio, ma ti dà un’idea del pandemonio che si scatenava in me.
Insomma da panico…. la cosa più assurda era non rendermi conto di quanto questa resistenza al cambiamento fosse proprio la causa di tutti i conflitti e la mancanza di energia!

Anche se ora non è più così ricordo ancora bene cosa significa e perciò mi ritengo un’ esperta del

“Che palle i cambiamenti”

Ho vissuto questo stato d’animo così tante volte e utilizzato una serie infinita di escamotage pur di evitare le cose nuove che…… che te lo dico a fà, ovviamente era una lotta contro i mulini a vento, eheh!

E per te cosa significa Iniziare qualcosa di nuovo, quali pensieri, convincimenti hai al riguardo?
Lo vivi come qualcosa di positivo o invece è fonte di stress? Sei in grado di non giudicare subito ciò che cambia? Oppure fai partire subito il tuo personale film al riguardo?

Ora che ho compreso che la vita è cambiamento e la morte immobilità, riesco a godere del potenziale che c’è in ogni cosa nuova, a percepirne la freschezza, la leggerezza e il rinnovamento che è insito in tutto ciò che inizia.
Per me significa sempre di più “nuova occasione”, ma non diciamolo al marito che potrebbe ingelosirsi, eheh!

La cosa bella è che, inaspettatamente, questo mi accade anche nelle situazioni meno auspicabili come ad esempio iniziare a pagare una nuova rata per Netflix al figlio che non sa cos’è la Rai; un ciclo di antibiotico per un ascesso dentale; un viaggio, una vacanza, senza la compagnia che vorrei; ma anche cose più importanti come ad esempio proseguire la vita senza quella persona che mi era così cara… riconosco le emozioni che si attivano nel cambiamento e nella nuova situazione, inclusa la sofferenza, questo attraversare tutto cercando di non opporre resistenza, permettendomi di sentire tutto ciò che accade mentre ciò avviene fa sì che tutto fluisca secondo il suo tempo e la considero una grande conquista nella mia vita.

Le tre cose fondamentali

Se guardo al passato, mi rendo conto che tre cose fondamentali mi hanno allenato al cambiamento, oltre naturalmente alla pratica del Focusing, e sono:

  • La capacità di abbandonare le aspettative su me stessa rispetto a ciò che arriva dalla vita, non è vero che so cosa sta succedendo, non ho tutta la mappa davanti, tanto meno il territorio;
  • Conoscermi per ciò che oggi sono e non ciò che credo/devo/voglio essere;
  • Osservare, mantenere l’attenzione su ciò che sento e provo come se fossi una scienziata di me stessa, così da poter scegliere e discernere.

Esercizio

Potrei scrivere un libro su questi tre principi, come coltivarli ogni giorno e come mantenere una attenzione vigile, ma anche rilassata e chissà forse un giorno lo farò, ma intanto due dritte su come affrontare lo stress da Inizio o da Cambiamento con questo esercizio di consapevolezza e riflessione:

  • Sentire perché non vuoi cambiare qualcosa (può essere un argomento, una tematica, una situazione, qualcosa di te) e proseguire chiedendoti il perché ad ogni risposta fino al raggiungimento del nocciolo della questione.  Ti avviso che ce ne vogliono un po’, vai avanti anche se credi di essere arrivata al vero “perché”, fino a quando non ci sono veramente più possibili perché.
  • Dopo questo potrai chiederti come staresti se non ci fosse più quel timore, quella paura o impedimento…Prenditi tutto il tempo per immaginarti in quella situazione e senti come ti sentiresti. Che qualità nuove sentiresti in te? Come cambierebbe la tua vita? Cos’ altro ti porterebbe di diverso?
  • Dopodiché puoi chiederti come fare oggi il primo passo per poterti sentire così, come la tua nuova te, senza quella paura, quell’ impedimento, quel limite. Questa modalità di procedere per sentire cosa ci fa paura dietro un Inizio, la si può utilizzare per ogni paura, fammi sapere se anche tu hai delle paure che vorresti superare.

Il cambiamento atteso

A volte il cambiamento o il nuovo inizio sarebbe vissuto senza alcuna difficoltà perché desiderato e atteso dato che porta cose belle come: un nuovo Corso a cui tieni partecipare, una nuova amicizia o un nuovo progetto di lavoro, eppure temi che il cambiamento non sia vissuto altrettanto bene da qualcun’altro a te vicino come il compagno, i figli o altre persone a te care.

E’ possibile che questo ti faccia sentire in colpa e crei delle difficoltà che non ti permettono di vivere la cosa in modo completamente positivo e con convinzione.
Ho una bella notizia per te, se ti trovi spesso nella situazione di vivere il senso di colpa e sei stanca di tutto ciò, ho in cantiere un nuovo servizio che si chiamerà “Addio sensi di colpa!” se credi che ti possa interessare e vuoi ricevere notizie in anteprima appena è disponibile, iscriviti alla lista VIP che trovi QUI 

Se hai voglia di affrontare l’argomento con me, ho 3 posti disponibili questo mese per un incontro conoscitivo gratuito dove offro la possibilità di provare il Focusing. Devi solo scrivermi a info@valentinasacco.it  o utilizzando il form dei contatti del sito.

 

 

E’ Dicembre, no panic.

E’ Dicembre, no panic.
Vediamo i lati positivi, siamo vicini al Solstizio d’Inverno, finisce l’autunno e comincia la stagione invernale. Il sole è alla massima distanza dalla terra e da questo momento le giornate riprenderanno ad allungarsi piano, piano sempre di più, yeah!

Dicembre è anche l’ultimo mese dell’anno, un momento di conclusione, di fine, chiusura in questo caso di un anno e in giro nel web si legge di propositi, progetti ed altro proprio collegato a tutto ciò.

Io ho preferito trattare l’argomento programmazione futura delle varie aree della vita (la mia “torta della vita”) e le riflessioni su com’ è andato quest’anno, nel post di novembre in quanto l’autunno, per me la stagione del lasciar andare, si presta bene a “fare il punto” , mentre in questo momento, tra feste e clima invernale, risento di una maggiore lentezza e non ne ho l’energia sufficiente.

Parola dell’Anno

Ho trovato la mia parola dell’Anno per il prossimo anno, ma per ora la conservo gelosamente, quella che mi ha accompagnato quest’ anno è stata TRASFORMAZIONE e si è rivelata fondamentale. Se vuoi fare il percorso per trovare la tua parola ti consiglio quello gratuito di Susannah Conway oppure quello della bravissima Ilaria Ruggeri .

L’arrivo dell’inverno mi viene ricordato da tutto ciò che mi circonda…gli alberi spogli, la mancanza del canto degli uccellini al risveglio, la poca fauna che incontro passeggiando nel bosco dietro casa e l’aria pungente e limpida, che mi fanno desiderare di accendere il caminetto e rimanerci attaccata tutto il giorno rimanendo in compagnia solo di un libro e di una tazza fumante in mano!

Il fuoco

Mi sento molto fortunata a poter vivere il fuoco da vicino!

  • Il fuoco ha un fascino speciale e accenderlo risveglia in me un’antica “guardiana”, magari un po sacerdotessa, che coltiva l’amore per i suoi cari tenendoli al caldo con amore.
  • Mentre accudisco la fiamma me ne faccio influenzare, cercando di mettere passione, calore, vivacità e movimento in ciò che faccio;
  • cerco di imitarne anche la capacità di purificare del fuoco, traendone una energia nuova e pura da investire in quello che è importante per me oggi e che è ispirato dai miei valori e dai miei sogni!
  • E’ una bella cosa poter respirare il profumo del legno che brucia, perdersi a guardare la danza delle fiamme, ti assicuro che hanno un effetto ipnotico, perché rilassano, ma nello stesso tempo energizzano trasmettendo vigore e calore.
  • Il fuoco con la sua luce crea un clima contemplativo e posso comprendere il perché della meditazione con la candela accesa!

E intanto fuori tutto scorre veloce, anzi velocissimo, visto l’arrivo delle feste di Natale!

Come festeggerai il Natale?
Festeggerai Capodanno?
In questa festa, io di solito, non faccio più grandi cose.
Da qualche anno ho l’abitudine di fare qualcosa di speciale, più personale e intimo, un rituale, qualcosa che simbolicamente rappresenti la fine di qualcosa e l’ inizio di un’altra, per rendere questo passaggio fluido e consapevole.

Spesso utilizzo anche il fuoco, ma quello che faccio cambia anche in base allo spirito che ho, se è di natura propositiva o più contemplativa.
Ne scrivo alcuni tra i miei preferiti, spero possano ispirare anche te.
Raccontami come festeggerai questo passaggio nei commenti e ne sarò contentissima!

Se vuoi conoscerne altri ne parlo nella NewsLetter ogni Luna Nuova puoi iscriverti QUI.

Di riti e belle pratiche

  • Prendo il Vaso della Gioia, è un vaso grande di vetro, in cui inserisco dei bigliettini scritti a mano con i momenti di gioia e felicità, cose anche piccole come un tramonto speciale, una parola gentile che ho ricevuto, un sorriso di mio figlio… (l’idea è quella di inserire un biglietto al giorno, ma non sempre ci riesco) comunque ne scrivo parecchi nel corso dell’anno perché mi insegnano la gratitudine per quello che ho e invece do spesso per scontato e allenandomi a non guardare solo quello che non va!
    Alla fine dell’anno li rileggo tutti e poi li brucio nel caminetto, così lo svuoto per il nuovo anno.
  • Scrivo su un foglio tutto ciò che mi fa paura o mi ha creato difficoltà e disagio, di solito quello che rappresenta un impedimento alla mia libertà, fisica, emotiva e mentale.
    – Su un altro foglio scrivo il PERCHE’ secondo me esiste quella paura, quella difficoltà, che funzione può avere esistendo? cosa mi evita di fare/affrontare; cosa o chi protegge, forse la mia parte che si sente inadeguata? quella che non vuole fare brutte figure? o quella che crede che altrimenti cambierebbe qualcosa che inciderà sull’amore o altro?
    – Fatto questo secondo passaggio, prendo un terzo foglio e per ogni paura, scrivo come mi sentirei se non avessi più quella paura o difficoltà. Mi soffermo ad immaginare come sarebbe la mia vita senza quel blocco all’ azione e lo scrivo.
    – Quando ho finito di scrivere, riprendo la lista delle paure e la brucio, mentre lo faccio le ringrazio perché capisco che anche se sono limitanti, sono tentativi disfunzionali che hanno lo scopo di proteggermi ma gli dico addio….. mi raccomando, se non hai un caminetto il passaggio del bruciare fallo nel lavandino e non incendiare la casa, eheh!
  • Faccio una lista di propositi per il nuovo anno e la trascrivo su una di quelle lanterne di carta di riso, la personalizzo con delle parole chiave (l’ho fatto la prima volta con una mia cara amica). Ho la fortuna di avere dei campi di agricoltura biologica vicinissimi a casa e più di una volta ho affidato i miei desideri ad una lanterna e non sempre era Capodanno. Credo che un parcheggio ampio di un centro commerciale o uno spazio all’ aperto senza costruzioni vicine potrebbero andare bene allo scopo!
  • Prendo il quaderno con le mie frasi motivazionali preferite e ne scelgo una per ogni mese dell’ anno, la trascrivo sul nuovo calendario e cerco di utilizzarlo come “mantra del mese”. Ogni volta che leggo un libro, un articolo o sento qualche frase che mi piace la scrivo e la infilo nel Quaderno Ispira Mantra così ne ho sempre di nuove.
  • Poi ci sono i classici come piantare un nuovo seme per qualcosa che sboccerà in primavera;
  • fare del sano decluttering in casa, per fare spazio al nuovo (e un po di beneficenza con quello che si elimina); forse è questo che fanno in certi paesi quando buttano le cose vecchie dalla finestra l’ultimo giorno dell’anno? Mi raccomando non imitarli!

Qualunque rito tu faccia o non faccia, spero tanto che anche tu navigherai verso il nuovo anno con speranza, passione e gioia e per questo auguro a te e alla tua famiglia una
Buona Vita e tanta Gioia nel cuore!